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Ha vinto il no, ha perso l’Italia

Per coerenza con la mia professione di docente, come ebbi a dire in un recente post, mi sono astenuto da qualunque commento sul referendum istituzionale – qui sul blog come a scuola – per non condizionare i miei studenti, perché cioè votassero in piena libertà di coscienza. Ora però che i risultati sono noti sento la necessità di esprimere la mia opinione in proposito, che riflette uno stato d’animo molto triste e soprattutto preoccupato: accertata infatti (come previsto) la vittoria del no e quindi il rifiuto della riforma costituzionale, gli scenari che ci presenta il futuro sono piuttosto incerti ed anche minacciosi, visto che andare subito alle elezioni non sembra possibile, così come è molto improbabile un nuovo incarico a Matteo Renzi o ad altri del suo partito. Eppure, al di fuori di queste due soluzioni, non sembrano profilarsene altre, anche perché l’attuale maggioranza di governo sembra l’unica possibile. C’è poi il problema della legge di bilancio, per approvare la quale sarebbe stato opportuno avere un governo nel pieno delle sue funzioni, e quello della legge elettorale, che dev’essere cambiata al più presto per evitare pericolose avventure che potrebbero portarci veramente alla catastrofe.
La mia amarezza dopo il referendum non è dovuta soltanto alla vittoria del no ed al rifiuto del cambiamento che la maggior parte dei cittadini ha dimostrato alle urne, sebbene anch’esso sia indicativo di un aspetto degli italiani nel quale non mi riconosco: l’attaccamento morboso ad una vecchia costituzione che, se andava bene 70 anni fa quando fu scritta, non va più bene adesso, quando tutta la società è cambiata e non ci sono più, oggettivamente, i pericoli di una dittatura rossa o nera che c’erano a quei tempi. Abbiamo dimostrato di essere un popolo vecchio, conservatore, attaccato alle tradizioni come ad una badante, che non ha avuto il coraggio di innovare, una volta che si è presentata l’unica occasione possibile per snellire le istituzioni, diminuire il numero dei parlamentari, eliminare il bicameralismo paritario che è un’anomalia solo italiana. Si è preferito lasciare tutto com’è, con l’assurda lentezza di una macchina elefantiaca com’è il Parlamento, con i costi della politica più alti d’Europa e con lo strapotere delle regioni che si mettono di mezzo ogni volta che lo Stato intende realizzare qualcosa. Mi dispiace che abbia prevalso l’odio e il risentimento contro il governo, non le buone ragioni per opporsi, che non c’erano. Tutto ciò è molto triste.
Ma ciò che mi crea più amarezza, come dicevo, non è tanto la vittoria del no quanto il constatare che le persone, in grande maggioranza, non votano per convinzione e con cognizione di causa, ma seguono le indicazioni dei partiti; e che gli stessi partiti non prendono queste posizioni per spirito critico nei riguardi di una riforma, che conoscono poco o che hanno giudicato male, ma semplicemente per odio verso chi governa, accusato di tutte le peggiori nefandezze. Premetto che non è mia specifica volontà difendere il governo Renzi, perché chi mi conosce sa che non sono mai stato della sua parte politica; ma non mi sento di approvare i giudizi espressi da certi leaders (s fa per dire!) che lo hanno accusato di ogni colpa ed hanno visto dietro alla riforma chissà quali oscuri progetti e trame nere. E’ stato detto che con la riforma ci sarebbe stato l'”uomo solo al comando”. Ma dov’era scritto questo? Quando mai la riforma aumentava i poteri del presidente del Consiglio? E’ stato detto che ci rendeva sudditi dell’Europa ed in particolare della Germania; ma questo si è già verificato da anni, almeno dallo sciagurato governo Monti, e non mi pare che Renzi sia stato asservito ai diktat europei più di altri suoi predecessori. Purtroppo, come ho scritto in un altro post di poco precedente a questo, in Italia c’è sempre stata un’avversione preconcetta contro chiunque governa, chiunque abbia il potere: lo si è visto bene con Berlusconi, perseguitato dalle magistrature politicizzate per costringerlo a dimettersi, con accuse del tutto surrettizie e palesemente false come quelle del processo Ruby; e adesso lo si è visto allo stesso modo con Renzi, accusato di tutte le peggiori nefandezze dai politici avversari e dai pennivendoli del “Fatto quotidiano”, un giornale tenuto in vita solo dall’odio e dalle menzogne che quotidianamente pubblica. Questa diffidenza diffusa verso chi governa (forse derivata dai tempi delle dominazioni straniere), questo odio che alimenta la pianta velenosa dell’antipolitica, questa perniciosa dietrologia che vuol vedere sempre, in ogni atto dei governi, inganni e macchinazioni contro i cittadini, è quello che ha vinto veramente il referendum; ed io credo che, se al posto di Renzi ci fosse stato un altro Presidente del Consiglio, con un riforma del tutto diversa, l’esito del voto sarebbe stato lo stesso.
