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Il blog di un professore ha dei limiti?

Oggi 12 febbraio questo mio blog compie quattro anni, essendo stato inaugurato nello stesso giorno del 2012. In questo periodo ho pubblicato oltre 190 articoli (o post come si dice oggi), che hanno riguardato massimamente il settore di mia competenza (cioè quello della scuola) e che più raramente hanno trattato altre tematiche di tipo politico, sociale o letterario. Ho intenzione a breve di compilare un elenco degli articoli e degli argomenti affrontati, in modo da rendere per i lettori più agevole il reperimento delle pagine più interessanti o più corrispondenti agli interessi di ciascuno. Per quanto mi riguarda, non nascondo che tenere un blog e aggiornarlo con cadenza più o meno settimanale mi costa fatica, perché di tempo ne ho poco; il lavoro scolastico, infatti, diventa ogni anno più pesante (non so perché ma è così) e anche l’età comincia ad avanzare. Pur tuttavia continuo a osservare questo mio impegno straordinario, anzitutto perché sento la necessità di far conoscere alle persone del mio settore, ma anche ad altri, quelle che sono le mie idee e le mie opinioni; in secondo luogo, tengo il blog perché sono convinto che l’esperienza di un docente che insegna da 36 anni può servire a chi comincia adesso questa professione ed a quanti, a qualsiasi titolo, hanno a che fare con il mondo della scuola. Ricavo questa convinzione dal fatto che continuo a ricevere lettere, al mio indirizzo e-mail privato che ho indicato sul blog, di colleghi, genitori e studenti che mi chiedono pareri e consigli. Quello che invece mi rammarica, come vado ripetendo da quando ho iniziato questa attività, è il fatto che al numero piuttosto elevato di visite giornaliere che il blog riceve non corrisponda un adeguato numero di commenti, i quali, se pubblicati e corredati di risposta, potrebbero essere utili a più persone. Accade invece, purtroppo, che di fronte ad una media di circa 150 visite al giorno, il numero dei commenti sia molto esiguo, tanto che a volte passano settimane senza riceverne alcuno. Probabilmente molte persone preferiscono limitarsi a leggere senza scrivere nulla, perché non amano mettersi in gioco e sostenere le proprie idee.
Comunque, dopo quattro anni di blog, ho pensato quest’oggi ad esprimere anche un altro problema che da tempo mi affligge, cioè le limitazioni che un’attività di questo tipo deve necessariamente avere quando il titolare è un professore. Noi docenti, si sa, siamo anche e soprattutto educatori, e quindi dobbiamo stare attenti a ciò che diciamo agli studenti, soprattutto in classe ma anche in un blog personale, dato che gli studenti stessi o i loro genitori possono benissimo leggerlo, anzi lo fanno molto spesso. Da ciò deriva che, se qualcuno di noi ha delle convinzioni diverse da quello che è il sentire ed il pensiero comune propinatoci dalla tv e dai giornali, se cioè le nostre idee vanno contro il cosiddetto “politicamente corretto” (traduco un’espressione anglosassone di larga diffusione), non lo possiamo esprimere senza venir meno alla nostra funzione di educatori e di formatori della gioventù. Ammettiamo, ad esempio, che qualcuno di noi sia favorevole alla pena di morte, o sia contrario all’accoglienza indiscriminata degli immigrati che vengono sistemati negli alberghi a 4 stelle mentre molti italiani dormono in macchina e negli scantinati, o sia contrario ai matrimoni e alle adozioni gay, visto che di quello si parla oggi più che di qualsiasi altra questione. Uno di noi che la pensasse così sarebbe in pratica costretto a tacere, a non esprimere pubblicamente queste sue idee, perché in caso contrario sarebbe tacciato di oscurantismo, fascismo, razzismo, bieco cinismo, bestiale malvagità e chi ne ha più ne metta, e il disprezzo nei suoi confronti sarebbe ancor maggiore di quello da riservare ad altri cittadini, perché noi siamo educatori e dobbiamo sempre e comunque rispettare le idee prevalenti che ci vengono imposte da quella che altrove ho chiamato “la nuova religione laica” dei diritti civili, siamo tenuti a trasmettere ai giovani ideali di buonismo, di accoglienza, di libertarismo e di libertinismo, anche se non ci crediamo. A me questa sembra una grave limitazione della libertà di opinione e della personalità di ciascuno di noi, in nome di un’etica preconcetta, voluta da certe lobbies e imposta a tutti dai mass media in modo coercitivo. Nei secoli passati chi si opponeva al pensiero comune veniva frustato in piazza, torturato o mandato al rogo dal tribunale dell’Inquisizione; adesso lo si punisce più sottilmente attraverso una condanna morale e un’emarginazione di fatto dal contesto sociale, ma il disprezzo che il dissidente riceve è lo stesso, e se si tratta di un docente è ancora maggiore. Di questo sono consapevole ed ho voluto qui esprimerlo… ma ho parlato in generale, per carità, non vorrei che si pensasse che il problema mi riguardi personalmente.

