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Il governo della demagogia

E’ molto tempo che non mi occupo direttamente di politica qui sul blog, né credo di aver molte credenziali per occuparmene: non sono né un esperto di partito, né un sociologo e neanche un giornalista; sono un semplice cittadino che ha sempre avuto un certo orientamento ma che adesso fa fatica a raccapezzarsi nel marasma attuale. Come prima osservazione mi viene da dire che questo esecutivo è molto eterogeneo e poco coeso, perché formato da due forze che hanno sempre avuto interessi e programmi totalmente diversi e che sembrano stare insieme solo per costituire una maggioranza, se non per amore delle poltrone. Io, per parte mia, ho sempre avuto una pessima opinione dei 5 stelle, persone totalmente inesperte e incompetenti di fronte alla complessità di dover amministrare una Nazione, capaci di ottenere i voti degli illusi che hanno creduto alle favole sul paese dei balocchi (il reddito di cittadinanza), su cui tornerò più avanti. Per quanto attiene alla Lega Nord, che ha molta più esperienza e competenza politica, mi fa meraviglia il fatto che accetti di governare con chi è tanto diverso; comprendo e approvo l’azione di Salvini sull’immigrazione, perché l’Italia non può essere lasciata sola a dover accogliere tutti coloro che fuggono dall’Asia o dall’Africa, e approvo anche la sua volontà di dare la priorità agli italiani perché tutte le altre nazioni europee prediligono i loro cittadini, ma non lo seguo su altre tematiche. In sostanza, si tratta di un governo ibrido, formato da componenti diverse e antitetiche, che non credo possa durare a lungo.
Le roboanti promesse fatte dai due partiti di governo prima delle elezioni non hanno molte probabilità di essere realizzate, perché formulate al buio e senza tener conto della reale situazione economica del nostro Paese; in più, alcune di esse sono palesemente ingiuste e diseducative. La peggiore di tutte, senza alcun dubbio, è il reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia dei grillini che nelle regioni del Meridione, notoriamente inclini all’assistenzialismo, hanno preso una marea di voti. Ho sempre pensato di questa proposta tutto il male possibile, e non soltanto perché costa miliardi di euro che il nostro erario non può permettersi, ma soprattutto perché è ingiusta e deleteria: in pratica, se si realizzerà, verranno dati soldi a tanti furbetti per non fare nulla, per starsene sul divano a guardare la tv. Occorre ricordarsi di una cosa: molte persone, specialmente nel Meridione, hanno un reddito a volte anche cospicuo lavorando al nero, ma per la legge risultano ufficialmente disoccupate; costoro riceveranno il reddito di cittadinanza di cui non hanno affatto bisogno e lo spenderanno in generi superflui e di lusso. Proprio ieri ho visto un servizio in tv (mi pare su Rete4) girato in Sicilia, vicino a Enna, dove alcuni degli intervistati hanno detto che spenderanno il reddito di cittadinanza per comprarsi abiti firmati o automobili, oppure per viaggi e vacanze. Del resto, non è forse vero che con i propri soldi ciascuno può fare quello che vuole? Ma è grottesco che questi soldi vengano dallo Stato, che deve creare lavoro e investimenti, non distribuire “panem et circenses”, regalare soldi a chi non fa nulla. Questa è la più dannosa e subdola demagogia, in cui purtroppo molte persone sono cadute, dando fiducia ad un’armata Brancaleone che non sa cosa sia la politica e che procede al buio, senza rendersi conto di cosa stia facendo.
Ma c’è anche una proposta della Lega Nord, condivisa da tutto il centro-destra, che mi trova in totale disaccordo, la cosiddetta “flat tax”, cioè l’imposizione di un’aliquota unica (oppure di due sole aliquote) per il pagamento delle tasse. E’ evidente l’origine berlusconiana di questa proposta, perché un’aliquota unica, se applicata alla lettera, altro non farebbe che avvantaggiare i ricchi a danno della classe media dei lavoratori dipendenti, coloro che più contribuiscono alle entrare fiscali. Applicando un’unica aliquota (ad es. il 20%) un cittadino che guadagna 100 mila euro all’anno ne pagherebbe 20 mila, ma gliene rimarrebbero ben 80 mila, coi quali condurre una vita più che comoda; se invece questa stessa aliquota la applico a chi guadagna 10 mila euro all’anno, ne pagherebbe solo duemila, è vero, ma gliene resterebbero ottomila, con cui non è possibile condurre una vita dignitosa. Io credo invece che l’imposizione fiscale dovrebbe avere aliquote progressive in base al reddito (reddito reale però, accertato con controlli e non solo dichiarato): al di sotto di una certa soglia non si dovrebbero pagare tasse, mentre al di sopra le aliquote dovrebbero essere progressive dall’8 all’80 per cento; così i calciatori professionisti, i divi della tv, i grandi professionisti contribuirebbero veramente alle spese dello stato, e resterebbe loro comunque un guadagno più che sufficiente. Si ridurrebbe così, almeno in parte, l’assurda anomalia per la quale da noi in Italia un ricercatore che scopre nuove cure per importanti patologie viene pagato 1500 euro al mese (se va bene), mentre vengono dati milioni a dei baldi giovanotti solo per dare calci a un pallone.
