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Antigone e la Sea Watch

Ho sempre sostenuto, e non è certo questa la prima volta, che io sono contrario all’attualizzazione forzata dei classici, l’abitudine cioè di registi, giornalisti, politici e intellettuali vari di interpretare in chiave moderna dei testi antichi che erano stati scritti o allestiti per il pubblico di allora, con il pensiero e la mentalità di quei tempi. Ho polemizzato spesso, proprio per questo motivo, con i registi delle opere liriche che rappresentano il Duca di Mantova del “Rigoletto” verdiano che arriva in scena a bordo di uno scooter, con quelli che negli anni ’70 rappresentavano il Prometeo di Eschilo adombrando nella figura tirannica di Zeus il presidente degli Stati Uniti, con i filologi classici che hanno fatto dire ad autori antichi ciò che ai loro tempi non esisteva e non se ne aveva il minimo sentore: una somma sciocchezza, a questo proposito, è stato l’atteggiamento di alcuni storici marxisti che hanno voluto trovare forzatamente in poeti come Lucrezio i germi della “lotta di classe” ed altre idiozie di questo tipo che ora non voglio ripetere. Chi fosse interessato può leggere i post dei mesi precedenti.
Quello che mi preme puntualizzare adesso è una vicenda di stretta attualità, quella della nave “Sea Watch” e dell'”eroina” sua capitana, che ha infranto volutamente in modo gravissimo le leggi del nostro Paese per portare da noi dei migranti che non abbiamo assolutamente il dovere di accogliere. L’ONG che ha salvato i migranti è tedesca, la nave è olandese, la capitana è tedesca, sono partiti dalla Libia… e cosa c’entra l’Italia in tutto ciò? La logica sarebbe stata quella di portare le persone a Tunisi, porto sicuro e più vicino, oppure in Germania o in Olanda, non in Italia. Dal comportamento della capitana, che ha forzato il blocco mostrando il più rivoltante disprezzo per l’Italia e le sue leggi, si ricava che dietro tutto ciò c’è un business, uno squallido commercio fondato sulla pelle dei migranti, e che in questo commercio sono implicate sia le ONG che alcuni trafficanti del nostro Paese; altrimenti non si spiegherebbe perché tutti o quasi coloro che fuggono dall’Africa vengono portati in Italia, quando ci sono in Europa altri 27 paesi che hanno lo stesso nostro dovere di accoglierli, ammesso che questo dovere esista. Quindi l’umanità e la volontà di salvare vite umane è solo un pretesto, una copertura facilmente individuabile che nasconde qualcosa di peggio ed in particolare, da parte della signorina capitana della nave, la scarsa considerazione per l’Italia che da sempre hanno avuto i tedeschi, che l’hanno considerata una terra di conquista popolata da una razza inferiore alla loro. Su questo piano la signorina ha in comune qualcosa con Hitler, benché le manchino i baffetti.
