Archivi tag: Oliver Twist

Siamo al post n° 200!

Questo di oggi è il post n. 200 da quando ho inaugurato il blog (febbraio 2012). La quantità di osservazioni ed impressioni che ho scritto comincia quindi ad essere voluminosa, la si potrebbe raccogliere in un libro; ma la soddisfazione per aver raggiunto questo traguardo è purtroppo limitata da altre aspirazioni non realizzate, la maggiore delle quali riguarda il numero dei commenti, ancora molto scarso rispetto a quello che accade ad altri “bloggers” (lo metto tra virgolette perché non mi piacciono le parole inglesi nell’italiano). In certi periodi arrivo anche a 250 visite al giorno senza che nessuno dei lettori si degni di scrivermi qualcosa su quel che pensa di quanto ho scritto, siano pure critiche o comunque opinioni diverse dalle mie; il mio blog, infatti, non è stato concepito se non parzialmente come un diario o uno sfogo personale, ma soprattutto come un invito ad uno scambio di idee e di riflessioni su ciò che avviene nella nostra società ed in particolare nella scuola, che è il settore di mia specifica competenza. Quasi tutti, invece, si limitano a leggere e passano oltre, forse perché non hanno nulla da dire o perché non se la sentono di argomentare, preferendo restare in silenzio e tenere nascoste le proprie convinzioni.
Questi 200 post che si sono succeduti in oltre quattro anni hanno vari argomenti: per l’80% circa affrontano tematiche scolastiche (rapporto tra docente e alunni, valutazione degli studenti, legislazione e riforme varie della scuola ecc.), mentre il restante 20% è suddiviso tra argomenti di attualità (politica, costume ecc.) e brevi giudizi o recensioni su opere letterarie ed autori (Virgilio, Dostoevskij, Dickens, Pascoli, per citarne solo alcuni) che ho letto e sui quali ho elaborato studi od opinioni personali. Molto raramente ho parlato delle mie pubblicazioni e dei miei studi scientifici sulle materie di mia competenza (le lingue e letterature classiche) perché non mi pare questa la sede adatta per quella che potrebbe sembrare un’autocelebrazione; ho soltanto dichiarato apertamente quelli che considero i mali dell’editoria italiana, dato che la mia opera più impegnativa, una storia e antologia completa della letteratura latina per i Licei e l’Università, non viene più stampata (e non è quindi più in commercio) a causa del fallimento dichiarato dall’editore Loffredo di Napoli, il quale si è dileguato senza corrispondere agli autori quanto loro dovuto in termini economici e facendo scomparire le loro opere. Da questo comportamento disonesto io ho rimesso qualcosa come 10.000 euro circa, ma ciò che mi rammarica di più non è tanto il denaro quanto il fatto che la mia pluriennale fatica sia ormai andata sprecata.
Ma di questa massa di 200 articoli, quanti in realtà ne vengono letti? Purtroppo la pagina iniziale del blog ne contiene pochi, e ad ognuno che viene pubblicato di nuovo ne sparisce un altro in fondo alla pagina. Eppure molti post vecchi di qualche anno, raramente ripescati attraverso i “tag” (altra parola straniera), hanno un contenuto anche più interessante e adatto alla discussione rispetto agli scritti più recenti. Cosa pertanto dovrebbe fare il lettore? Andare all’archivio apposto sulla fascia destra della pagina e vedere mese per mese (da febbraio 2012 ad oggi) quali articoli sono stati pubblicati. Si tratta però di un lavoro lungo e un po’ noioso, che pochi avranno la pazienza di svolgere. Perciò pubblico qui un elenco di post che giudico più interessanti e non strettamente legati, se non in parte, alle problematiche scolastiche, indicando il mese e l’anno in cui sono usciti sul blog. In tal modo il lettore, visitando l’archivio e selezionando il mese, potrà trovare subito l’articolo di suo interesse.
– Le fatiche dello studioso (sull’attività di ricerca svolta oltre il lavoro scolastico) – febbraio 2012
– La festa della donna (sul femminismo) – Marzo 2012
– la TV e la scuola – Giugno 2012
– L’ignoranza, la follia e la dittatura (politica) – Ottobre 2012
– Genitori e figli (sul rapporto generazionale) – Novembre 2012
– Politica e antipolitica – Novembre 2012
– Merito e meritocrazia – Dicembre 2012
– Le donne al Parlamento – Gennaio 2013
– La morte dell’arte (sulla fine dell’arte in genere nella società attuale) – Gennaio 2013
– Le bugie elettorali – Gennaio 2013
– Lo spettro della nuova anarchia (sul M5S) – Febbraio 2013
– Dopo le elezioni, il disastro (sui risultati delle politiche del 2013) – Febbraio 2013
– Il mito dell’età dell’oro ieri e oggi – Marzo 2013
– La triste fine di un autore di libri scolastici (sulla mia esperienza con l’editore Loffredo) – Marzo 2013
– Quale governo? – Aprile 2013
– Che cosa si festeggia il 25 aprile? (la mia opinione sulla cosiddetta “liberazione”) – Aprile 2013
