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Aristofane e i 5 stelle

Quello che temevo si è puntualmente verificato: l’Italia degli ignoranti, dei qualunquisti e dei piagnoni ha votato in massa per il Movimento Cinque Stelle, che è adesso il primo partito nazionale largamente maggioritario, che ha ottenuto un successo strabiliante soprattutto nel Meridione, dove in alcuni luoghi supera il 50% dei voti validi. Le ragioni di questo successo le ho già dette nei precedenti post, dove avevo amaramente previsto ciò che sarebbe successo, cioè la vittoria di un soggetto politico privo di qualunque base ideologica e culturale, fondato da un comico buffonesco e da un faccendiere, un partito che ha saputo solo distruggere per cinque anni ciò che altri tentavano di fare, insultando gli avversari, dicendo sempre di no pregiudizialmente a tutto e tutti e non facendo mai proposte concrete. La loro millantata onestà è stata smentita dalle firme false che hanno fatto in Sicilia e dai falsi rimborsi di parte dello stipendio; la loro incompetenza è emersa nelle amministrazioni delle città da loro governate; i loro capi non hanno mai fatto nulla in vita loro, eppure nonostante ciò sono stati votati da milioni di persone. Cosa ha spinto queste persone a votarli nonostante tutto ciò che di negativo emergeva nei loro confronti? L’ingenuità di tanti italiani, convinti che il nuovo sia sempre per definizione migliore del vecchio, senza pensare che si può anche cadere dalla padella nella brace. A ciò si aggiunge un’innata avversione degli italiani per chiunque governi, che viene sempre bistrattato e insultato, qualunque cosa faccia. In proposito mi chiedo, riprendendo un commento di un lettore di Facebook, che cosa abbia mai fatto Renzi di tanto terribile da essere odiato fino a questo punto, tanto cioè che gran parte del suo elettorato lo ha abbandonato per riversarsi sui 5 stelle. Ma il successo di questi ultimi si spiega anche con l’ingenuità e l’illusoria speranza di coloro che credono alla favola del reddito di cittadinanza, cioè che sia possibile, in un paese come il nostro privo di materie prime e con un debito pubblico gigantesco, avere uno stipendio senza far nulla. Nel Meridione questa mirabolante e buffonesca promessa, per la quale Di Maio e compagnia non troveranno mai i fondi necessari, ha fatto gola, perché in quelle regioni si è più inclini a farsi assistere dallo Stato (si veda anche il gran numero di false pensioni di invalidità) piuttosto che a prendere iniziative imprenditoriali. Al Governo si deve chiedere di creare posti di lavoro, non di dare soldi per starsene in casa sul divano a guardare la tv. Non voglio essere offensivo né generalizzare, ma è ben noto che nelle regioni meridionali questa mentalità è abbastanza diffusa, altrimenti non si spiegherebbe, da parte de 5 stelle, un successo di queste proporzioni.
Osservando la triste realtà creatasi in Italia dopo le elezioni, mi è venuto da pensare – da docente di lingue e letterature classiche – che il grande poeta comico Aristofane, vissuto tra il V° ed il IV° secolo avanti Cristo, avesse già previsto una situazione politica simile a quella odierna. In una delle sue prime commedie intitolata I Cavalieri due servi, dietro i quali si celano probabilmente due strateghi ateniesi, sono disperati per il cattivo governo della loro città, che si lascia guidare da un demagogo chiamato Paflagone, il cui nome deriva da un torrente impetuoso ed allude alla torrenziale eloquenza di Cleone, il successore di Pericle da poco defunto. Il popolo, condizionato dalla demagogia del Paflagone, è raffigurato come un vecchio rimbambito, incapace ormai di decidere alcunché; per questo i due servi decidono di tentare un cambiamento di governo a nome della classe dei cavalieri, da sempre ostili al regime democratico, sostituendo il Paflagone con un altro demagogo che sarà in realtà un fantoccio nelle mani dei cavalieri stessi. Poiché tuttavia lo Stato ateniese sta andando alla deriva e più i politici sono disonesti e incapaci tanto più piacciono al popolo, sarà necessario trovare un leader che non sia migliore del Paflagone ma peggiore, cioè ancor più incompetente e disonesto, in modo che il popolo lo accetti e i burattinai possano controllare meglio il loro burattino. Viene così scelto un macellaio, che si chiama Agoracrito ma che nel testo viene chiamato genericamente “il Salsicciaio”. Costui, con discorsi di assurda demagogia e di grande meschinità morale, batterà l’avversario e governerà quindi, da allora in poi, al posto suo. Così il popolo, mediante un rito magico, ringiovanirà per effetto del nuovo regime, il quale però si prepara ad ingannarlo quanto e più di quanto non facesse il demagogo precedente. Questa dei Cavalieri è una delle tante geniali trovate di Aristofane, un grande poeta ateniese che, con il paravento dell’illusione e del linguaggio ludico, vuole in realtà criticare la gestione politica della sua città, della quale non era soddisfatto. Come tutti i grandi comici, anche Aristofane nasconde dietro al riso un intento profondamente serio, direi quasi uno stato di angoscia permanente.