Eppure, nonostante i fatti gravissimi a cui abbiamo assistito, la sinistra italiana non ha perso occasione per attaccare il governo ed in particolare Salvini, arrivando addirittura a giustificare e sostenere l’illegalità ed il comportamento criminale della capitana. Ma lasciando stare il tema generale, quello che mi interessa in questa sede è che molte persone di quell’area politica, compresi docenti universitari di chiara fama (che ovviamente, per potersi dare arie da intellettuali, sono tutti di sinistra), hanno tirato in ballo testi classici per avvalorare il loro buonismo, ed in particolare l’Antigone di Sofocle, rappresentata ad Atene verso il 440 a.C. Penso che la vicenda sia nota, quindi non sto a ripeterla nei particolari: riassumo solo il dato centrale, il fatto cioè che Antigone, figlia di Edipo re di Tebe, disobbedisce al divieto proclamato dal nuovo re Creonte di seppellire Polinice, fratello di Antigone caduto in guerra; e aggiungo che il divieto era grave perché per la coscienza dei Greci lasciare insepolto un cadavere era uno spregio irreparabile a lui ed alla sua famiglia. I nostri bravi intellettuali hanno preso spunto dalla vicenda di Antigone per dichiarare che alle leggi ingiuste non bisogna obbedire e quindi – rivolta la vicenda al caso presente – avrebbe fatto bene la capitana a sbeffeggiare in tal modo il governo italiano e tutto il Paese. Io ribadisco che un uso tale dei classici è demenziale, e denota anche una scarsa conoscenza della tragedia greca: se è vero infatti che noi moderni, in base al nostro substrato etico-sociale, siamo portati a dare ragione ad Antigone che vuol seppellire il fratello e dice di essere nata per amare e non per odiare, è altrettanto vero che i Greci antichi, ai quali era destinata l’opera di Sofocle, non la pensavano esattamente così. Io, quando in tante classi ho parlato a lungo di questa tragedia ed ho sollecitato in proposito il dibattito con gli studenti, ho fatto loro presente che per gli antichi Greci le leggi dello Stato rappresentate da Creonte non erano affatto meno importanti di quelle familiari o umanitarie sostenute da Antigone; e non credo proprio che Pericle, che con ogni probabilità assistette alla rappresentazione, avrebbe tollerato che una nave spartana o comunque straniera entrasse senza permesso al Pireo e cercasse di uccidere militari ateniesi come ha fatto la signorina comandante. Se costoro mettono avanti l’Antigone, che è un’opera scritta per “quel” tempo e per “quel” pubblico, e non può essere attualizzata in questo senso perverso adattandola al buonismo attuale, io potrei contrapporre loro il Critone di Platone, dove Socrate dice che le Leggi dello Stato vanno comunque obbedite, anche a costo della vita; se non vanno bene si possono cambiare, ma finché ci sono vanno rispettate. Questo è uno dei capisaldi della democrazia come sistema politico, che evidentemente Zingaretti, Del Rio, Fratoianni, la Boldrini e la loro ghenga non hanno ancora compreso.
C’è poi da aggiungere un’altra cosa, che vale anche per chi ha tirato fuori in questa vicenda, come al solito, le leggi razziali del 1938, i campi di concentramento, la persecuzione degli ebrei da parte dei nazisti ecc. Costoro dicono che tutto ciò a quei tempi era legale, ma che è stato giusto e sacrosanto opporvisi e rovesciare quei regimi, ai quali io aggiungo volentieri anche quello di Stalin e le atrocità degli altri regimi comunisti, di cui la nostra sinistra si dimentica spesso. Certo che fu giusto disobbedire a quelle leggi e rovesciare quei regimi; ma si trattava di provvedimenti razzisti e ispirati ad una violenza omicida, emanati da regimi totalitari; ma oggi viviamo in democrazia, le leggi attuali sono state approvate da un Parlamento regolarmente eletto e non da un dittatore pazzo criminale come Hitler, così come quelle contro la sepoltura di Polinice rifiutate da Antigone erano state emanate da un tiranno sanguinario. Quindi non ha senso paragonare la disobbedienza civile di Antigone o di chi combatté il nazismo con l’azione sprezzante e sbruffona di una capitana che non ha mostrato altro che la propria inciviltà e la propria sottomissione a interessi economici che speculano sui migranti mascherandosi da salvatori di vite. Una persona spregevole che ha compiuto un atto spregevole che offende tutti gli italiani, perché dimostra come gli stranieri si facciano imnpunemente beffe di noi e abbiano di noi una considerazione pari a zero. Se un fatto del genere fosse accaduto in un porto tedesco, il capitano che avesse osato trasgredire le loro leggi sarebbe stato in galera (non ai domiciliari!) per un bel pezzo. Cerchiamo quindi di essere grati a chi, pur con tutti i suoi errori, sta cercando di restituire all’Italia il ruolo che le spetta all’interno della comunità internazionale.

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Libertà di espressione o cattivo gusto?

