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Il pensiero unico colpisce ancora

Sulle pagine di questo modestissimo blog io ho l’abitudine di esprimere liberamente le mie idee… finché sarà possibile, dato che si sta affermando nel nostro Paese una forma strisciante di dittatura che cerca di schiacciare il dissenso e togliere la parola a tutti coloro che si oppongono al pensiero dominante. E’ un argomento che già più volte ho trattato, perché a mio giudizio dovremmo tutti prendere coscienza del fatto, gravissimo, che in Italia non è più garantita integralmente, come dovrebbe essere, la libertà di parola e di opinione sancita dall’art. 21 della nostra Costituzione repubblicana.
La questione emerge quando qualcuno tenta, anche sommessamente, di dissentire da certe idee prevalenti (ormai divenute dogmi intoccabili) che ci vengono trasmesse dalla TV e che vengono esternate anche da personaggi importanti, con alte cariche dello Stato come l’attuale presidente della Camera dei deputati, la sig.ra Boldrini. Secondo questo pensiero unico che si va diffondendo imponendosi con la forza e minacciando i dissidenti di sanzioni di vario tipo (anche penali!), occorre necessariamente essere d’accordo con il buonismo che consente l’accoglienza di centinaia di migliaia di stranieri che non solo vengono mantenuti negli alberghi quando esistono milioni di italiani sotto la soglia della povertà, ma che addirittura vengono incoraggiati a venire in Italia e persino prelevati dalle coste della Libia. E chi si azzarda a dire che questa invasione non è più tollerabile, che molti stranieri compiono azioni criminali nel nostro Paese, che in molte città italiane esistono quartieri non più vivibili per gli abitanti a causa degli extracomunitari e dei rom che rubano e sporcano tutto, che non possiamo accogliere tutti perché già abbiamo i nostri problemi, chiunque dice queste cose viene bollato subito con l’infamante etichetta di razzista quando non addirittura di nazista o peggio ancora. Lo stesso vale per chi non condivide l’ideologia gender oggi dominante che protegge i gay e le cosiddette “famiglie arcobaleno”, chi si dice contrario al matrimonio omosessuale e all’adozione di bambini da parte di queste persone. Qui si arriva addirittura ai provvedimenti disciplinari contro i dissidenti: è di questi giorni la notizia che un celebre psicanalista milanese, il dott. Giancarlo Ricci, persona del tutto rispettabile, con molte pubblicazioni al suo attivo e quarant’anni di esercizio della professione, è stato deferito all’ordine degli psicologi di Milano e rischia di essere sospeso dal servizio perché ha osato affermare che un bambino ha bisogno, per una crescita equilibrata, di avere al suo fianco la presenza costante di un padre e di una madre, cioè un uomo e una donna. E’ stato bollato di eresia per questo, ci rendiamo conto? Rischia la sospensione per aver detto la cosa più naturale del mondo, vale a dire che. visto che un figlio nasce da un uomo e da una donna, sono il padre e la madre (non l’idiozia del genitore 1 e genitore 2) a dover provvedere alla sua formazione. Che poi esistano anche famiglie dissestate o bambini che crescono con un solo genitore è un’altra questione; ma resta il fatto che l’unica famiglia naturale è quella tradizionale, se così vogliamo chiamarla. Le altre possono essere unioni affettive, ma non chiamiamole famiglie, e soprattutto non coinvolgiamo i bambini nelle scelte sessuali degli adulti.  Io sono convinto di questo e nessuno potrà mai farmi cambiare idea,  che ritengo di avere tutto il diritto di esprimere.
Eppure, in un Stato che si dice di diritto, chi si oppone alle lobby gay e ai sostenitori della teoria gender rischia grosso: il disegno di legge Scalfarotto (deputato gay del PD), giacente ancora in Parlamento, minaccia addirittura di mettere sotto processo e far condannare penalmente “per omofobia” chi osa esprimere una condanna o un’avversione all’omosessualità. E’ libertà questa? E’ garantito il diritto costituzionale di esprimere le proprie idee, anche quando sono diverse dal pensiero dominante? Stiamo ben attenti a questa dittatura strisciante, perché ci sono molti sistemi per opprimere il prossimo e schiacciare la dissidenza: una volta c’era l’olio di ricino, il confino, i campi di concentramento, i gulag, oggi ci sono la televisione e le leggi razziali, come io le chiamo perché trattano come “razza inferiore” chi ancora ha il coraggio di credere nell’identità del nostro Paese o nella famiglia tradizionale.
