Archivi tag: stranieri

La società degli eccessi

Molto tempo fa scrissi su questo blog un articolo che parlava della teoria del “giusto mezzo” di aristotelica memoria, in cui constatavo quanto fosse difficile mantenere il giusto equilibrio tra pulsioni e sentimenti opposti. Secondo il pensiero dei saggi antichi, tra cui mi viene in mente soprattutto l’Orazio delle Satire, la virtù non è altro che una condizione morale intermedia tra due vizi opposti, come l’avarizia e la prodigalità, l’irascibilità e l’ignavia, la passionalità e l’apatia ecc. Questo saggio principio del giusto mezzo è evidentemente un’utopia, un sogno irrealizzabile perché ancor oggi, dopo tanti secoli di civiltà, di letteratura, di filosofia, di scienza, non siamo capaci di trovare un punto di equilibrio tra tendenze e pensieri opposti che caratterizzano la diversità tra le persone, i gruppi, le culture, le posizioni sociali ecc. Da qui nasce tutta una serie di etichettature insultanti su chiunque la pensi diversamente: così chi non è di sinistra è automaticamente “fascista”, chi non è di destra è “comunista”, chi sostiene la famiglia tradizionale è “omofobo”, chi si preoccupa dell’eccessivo numero di migranti che arrivano sulle nostre coste è “razzista”, e via dicendo con questi stereotipi manichei che vedono soltanto gli estremi, mai le vie di mezzo. Nessuno ha spiegato chiaramente a queste persone, a quanto pare, che non esistono solo il bianco ed il nero, ma anche varie sfumature di grigio.
Negli ultimi decenni abbiamo assistito a grandi cambiamenti del costume e del sentire comune, eventi che hanno colto di sorpresa chi, come il sottoscritto, era abituato ad un sistema etico diverso da quello attuale, al quale fa fatica ad adeguarsi; meno forte è stato invece l’impatto per i giovani, nati quando già molte cose erano cambiate e molte delle convinzioni precedenti erano state messe in soffitta. Questi cambiamenti, comunque, non sono stati indolori, perché i “progressisti” sostenitori delle nuove idee non si sono limitati a cercare il loro spazio, ma si sono scagliati violentemente contro i “conservatori” cercando di chiudere loro la bocca ed impedire loro di esprimere i propri punti di vista. Questo modo di agire è analogo a quello dei Cristiani dei primi secoli durante l’Impero romano, che all’inizio subirono persecuzioni ma poi, una volta “sdoganati” (come di dice oggi) da Costantino e vittoriosi con Teodosio, diventarono essi stessi persecutori delle altre religioni: costruirono le chiese sopra le rovine dei templi pagani perché si perdessero del tutto le tracce del paganesimo; abbatterono i simboli degli dèi come avvenne nella celebre controversia tra Simmaco e Ambrogio per la statua della Vittoria; si lasciarono prendere da un delirio fanatico che portò a cieca e bestiale violenza, come fu quella che provocò la morte della scienziata Ipazia. La stessa cosa, sebbene con toni e metodi diversi, è avvenuta oggi nel nostro Paese.
Prendiamo ad esempio alcune categorie di “diversi” prima discriminati e poi invece celebrati e favoriti rispetto ai cittadini comuni. Nella scuola c’è stato giustamente fin dal 1977 l’inserimento dei portatori di handicap, che ora si amano definire “diversamente abili”. La cosa di per sé è sacrosanta, intendiamoci, ma doveva essere fatta con criterio, non provocando ingiustizie e discriminazioni nei confronti dei normodotati e dei superdotati, i quali sono oggi totalmente trascurati e mortificati nelle nostre scuole. Inserire i “diversamente abili” non avrebbe dovuto significare trascurare gli altri o abbandonarli a se stessi, come talvolta è accaduto; se è giusto infatti che un bambino “diverso” sia messo in classe con gli altri, è però altrettanto giusto che gli altri bambini possano seguire le lezioni e svolgere regolarmente i loro programmi, ciò che risulta molto difficile quando in classe c’è qualcuno che urla di continuo, picchia i compagni o si rotola per terra. In questi casi occorrerebbe la presenza continua (che spesso non c’è) di personale apposito e preparato per simili evenienze, che evitasse ad una intera classe di restare indietro con i programmi o di subire vessazioni continue, cosa che purtroppo accade. Allo stesso modo non mi pare affatto giusto che i portatori di handicap all’esame di Stato svolgano prove apposite ma poi abbiano lo stesso sistema valutativo degli altri conseguendo persino valutazioni più alte, senza che sui tabelloni appaia alcuna distinzione. Non parliamo poi dei cosiddetti BES o DSA, che spesso utilizzano queste loro caratteristiche, più o meno certificate, per ottenere promozioni immeritate.