I recenti avvenimenti di Parigi hanno riempito tutti noi di sgomento e di esecrazione, oltre che di pietà per le vittime innocenti del terrorismo. Ma dal mio punto di vista non mi sembra giusto dire che sia stata colpita la Francia o l’Europa in senso lato; ciò che è stato attaccato è piuttosto un giornale che pubblicava vignette satiriche, del cui contenuto specifico non sono informato ma che non si limitavano certo ad una bonaria ironia, sconfinando spesso nel dileggio e nella ridicolizzazione di determinate ideologie e religioni. Ora, il nostro mondo occidentale ci ha abituato a credere, fin da quando siamo nati, che esistono la libertà di espressione e di stampa, e che esse sono intoccabili perché rientrano nella sfera più ampia della democrazia, altro concetto talmente diffuso nei Paesi occidentali da non essere più messo in discussione da alcuno. Quel che ci dimentichiamo troppo spesso è che esistono altre culture ed altre mentalità diverse dalla nostra, per le quali una vignetta satirica può rappresentare un intollerabile sacrilegio e la democrazia stessa non è l’unica forma di governo possibile. Questa profonda differenza antropologica tra popoli e culture diverse può spiegare, anche se certo non giustificare, quello che è successo: ciò che per noi comporta un bonario sorriso, o al massimo un impotente moto di indignazione, per altre culture può determinare la reazione che tutto il mondo ha potuto vedere.
Senza entrare nel merito dei fatti, che non intendo commentare perché altri più autorevoli di me l’hanno fatto e lo stanno ancora facendo nei talk-show televisivi, vorrei spostare leggermente il problema e parlare della cosiddetta libertà di espressione, cercando di intenderla nel modo più appropriato. Io sono convinto che debba esistere un ben preciso limite alla satira e al dileggio dei politici, delle persone di spettacolo o di altri personaggi pubblici; fare satira, in altri termini, non può e non deve significare libertà di insulto e di diffamazione, come purtroppo da tanto avviene nel nostro Paese, dove si tende a confondere questi due concetti ben distinti. I nostri giornali cosiddetti “satirici”, i siti web, le tramissioni televisive hanno ormai superato ogni limite, tanto da ricorrere all’insulto pesante contro l’avversario, rivelando così l’inciviltà e la faziosità che ancora alberga in molti giornalisti, opinionisti, politici o altro che sia. Con la scusa della satira oggi si può dire di tutto, usare le espressioni più volgari e offensive, invadere perfino la vita privata delle persone fino a scendere nei particolari più sconvenienti; e tutto ciò in nome di una presunta “libertà”, che per questi soggetti s’identifica nella licenza più completa di dire di tutto, senza il minimo rispetto per l’essere altrui. E se qualcuno si azzarda, come adesso faccio io, a invocare un limite al malcostume attuale, viene subito accusato di voler reintrodurre la “censura”, la quale non c’entra nulla, perché se è giusto che esista la libertà di espressione, lo stesso diritto all’esistenza ce l’ha anche la dignità umana e l’onorabilità di tutti noi. Anche i parlamentari non fanno eccezione a questo comportamento indegno quando inscenano vergognose gazzarre e si rivolgono agli avversari come non farebbero neppure i popolani più volgari e analfabeti: ne è fulgido esempio l’atteggiamento dei deputati del cosiddetto Movimento “Cinque Stelle”, i quali, come il buffone genovese che è loro capo e padrone, utilizzano un linguaggio da osteria, senza peraltro riuscire con ciò a mascherare la loro totale inconsistenza culturale ed umana.
La mia convinzione è che la satira ed il linguaggio televisivo dovrebbero avere un ben preciso limite, il cui rispetto dovrebbe essere garantito da un organismo di controllo dotato del potere di sanzionare, arrivando anche al licenziamento e alla denuncia penale, coloro che impiegano l’insulto e la volgarità come normale linguaggio quotidiano. Certe vignette dei giornali non sono affatto “satiriche”, ma veri e propri vilipendi delle persone e delle istituzioni (compreso il Presidente della Repubblica, insultato pesantemente dagli scherani di Grillo), che in un paese civile non vanno tollerati. Io stesso mi sono chiesto, e spesso, perché coloro che sono colpiti da questo modo spregevole di fare critica politica non abbiano reagito con querele contro i loro denigratori; ma forse ciò è accaduto perché se certe persone, come l’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi, avessero dovuto querelare tutti coloro che li hanno volgarmente offesi e infamati, di azioni giudiziarie ne avrebbero accumulate a migliaia.