– La dittatura della nuova religione laica (sui diritti civili e il “politically correct”) – Maggio 2013
– Giustizia e ingiustizia (sul sistema giudiziario) – Giugno 2013
– Nella terra d Giuseppe Verdi (un viaggio in Emilia) – Luglio 2013
– L’urlo dello sciacallo (sul comportamento dei parlamentari a cinque stelle) – Agosto 2013
– Le notti bianche (sul celebre racconto di Dostoevskij) – Agosto 2013
– Immigrazione e buonismo nostrano – Ottobre 2013
– Tragedia greca e mass media moderni (sulla comunicazione ed il potere) – Ottobre 2013
– Giovanni Pascoli e i poeti latini (un mio saggio su Pascoli di recente pubblicato) – Novembre 2013
– Libertas e licentia, ossia il linguaggio forbito del “Movimento Cinque Stalle” – Dicembre 2013
– Come si può rovinare un’opera d’arte (su un allestimento della “Traviata” di G.Verdi) – Dicembre 2013
– I social network e la scuola – Gennaio 2014
– La Germania non ha pagato abbastanza (sul giorno della memoria) – Gennaio 2014
– I nuovi barbari in Parlamento (sul comportamento dei deputati del M5S) – Febbraio 2014
– Nani sulle spalle dei giganti (sulla storia della cultura occidentale) – Febbraio 2014
– Il piccolo ducetto a cinque stelle (sul sig. Beppe Grillo) – Marzo 2014
– Perché l’inutile salverà l’umanità (sull’apparente inutilità degli studi umanistici) – Marzo 2014
– I profeti di sventure non mancano mai (sulle Cassandre del 2000) – Aprile 2014
– Viaggio in Germania (impressioni di un viaggio) – Aprile 2014
– La mia malinconia è tanta e tale (studio sulla malinconia e la depressione) – Giugno 2014
– Scuola e università: perché tante disparità? (sui privilegi dei docenti universitari) – Luglio 2014
– La nostra TV e la truffa del canone – Luglio 2014
– Riforme e ostruzionismo (sulle assurde posizioni del M5S) – Luglio 2014
– Turisti stranieri e ordinaria maleducazione (sul comportamento incivile dei turisti) – Agosto 2014
– Osservazioni sulla crisi (c’è stata davvero la crisi economica come ce l’hanno raccontata?) – Agosto 2014
– La lingua italiana umiliata e offesa (4 post sull’uso scorretto della nostra lingua) – Settembre 2014
– I nipotini degeneri del ’68 (sulla persistenza di un’ideologia sbagliata) – Settembre 2014
– La TV e l’antipolitica (su certi programmi che portano acqua al mulino di Grillo) – Ottobre 2014
– Un libro per il futuro (su un saggio di Nuccio Ordine sugli studi umanistici) – Novembre 2014
– Atmosfera natalizia e tristezze private (una visione antitradizionale del Natale) – Dicembre 2014
– La società disgregata (sui problemi della famiglia attuali) – Gennaio 2015
– Il IV libro dell'”Eneide”: storia di una donna “in carriera” (Virgilio e il mondo attuale) – Gennaio 2015
– Libertà di espressione o cattivo gusto? (i confini tra libertà di espressione e insulto) – Gennaio 2015
– Voglia di lavorare, saltami addosso! (sulla disoccupazione attuale) – Gennaio 2015
– Il Quirinale e gli intrighi di palazzo (sulla politica italiana) – Febbraio 2015
– Panem et circenses, ieri e oggi (come il potere seduce le masse) – Marzo 2015
– Viaggio a Londra (resoconto di un viaggio) – Aprile 2015
– Immigrazione e buonismo inopportuno (sul problema degli immigrati e rifugiati) – Maggio 2015
– Lo stupido buonismo nostrano (idem) – Maggio 2015
– Ce lo chiede l’Europa? No, grazie! (sulla sudditanza dell’Italia all’Europa dei banchieri) – Luglio 2015
– La democrazia, da Euripide ai giorni nostri (confronto tra la democrazia antica e quella moderna) – Luglio 2015
– Oliver Twist, un romanzo figlio del suo tempo (recensione al romanzo di Dickens) – Agosto 2015
– I giovani e lo “sballo”, segno di una società malata (sul comportamento dei giovani di oggi) – Agosto 2015
– L’infimo livello della nostra TV (giudizio sulla televisione italiana, specie sui programmi estivi) – Agosto 2015
– Residui di vecchie ideologie: il femminismo – Settembre 2015
– La scuola degli anni ’70 e quella attuale (interessante confronto) – Ottobre 2015
– Il teatrino del Parlamento (sul comportamento dei nostri parlamentari) – Ottobre 2015
– L’uomo nella fodera (su un interessantissimo racconto di A.Cechov) – Novembre 2015
– Muzio Scevola, un terrorista del mondo antico (esilarante paragone) – Novembre 2015
– L’orrore della narrativa attuale (sul pessimo livello letterario dei cosiddetti “scrittori” di oggi) – Dicembre 2015
– Il Risorgimento a rovescio (sull’odiosa sottomissione dell’Italia ai diktat europei e tedeschi in particolare) – Gennaio 2016
– Deve esistere ancora il “posto fisso”? (sul lavoro e la disoccupazione) – Gennaio 2016
– Fannulloni veri e presunti tali (sui “furbetti del cartellino” ed altro) – Gennaio 2016
– Riflessioni sul terrorismo internazionale (dopo gli attentati di Parigi e di Bruxelles) – Marzo 2016