A me la situazione politica italiana del dopo-elezioni pare assomigliare abbastanza alla commedia aristofanea: i due artefici del cambiamento politico (cioè Grillo e Casaleggio, fuor di metafora) intendono eliminare il Paflagone (cioè Renzi) per sostituirlo con il Salsicciaio (Di Maio) che non è migliore, ma peggiore del rivale, e sarà solo un burattino nelle loro mani, finché condurrà la città alla rovina completa. Il popolo ingenuo e ignorante crede alle promesse del Salsicciaio e si illude persino di ringiovanire, ma ben presto si scoprirà che dietro il populismo e le promesse di costui si cela in realtà l’interesse di chi l’ha voluto in quel ruolo, i burattinai dei quali egli è semplice strumento. Ed in effetti, poiché la politica di anno in anno va di male in peggio, la sostituzione di una maggioranza politica con un’altra non può che aggravare la vita dei cittadini, illusi con false vanterie (l’onestà dei 5 stelle) e vuote promesse (il reddito di cittadinanza).
Questo paragone mi è venuto in mente all’improvviso, senza una ragione precisa e dovuto senz’altro al mio sconfinato amore per gli autori classici e per la loro modernità, della quale mi è parso di ravvisare in questo risultato elettorale un tangibile esempio; ma alla base di ciò c’è anche la mia profonda delusione dovuta ad una visione della politica ormai inveterata e del tutto avulsa da quella di oggi, che non segue più né ideologie né progetti concreti ma è pronta a credere al primo Salsicciaio che si presenta con il visino pulito di un giovane di 31 anni che non ha mai dimostrato di saper fare nulla in vita sua ma che è riuscito a incantare tanti italiani con le sue vanterie e le sue promesse a vuoto. Come ho detto altrove, a questo punto spero che i 5 stelle governino davvero, così chi li ha votati farà presto ad accorgersi che ha scelto il nulla e altrettanto presto cambierà idea. Io intanto chiedo scusa se in questi ultimi post ho parlato troppo di politica e ho scoperto quelli che sono i miei convincimenti, ma voglio precisare che ciò è avvenuto con lo strumento del blog e al di fuori del mio lavoro, perché tutti possono constatare che io di politica a scuola non parlo mai né ho mai cercato di indottrinare nessuno. Comunque, a scanso di equivoci, d’ora in poi tornerò a parlare di scuola e di argomenti di carattere culturale, sperando di interessare ancora a qualcuno e possibilmente di ricevere qualche commento.

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Iter Siculum

Francamente speravo che il mio studio su D’Annunzio (post precedente) suscitasse più interesse nei lettori, benché sia pienamente cosciente di non aver detto nulla di eccezionale. Può darsi che il periodo pasquale non sia il più adatto per proporre argomenti culturali, e così torno con questo articolo a parlare di una mia esperienza personale, cioè il viaggio in Sicilia compiuto durante questi pochi giorni di vacanza.
La mia ammirazione per la Sicilia è cosa nota e dura da gran tempo; già c’ero stato più volte ed in varie zone dell’isola, benché non la conoscessi tutta, e così mi è maturata l’idea di tornarvi in questi giorni di Pasqua. Sapevo che sarebbe stato impegnativo, soprattutto perché dalla Toscana il viaggio è lungo e faticoso, tanto più che io e mia moglie abbiamo deciso di compierlo in auto, il che significa impegnare almeno 9-10 ore in tutto. Da questo punto di vista ho avuto però una piacevole sorpresa: l’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, un tempo famigerata per i numerosi disagi che l’automobilista vi incontrava (code lunghissime, cantieri aperti, deviazioni ecc.), è stata invece oggi sistemata molto bene ed è scorrevole e veloce per tutta la sua lunghezza. Che bello, finalmente qualcosa di positivo in questo Paese dove si dice che tutto vada a rovescio! Il problema maggiore si è tuttavia incontrato a Villa San Giovanni, nel prendere il traghetto: qui la sorpresa è stata invece amara, sia perché abbiamo dovuto fare una lunghissima fila ed attendere circa un’ora prima di imbarcarci, sia per il prezzo altissimo della traversata, ben 38 euro (che diventano 76 se consideriamo il ritorno) solo per un passaggio navale di 20 minuti circa. A me sembra una vergogna, che non dovrebbe essere permessa a nessuno; è vero che si trattava di una compagnia privata, ma anche con le Ferrovie dello Stato, a quanto mi hanno riferito, il risparmio sarebbe stato molto esiguo. Comunque sia, il passaggio dello Stretto ha sempre qualcosa di magico, per un classicista come me: pare di rivedere la nave di Ulisse che passa tra Scilla e Cariddi, il profondo azzurro del mare riproduce la fantastica atmosfera di tanti secoli fa.