Altra categoria di “diversi,” un tempo ingiustamente derisi e discriminati, sono gli omosessuali, i cosiddetti gay: anche in questo caso si è passati da un estremo all’altro, come fecero gli antichi cristiani. Prima trovarsi in quella condizione significava essere perseguitati e doversi nascondere alla vista del mondo, oggi invece è l’esatto contrario: essere gay è considerato quasi un privilegio, uno status di superiorità nei confronti delle altre persone, un onore addirittura. Prima chi fosse gay non avrebbe mai potuto essere ammesso alla televisione di Stato, oggi un giornalista dichiaratamente omosessuale, che si è unito civilmente con un uomo, conduce una trasmissione quotidiana e nessuno trova da ridire, tutti accettano la cosa come normale. Ma a questo, visto il repentino cambiamento del sentire comune, ci si potrebbe anche adattare; il problema è che non ci si limita a riconoscere diritti prima negati, ma si cerca addirittura di conculcare e reprimere chi osa dissentire da questo andazzo e difende la famiglia tradizionale, l’unica naturale, quella formata da un uomo e una donna: con la scusa della cosiddetta “omofobia”, non ci si può permettere di disapprovare le unioni gay o l’adozione di bambini da parte loro, altrimenti si rischia il linciaggio morale. Io stesso sono stato escluso da Facebook tre volte per un mese ciascuna solo per essermi detto a favore della famiglia naturale e contrario alle buffonesche e ridicole esibizioni dei cosiddetti “gay pride”. Non solo: esistono disegni di legge che, se approvati, vanificano la libertà di opinione sancita dall’art.21 della nostra Costituzione, sempre con la solita scusa dell'”omofobia”, un termine oltretutto usato male perché, nelle sue origini greche, significa semplicemente “paura dell’uguale”. Si reintroduce in pratica il reato di opinione tipico delle dittature per chiunque dissenta dal pensiero unico imposto a forza da tv, giornali e social.
Lo stesso dissennato passaggio da un estremo all’altro si è registrato a proposito degli stranieri che vivono nel nostro paese e soprattutto dei migranti che arrivano con i barconi e attraverso frontiere assurdamente aperte e non più controllate. Qualche decennio fa, diciamo il vero, non c’era molta simpatia per i cosiddetti “negri”, per gli asiatici ed anche, sul piano religioso, per i musulmani; oggi invece chiunque si oppone a questi arrivi incontrollati, a questa crescente presenza di stranieri dal futuro incertissimo perché il lavoro manca persino per gli italiani, è bollato immediatamente come “razzista” e si porta questo marchio d’infamia dovunque vada. Io ho sempre sostenuto che il razzismo vero è qualcosa di diverso, è la concezione tipica dei regimi nazista e fascista secondo cui la razza ariana (o bianca) sarebbe ontologicamente superiore alle altre; ma chi si mostra preoccupato per la presenza di stranieri che spacciano, rapinano, stuprano e delinquono in generale, o che bivaccano trasformando i nostri quartieri in immondezzai, non lo fa perché si ritiene superiore a costoro, ma perché la nostra sicurezza è minacciata in casa nostra, perché questo buonismo del “politicamente corretto” oggi da tanti sostenuto non risolve i problemi ma li aggrava. Io personalmente non ho nulla contro gli stranieri che lavorano onestamente da noi, anzi vorrei che ce ne fossero di più in certi settori; ma questo non può significare accogliere tutti indistintamente senza poi poter dare un futuro a queste persone, con il rischio evidente che aumentino la criminalità e il degrado. Anche in questo caso, anziché ragionare e cercare la saggia via del giusto mezzo, ci si lascia andare ad uno scontro feroce sui social ed in politica, ad una sciocca contrapposizione tra “buonisti” e “razzisti”. La decisione migliore sarebbe quella di ragionare, di investire del problema tutta l’Europa e trovare una soluzione accettabile per tutti. Cacciare via tutti o accogliere tutti non sono soluzioni proponibili, sono due posizioni estreme che, proprio per questo loro carattere, non portano da nessuna parte. Purtroppo la saggezza degli antichi adesso è dimenticata, a parte coloro che, sbagliando gravemente a mio giudizio, strumentalizzano poeti e scrittori greci e romani per trovarvi un appoggio alle loro idee su questioni di attualità.

