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Parliamo di scrutini…

Oggi qui in Toscana è l’ultimo giorno di attività didattica, e quindi fin da oggi pomeriggio (o da domani al massimo) inizieranno gli scrutini finali dell’anno scolastico, dando la precedenza quasi certamente alle classi quinte che debbono sostenere l’esame di Stato. Per la prima volta io non partecipo, essendo ormai in pensione, ma avverto comunque il bisogno di interessarmi e parlare dell’argomento perché mi sento ancora un docente e non posso abbandonare del tutto quella che è stata per quarant’anni la principale attività della mia vita. Si dice che chi è carabiniere o ha militato nel corpo degli alpini rimanga nel suo ruolo per tutta la vita, anche quando è pensionato; ed io credo che lo stesso si possa dire per qualsiasi professione.
Gli scrutini finali sono uno dei momenti più difficili della professione docente, perché non si tratta di un normale adempimento come fare una lezione o scrivere una relazione, ma di prendere decisioni che possono influire sulla vita degli studenti, anche oltre quello che è il semplice risultato dell’anno scolastico. Per questo molti colleghi si lasciano prendere da scrupoli di coscienza, l’insicurezza prende campo in loro, ne influenza il modo di pensare e di agire e molto spesso ciò si risolve in un “aiuto” dato allo studente, giacché è convinzione diffusa l’idea che il bene dell’alunno coincida sempre e comunque con la promozione, mentre la bocciatura è giudicata da tutti come un’autentica sciagura, un fallimento non tanto dello studente e della sua famiglia (che magari ha fatto la scelta sbagliata nel far intraprendere al figlio o alla figlia un percorso scolastico non adatto), quanto della scuola stessa. Molti colleghi continuano a colpevolizzarsi e a ritenere che l’insuccesso di certi studenti non dipenda dal loro scarso impegno, alla loro demotivazione o mancanza di attitudini, bensì dall’inadeguatezza dell’insegnante stesso, che non è riuscito a comprendere o a valorizzare certe qualità che, pur restate nascoste, da qualche parte dovevano pur essere. Perciò, se in una classe ci sono diversi alunni con insufficienze, si finisce con il pensare che la colpa sia dei docenti: lo pensano le famiglie (che non ammettono quasi mai le mancanze dei propri figli), lo pensano i dirigenti scolastici, i quali pretendono che i professori mettano in atto una serie di fantomatiche “strategie” per recuperare quello che non si può recuperare, e finiscono per pensarlo i docenti stessi che si vedono attaccati da ogni parte. E allora meglio promuovere tutti, così sono tutti contenti ed il senso di colpa può finalmente dissolversi. Si sa che con i sensi di colpa si vive male; quindi è meglio liberarsene facendo sanatorie generali, magari partendo da qualcuno i cui voti vengono sollevati per qualche ragione particolare (problemi personali, situazioni familiari, stati di salute ecc.) e poi, per un malinteso senso di equità, estendendo il beneficio a tutti gli altri.
Le motivazioni per le quali gli scrutini finali sono spesso delle farse pietose dove al posto di giudizi seri e motivati si assiste al mercato delle vacche sono molteplici: ci sono ancora, sebbene siano passati 50 anni, residuati ideologici di origine sessantottina, quando la promozione era un atto dovuto mentre bocciare era”fascista”; ci sono ragioni di tipo utilitaristico, tipo evitare che vengano accorpate o non concesse delle classi se il numero degli alunni, in seguito a non ammissioni all’anno successivo, diventa troppo esiguo; c’è anche, da parte di alcuni colleghi, un senso di protezione e di attaccamento materno (o paterno) verso i propri studenti, per cui bocciarne qualcuno crea un senso di disagio e di frustrazione al professore stesso; c’è infine questo senso di colpa, di inadeguatezza al proprio ruolo che si è diffuso in società e ha contagiato molti dirigenti e professori, in base al quale l’insuccesso scolastico di uno studente non dipende da lui ma da chi non ha saputo comprenderlo e valorizzarlo, o non ha adottato le necessarie “strategie” per fargli raggiungere, a forza di spinte, la sufficienza. Tutta la società, a partire dagli organi di informazione, dai pedagogisti, psicologi e sociologi, è portata a blandire gli studenti e giustificarli per ogni loro mancanza: se sono maleducati e indisciplinati, la colpa è del professore che non sa tenere la disciplina; se non studiano e vengono a scuola a scaldare il banco, la colpa è del professore che non sa interessarli e motivarli; se hanno un rendimento scarso, è perché il professore pretende troppo, è troppo severo e arcigno, offende l’autostima dei poveretti capitati sotto le sue grinfie. Si dice che una falsità, se ripetuta tante volte, finisce per diventare una verità: e così è accaduto nella scuola, dove i docenti stessi si sono abituati ad autoaccusarsi degli insuccessi altrui, e quindi, per tranquillizzarsi la coscienza, si fanno sanatorie indegne agli scrutini mandando avanti degli ignoranti che diventeranno analfabeti di ritorno, anzi lo sono già. Poi ci sono anche casi particolari, quando cioè si debbono scrutinare studenti che sono figli di colleghi insegnanti; e questa è la peggiore sciagura che possa capitare ad uno di noi, di avere in classe il figlio di un collega della nostra stessa scuola. Accade molto spesso che certi docenti, magari professionalmente seri e pure severi con i propri alunni, una volta diventati genitori si rivelano peggio degli altri e pretendono che per il proprio figlio si faccia eccezione alle regole e si dilatino le valutazioni come palloni che si gonfiano ad aria compressa. Ma questo argomento è troppo ampio per essere affrontato qui: magari sarà oggetto di un prossimo post di questo blog.
