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La democrazia a due velocità

Da tempo si va dicendo che oggi, dopo la globalizzazione e gli eventi storici, sociali e politici cui abbiamo assistito negli ultimi anni, le idologie sono tramontate e che non ha più senso la classica contrapposizione tra destra e sinistra. Certo, se osserviamo le politiche di certi governi, questo sembra vero; ma se invece vogliamo analizzare i fatti di questi ultimi giorni, sembra che i pregiudizi ideologici siano quanto mai vivi e operanti nel nostro Paese. Mi riferisco all’ondata di sdegno contro certe manifestazioni definite “fasciste” come il blitz degli skin-heads a Como o la manifestazione davanti alla sede di “Repubblica”, che ha prodotto non solo un forte terremoto mediatico, ma anche un certo terrore sociale diffusosi ovunque, quasi che oggi, nel 2017, potessero ripetersi fenomeni come la marcia su Roma del 1922 o l’abolizione delle libertà democratiche ad opera dei gruppi cosiddetti “fascisti”.
A me il clima di provocato terrore diffuso dai media che si richiamano alla sinistra (primo tra tutti “Repubblica”) fa semplicemente sorridere, anche se va preso sul serio il dato diffuso dallo stesso quotidiano richiamato sopra secondo cui la metà degli italiani avrebbe veramente paura di un ritorno del fascismo. Ora io mi chiedo: ma com’è possibile credere a queste fandonie? Come si può anche lontanamente pensare che in uno Stato organizzato democraticamente, che ha una Costituzione nata dall’antifascismo, che possiede tutti i mezzi per difendersi da qualunque aggressione interna ed esterna, dei gruppuscoli di poche persone possano effettivamente organizzare un colpo di Stato o qualcosa di simile? Dove avrebbero la forza di compiere un’insurrezione e distruggere le libertà democratiche? Se non ce l’hanno fatta i gruppi organizzati del terrorismo degli anni ’70, possono farcela questi quattro ragazzotti di oggi? Questa paura è talmente assurda che viene da pensare che sia stata costruita apposta dagli avvversari politici per due motivi: primo, per distogliere l’attenzione degli italiani dai veri problemi come il lavoro, la disoccupazione, la criminalità, l’immigrazione incontrollata ecc.; secondo, perché la sinistra da 70 anni continua ad agitare lo spettro del fascismo (che come movimento storico è finito nel 1945) per legittimare se stessa, per avere un “nemico” contro cui combattere e poter affermare la propria presunta virtù e ragione storica, così come i cristiani hanno sempre agitato lo spettro del demonio per giustificare i propri dogmi ma anche, in certi periodi storici, i propri misfatti. Per vent’anni hanno fatto di Berlusconi il “demonio” insultandolo, ridicolizzandolo e ricorrendo alla magistratura quando non riuscivano a batterlo alle elezioni; adesso tornano fuori i “fascisti”, tipica valvola di sfogo della sinistra per trovare il capro espiatorio che tira su di sé tutto il male e lascia agli altri, ai “duri e puri” tutto il bene.
Analizzando i fatti come si sono svolti, oltretutto, non sembra affatto che i cosiddetti “fascisti” (che con il vero fascismo degli anni ’20 non c’entrano nulla, e probabilmente non sanno neppure cosa sia stato) siano più pericolosi dei gruppi di estrema sinistra, verso i quali assistiamo invece ad un clima di compiacenza, se non di simpatia. Quando la violenza viene da sinistra si ama definirla “errore di compagni che sbagliano”, oppure “una simpatica ragazzata”; ed ecco quindi che la democrazia nel nostro Paese va a due velocità, ha due pesi e due misure: se la violenza, l’intimidazione, la devastazione delle città durante le manifestazioni vengono da sinistra, sono da tollerare (si sa, sono ragazzi!); quando qualcosa di simile viene da destra si arriva all’esecrazione, alla condanna unanime, si grida al “fascismo” come se il 2017 assomigliasse in qualche modo al 1922; si diffonde il terrore tra l’opinione pubblica, quando ben altri sarebbero i pericoli da cui guardarsi, come la criminalità italiana e straniera che aumenta sempre più. Ma chi ci pensa a fermare un’invasione di clandestini che può portare delinquenza e terrorismo? Nessuno. Basta difendersi dai “fascisti” e tutti sono contenti, anche quando la violenza non c’è neppure stata. Cosa hanno fatto, in fondo, i giovani di Como? Hanno semplicemente letto un loro documento, che non era affatto delirante come la TV ci vuol far credere, senza sparare, senza violentare, senza fare del male a nessuno; e tuttavia questa azione, certo inopportuna ma non criminale, ha fatto un enorme clamore mediatico e giudiziario, tanto che quei giovani sono stati accusati di “violenza privata” che non si capisce dove stia: al massimo li si poteva accusare di violazione di domicilio. Ma poi, basta questo per temere una nuova marcia su Roma? E quando invece i giovani dei centri sociali di estrema sinistra incendiano i gazebo della Lega nord, lanciano bottiglie molotov o impediscono alle persone di esprimere democraticamente le proprie idee nelle piazze o nelle Università, quella non è violenza? Quando i terroristi no-tav fanno sabotaggi ai macchinari ed alle strutture con cui vengono realizzate opere pubbliche, quella non è violenza? E poi, anche se sono passati molti anni, a me viene in mente anche la straordinaria e ignobile indulgenza con cui lo Stato ha trattato i terroristi assassini delle Brigate Rosse ed altri gruppi di estrema sinistra degli anni ’70, nessuno dei quali è più in galera nonostante abbiano compiuto efferati omicidi. Anche gli esecutori del delitto Moro sono stati liberati e si permettono persino di comparire in televisione, fare conferenze ed avere delle pagine facebook. Questa è democrazia? Se ci fosse un minimo di giustizia, quegli assassini non avrebbero più dovuto vedere la luce, per tutta la loro sciagurata vita. Invece sono liberi. Certo, in Italia c’è solo il pericolo dei “fascisti”; tutti gli altri sono angioletti con le ali.

