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La civiltà dell’odio

Dispiace, purtroppo, constatare che nella nostra società la diffusione di internet e dei social ha portato un inasprimento dei rapporti sociali ed una larga diffusione della volgarità, dell’insulto e dell’odio, molto più facilmente esprimibile da chi sta dietro una tastiera rispetto a chi parla di fronte ad un avversario fisicamente presente di fronte a lui. L’istinto di violenza, di aggressività, di affermazione incondizionata della propria personalità e delle proprie idee ha trovato largo spazio con i “social” di oggi ed anche nel dibattito politico dei cosiddetti “talk show” televisivi, dove la litigiosità è molto aumentata negli ultimi anni. Di per sé la cosa potrebbe avere anche un lato positivo, nel senso che la sincerità, il dire cioè apertamente ciò che si pensa non è un male, ed è certo migliore dell’ipocrisia di chi adula gli altri o nasconde il proprio pensiero per fini personali, fingendo cortesia e benevolenza. Io ricordo con piacere una commedia di Molière, “Il misantropo”, dove il protagonista non è definito tale perché odia la compagnia degli altri, ma perché ha il coraggio di esprimere le proprie convinzioni e le proprie critiche nei confronti del prossimo, come quando dice apertamente ad un sedicente poeta che le sue poesia non gli piacevano affatto, suscitandone ovviamente il risentimento. Però la sincerità ed il coraggio delle proprie idee sono cosa diversa dalla maleducazione, dalla volgarità e dall’esternazione dell’odio a cui purtroppo assistiamo oggi, in un periodo in cui si sono perduti i giusti valori ed i giusti principi che dovrebbero regolare i rapporti umani.
Vediamo un po’ questo problema dell’odio sociale in politica e sui social. Per il primo ambito sarà sufficiente un solo esempio. Nei cinque anni precedenti le ultime elezioni (2013-2018) il Partito Democratico ha avuto la responsabilità del governo, e ha dovuto sopportare non solo le legittime critiche che l’opposizione per sua natura deve esprimere, ma anche i più volgari insulti da parte del Movimento Cinque Stelle, la cui volgarità e ignoranza è apparsa in ogni occasione: i partiti di governo (il PD soprattutto ma anche gli altri, per non parlare di Berlusconi) hanno ricevuto tutti i peggiori insulti, tra cui quello di essere tutti corrotti, ladri, mafiosi ecc., per dire solo alcuni dei titoli che i grillini hanno rivolto agli avversari. I partiti al governo sono stati accusati di aver rovinato l’Italia e aver condotto i cittadini alla fame, cosa che in verità era del tutto falsa, perché le condizioni di vita del nostro Paese erano e sono ancora buone e molto migliori di quelle di altre nazioni europee. Io, che non sono favorevole né al PD che ai Cinque Stelle, di fronte a quel volgare succedersi di insulti che la banda dei seguaci del buffone genovese lanciava contro il governo, dovetti prendere le parti del PD e soprattutto di Renzi, una persona che ha fatto sì molti errori (v. la legge 107 sulla scuola) ma che ha cercato anche con sincerità ed impegno di fare qualcosa di positivo per il nostro Paese. Però, adesso che le ultime elezioni hanno cambiato il quadro politico italiano e che al governo ci sono (malauguratamente!) i Cinque Stelle, il PD sta facendo lo stesso errore che prima facevano i suoi avversari, lasciandosi guidare dall’odio e ripetendo le stesse assurdità che qualche anno fa dicevano loro, cioè che il governo sta portando l’Italia alla rovina, che ci saranno pesantissime tasse aggiuntive, che moriremo tutti di fame ecc. Anche loro adoperano insulti gratuiti (oggi il PD ha definito “indegno” il ministro Salvini) e montano una campagna di odio che non fa certo onore a nessuno. Se il PD vuole con ciò vendicarsi degli insulti subiti quando era al governo, ha sbagliato strada: convinti come sono, a sinistra, della loro superiorità culturale sugli avversari, non dovrebbero usare i loro stessi metodi ed il loro stesso linguaggio, altrimenti si mettono essi stessi alla pari con i Cinque Stelle, che sono difficilmente superabili sul piano dell’insulto e della volgarità.