Per tutti i quarant’anni in cui ho prestato la mia opera di docente, io ho sempre pensato che la non ammissione di un alunno alla classe successiva (cioè la bocciatura) non sia affatto una sciagura o un giudizio fallimentare sulla persona, poiché sappiamo tutti che ci sono stati e ci saranno sempre tanti casi di studenti dal cattivo rendimento scolastico che però poi hanno avuto grandi successi nella vita. Einstein fu bocciato in quinta elementare, e Giuseppe Verdi non fu ammesso al conservatorio di Milano! Un alunno può anche avere grandi capacità che poi svilupperà negli anni futuri ma non essere tagliato per il corso di studi che ha scelto (o che i genitori hanno scelto per lui), può essere stato svogliato per problemi personali o per qualsiasi altro motivo, ma questo non limita certamente il suo valore umano. La non ammissione alla classe successiva non significa affatto che il ragazzo o la ragazza siano mentalmente inferiori agli altri o siano dei reietti della società, come li si vorrebbe far passare; significa soltanto che, per una serie di motivi non sempre chiari e palesi, non sono stati raggiunti neanche gli obiettivi minimi che erano preposti alla classe da loro frequentata. E perciò, come non si darebbe in mano un aereo ad un pilota che non ha dimostrato di saperlo guidare, come non si farebbe entrare in sala operatoria chi non ha la specializzazione in chirurgia, così non si può e non si deve promuovere chi non lo merita. Anche se vissuta come un dramma, la ripetizione di un anno scolastico non lo è affatto; anzi, rivedendo con calma quei contenuti che non si sono appresi, ricostruendo quelle basi tecniche che si è dimostrato di non possedere (penso alle conoscenze linguistiche del latino e del greco, ma anche alla matematica), lo studente vivrà più tranquillo e avrà modo di riprendersi l’anno successivo e di avere un profitto migliore. Mandandolo a frequentare una classe superiore per la quale non ha le basi e le conoscenze necessarie, lo si condanna invece a sentirsi sempre inferiore agli altri, a vivere nell’angoscia di non riuscire a seguire programmi e contenuti per i quali non è preparato. In questi casi promuovere equivale non ad aiutare, ma al contrario a danneggiare lo studente. Qualcuno di questi pedagogisti post sessantottini dice ancora che la bocciatura non serve, perché deprime e demotiva dallo studio; io invece sostengo il contrario, perché nella mia lunga carriera ho visto molte volte alunni che hanno ripetuto un anno ma hanno trovato in ciò una nuova motivazione che ne ha migliorato di molto non solo il rendimento scolastico ma anche l’autostima e la serenità personale. E poi sono convinto fermamente di una cosa: che se la bocciatura serve a poco, la promozione immeritata serve ancor meno.

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In attesa degli scrutini

Tra pochi giorni si terranno in tutte le nostre scuole gli scrutini conclusivi dell’anno scolastico, che per me saranno gli ultimi della carriera ma non diversi da quelli precedenti, perché fino all’ultimo continuo a ritenere validi i principi in cui ho creduto fin da quando ho cominciato ad insegnare. Il primo di essi, perché fondamentale, è quello di applicare ovunque criteri di giustizia ed equità verso gli studenti, che debbono essere trattati tutti allo stesso modo, senza favoritismi né penalizzazioni, secondo la bella definizione di Cicerone, il quale afferma che la giustizia consiste essenzialmente nel “dare a ciascuno il suo”. Questo principio comporta l’attribuzione di voti positivi e lusinghieri per chi ha raggiunto totalmente o parzialmente gli obiettivi didattici stabiliti all’inizio dell’anno scolastico, ma per la stessa ragione esso determina anche l’attribuzione di votazioni basse – e quindi il debito formativo o la non promozione nei casi più gravi – per chi questi obiettivi non ha conseguito, quali che ne siano state le cause. Così dovrebbe funzionare la valutazione conclusiva per ciascun studente, ma purtroppo molto spesso non è così: per una serie di cause di varia origine molto spesso le scuole riducono al minimo, o addirittura eliminano totalmente dai quadri valutativi di fine anno i casi di insuccesso scolastico, garantendo promozioni immeritate a persone che non hanno né le conoscenze né le competenze adeguate per affrontare gli studi nella classe successiva o per sostenere l’esame di Stato.