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Attualità

Oliver Twist, un romanzo figlio del suo tempo

Come più volte ho scritto in questo blog, io leggo soltanto le opere letterarie classiche, intendendo per classici però ovviamente non solo quelli antichi, ma anche i moderni almeno fino all’epoca della seconda guerra mondiale, o poco oltre; non leggo mai invece quello che viene prodotto oggi o negli ultimi 50 anni, perché considero i cosiddetti “scrittori” attuali come pennivendoli e imbrattacarte che non conoscono non solo le regole fondamentali della narrativa, ma spesso neanche la sintassi italiana, figuriamoci quindi se possono essere accolti nell’ambito della grande letteratura! Purtroppo in questi nostri sciagurati tempi è morta ogni altra forma di arte, e quella dello scrivere non fa eccezione.
Così, in questa estate, ho letto con estrema attenzione il romanzo Oliver Twist di Charles Dickens (1812-1870), di cui avevo conosciuto ed apprezzato altri capolavori come Davide Copperfield. Questo romanzo, che narra la storia di un povero bambino orfano che cresce in un ospizio tra maltrattamenti e privazioni, mi ha inizialmente entusiasmato, sia per la profonda capacità narrativa dell’autore sia per la grande analisi psicologica che mette in atto, oltre che per la vigorosa raffigurazione dell’Inghilterra vittoriana del XIX secolo: ottime sono le descrizioni delle persone e dei loro caratteri, dei paesaggi di città e campagna, delle contraddizioni che si manifestavano in quei tempi grandi e tristi nello stesso momento, in cui le differenze sociali erano talmente marcate da rivelare con impressionante crudezza il divario esistente tra le regge dei ricchi ed i miseri tuguri dei poveri, sempre impegnati nella difficile impresa di sopravvivere in una Londra minata dall’indigenza e dal conseguente dilagare della criminalità. In questo mondo contraddittorio e crudele si muove il piccolo protagonista, che affronta alterne vicende ma riesce sempre e comunque a mantenere la propria dignità scontando colpe non sue ma ritrovando infine la sua redenzione totale e definitiva. Maltrattato e sfruttato da una banda di criminali che lo tiene a lungo con sé, Oliver non si integra mai in quella loro mentalità, anzi dal contrasto emerge ancora di più la sua indole buona e generosa, una luce che non smette mai di brillare in un mondo totalmente oscuro.
Grande capolavoro, dunque, Oliver Twist? A giudicare dai giudizi della critica e dalla grande fortuna che ha avuto anche in ambiti diversi da quello letterario (ci sono state ben 15 riprese cinematografiche, contando solo le principali!) sembrerebbe di sì. Eppure, nonostante la bellezza delle descrizioni e l’eleganza dello sviluppo narrativo d’insieme, nonostante il realismo e la sottile ironia con cui viene descritta l’Inghilterra dell’età vittoriana, qualche difetto emerge in quest’opera, almeno a giudizio di noi uomini del XXI secolo. I caratteri più popolari, ma anche più banali, dello spirito romantico dell’epoca ci sono tutti, a partire da un sentimentalismo che ai nostri occhi appare eccessivo: passioni senza limiti né controllo, ad esempio, sono frequenti nel romanzo, dove il pianto e la disperazione si presentano in ogni momento e ben oltre il loro consueto manifestarsi nella vita reale; amore e odio hanno dimensioni alterate ed un po’ esagerate, senza alcun termine di mediazione. Questo visione manichea della realtà si manifesta poi in ogni carattere umano , assolutamente votato al bene o al male, tanto che a personaggi totalmente positivi (lo stesso Oliver, il signor Brownlow che lo accoglie, la signorina Rose ecc.) fanno riscontro altri perversamente malvagi e negativi (l’ebreo Fagin, lo scassinatore Sikes ed altri); non c’è praticamente alcun elemento