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La dittatura della nuova religione laica

Lunedì scorso è apparso sul “Giornale” di Sallusti un interessante articolo a firma di Marcello Veneziani, un coraggioso e acuto intellettuale che si è sempre distinto per le sue posizioni diverse ed opposte rispetto al conformismo culturale dei nostri tempi. Nel suo scritto Veneziani parla di una nuova religione civile che, specie qui in Italia, ha sostituito le ideologie superate dal cammino della storia ma ne ha mantenuto tutti i caratteri peggiori, comuni del resto anche alle altre religioni: la presunzione di avere la Verità assoluta, il disprezzo per gli “infedeli” (coloro cioè che non si allineano al nuovo credo), il razzismo fondato su di una presunta superiorità su tutti coloro che non condividono certe idee e certe posizioni.
Questa nuova religione laica, che potremmo chiamare dei diritti civili, ha il suo fondamento nella difesa ad oltranza dei gay, degli extracomunitari, del “diverso” in tutti i sensi possibili, nel libertarismo radicale e totale, nell’esaltazione dell’aborto, dell’eutanasia ed altro ancora. Questi dogmi della nuova religione sono sostenuti e teorizzati da un vero e proprio clero, che si serve dei mass-media, di blog e siti internet, ed ha al suo attivo anche cariche istituzionali come l’antipaticissima presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, la cui arroganza e faziosità si notano anche negli atteggiamenti che tiene nelle occasioni pubbliche, e soprattutto nella partigianeria sfrontata che la porta a condannare la violenza soltanto quando si rivolge contro la sua parte politica.
Gli alfieri della nuova religione non esitano ad agire con violenza psicologica contro chi non condivide i loro dogmi, fino a tentare persino di perseguire a norma di legge chiunque ardisca opporsi a questa dittatura mediatica. Proprio la Boldrini, qualche giorno fa, ha annunciato la presentazione di un disegno di legge contro l’omofobia, con l’intento di far tacere con la forza chiunque non consideri i gay alla stregua di vittime o di eroi, come da tempo il nuovo clero cerca di fare con la pressione mediatica. Eppure qualcuno dovrebbe spiegare alla Presidente della Camera ed agli altri “progressisti” che la libertà di opinione è garantita dalla Costituzione, e che se qualcuno non ama i gay, o pensa che la loro sia una perversione, ha il pieno diritto di pensarlo e di affermarlo, purché non commetta reati contro di loro. Ancora qualche tempo fa si cercò di inserire nel codice penale una norma che comportasse l’aggravante di omofobia nel caso che un reato fosse commesso nei confronti di una persona omosessuale, quasi che il dolore provocato da uno schiaffo dato ad un gay, ad esempio, fosse più forte e meno sopportabile di quello dato ad un’altra persona! Ma da tempo la televisione cerca di omologare tutti alla nuova religione laica, al punto da additare al pubblico disprezzo e da affibbiare l’infamante etichetta di “razzista” a chiunque osasse non allinearsi all’esaltazione incondizionata dei cosiddetti “diversi”. E invece io, come molti altri, rivendico la libertà costituzionalmente garantita di esprimere la mia opinione, contro la nuova Inquisizione che opprime, condanna e persino minaccia chiunque non si allinei al pensiero comune.
Quello che si è detto per i gay può estendersi anche ad altre categorie di persone, come ad esempio gli extracomunitari presenti in gran numero nel nostro Paese. Io non sono mai stato contrario alla presenza degli immigrati, purché rispettino le leggi italiane e lavorino onestamente, nel qual caso sono i benvenuti; ma se vengono per delinquere, approfittando del fatto che in Italia le maglie della giustizia sono molto larghe (purtroppo!), allora è meglio che se ne stiano a casa propria. Anche su questo argomento la televisione ci martella da anni con la difesa a oltranza degli extracomunitari, affibbiando l’infamante titolo di “razzista” a chiunque faccia presenti i problemi, specie di ordine pubblico, che l’eccessiva presenza di immigrati può arrecare, ed anche la necessità di provvedere prima, nell’assegnazione delle case o del lavoro, ai cittadini italiani, così come avviene in ogni altro paese civile del mondo occidentale.
Come dice Veneziani, anche questa nuova religione laica, intollerante, fondamentalista e violenta contro gli oppositori, trae origine dal ’68 e dal libertarismo dissennato che caratterizzò quel movimento, autentica rovina della società civile. Quel movimento, dopo aver distrutto ogni forma di moralismo, ne ha imposto un altro ugualmente odioso, che contempla sempre e soltanto i diritti, senza mai parlare di doveri, e attacca gli avversari bollandoli con il marchio d’infamia dell’omofobia, del razzismo, del bigottismo, del fascismo e via dicendo. Sono questi gli esiti di una visione della società che per lungo tempo si è appoggiata ad una determinata ideologia e che poi, dopo la sconfitta storica di questa, si è rigenerata sotto altra forma, conservando però la protervia, la presunzione ed il falso moralismo di quella ideologia e dei suoi “intellettuali”.
Cosa fare? Cercare di resistere e di mantenere la propria dignità e le proprie idee, evitando di cadere nelle maglie della nuova Inquisizione laica. La Costituzione italiana, per fortuna, garantisce la libertà di opinione e di parola, che va quindi esercitata in piena autonomia di pensiero, senza offendere o danneggiare nessuno. La nostra scuola ha il compito di formare i cittadini in modo che sappiano compiere le loro scelte e pensare con la propria testa, senza lasciarsi ammaliare dalla televisione spazzatura o dai politici faziosi. La libertà è anzitutto questa, ed è il bene più prezioso che un essere umano possa avere.

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