Io ho votato convintamente SI’, e non me ne pento affatto. E credo anche che la vittoria del sì avrebbe fatto bene al Paese, perché avrebbe consentito ad un governo che, sia pur tra gli errori, ha fatto anche cose buone, di proseguire il proprio cammino fino alla scadenza naturale della legislatura. Adesso invece cosa si profila? Un avvenire nebuloso e incerto, con le forze estremiste e conservatrici che invocano le elezioni perché pensano di vincerle, e forse le cose potrebbero veramente andare così. Tra queste forze il vincitore più probabile è senz’altro il Movimento Cinque Stelle, che con il solito spirito disfattista ed eversivo ha fin dall’inizio sostenuto il no, non perché non approvasse la riforma (che probabilmente non conosce nemmeno) ma solo e unicamente per contestare il governo e continuare a distruggere senza saper costruire nulla. Questo è il mio timore più grande, che dovrebbe togliere il sonno a tutte le persone serie ed assennate: che cioè, se non viene adeguatamente cambiata la legge elettorale, alle prossime elezioni possa prevalere la demagogia dell’antipolitica, cioè Grillo e i suoi seguaci, un’accozzaglia di incapaci che credono che con la rete internet si possa governare uno Stato ma che non hanno la minima idea e la minima esperienza di vera politica. La vittoria di questi avventurieri incolti e senza scrupoli, violenti nel linguaggio e nel comportamento, del tutto ignari di cosa sia la democrazia, incapaci non solo di amministrare (vedi il caso Roma) ma persino di fare qualche proposta concreta, questo è il vero pericolo per il nostro Paese. Quando manca la cultura, e non solo quella politica, quando si discute con le urla e gli insulti, quando si dice sempre no pregiudizialmente e non si vuol collaborare con nessuno, quando si ostenta un’onestà e una dirittura morale che non esistono, siamo veramente al di fuori di ogni credibilità e da ciò dovrebbe nascere la disapprovazione dei cittadini, non l’ammirazione che molti hanno per questo movimento qualunquista e pateticamente demagogico. Non voglia il Cielo che l’Italia cada in questo baratro, al cui confronto le invasioni barbariche del Medioevo erano oro colato.

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Bilancio sintetico del 2015

Un altro anno sta finendo, anzi finirà tra meno di un’ora… E nulla di particolarmente nuovo mi viene in mente di dire, se non che divento sempre più vecchio e meno tollerante delle assurdità che leggo e che vedo in giro. Si avvicina poi il momento di dover andare in pensione, che io giudico per me una vera e propria catastrofe, al contrario di tante altre persone che sono tutte tese, anima e corpo, al momento in cui lasceranno il lavoro. Per me è vero l’esatto contrario: io vedo la pensione come l’età della vita in cui non si è più utili alla società, in cui non si sa come passare il tempo in modo proficuo, in cui non viviamo ma ci lasciamo vivere, l’età in cui non si hanno più aspirazioni né desideri. Per dirla in una parola, l’anticamera della morte. Con questa mentalità, che io e pochi altri abbiamo, sono quasi grato alla signora Fornero per avermi dato la possibilità di restare in servizio, perché senza la sua tanto deprecata legge io sarei già in pensione, avendo maturato al 1° settembre 2015 la contribuzione massima richiesta dalle norme precedenti. So di averla detta grossa, perché quasi tutti odiano l’ex ministro Fornero per questo motivo, ma io la penso diversamente e confermo che non presenterò mai domanda di pensionamento ma me ne andrò solo quando mi cacceranno a forza di legge.