Un piccolo schiaffo dal pensiero unico l’ho ricevuto anch’io in questi giorni, benché vi abbia fatto poco caso. Su facebook, di recente, è uscita la notizia del licenziamento in tronco di due dipendenti della LIDL di Follonica (Grosseto), rei di aver combinato uno scherzo a due donne ROM rinchiudendole per qualche tempo (penso mezz’ora o poco più) nel gabbiotto dei rifiuti del magazzino. Apriti cielo! I due poveracci, accusati di razzismo e additati alla gogna pubblica per aver sequestrato per mezz’ora due zingare che erano lì a rubare, sono stati addirittura licenziati. Come diversi altri, anch’io ho manifestato con un commento il mio dissenso da questo provvedimento assurdo ed esagerato, anch’esso frutto certamente del pensiero unico dominante; il licenziamento, infatti, è avvenuto perché quelle due donne erano ROM, categoria evidentemente protetta dal boldrinismo attuale; se fossero state italiane, tutto si sarebbe risolto con una risata e sarebbe finito lì. Per questo mio commento, dove ricordavo che gli zingari hanno l’abitudine di rubare nei supermercati e altrove, sono stato “bannato” (così si dice con orribile termine di derivazione inglese) da facebook per tre giorni, durante i quali non ho potuto inserire altri commenti, ed alle mie rimostranze nessuno ha risposto. Si tratta certamente di una piccola cosa, che non mi danneggia e non mi tocca più di tanto; ma anche questo è indice inequivocabile della dittatura del pensiero unico, a cui bisogna per forza allinearsi come tanti soldatini messi in fila, altrimenti scattano prima la pubblica esecrazione e poi i provvedimenti punitivi veri e propri. Forza, continuiamo così: la caccia alle streghe (e agli stregoni) è cominciata!

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Lo stupido buonismo nostrano

Lo spunto per questo post mi viene dato dalla tragedia accaduta a Milano, dove purtroppo uno studente di un liceo scientifico di Padova è morto cadendo dal quinto piano di un albergo durante una gita scolastica. Il gravissimo episodio mi induce a due considerazioni. La prima è quella di confermare il mio assoluto e totale rifiuto a partecipare a qualunque viaggio, anche di un solo giorno, organizzato dalla scuola, perché la responsabilità civile e penale degli insegnanti accompagnatori è talmente enorme che dovrebbe scoraggiare qualunque docente dal prendervi parte, ed in tal modo le scuole cesserebbero finalmente di prendere queste iniziative ormai anacronistiche e portatrici solo di rischi e di angosce per delle persone che sono già abbastanza stressate nel dover stare insieme ai ragazzi di oggi al mattino, durante le ore di lezione. La seconda considerazione che questo fatto di cronaca mi ispira è derivata dall’aver sentito alla televisione le sconcertanti parole della preside del liceo frequentato da quel povero ragazzo, la quale ha avuto la spudoratezza di affermare che, se la morte dello studente è stata provocata da uno “scherzo” dei compagni, anch’essi vanno compatiti e perdonati. Ora io dico: ma come è possibile sostenere un simile punto di vista, soprattutto in coincidenza con il dolore straziante di quei poveri genitori? Se i compagni sono in qualche modo responsabili dell’accaduto, se hanno messo in atto uno scherzo cretino che ha provocato questa tragedia, essi debbono pagare per il male fatto e non meritano nessun perdono. A 19 anni si è maggiorenni e si ha la capacità di intendere e di volere, non si è più bambini; quindi se da parte loro ci sono delle colpe (e io credo che ci siano senz’altro, visto l’atteggiamento di mafiosa omertà che hanno assunto dopo l’incidente) la verità deve venire fuori e questi assassini – perché così vanno chiamati, anche se non avevano la volontà di uccidere – debbono essere condannati al carcere per omicidio colposo. E’ chiaro che costoro si proteggono a vicenda e hanno concordato la versione da dare agli investigatori; si sa infatti che il codice mafioso che vige tra gli studenti prescrive di non fare mai “la spia”, a costo di rimetterci tutti. E così dovrebbe avvenire: in attesa che la magistratura faccia luce sull’episodio, gli alunni di quella classe, almeno quelli che erano in quel momento insieme al ragazzo morto, non dovrebbero essere ammessi all’esame e ripetere un anno di scuola. Il provvedimento è molto leggero, ma almeno questo andrebbe fatto subito per punire l’omertà che impedisce di accertare la verità dei fatti. Ed a ciò io aggiungerei il licenziamento per quella preside incapace, che invece di adoperarsi per punire i responsabili va blaterando che vanno perdonati. Lo vada a dire ai genitori di quello studente, vedrà come la loderanno per la sua professionalità!