Non è accettabile che la libertà di parola e di espressione vengano continuamente confuse con la licenza di insulto e di diffamazione: questa è una pessima interpretazione della democrazia, di cui sono responsabili in primo luogo il movimento del ’68 (con i suoi slogan demenziali come il “vietato vietare”a) e poi la politica libertarista dei radicali ed in genere della sinistra nostrana, per la quale il rispetto delle regole di vita civile e delle idee altrui è sempre stato un concetto piuttosto difficile da digerire. Ciò che invece tutti dovrebbero imparare è che rispettare gli avversari, senza insulti e pesante sarcasmo camuffato da satira, è il miglior emblema della democrazia e del pluralismo. Gli antichi Romani, che sciocchi non erano affatto, avevano un controllo ben preciso della libertà di espressione e distinguevano nettamente tra “libertas”, la condizione cioè del cittadino libero e non soggetto ad altri, e “licentia”, l’anarchia cioè di chi ritiene di poter dire e fare tutto ciò che vuole calpestando i diritti altrui. Se riusciremo a ristabilire questa distinzione, anche ricorrendo a mezzi coercitivi quando necessari, avremo recuperato veramente una condizione di persone veramente libere.

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Lode al Ministro della Pubblica Ignoranza!

Ho sempre pensato, e credo sia opinione di buon senso, che per giudicare le persone sia necessario conoscerle personalmente, oppure, qualora non se ne abbia sufficiente conoscenza, attendere il loro operato per esprimere un giudizio. Se ciò vale per le persone comuni, molto di più deve valere per chi ricopre cariche istituzionali, partecipa cioè – con gravi responsabilità nei confronti dei cittadini elettori – alla conduzione della “cosa pubblica”, come dicevano i Romani, cioè lo Stato. Forte di questo principio, io non avevo finora espresso giudizi sull’attuale Ministro dell’istruzione, la sig.ra Maria Chiara Carrozza, del PD, proprio perché, fin quando non ha ricevuto l’alto incarico nel governo guidato da Enrico Letta, non avevo neppure sentito pronunciare il suo nome. Colpa mia, beninteso, perché la sig.ra Carrozza era certamente persona di tutto riguardo quando dirigeva la S.Anna di Pisa; da quando però è diventata ministro, il suo modo di agire e le sue esternazioni mi hanno fatto comprendere quale sia la sua ideologia e la sua idea della scuola e mi hanno anche dato – purtroppo – occasione di esprimere un giudizio. Nella mia ingenuità avevo sperato che dopo la triste esperienza dell’ingegner Profumo, ministro nello sciagurato governo Monti, si fosse ormai toccato il fondo; ma adesso, con il ritorno di un esponente di centro sinistra a Viale Trastevere, non ne sono più tanto sicuro.
Qualche tempo fa, in proposito, ebbi a scrivere un post su questo blog dal titolo “Il Ministro in Carrozza ci riporta al ’68”, quando cioè la suddetta signora ebbe la splendida idea di dire agli studenti di un liceo romano che dovevano ribellarsi all’autorità dei genitori e degli insegnanti. Proprio una bella esternazione, che forse avrebbe potuto trovare giustificazione negli anni ’50 e ’60, quando effettivamente esisteva una scuola classista; ma oggi, in un clima sociale e politico del tutto diverso, un simile incitamento è completamente fuori luogo e si qualifica soltanto come un tentativo meschino e balordo di blandire gli studenti per ricevere un’ovazione. Non contenta di questa e di altre figure miserevoli che ha fatto, la Ministra ora si rifa viva (dopo un letargo di mesi) invitando i docenti a non assegnare agli studenti compiti per le vacanze, ai quali andrebbero sostituite non meglio precisate letture.