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L’urlo dello sciacallo

Dopo la recente sentenza di condanna di Silvio Berlusconi da parte della Cassazione, sono tornati a farsi sentire gli sciacalli giustizialisti e forcaioli, primo di tutti il sig. Beppe Grillo ed i suoi servi seduti in Parlamento. Appena appresa la notizia, l’ineffabile “guru” del movimento ha subito chiesto che il Parlamento faccia decadere Berlusconi da senatore e lo dichiari ineleggibile. A parte il fatto che ciò sarebbe offensivo per quei 10 milioni di italiani che – votino o no per il PDL – non si riconoscono nell’area politica della sinistra, ma ciò che indigna di più è il fatto che proprio il sig. Grillo, che insulta e attacca tutti nel nome del nulla e della totale inconcludenza, è stato condannato egli stesso, addirittura per omicidio colposo di tre persone. Come può avere il coraggio un pregiudicato, perché di questo si tratta benché il reato sia solo colposo, di inveire contro gli altri e continuare a vomitare ingiurie a destra e a manca? Perché nel nostro Paese, nel nome di un malinteso concetto della libertà di espressione, si permette che un individuo di quella fatta, spregevole anche solo a vedersi, possa impunemente insultare tutti senza contraddittorio e senza che la magistratura prenda alcuna iniziativa? Forse perché il suo movimento ha avuto molti voti? Ma si tratta di voti qualunquisti, di pura protesta, senza alcuna precisa volontà politica; e anche i parlamentari dei 5 stelle, come ben si può notare già adesso, o sono incompetenti totali oppure si adeguano molto presto ai privilegi ed alle furberie della politica. E poi è inutile che si nascondano dietro il velame dell’antipolitica: il movimento di Grillo in realtà è di estrema sinistra, ha adottato il linguaggio becero di quella parte politica, ne condivide le idee (v. il sostegno al movimento No-Tav ed ai centri sociali, per esempio) e ne condivide anche l’odio feroce e distruttivo contro Berlusconi e il centro-destra in generale. Non credo però, quando torneremo a votare, che gli italiani si faranno imbrogliare ancora da questo guitto da baraccone.
Quindi anche Grillo, come tutta la sinistra, fa fronte comune contro il “diavolo”, il “Caimano”, come l’ha chiamato un loro regista, piuttosto insipido in verità. E la Magistratura, come vediamo da molti anni, si adegua, e colpisce da una parte sola. Io ricordo bene gli anni di Tangentopoli (1992/3): come si comportarono allora i magistrati? Provocarono un enorme terremoto politico, distrussero interi partiti (DC e PSI) ma non perseguirono mai i comunisti del PCI, che notoriamente ricevevano finanziamenti illegali dall’Unione Sovietica. Chissà perché, vogliamo chiedercelo? E’ la stessa domanda che mi pongo adesso, quando la persecuzione contro Berlusconi procede ininterrotta da vent’anni fino ad arrivare alla distruzione completa del personaggio, mentre gli scandali e le malefatte dell’altra parte (v. la vicenda del Monte dei Paschi di Siena) vengono trascurati, o comunque trattati con molta più mitezza. Ma la Magistratura, secondo la Costituzione, non dovrebbe essere al di sopra delle parti? Non dovrebbe stare fuori dalla politica? Fenomeni come Di Pietro e Ingroia, fedeli servitori della sinistra, non sono anomali in un Paese civile? Non è questo un conflitto di interessi altrettanto vistoso di quello di Berlusconi? A questo punto c’è da chiedersi se siamo ancora in un Paese democratico o nella Russia di Stalin, dove i processi-farsa servivano ad eliminare gli avversari e i dissidenti. Vi sono tanti modi di imporre un regime, e questo è uno dei più raffinati.

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