Sulla manovra economica che il governo sta preparando in questi giorni ci sarebbe molto da dire, ma non voglio appesantire troppo questo post. Alcune questioni di principio, secondo me, sono apprezzabili, come quella di non essere più soggetti ai diktat dell’Europa e di far valere i diritti dei cittadini italiani. Su questo sono d’accordo, anzi dico che non avremmo neanche dovuto entrare nell’unione europea e tanto meno nell’euro, la moneta unica che strozza la nostra economia e ci rende soggetti a Parigi e a Berlino. Però ormai ci siamo dentro, non possiamo uscirne adesso senza gravissimi danni economici, soprattutto per i risparmiatori che vedrebbero dimezzato, se non peggio, il valore del proprio denaro. Con il debito pubblico che abbiamo, purtroppo, l’aiuto estero ci è necessario, altrimenti rischiamo di finire come la Grecia; quindi alzare la testa è possibile, ma in limiti ben definiti, perché non so cosa accadrebbe se i mercati internazionali cessassero di dare fiducia all’Italia e alla sua capacità di pagare gli iteressi sul debito. Quindi, anche se in linea teorica approvo quel politico che ha utilizzato il celebre “me ne frego” di lontana origine storica, in pratica mi auguro che non venga tirata troppo la corda, perché purtroppo non siamo nelle condizione di poter dettare legge. La colpa di ciò va ricercata nei politici del passato come Prodi, che ci hanno gettato in questo vicolo cieco della moneta unica, ma anche nella nostra cronica povertà e mancanza di materie prime. I conti con la realtà vanno fatti perché i sogni sono belli, ma svaniscono come fumo nell’aria.

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Il Risorgimento a rovescio

Per avere anche frettolosamente studiato la storia, tutti noi sappiamo quanta fatica e quanto sangue costò, nel secolo XIX, il processo del Risorgimento, ossia di quel periodo storico che portò all’unificazione dell’Italia ed alla liberazione della nostra patria dal dominio straniero. Fu un processo storico che, non terminato durante il secolo XIX, proseguì anche nel XX con la prima guerra mondiale, che costò all’Italia qualcosa come 600.000 morti per il preciso fine di completare il processo di unificazione del Paese e l’acquisizione delle cosiddette “terre irredente”. Spesso mi sono chiesto, a proposito di quest’ultimo evento, se valesse la pena di pagare un contributo di sangue così alto per acquisire territori che ancor oggi dispregiano il tricolore e non si sentono neppure italiani, tanto che, se ci rechiamo in Alto Adige, ci sembra di stare all’estero e di far fatica a trovare qualcuno che parli la nostra lingua. Ma attualmente, visto ciò che sta accadendo a livello di Unione Europea, questa mia sensazione di perdita della nostra identità nazionale si è ingrandita a dismisura, e mi viene da pensare che se Cavour, Mazzini, Garibaldi e Vittorio Emanuele II potessero vedere dove sono andati a finire tutti i loro sforzi, si rivolterebbero nella tomba, tanto per riprendere un’espressione di uso comune.