Sono tuttavia i cosiddetti “social” come Facebook il campo d’azione dove l’odio e l’insulto si diffondono con maggior vigoria grazie soprattutto al relativo anonimato che l’uso privato di un computer o uno smartphone sembrano consentire. In realtà chi offende o diffama altre persone può essere rintracciato e denunciato, tramite la Polizia Postale ed i mezzi di ricerca elettronici che esistono adesso, ma molte persone, pur offese, rinunciano a intraprendere un iter giudiziario lungo e fastidioso e con il rischio di non ottenere nulla; perciò, nella maggior parte dei casi, si limitano a rispondere agli insulti con altrettanti insulti ancor più sanguinosi, credendo in questo modo di vendicarsi adeguatamente e finendo invece per mostrare un comportamento infantile e indegno di persone civili. Avviene così che sui social vengono scatenate vere e proprie campagne di odio contro qualcuno solo perché esprime idee diverse dalle nostre, e queste campagne sono spesso organizzate scientemente da associazioni, partiti o organi di informazione allo scopo di screditare gli avversari e farli passare per quello che non sono. Le accuse di questo genere si incrociano vicendevolmente, e ciascuno accusa l’altro di essere un “hater”, cioè un odiatore del prossimo, affibbiandogli etichette infamanti. Così l’odio, anziché diminuire, aumenta sempre più, perché chi si sente offeso – e ritiene ingiuste le accuse che riceve – è portato a rispondere con lo stesso linguaggio, e così si forma una spirale di intolleranza e di incomprensione che non si ferma più. Ho usato consapevolmente il termine “incomprensione” perché va anche detto che è difficile giudicare il pensiero di una persona (o peggio, la persona stessa) da ciò che scrive in un commento di Facebook: spesso si viene fraintesi, ciò che viene scritto con un senso viene recepito in un altro totalmente diverso, e l’equivoco non fa altro che inasprire un clima già notevolmente alterato.
A questo punto non posso però evitare, prima di concludere, di esprimere un mio giudizio sul dibattito politico attuale. Di recente la sinistra, servendosi anche di trasmissioni televisive come “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, ha lanciato le solite accuse di “razzismo” e di “fascismo” contro tutti coloro che non approvano l’arrivo incontrollato dei migranti stranieri nel nostro Paese, servendosi anche di “intellettuali” come Saviano, Canfora, Cacciari ed altri, lasciati parlare senza contraddittorio e liberi di accusare e di insultare persino un ministro della Repubblica, Matteo Salvini, indicato come il creatore ed il fomentatore della campagna di odio razziale che, a loro dire,ci sarebbe in Italia contro gli stranieri e i “diversi” di ogni genere. A me la cosa fa sorridere per due motivi: primo, perché viene spacciato per “razzismo” ciò che non lo è affatto, in quanto la preoccupazione per il diffondersi della criminalità slava, romena, albanese, nigeriana ecc. in Italia non può essere definita razzista se non dalla malafede di coloro che hanno qualche tornaconto personale nell’accoglienza di questi stranieri che vengono qua a delinquere perché le nostre leggi sono assai più miti e lassiste di quelle dei loro paesi di origine. Il razzismo è cosa ben diversa e s’identifica con il considerare la propria razza come geneticamente superiore alle altre come avveniva, ad esempio, nella Germania nazista; ma chi subisce o denuncia i furti in villa dei criminali slavi o i ROM che rubano sugli autobus e nelle strade non lo fa perché si sente geneticamente superiore a loro, ma perché si preoccupa della propria sicurezza. Chi non approva che gli immigrati di colore siano mantenuti a spese nostre negli alberghi e vadano tutto il giorno in giro con lo smartphone senza fare nulla mentre i nostri pensionati vivono a stento con 500 euro al mese di pensione non lo fa perché si sente superiore agli immigrati, ma perché questo stato di fatto è profondamente ingiusto, e grida vendetta il fatto che gli stranieri vengano preferiti agli italiani in tanti aspetti della vita sociale, compresa l’assegnazione delle case popolari. Chi dice “prima gli italiani” ha perfettamente ragione, perché così fanno tutti gli altri Stati europei e occidentali.