Sbarcati a Messina, altra difficoltà per uscire dal porto, in un ambiente inquinato dagli scarichi dei camion e delle auto che ci precedevano. Finalmente, dopo una serie di semafori, riusciamo ad imboccare l’autostrada per Catania, dov’era la nostra destinazione, un villaggio turistico sul mare. Abbiamo notato subito che la maniera di guidare degli automobilisti siciliani è un po’ diversa dalla nostra: rispettano poco le precedenze, ti entrano all’improvviso in strada, ma sono altrettanto disposti a farti passare se vedono che ne hai necessità e stai aspettando. Le persone del luogo poi, sono gentilissime e ben disposte a dare indicazioni al povero turista che magari, nonostante la presenza del navigatore satellitare, si trova indeciso sulla direzione da prendere a causa della scarsa presenza dei cartelli indicatori. Per quanto attiene alla viabilità, ciò che mi ha colpito in Sicilia è la presenza di strade diversissime tra loro, perché accanto a vicoli o stradine strette e invase dalle erbacce troviamo arterie molto grandi e veloci, oltretutto con un ottimo fondo stradale, e la stessa strada si trasforma in poco spazio: la S.S. 114 Orientale Sicula, ad esempio, in alcuni punti è stretta e malagevole, in altri è addirittura a quattro corsie e non ha nulla da invidiare alle autostrade.
Già ho accennato alla gentilezza dei siciliani ed alla loro disponibilità ad aiutare il turista in difficoltà; a ciò vorrei aggiungere anche una notevole affabilità e cortesia nei rapporti umani in genere, che sempre ci ha messo a nostro agio. Purtroppo però ho dovuto registrare anche qualcosa di spiacevole che dipende, oltre che dall’inerzia delle amministrazioni locali, anche dalla mancanza di senso civico degli abitanti: alla periferia di molti centri urbani si notano sulla strada cartacce, rifiuti ed anche mucchi di immondizia – potenzialmente pericolosi per la salute – che nessuno si cura di rimuovere e che deturpano un paesaggio che invece, per le sue caratteristiche naturali, è ovunque stupendo. Dispiace veramente che una terra così bella, non dappertutto ma in alcune località sì, sia tenuta così male; oltre alle strade, infatti, debbo accennare anche ai parchi archeologici, dove, nonostante la presenza di molti addetti e custodi, i reperti sono letteralmente invasi da erbacce che nessuno taglia, e dove mancano del tutto cartelli e indicazioni circa i singoli monumenti esposti. Abbiamo visitato il sito di Akrai a Palazzolo Acreide, una località bella e suggestiva, dove però purtroppo il parco archeologico è praticamente lasciato a se stesso e totalmente trascurato. Peccato, mi spiace doverlo dire ma è così.
In pochi giorni non abbiamo potuto visitare moltissimi luoghi, ma quelli che abbiamo visto ci sono piaciuti moltissimo, a parte i problemi accennati sopra. La figura maestosa dell’Etna, che col suo fumare di continuo ci avverte del suo stato di veglia, ci ha accompagnato per l’intera vacanza. Molto suggestive sono state le cerimonie del venerdì santo a Enna, dove le 15 confraternite sfilano nei costumi tradizionali portando in processione i simboli religiosi; quella città, inoltre, conserva un aspetto di mistero che richiama le cerimonie antiche dei riti della dea Demetra, e nelle sue campagne pare ancora di vedere aprirsi la terra e comparire il re degli inferi, Ade, che rapisce la bella Persefone. Altrettanto splendida è la città di Siracusa, che ho visitato anche altre due volte, con il suo parco archeologico e con la suggestiva isola di Ortigia. Non meno attraenti per il visitatore sono le località marine, dalla mondana Taormina alla scogliera dei Ciclopi di Aci Castello e Aci Trezza, dove ai ricordi della mitologia greca si mescola la suggestione del paesaggio che Verga riprodusse nei suoi Malavoglia, uno dei più importanti romanzi della letteratura italiana.
La mia ammirazione per la Sicilia, come del resto per tutto il Meridione d’Italia, si è ancor più accresciuta dopo questa breve vacanza, faticosa per il viaggio ma riposante e gratificante per la mente, la quale ogni tanto ha bisogno di staccarsi dalla “routine” quotidiana fatta di problemi scolastici e familiari. Dal punto di vista dei paesaggi naturali ed anche dei monumenti costruiti dagli uomini ritengo che la Sicilia sia tra le regioni più belle e suggestive del mondo; magari di ciò dovrebbero tener maggior conto, le amministrazioni regionali, provinciali e comunali, facendo qualche sforzo in più per armonizzare i segni della presenza umana con l’incanto suscitato dalla natura. Tenere pulito il proprio ambiente è uno dei compiti più importanti di chi amministra un territorio, è un segno di civiltà che non possiamo trascurare, soprattutto laddove il turismo è un elemento fondamentale per l’economia e la vita stessa dei cittadini.

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