Cerchiamo di replicare contenendo l’ira che mi sale alla testa, nel modo più pacato possibile. E’ sicura la ministra di sapere meglio dei docenti quali siano le esigenze degli alunni, cosa è meglio per loro? Vive forse lei nelle classi di scuola media o superiore, o piuttosto passa il suo tempo a fare poco o nulla tra le scartoffie del ministero? Non pensa che un messaggio di tal genere sia profondamente diseducativo, proprio perché sottintende l’idea che tra studenti e docenti non ci sia collaborazione ma un’astiosa contrapposizione, e che esista ancora una scuola oppressiva che è invece sparita da quarant’anni? Il suo accorato appello suona piuttosto come un altro maldestro tentativo di adulare gli studenti per ottenere un’approvazione momentanea (che sa di non meritare in altro modo), senza rendersi conto che non è con questa demagogia da quattro soldi che si possono risanare i problemi della nostra scuola. I compiti per le vacanze non hanno e non hanno mai avuto l’obiettivo di rovinare le feste ai poveri studenti, bensì quello di tenerli aggiornati sugli argomenti svolti, di colmare o almeno alleviare certe lacune, di fare in modo che al rientro dalle vacanze possano procedere con maggiore tranquillità, considerata anche la tendenza dei ragazzi di oggi – purtroppo sempre più accentuata a causa dell’uso indiscriminato di cellulari, tablet e quant’altro – a dimenticare ben presto quanto apprendono a scuola. A questo riguardo invito i lettori a leggere una lettera che un mio collega e amico, il prof. Lodovico Guerrini di Siena, ha scritto ad un sito specifico che si occupa di scuola (il link è http://www.orizzontescuola.it/news/lettera-ruolo-dei-compiti-casa). Egli chiede al Ministro se preferisce che gli alunni, invece di svolgere i compiti per le vacanze, passino tutto il loro tempo sui social network così in voga oggi (da Facebook a Twitter, Ask e altri ancora), un passatempo che non porta a nulla se non all’atrofizzazione di tutte le facoltà mentali.
Oggi non si crede più alle ideologie e si continua a dire, da varie parti, che destra e sinistra sono la stessa cosa. A me non pare così, mi sembra invece che le esternazioni della sig.ra Carrozza siano alquanto ideologizzate e facciano anch’esse parte di quella funesta politica scolastica che la sinistra italiana ha condotto dal ’68 in poi, quando ha sostenuto l’abolizione della disciplina, la fine della serietà degli studi, lo squallido egalitarismo che mette alla pari i docenti bravi e quelli cafoni, gli studenti meritevoli e i fannulloni. Anche questi interventi demagogici della Carrozza, che crede così di guadagnarsi il favore dei giovani, fanno parte di quella stessa ideologia che ha distrutto tutto quello che c’era di buono e di utile nella scuola, quei valori che molti docenti ancor oggi, nonostante la presenza di un simile ministro, cercano di tenere in vita. Credo quindi di avere ragione quando sostengo che il ’68, nonostante sia passato da 45 anni, non è ancora finito: lo dimostrano anche gli sciagurati progetti che l’attuale ministero e soprattutto il Partito Democratico hanno tirato fuori ancora una volta dal cilindro magico, come ad esempio la riduzione degli studi liceali di un anno e la realizzazione di un biennio comune alle superiori, dove chi è destinato ai Licei dovrebbe avere le stesse competenze e conoscenze di chi farà gli istituti professionali. Dio ci scampi e liberi da questa catastrofe, dalla quale non ci risolleveremmo più! Se quanto sopra detto dovesse realizzarsi, la sinistra nostrana avrà finalmente portato a termine la sua paziente opera di distruzione del nostro sistema scolastico. Complimenti sinceri!

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