C’è però un secondo motivo che fa indignare. La nostra sinistra accusa Salvini e la destra di aver creato una campagna di odio quando sono proprio loro invece, i vari partiti e pensatori di sinistra, che hanno fondato sull’odio e sul disprezzo per il “nemico” la loro azione politica, dal ’68 fino ad oggi. Io, che purtroppo ho una certa età, ricordo benissimo la “caccia al fascista” degli anni ’70, quando diversi giovani di destra furono addirittura assassinati; in tempi più recenti sono sotto gli occhi di tutti le campagne di fango mediatiche e giudiziarie lanciate contro Berlusconi, portato in giudizio con accuse assurde nel tentativo di eliminarlo con quel mezzo dalla scena politica perché non si era in grado di batterlo alle elezioni; ed ancora più di recente, mi piace ricordare la pletora di infamie e insulti lanciata sui social e nel dibattito politico contro Salvini, che ha la sola colpa di voler difendere i confini del suo paese e di riconoscere agli italiani i loro diritti. A questo si aggiunge la continua ricerca del “nemico” che continua ancora oggi da parte della sinistra, che risuscita di continuo il fascismo finito storicamente 75 anni fa per avere qualcuno contro cui scagliare il proprio livore. Salvini, il cosiddetto “razzismo” e il cosiddetto “fascismo” sono quello che per i cristiani osservanti è il Maligno, il Diavolo, il “Nemico” del bene per antonomasia, che con la sua presenza giustifica e autorizza i crimini che la Chiesa Cattolica ha compiuto per secoli. Quindi, nel caso della campagna di odio che si va diffondendo purtroppo nel nostro tempo, non credo che esista nessuno che possa dare lezione ai suoi avversari, e mai come oggi trova piena applicazione quel detto popolare che dice “Il bue dà del cornuto all’asino”, oppure, come diceva mia nonna, “Il mugnaio accusa gli altri di essere sporchi di farina”.

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Censura!!!

Ci siamo, è successo nuovamente: sono stato sospeso da Facebook per trenta giorni solo per aver espresso una mia opinione, che evidentemente non collimava con il pensiero unico impostoci dalla Rete e dagli altri mezzi di informazione. In un mio commento sul problema dell’immigrazione ho usato la parola “negro”, un termine normale per indicare le persone di colore che è normalmente compreso nella lingua italiana. Dice il vocabolario Zingarelli (anno 2009) alla voce “negro”: “persona che appartiene al gruppo etnico di pelle nera o scura”, aggiungendo però subito dopo che il termine può essere inteso come spregiativo e quindi spesso sostituito con “nero”; ma si tratta di un’assurda sottigliezza, perché entrambi i termini derivano dal latino nigrum, accusativo dell’aggettivo niger. Non si vede dunque dove sta l’intento offensivo di chi lo scrive, specie se – come nel mio caso – non c’era alcuna volontà denigratoria, ma la parola compariva in un commento scritto a proposito del problema dell’immigrazione che fa tanto oggi discutere nel nostro Paese.
La cosa veramente grottesca è che su Facebook continuano ad essere presenti termini offensivi molto pesanti, parolacce di ogni tipo, che gruppi eversivi e in odore di mafia e di malavita continuano tranquillamente a prosperare e poi si esclude per un mese una persona solo per aver usato una parola sgradita. La contraddizione è evidente, e probabilmente chi provvede a questo tipo di censura non sono persone in carne ed ossa, ma un algoritmo o qualche software automatico che, appena si imbatte in un termine “politically incorrect” lo segnala e da lì parte l’emarginazione di chi l’ha usato. Bisogna per forza pensare questo, perché altrimenti, se ci fossero veramente persone reali a fare i censori, vorrebbe dire che sono degli idioti oppure, cosa più probabile, che sono manovrati dall’alto, da parte di un potere occulto che impone a tutti il pensiero unico di oggi, quello che protegge e considera sacre e intoccabili certe categorie di persone (immigrati, gay ecc.) e castiga persino penalmente chi osa non essere d’accordo con tale impostazione ideologica. C’è da chiedersi allora dove va a finire l’art. 21 della nostra tanto osannata Costituzione, che garantisce la libertà di parola e di opinione. Dico questo perché non credo che i social della Rete (primo tra tutti Facebook) siano liberi e indipendenti: in realtà dipendono da certi poteri e ne fanno gli interessi, sono collegati in ogni Paese a determinati indirizzi ideologici.
