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Scuola e Università: perché tante disparità?

Nel leggere i contributi sui siti e forum dei vari siti internet circa le folli proposte del sottosegretario Reggi in materia di scuola e di orario di servizio dei docenti, mi sono imbattuto in un articolo di Marina Boscaino sul “Fatto quotidiano” che mi pare bene affrontare il problema. Non è mia intenzione commentare qui l’assurdità di certe idee come quella di tenere le scuole aperte fino alle 22 per tutto l’anno o quella di portare a 36 ore l’orario di lavoro dei docenti, che evidentemente questo governo considera ancora “fannulloni” o per compiacere l’opinione pubblica o forse per ignoranza, visto che non sanno che molto spesso i professori lavorano anche più di quel limite. Mi è venuto in mente invece un altro aspetto del problema, presente in alcuni commenti all’articolo della sig.ra Boscaino.
A questo proposito mi chiedo: perché i vari governi succedutisi negli ultimi 20 anni hanno sempre manifestato la volontà di intervenire sui presunti “privilegi” degli insegnanti, che farebbero solo 18 ore settimanali (ma quando mai?), e nessuno ha mai pensato, neppure di striscio, ad intervenire sui privilegi (quelli sì, autentici e dimostrabili!) dei ricercatori e dei professori universitari? Costoro arrivano a ricoprire quei ruoli (non sempre, per carità, ma spesso sì) con concorsi dalla dubbia regolarità, grazie a favoritismi e nepotismi vergognosi i quali fanno sì che il prof. Tizio chieda al collega Caio di sistemargli il suo alunno X, e di rimando il prof. Caio chieda al collega Tizio di sistemargli il suo alunno Y; e non solo, ma spesso i posti di insegnamento all’università, con lauto stipendio pagato dai cittadini contribuenti, vengono distribuiti in base alle parentele, tanto che il prof. Tizio, autorevole luminare e barone indiscusso della sua facoltà, sistema nei ruoli la moglie, i figli, i cognati, i fratelli, gli amici ecc. Arrivano così a ricoprire cattedre molto ben remunerate autentici incompetenti, dei quali tutti noi abbiamo fatto esperienza durante i nostri corsi di laurea. Ci sono poi anche facoltà e dipartimenti dove i docenti e i ricercatori sono tutti imparentati tra loro. Come è successo? Chissà!
Ma, tornando a parlare dell’orario, si pretende che i docenti della scuola facciano 36 ore. Benissimo. Ma allora perché non imporre questo orario di servizio anche al personale universitario? Attualmente ricercatori e professori universitari svolgono sì e no 6 ore di insegnamento alla settimana, con la scusa di dover effettuare un lavoro di ricerca importante per le sorti del Paese. Ma chi controlla l’effettivo svolgimento di questa attività? Esistono indubbiamente docenti che si applicano intensamente alla ricerca e sono rispettabili e benemeriti, nessuno lo nega; ma ci sono anche altri che pubblicano forse un articoletto ogni cinque anni, spesso saccheggiando le tesi degli studenti, e nessuno li controlla e li caccia come sarebbe giusto fare. Esistono ricercatori che si presentano in facoltà solo al momento di ritirare lo stipendio, e questo è sempre stato sotto gli occhi di tutti. Ecco che i nostri ministri e sottosegretari si accaniscono contro i professori di Liceo, spesso più preparati e con più titoli dei colleghi universitari, e nulla fanno per limitare i privilegi e gli stipendi di questi ultimi, almeno quelli chiaramente immeritati.
E c’è un’altra cosa da aggiungere: il governo considera l’università come giudice insindacabile della scuola, dato che i concorsi e le iniziative di formazione dei professori della scuola (intendo le varie SSIS, TFA ecc.) vengono sempre affidati a docenti universitari, i quali non hanno la minima competenza e la minima conoscenza della scuola e dei suoi problemi. Lo stesso fanno le case editrici, nell’affidare a luminari accademici la compilazione dei libri di testo per la scuola, con cui poi, inevitabilmente, gli alunni si trovano male, perché vi viene impiegato un linguaggio non adatto a loro e contenuti spesso specialistici e pressoché inutilizzabili. Sarebbe il momento di rendersi conto, invece, che ciò che riguarda i Licei dovrebbe essere affidato a docenti di Liceo di provata esperienza, e non agli universitari che non sanno nulla della scuola. Il reclutamento dei professori (ed a maggior ragione il tirocinio) dovrebbe essere affidato, a mio parere, a commissioni formate da docenti liceali o anche ai singoli Istituti, i cui Dirigenti e docenti anziani avrebbero competenze infinitamente superiori a quelle degli universitari per stabilire quali siano le conoscenze, le competenze e l’impostazione didattica necessarie per insegnare in una scuola superiore.

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