Cos’ha portato di nuovo il 2015? Dal punto di vista della mia vita privata, poco o nulla: i miei figli sono ormai adulti e se ne stanno per conto proprio, si fanno vivi soltanto nelle feste comandate, o poco più. Le mie abitudini sono le stesse di prima, tranne che quest’anno, purtroppo. sono emersi i primi problemi di salute legati all’età, malanni non troppo gravi ma neanche da sottovalutare; del resto, passati i 60, non si può più vivere da spensierati senza aver cura di noi stessi, come possono fare i nostri alunni di 16/17 anni, e questo è normale. Anche la mia attività di docente è proceduta nel 2015 come negli anni precedenti, con la novità però che l’insegnamento dell’italiano nel triennio del Liceo Classico si è rivelato più impegnativo del previsto, tanto che mi ha costretto a ridurre quasi a zero la mia attività scientifica di studioso del mondo classico, che in passavo esercitavo con molto più agio. A questo calo dell’attività scientifica ha però contribuito anche la grossa truffa che ho subito da parte dell’editore Loffredo di Napoli (faccio il nome apertamente, e mi prendo la responsabilità di quel che dico) il quale, dopo avermi impegnato oltre quattro anni nella compilazione di una storia della letteratura latina, regolarmente pubblicata con il titolo “Scientia Litterarum” e adottata in molti licei, si è poi dileguato dichiarando fallimento e venendo quindi meno all’obbligo di onorare i contratti stipulati con gli autori. Secondo i miei calcoli la cifra che ho perduto per il mancato pagamento dei miei diritti si aggira sui 10.000 euro; ma ciò che mi rattrista di più non sono i soldi, bensì il fatto che la mia opera, per ovvi motivi, non viene più stampata e quindi tutta la mia fatica si è risolta nel nulla e sono rimasto, come si suol dire, con un pugno di mosche. E’ vero che potrei proporre la pubblicazione del mio lavoro, che ho già riveduto e sensibilmente corretto, ad un altro editore, ma è stata così grande la delusione che mi è passata anche la volontà di tentare nuovi progetti editoriali.
Dal punto di vista delle vicende pubbliche, ben poco ho da dire. Sul governo Renzi non mi sento di pronunciare sentenze, perché a mio vedere non è ancora ben chiaro dove la sua politica ci condurrà; continuo però a pensare che l’azione di governo in un paese come il nostro sia difficile, e che sia molto più semplice e comodo fare opposizione senza doversi assumere responsabilità. Per questo giudico del tutto assurda ed inconcludente la polemica del Movimento cinque stelle (che io chiamo “Cinque stalle”), perché li considero un branco di incapaci buoni soltanto ad urlare e insultare il prossimo, senza mai fare una proposta concreta se non quella, demenziale, del “reddito di cittadinanza”, e mostrando, anche attraverso le continue espulsioni dei dissidenti, di non sapere neanche cosa sia la democrazia. Prima di cadere nelle mani di questi individui preferisco tenermi non solo il governo Renzi, ma qualsiasi altro regime, di chiunque sia. Ciò non significa ovviamente che approvi tutto ciò che viene deciso dal Governo e dal Parlamento, che comunque accetto per dovere civico: ad esempio, la riforma della scuola approvata proprio nel 2015 presenta ancora lati oscuri e certamente non costruttivi. Elementi negativi della cosiddetta “Buona scuola” a firma del ministro Giannini e dello stesso Presidente del Consiglio sono, a mio vedere, sostanzialmente due: l’organico potenziato e la cosiddetta “alternanza scuola-lavoro”. Il primo ha fatto sì che siano stati assunti, in molti casi senza che abbiano mai affrontato un concorso serio, circa 50.000 docenti che non hanno una cattedra e che dovrebbero coprire le supplenze ed effettuare i corsi di recupero ma che in realtà, una volta compiuti questi compiti, passano il resto dell’anno scolastico facendo poco o nulla, mentre noi docenti di vecchia nomina dobbiamo continuare a fare le 18 ore di lezione, la correzione dei compiti, l’aggiornamento, le riunioni collegiali ecc. La seconda assurdità è appunto l’obbligo degli alunni di effettuare “stages” ed esperienze lavorative durante il percorso scolastico della scuola superiore, un’attività che ben si addice a coloro che frequentano istituti tecnici o professionali, ma non certo agli alunni dei licei, i cui programmi di studio e di formazione si riferiscono a modelli di cultura generale, all’astrazione ed al ragionamento, non alle attività pratiche. Tutto ciò complicherà la vita dei nostri giovani, già molto impegnati con gli studi e con le altre attività personali che quasi tutti svolgono; accadrà così che costoro, tirati a forza a doversi occupare di tante cose, finiranno per non far bene nulla, né la scuola né il lavoro. Affermando ciò rischio di apparire troppo pessimista, ma penso di conoscere la realtà scolastica attuale e le caratteristiche dei giovani di oggi abbastanza bene per non temere di essere smentito.