Pier Paolo Pasolini, nei primi anni ’70 dello scorso secolo, diceva che il potere della televisione sull’anima umana era molto più forte di quello delle classiche dittature del ‘900: il fascismo, secondo lui, aveva raccolto nel popolo italiano solo un’adesione esteriore, ma non ne aveva cambiato la vita, la mentalità, il modo di essere; la televisione invece, condizionando quotidianamente ciascuno di noi e piegandolo alle esigenze del mercato e del consumismo, costituiva una dittatura ben più efficace e coercitiva di quella di Mussolini o di Stalin. Ed in effetti, se un regime come quello fascista dovesse rinascere oggi e non nel 1922, non credo che utilizzerebbe il manganello e l’olio di ricino, ma gli sarebbe sufficiente un’accurata propaganda televisiva e mediatica. Pasolini non parlava della Rete perché allora non esisteva, altrimenti avrebbe sicuramente stigmatizzato l’uso dei social più di quanto non abbia fatto con la televisione.
Ma per lungo tempo la propaganda televisiva e mediatica si è limitata a influenzare psicologicamente i cittadini, proponendo modelli di vita che hanno profondamente cambiato le abitudini degli italiani (i consumi sfrenati,la cura dell’estetica, le vacanze al mare o all’estero viste come un’assoluta necessità ecc.) e promulgando una finta tolleranza ed un finto pluralismo che davano comunque l’impressione a tutti di essere liberi e di poter esprimere altrettanto liberamente le proprie opinioni; adesso invece, da qualche anno a questa parte, il pensiero unico deve sentirsi minacciato in qualche maniera, perché è passato dalla proposta alla coercizione, dalla finta tolleranza all’imposizione violenta del pensiero unico dominante. Un esempio sono le proposte di legge di Scalfarotto (PD) e di Fiano (sempre del PD), le quali auspicano addirittura di punire penalmente, anche con il carcere, chi esprime idee non allineate alle loro per quanto riguarda gli omosessuali e la cosiddetta “propaganda fascista”, forse perché hanno paura che risorga un regime che è finito più di 70 anni fa. Non sarà più possibile a nessuno dire che i gay non gli piacciono o che le coppie di quel tipo non seguono le leggi di natura, né cercare di studiare e di comprendere ciò che il fascismo fu in realtà senza lasciarsi condizionare dai libri di storia e dalle altre fonti di informazione orientate a sinistra e quindi insincere e faziose. La libertà di opinione sancita dall’art. 21 della Costituzione è oggi fortemente minacciata dal pensiero unico, che ci viene imposto da tutte le fonti di informazione, nonostante che da qualche mese si sia insediato un governo che pare orientato diversamente. E questa ideologia onnipresente e oppressiva, che non ammette contraddittorio, ci arriva addosso anche attraverso i social della Rete, che sono certamente manovrati dall’alto: non si spiegherebbe in altro modo, infatti, il motivo per cui basta che si usi la parola “negro” e si viene cacciati dalla comunità ed esclusi dal dialogo con tutti, anche con coloro che abbiamo accettato nella nostra amicizia. Io mi auguro che sempre più persone si accorgano che quello che stiamo vivendo in Italia è un regime ipocrita e peggiore di ogni altro perché, per tornare a Pasolini, il fascismo almeno era una dittatura dichiarata e conclamata, mentre quella di oggi si traveste da democrazia e finge di concedere libertà che invece non ci sono affatto. Chi non si allinea alle idee dominanti alla Saviano o alla Boldrini è automaticamente emarginato, escluso, disprezzato e bollato con termini infamanti come “razzista”, “fascista” ecc. anche quando dice cose giuste ed evidenti a tutti, come ad esempio disapprovare la grottesca politica per la quale i cittadini italiani spendano 5 miliardi di euro all’anno per mantenere negli alberghi immigrati nullafacenti e quasi sempre clandestini, che non fuggono da nessuna guerra ma vogliono solo fare la bella vita a spese nostre. Se questa è democrazia!!!!

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