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Che cosa si festeggia il 25 aprile?

Anche quest’anno siamo arrivati alla fatidica data del 25 aprile, festa della Liberazione, e mi pare opportuna una riflessione sull’evento. A parte il fatto che le condizioni politiche ed economiche del nostro Paese hanno la priorità in questo momento, almeno nei pensieri della gente comune, rispetto alla memoria storica, ma in generale è bene chiedersi che cosa si festeggia in questa data. Se si vuol celebrare in questo giorno la fine di una guerra sanguinosa e l’avvio dell’Italia verso la repubblica, la democrazia e la costituzione, va benissimo, nulla da eccepire: è stato un passaggio storico importante e portatore di valori condivisi da tutti, e tutti noi oggi, a distanza di quasi 70 anni, dobbiamo esserne fieri.
Quel che per tanti anni è stato sbagliato e fuorviante è la celebrazione del 25 aprile come una festa di una sola parte politica, la sinistra, che nei libri di storia scritti dai vincitori si è appropriata del merito esclusivo della liberazione dell’Italia dal fascismo e dal nazismo. Questa visione è falsa e faziosa, perché alla lotta di liberazione parteciparono anche tutte le altre forze democratiche, dai democristiani ai liberali, e tutti costoro avevano subito persecuzioni dal precedente regime; anzi, dovremmo dire che la vera lotta antifascista per la libertà e la democrazia fu condotta proprio dalle forze cattoliche e liberali, non certo dai comunisti, i quali combatterono il fascismo non con la volontà di formare uno Stato libero e democratico, ma considerarono quella guerra come un’occasione per attuare la loro rivoluzione proletaria, l’occasione di eliminare una dittatura per sostituirla con un’altra, anche peggiore della precedente. I comunisti combatterono non per liberare l’Italia, ma per consegnarla a Stalin e per creare uno di quei regimi che, in tutto il mondo, si sono resi responsabili di 100 milioni di omicidi.
Ma è ben noto che la storia la scrivono i vincitori, dai tempi di Giulio Cesare e ancor prima, oscurando la memoria ed anche il sangue dei vinti. Già, questo titolo, “Il sangue dei vinti”, è quello di un fondamentale libro di Giampaolo Pansa, giornalista orientato a sinistra ma di grande obiettività e intelligenza, il quale ha mostrato a tutti quali furono le violenze e le atrocità commesse dai partigiani comunisti durante e dopo la guerra, fino agli anni 1946-1947, quando torturarono e trucidarono migliaia di persone innocenti per vendetta personale, per sete di denaro o semplicemente per soddisfare la propria natura criminale, sotto la generica accusa di aver aderito al fascismo, accusa rivolta anche a persone come il seminarista Rolando Rivi, trucidato a soli 14 anni e che non sapeva neppure cosa era stato il fascismo. Le atrocità commesse da questi criminali sono state ignorate per decenni dai libri di storia e dagli organi di informazione, i quali hanno suddiviso in modo ipocrita e manicheo la società italiana in due categorie contrapposte: il male, rappresentato da chi si mantenne fedele ai propri principi e aderì alla Repubblica di Salò, ed il bene identificato con i partigiani, e neanche tutti, ma soltanto quelli con la bandiera rossa ed il simbolo della falce e martello.
Quella degli anni 1943-1945 fu, checché se ne dica, una vera e propria guerra civile, dove il bene ed il male non stavano da una sola parte, come mai può accadere. Chi aderì al fascismo in quegli anni lo fece in buona fede, credendo di servire la Patria e di realizzare i propri ideali; e la storia, si sa, si giudica a posteriori, non sul momento in cui i fatti si svolgono, quando ciascuno ritiene di essere dalla parte giusta e non può prevedere il giudizio che la storia, anni o decenni dopo, darà del suo operato. Perciò chi combatté quella guerra dalla parte perdente avrebbe diritto all’onore delle armi, come si suol dire, non quello di ricevere infamanti condanne morali che si sono protratte fino ad oggi, quando si è visto il male tutto da una sola parte e quando si sono ignorate le atrocità commesse dai vincitori, dalle foibe agli infiniti assassinii politici perpetrati dal regime sovietico con la complicità del compagno Togliatti, dalle bombe atomiche sganciate dagli americani su un Giappone già sconfitto alle torture, gli stupri, i massacri di innocenti compiuti in Italia e altrove dai partigiani comunisti. E’ bene che la storia venga una volta per sempre interpretata nel modo giusto, senza nascondere nulla e dando con giustizia a ciascuno il suo. Questo dovrebbe essere il 25 aprile, la festa della democrazia e della libertà rconquistata, non l’ipocrita vanto fazioso di chi si comportò, in molti casi, ancor peggio del nemico.

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