di grigio, ma si passa inesorabilmente dal bianco al nero, come se il bene ed il male fossero due categorie assolute delle quali l’uomo può assorbirne una sola, restando del tutto al di fuori dell’altra. Non manca poi un altro elemento romantico per eccellenza, quello della redenzione della “donna perduta” di cui molti esempi troviamo nella letteratura dell’800, primo tra tutti La signora delle camelie di Alexandre Dumas da cui deriva La traviata del nostro grande Giuseppe Verdi. Nel romanzo di Dickens la figura di Nancy corrisponde proprio questo stereotipo: pur essendo vissuta sempre tra violenze e privazioni, costretta a vendere il proprio corpo e fatta compagna e schiava dal malvagio Sikes, ella conserva però nel suo animo un’innata bontà, che la spinge a tradire il suo aguzzino non per un vantaggio personale ma per il trionfo della giustizia, nel nome del quale pagherà con la vita questo suo atto di redenzione. I tratti convenzionali dell’eroina romantica ci sono tutti, e qui dobbiamo dire che Dickens è stato profondamente influenzato dal clima letterario e culturale vigente ai suoi tempi. Anche il lieto fine dell’opera corrisponde a questa aspirazione borghese ottocentesca ad un mondo migliore, dove il bene e la giustizia finiscono sempre per trionfare: così muoiono o vanno in rovina tutti i personaggi negativi del romanzo, mentre quelli positivi vivono tutti “felici e contenti”, non solo il piccolo Oliver che trova finalmente una famiglia ed una vita dignitosa, ma anche gli altri che l’hanno sostenuto ed aiutato in modo totalmente generoso e disinteressato.
Questi elementi qui esposti, a mio giudizio, fanno di Oliver Twist una grande opera sì, ma poco corrispondente alla realtà quotidiana, dove purtroppo non sempre trionfa il bene ed il male soccombe, ma spesso accade l’esatto contrario. Oggi poi, dopo la scoperta freudiana dell’inconscio e lo sviluppo ulteriore e conseguente della letteratura (si pensi, anche solo per l’Italia, a Svevo e Pirandello) non è più accettata una frattura così netta e manichea tra il bene ed il male, perché il carattere umano è più complesso di quanto si pensava ai tempi di Dickens e non è più racchiudibile semplicemente in una delle due categorie. Dobbiamo poi tener conto del fatto che quando Dickens scrisse il nostro romanzo aveva circa 25-26 anni e non aveva quindi ancora raggiunto la piena maturità artistica, il che potrebbe spiegare alcune incoerenze e inverosimiglianze che vi si manifestano, come ad esempio il fatto che il piccolo Oliver orfano e ramingo giunga in una Londra che già allora contava oltre mezzo milione di abitanti e vada a finire proprio nella casa della persona che aveva conosciuto suo padre, dove trova un ritratto che raffigurava i suoi parenti ed in base al quale il suo protettore ne scopre le origini. Sono espedienti da commedia classica, tipici di Plauto e Terenzio, che ancora sopravvivono nella letteratura moderna ma che non rispondono ai tratti del realismo alla Auerbach o anche soltanto ai canoni narrativi appena successivi del naturalismo francese e del verismo italiano. Con tutto ciò Oliver Twist rimane un capolavoro ed una grande testimonianza di quei tempi e di quella società, ed è dotato di una forza espressiva e di un fascino coinvolgente che gli scritti attuali non possono neanche sognarsi di raggiungere. La vera letteratura è questa, un’arte grandissima che oggi, nell’era di internet e della tecnologia, non esiste più, né mai esisterà in futuro. Per nostra fortuna tuttavia, visto lo squallore del presente, possiamo ancora dilettarci e commuoverci con le opere del passato, che, come dice Seneca, nessuno potrà mai toglierci perché appartengono a noi come noi stessi apparteniamo a loro.

16 commenti

Archiviato in Arte e letteratura