Quali sono quindi le cause di questi comportamenti scorretti da parte dei consigli di classe, che spesso promuovono cani e porci mettendo sullo stesso piano – e attribuendo loro gli stessi voti – chi si è impegnato veramente ed ha ottenuto con le proprie forze la sufficienza e chi invece ha mostrato un’applicazione scarsa e discontinua oppure non possiede le attitudini e le capacità per seguire il percorso formativo scelto? In certi casi il buonismo verso gli studenti scaturisce da residui ideologici di un lontano passato, il “mitico” ’68, quando la promozione era d’obbligo perché bocciare era “fascista”; in altri casi tale comportamento deriva da un malinteso senso di benevolenza verso gli alunni i quali, poverini, soffrirebbero troppo se si vedessero bocciati o anche solo gravati di qualche debito, e così l’amore paterno (e più spesso materno!) dei docenti si traduce in promozioni del tutto immeritate. Poi ci sono ragioni di opportunità: se in una scuola ci sono troppe bocciature c’è il rischio, secondo l’opinione comune, che gli studenti non vi si iscrivano più, perché si sa che oggi tutti vogliono ottenere il massimo utile con il minimo sforzo, e ciò comporta la minaccia di una riduzione delle classi e dei posti di lavoro; gli insuccessi scolastici quindi danneggerebbero l’immagine esterna dell’istituto, che oggi, con la diffusione del concetto di scuola-azienda, è diventata molto più importante della qualità didattica e formativa, cui ben pochi ancora credono. Ci sono poi anche motivazioni più meschine e inconfessabili, da cui purtroppo alcuni colleghi sono condizionati: una di esse è il timore della reazione di studenti e genitori di fronte ad una bocciatura, per cui risulta molto più conveniente dare la sufficienza a tutti e restare quindi in pace con tutte le altre componenti scolastiche. In certi casi, addirittura, l’attribuzione di voti sufficienti agli studenti deriva dalla consapevolezza di certi insegnanti di aver lavorato poco e male durante l’anno scolastico, per cui è meglio non sollevare problemi e far tutti contenti, oppure anche dall’indolenza di certe persone che limitano così il proprio impegno lavorativo, perché assegnando buoni voti a tutti non sono costretti a tenere corsi integrativi e prove di recupero del debito.
Questa è la triste realtà, purtroppo, per cui gli scrutini si riducono spesso ad una farsa dove sembra di trovarsi al mercato delle vacche e dove si gioca continuamente al rialzo, nel senso che i docenti fanno a gara ad aumentare i propri voti per far raggiungere agli studenti medie e crediti di alto livello, nella falsa convinzione che la scuola migliore e più formativa sia quella che ha il maggior numero di successi scolastici. E invece spesso, a mio parere, è vero l’esatto contrario, perché la scuola migliore è quella che garantisce la miglior formazione e applica la giusta selezione tra gli studenti, perché se non c’è selezione non c’è neanche qualità. Oserei anzi dire, soprattutto a beneficio dei buonisti ideologici e di quelli che agiscono per “umanità”, che la promozione immeritata non va affatto nell’interesse dello studente, non lo aiuta affatto ma anzi, al contrario, lo danneggia,e per due motivi: primo, perché lo illude di avere conoscenze e competenze che non ha e lo costringe ad una serie di insuccessi ed umiliazioni che subirà l’anno seguente, perché ammesso a frequentare una classe per la quale non ha la necessaria preparazione; secondo perché, da un punto di vista sociale, le promozioni di massa finiscono per favorire i ricchi ed i potenti, che hanno tutta una serie di relazioni sociali tali per cui, appena il figlio ha ottenuto il diploma o la laurea, trovano il modo di sistemarlo in posizioni redditizie e di grande responsabilità, mentre i figli di coloro che stanno nelle classi sociali inferiori avranno in mano soltanto un inutile pezzo di carta. Mettendo tutti alla pari, chi se ne avvantaggia è chi è già favorito dalla scala sociale; e questo dovrebbero meditare i demagoghi di origine sessantottina, che con l’idiozia dei “sei politico” credevano di avvantaggiare i proletari, mentre in realtà facevano tutto il contrario. Chi agisce così, inoltre, va anche contro la nostra Costituzione, la quale dice che “i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Appunto, i capaci e i meritevoli,non tutti senza distinzione.