9 commenti

Archiviato in Attualità

La giustizia tardiva e inutile

Mi è capitato, sabato scorso, di ascoltare in televisione il programma “Amore criminale”, che viene trasmesso a ora tarda su Rai 3. Si ricostruiva la vicenda di una povera ragazza di Solofra uccisa a 22 anni, con sei colpi di pistola, dall’amante della madre. Poiché quest’ultima, dopo vari litigi in cui aveva subito anche violenza fisica, l’aveva allontanato da sé, l’assassino ha incolpato di ciò la figlia della sua compagna, che avrebbe indotto la madre a lasciarlo, e così ha esercitato su di lei la più atroce delle vendette. Il fatto è questo, e non è tanto diverso da altri tristi episodi di cronaca che purtroppo accadono nel nostro paese. Ma quello che più mi ha stupito e indignato è stato apprendere che la madre e la figlia erano state al comando dei Carabinieri pochi giorni prima, denunciando l’aggressore e avvertendo i militi di essere state minacciate di morte da costui, che possedeva una pistola regolarmente detenuta. I carabinieri, tanto osannati e ringraziati alla tv per il loro impegno a difesa delle nostre vite, non si sono degnati di fare nulla, ma hanno aspettato che ci fosse il morto per intervenire e arrestare l’assassino; e questa a mio giudizio è un’assurdità, perché se certe persone dicono di essere state minacciate da un individuo che va in giro armato, la prima cosa da fare è non dico arrestarlo, se non ha ancora compiuto alcun reato, ma almeno togliergli il porto d’armi e la pistola. Se i carabinieri, invece di stare in caserma davanti al computer, avessero fatto questo minimo loro dovere, probabilmente quella ragazza morta a 22 anni sarebbe ancora viva. I reati vanno prevenuti, non puniti dopo che sono stati compiuti: l’assassino è in carcere, ma nessuno restituisce la figlia a quei genitori. E la colpa di quanto avvenuto non è solo di chi ha compiuto il gesto, ma anche di chi non ha fatto nulla per impedirlo.
Anche a me personalmente, sia pure per un fatto molto meno grave, è successa una cosa simile, ed ho potuto verificare di persona l’efficienza delle cosiddette “forze dell’ordine”: anni fa subii un furto in casa, e una volta tornato e constatato il fatto, telefonai ai carabinieri per informarli e chiedere loro di effettuare un sopralluogo. La risposta fu che tanto era inutile e che mi presentassi in caserma il giorno dopo a fare la denuncia. Questo la dice lunga su come vanno le cose nel nostro Paese, se chi dovrebbe difenderci è assente proprio quando il cittadino avrebbe maggior bisogno di una tutela. Di recente è stato approvato per legge il reato di “stalking” (tra virgolette perché io non amo l’inglese, preferisco usare la mia lingua), ma di fatto chi perseguita continua impunemente a farlo, perché carabinieri e polizia intervengono poco e male; sono anzi inclini a sottovalutare i fatti e a contestare chi va a denunciare, tanto che molte persone – soprattutto donne perseguitate da ex mariti o amanti – sono restie a rivolgersi alle autorità perché non vengono ascoltate e nessun provvedimento viene preso contro i persecutori. Di questo passo continueremo a lungo a lamentarci del cosiddetto “femminicidio”, perché questo problema si risolve proteggendo effettivamente le persone minacciate e mettendo i violenti in condizione di non nuocere, non con le fiaccolate o le parole di cordoglio, che non risolvono nulla. E invece, anche quando vengono presi, questi individui vengono condannati a pene irrisorie e dopo poco escono dal carcere e continuano a delinquere e perseguitare le proprie vittime. Questa però è responsabilità dei magistrati, non delle forze dell’ordine, che avviene perché i giudici sanno di non dover pagare mai nulla; ma se un giudice che rimette in libertà un assassino che torna ad uccidere andasse a sua volta in galera come corresponsabile dell’omicidio, forse le cose cambierebbero. Invece il sistema giudiziario è capace soltanto di perseguitare i cittadini onesti se talvolta commettono qualche errore; i delinquenti riescono molto spesso a farla franca, e non meravigliamoci quindi se qualcuno, visto che nessuno lo difende dalla criminalità, decide di farsi giustizia da solo.
Per tornare a carabinieri e polizia, un’altra grave mancanza è la loro scarsa presenza sul territorio. Capita di trovarsi in grandi o piccole città in quartieri malfamati dove la delinquenza la fa da padrona, e non si vede nemmeno l’ombra di un carabiniere o di un agente. Dove stanno costoro? A giocare al computer o a fare cosa? La polizia stradale è quasi assente dalle strade, capita di fare mille chilometri senza incontrare neanche una pattuglia; nelle piazze e nelle vie affollate, dove passano tante persone e avvengono scippi e rapine, nessuno si degna di proteggere i cittadini; nei locali notturni e nelle discoteche dove si spaccia apertamente alcool e droga, nessun rappresentante dello Stato è presente a impedire i reati e arrestare i responsabili. E poi dicono che le forze dell’ordine sono pagate poco, e sicuramente è vero; ma quanti di loro vanno effettivamente sul territorio ad esercitare le funzioni per le quali sono stati assunti? Io ne vedo pochi, ma forse sono io che ho avuto erroneamente questa impressione, e ne faccio ammenda; mi auguro infatti di sbagliarmi, per il bene di tutti noi cittadini soggetti a subire reati, adesso più di prima a causa dell’immigrazione selvaggia e incontrollata, un altro problema che altri Paesi europei risolvono e che noi non vogliamo affrontare. Ricordiamoci che la sicurezza è un punto fondamentale della vita civile di una nazione, e garantirla è un dovere del Governo e di tutti coloro che sono entrati a far parte del sistema giudiziario e delle forze dell’ordine.

Lascia un commento

Archiviato in Attualità