Se ci mettiamo a considerare la situazione politica ed economica del nostro Paese in rapporto all’Unione Europea, vediamo come il dominio straniero sull’Italia è tornato ad esistere ancor oggi, nei primi decenni di questo sciagurato secolo XXI; la differenza è soltanto che nei secoli passati condottieri come Napoleone ci occupavano con gli eserciti e con i cannoni, adesso invece ci schiacciano con le norme repressive dovute al loro potere economico, che ha buon gioco a dominarci se teniamo conto del nostro debito pubblico, giunto ormai a dimensioni tali da impedirci non dico di fare la voce grossa in Europa, ma perfino di farci ascoltare e considerare. Il caso dell’Italia non è molto diverso da quello della Grecia, dove le sbruffonate di Tzipras non sono servite a nulla perché le condizioni economiche del suo paese l’hanno costretto, nonostante i proclami bellicosi ed un inutile referendum, a chinare la testa di fronte ai potentati economici tedeschi, francesi ecc. La stessa cosa, sia pur in tono leggermente minore, tocca anche noi: il nostro Governo, a livello europeo, conta poco o niente, ed anche Renzi, come il suo collega greco, ha dovuto accettare una serie di condizionamenti, di prescrizioni, di diktat inauditi per uno Stato che vuol definirsi sovrano e indipendente, e che non era costretto ad accettare finché non c’è stata questa Europa tiranna e dominatrice e finché non è stato compiuto  l’errore di entrare nell’euro, privando il nostro Paese della possibilità di battere moneta e quindi di poter gestire la propria economia. E che l’Italia non conti nulla in Europa, ma sia di fatto tornata sotto la dominazione straniera, lo vediamo da molti fattori che sarebbe troppo lungo qui elencare: basti dire, prendendo ad esempio la normativa bancaria, quello che è avvenuto negli ultimi anni, quando il governo di Frau Merkel si è permesso di dare soldi pubblici, miliardi di euro, per sostenere la Deutsche Bank, mentre poi ha imposto a tutti gli altri governi dell’Unione di non salvare più le banche in fallimento, e così da noi è accaduto quel che sappiamo a proposito delle quattro banche di recente andate a gambe all’aria e delle centinaia di risparmiatori che hanno visto andare in fumo tutti i loro soldi. Anche qui è valsa la legge del più forte, tanto che i signori teutonici si sono potuti permettere di dare ordini a tutti e imporre la loro dittatura economica, nonché di mettere la sordina alla loro disonestà, ben rivelata al mondo dalla vicenda della Volkswagen. E a proposito voglio citare una frase che fu detta, non ricordo da chi, alcuni mesi fa a proposito del crack della Grecia: che la signora Merkel è riuscita a fare ciò che non riuscì ad Hitler, tenere cioè tutta l’Europa sotto i suoi piedi.
Questa situazione di soggezione (per non dire di schiavitù) in cui ci troviamo per colpa dei nostri imbelli governanti si riflette in ogni ambito della vita economica e sociale: dall’Europa ci viene imposto il quantitativo di latte, di frutta, di altri generi che possiamo produrre, e guai a non rispettare gli ordini delle Loro Eccellenze, vengono fuori multe milionarie! Ci vogliono persino costringere a produrre formaggio con il latte in polvere, mandando in fumo la tradizione gastronomica italiana, la migliore del mondo senza dubbio alcuno. Ed anche nella scuola abbiamo visto, proprio quest’anno, il grado a cui è arrivata la nostra sottomissione agli stranieri: hanno costretto il nostro governo ad assumere gli insegnanti precari in base alla norma (fatta da loro, non da noi!) che se un dipendente pubblico supera i 36 mesi di servizio deve essere assunto a tempo indeterminato dallo Stato. La conseguenza di ciò è stata che, accanto all’immissione in ruolo dei molti docenti che hanno occupato i posti vacanti, ne sono stati assunti altri 50.000 circa del cosiddetto “organico potenziato”, i quali sono praticamente superflui per quanto riguarda la didattica, perché non hanno classi dove far lezione ma si limitano alle supplenze brevi, ai corsi di recupero ecc., tutte attività che venivano svolte anche prima senza che lo Stato dovesse pagare tutti questi stipendi in più soltanto perché “l’Europa ce lo impone”!
E’ veramente triste vedere come la nostra patria abbia perduto la sua identità nazionale e si sia fatta ancella dei potentati economici stranieri, senza più poter decidere il proprio destino. A ciò ha contribuito anche la sciagurata apertura delle frontiere, un provvedimento che ha fatto sì che chiunque possa entrare in Italia senza controllo: clandestini, criminali, spacciatori, gente di ogni genere che varca tranquillamente i confini senza che nessuno chieda loro neanche il passaporto o la carta d’identità. Così possono arrivare da noi, senza alcun controllo, droga, armi, esplosivi, qualsiasi cosa, perché la dogana ed i controlli di frontiera non esistono più.
Purtroppo nessuno dei combattenti di Caporetto e di Vittorio Veneto è più in vita, ma sarebbe interessante chiedere a costoro per che cosa hanno combattuto, per cosa sono stati mesi ed anni a marcire nelle trincee ed a rischiare la vita ad ogni momento. Quel che si diceva loro con la retorica del tempo, cioè che stavano lottando per una Patria libera e unita, si è rivelata un’inutile formula priva di senso; e non solo perché quelle terre da loro conquistate non si adattano neanche adesso ad essere italiane, ma perché l’Italia stessa non è più libera, non è più in grado di gestirsi e di decidere la propria politica e la propria economia. Se questa deve essere l’unione europea, dico allora che sarebbe stato molto meglio non farne parte e non accettare quella moneta unica che è stata per le nostre famiglie un vero flagello. Se è vero, come è vero, che l’Italia è la prima nazione al mondo per l’arte e la cultura, fa orrore soltanto il pensare di aver perduto la nostra indipendenza e la nostra coscienza nazionale. Ci vorrebbe un nuovo Risorgimento, un nuovo Cavour o un nuovo Garibaldi; ma penso proprio che in questo periodo storico anche soltanto ipotizzare una simile eventualità altro non sia se non fantasia allo stato puro.

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