Ritengo quindi che la selezione nella scuola sia necessaria e vada nell’interesse degli studenti stessi e, più in generale, di un principio di giustizia ed equità che tutti dovremmo seguire. E mi fa specie che molti docenti, anche su Facebook o altri social, si lamentino di questa situazione e ne diano la colpa ai vari ministri in carica oppure, più perifericamente, ai loro Dirigenti scolastici, che impedirebbero le bocciature ed i debiti. Eh, no, cari colleghi, basta con lo scaricabarile! Se gli scrutini sono spesso una ridicola farsa la colpa è nostra, perché i ministri non sono presenti ai nostri consigli di classe, mentre il Dirigente è presente ma il suo voto conta per uno (vale doppio solo se due proposte hanno un numero pari di preferenze) e non può imporre la sua volontà a dieci docenti che possono benissimo metterlo in minoranza. Quindi smettiamola di dare la colpa agli altri per lavarci la coscienza! Se le cose vanno come vanno la colpa è nostra, inutile cercare di scrollarci da dosso le nostre responsabilità. Cominciamo ad assumercele, le responsabilità, ed a pensare che la promozione degli alunni non è un atto dovuto o un espediente per non avere fastidi, ma è il riconoscimento del raggiungimento di determinati obiettivi formativi. Chi non li ha raggiunti non ha diritto ad essere promosso, quali che ne siano state le motivazioni.

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Scrutini e coerenza dei docenti

Ho visto che, in questi ultimi tempi, il post più visitato sul mio blog è quello che si intitola “Bocciare o non bocciare?”, evidentemente perché l’argomento è di attualità in questo periodo di scrutini; in tutte le scuole, infatti, è adesso il momento in cui si tirano le somme dell’anno scolastico per tutte le classi, con gli scrutini finali e i giudizi di ammissione per quelle che dovranno sostenere gli esami di Stato.
Quello che intendo riferire qui, tuttavia, non è il mio pensiero circa le promozioni e le bocciature, per cui rimando al post citato prima. Mi preme invece sottolineare lo strano comportamento di certi docenti (parlo in generale, non dei miei colleghi, beninteso!) i quali, dopo essersi lamentati per tutto l’anno scolastico di una classe o di alcuni studenti in particolare, affibbiando loro tutti i peggiori titoli e facendoli oggetto del proprio disprezzo, li presentano poi agli scrutini con voti sufficienti o persino discreti. E questo succede anche nei confronti di persone che, nelle loro materie, avevano valutazioni insufficienti fino a pochi giorni prima dello scrutinio ma che poi, non si sa per qualche magia o miracolo, hanno rimediato in un giorno alle lacune di un anno intero. E’ davvero sorprendente quanto riescono a fare certi solerti colleghi, che evidentemente hanno con sé l’acqua di Lourdes, se riescono a presentare con un sei o un sette persone a cui per tutto l’anno hanno affibbiato dei cinque, dei quattro e persino dei tre. C’è da congratularsi, sono abilità non comuni, che io confesso candidamente di non possedere, perché a me non basta un sei stiracchiato rimediato a giugno per cancellare un anno intero di disimpegno e di cialtroneria.
Le ragioni reali di questo comportamento sono varie, e sono quelle che ho esposto nel post citato prima e in altri dell’anno passato in cui parlo degli scrutini e delle promozioni immeritate di certi studenti. Aggiungo solo che la coerenza, una delle virtù da sempre apprezzate nell’essere umano, evidentemente non è più un valore, come dimostra del resto anche l’esempio che viene dall’alto: basti pensare al trasformismo dei politici e dei giornalisti, a coloro che salgono sempre sul carro del vincitore (dicasi Renzi) dopo aver servito per anni l’odiato Berlusconi. Ho sbagliato io a pensare che la coerenza sia ancora un valore, e che i docenti abbiano la decenza e la professionalità per giudicare oggettivamente i loro alunni; invece l’opportunismo, il terrore delle reazioni dei genitori sindacalisti dei figli, il timore di perdere classi con qualche bocciatura, la volontà di fare personalmente bella figura presentando i propri studenti alla commissione d’esame con voti stratosferici, tutto ciò determina questa situazione. Così vengono promossi anche gli asini e i vagabondi, e la nostra scuola si squalifica sempre più: perché non dobbiamo dimenticare che la scuola, per assolvere bene il proprio compito nella società, deve essere selettiva e non mettere sullo stesso piano chi ha studiato seriamente e chi non ha fatto nulla. Purtroppo, benché siano passati 45 anni, la logica sessantottina è sempre quella dominante: tutti promossi, non si può bocciare nessuno perché lo si distrugge, e chi si oppone è un retrivo oscurantista. A questa logica si aggiunge poi l’opportunismo di chi desidera non avere noie godersi in pace il meritato (?) riposo estivo. Promuovendo tutti si sta tranquilli e le famiglie non rompono le scatole. Meglio di così….

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