E’ pur vero però che le parole di quella preside non vengono a caso, ma si comprendono se pensiamo al clima di stupido ed eccessivo buonismo che esiste nel nostro Paese da più di quarant’anni, da quando cioè la “rivoluzione” del ’68 ha eliminato l’autorità ed il rispetto della legge nella scuola e nella società. Siamo stati abituati da decenni a sentire psicologi, sociologi e politici di sinistra, in questo alleati con un ipocrita e malinteso senso di carità cristiana, sostenere che se qualcuno commette un delitto la colpa va cercata nella società, nelle amicizie, nella famiglia… insomma, la colpa è di tutti tranne che dell’autore materiale del misfatto. Io sostengo invece che se una persona è capace di intendere e volere, se ha la piena consapevolezza di quel che fa, la colpa dei delitti commessi è soltanto e unicamente sua, e deve pagare per intero il male compiuto. Oggi invece, dietro a questo sciocco buonismo che ha investito la nostra società, assistiamo ad enormi ingiustizie ed ad una sostanziale impunità per chi commette reati gravi e gravissimi: assassini che lasciano il carcere dopo pochi mesi e tornano a uccidere, furti e rapine sostanzialmente impuniti, violenze compiute ripetutamente senza che le autorità intervengano ed altro ancora. Un esempio: si parla tanto oggi di violenza sulle donne, ed alcune di esse sono state perfino uccise da mariti, compagni e altro che sia. In molti casi queste donne, prima di essere uccise, avevano già subito gravi violenze e avevano più volte denunciato la persona che le aveva compiute; ma le cosiddette “forze dell’ordine” si erano ben guardate dall’intervenire, e per arrestare il violento hanno aspettato l’omicidio, quando ormai, qualunque cosa accada, la persona morta non può tornare in vita. Tutto questo è assurdo e frutto del medesimo buonismo che punisce solo le persone oneste e protegge i delinquenti, perché se un uomo compie violenze e minaccia di morte la compagna, andrebbe subito arrestato e condannato almeno a 20 anni, non certo aspettare che abbia compiuto il delitto. Ma la giustizia da noi funziona così: condanna pesantemente certe persone in base a soli indizi e assolve, o comunque tratta con blandizia, i veri criminali.
Il buonismo deleterio e diseducativo che affligge la nostra società si manifesta in ogni situazione, da quelle più gravi descritte sopra ad altre apparentemente meno importanti; su questo piano anche le promozioni facili presenti nelle nostre scuole derivano dalla stessa mentalità, perché nell’immaginario collettivo aiutare uno studente significa automaticamente dargli la promozione anche se immeritata, mentre è vero il contrario, perché mandare uno studente senza basi in una classe successiva significa danneggiarlo, sottoporlo ad un lavoro e ad uno stress che non sarà capace di sostenere, oltre a provocare una grave ingiustizia nei confronti di coloro che hanno ottenuto la promozione con le loro forze. E l’elenco potrebbe continuare citando il buonismo dei politici e delle istituzioni che permette a dei criminali di devastare una città durante una manifestazione e tollera che ai ROM ed agli stranieri sia concesso di delinquere apertamente nel nostro Paese senza cacciarli a casa loro, come meriterebbero, per non incorrere nell’accusa di razzismo. Ma lasciamo stare, è meglio fermarsi qui. Dico soltanto che il buonismo insensato ed ipocrita che il ’68 ed i suoi accoliti hanno provocato ci sta portando alla rovina ed ha reso insicura la nostra vita, con buona pace dei politici e di chi dà loro il proprio voto.

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