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Riforme e ostruzionismo

Osservando ciò che sta accadendo sul fronte della politica in questi ultimi tempi, mi sembra che si debba dare atto a Renzi ed al suo governo di essere almeno un po’ diverso da tutti quelli che l’hanno preceduto, se non altro per la chiara volontà di cambiare qualcosa in questo Paese: mi riferisco alle riforme costituzionali ed alla legge elettorale, attualmente in discussione in Parlamento. Forse qualcuno dirà che ci sono altre priorità, come il problema della disoccupazione e quello del costo del lavoro, diventato ormai insostenibile a causa dell’esagerato carico fiscale che incombe sulle imprese; è infatti assurdo, a mio giudizio, che un’azienda debba pagare ogni mese 2500 euro o più per un operaio che ne riceve, al netto delle trattenute, appena 1200, uno stipendio del tutto inadeguato alle esigenze di vita attuali. Eppure anche le riforme istituzionali sono importanti, perché una diversa gestione del potere legislativo ad esempio, ottenibile con la fine del bicameralismo perfetto (un’anomalia soprattutto italiana) e la riduzione del numero dei parlamentari, oltre a far risparmiare soldi allo Stato consentirebbe anche di approvare e promulgare le leggi sul lavoro e sulle altre questioni importanti di ogni settore sociale in un tempo minore ed in modo più agevole. Quindi io stesso, che pure non mi sono mai riconosciuto nella parte politica da cui proviene Renzi ed il suo partito, apprezzo i suoi sforzi per realizzare finalmente delle riforme di cui il Paese ha bisogno e che si aspettano ormai da vent’anni o più.
Ma ecco che, come sempre accade ogni volta che qualcuno ha dei buoni propositi e cerca di realizzarli, qualcun altro si diverte a mettere i bastoni tra le ruote, impedendo ogni cambiamento e rendendosi quindi interprete di un conservatorismo e di un immobilismo propri di una mentalità della quale una volta si accusava la destra e che veniva chiamata reazionaria. Mi riferisco al vergognoso ostruzionismo messo in atto, in Senato, dalle opposizioni ed in particolare dai seguaci del buffone Beppe Grillo, il cosiddetto “Movimento cinque stelle”, che io ho ribattezzato “Cinque stalle” osservando l’aspetto e l’eloquio di alcuni di loro come la Taverna o la Lombardi, tanto per citarne solo due. Costoro sono stati eletti e mandati in Parlamento da cittadini che si aspettavano un cambiamento dello status quo, che confidavano in loro per combattere la vecchia politica; ed invece quello che i grillini stanno facendo adesso è l’esatto contrario, perché stanno ostacolando con ogni mezzo (anche con la volgarità e l’insulto becero di cui si fanno vanto) proprio quel cambiamento del quale avrebbero dovuto farsi portatori. Con il loro ostruzionismo, con il loro dire sempre e comunque di no a tutto, con l’assenza di qualsiasi proposta sensata, costoro vogliono in realtà il mantenimento della situazione attuale, di un Senato che in pratica serve soltanto a complicare l’iter delle leggi ed a gettare sabbia nel motore del rinnovamento, la permanenza di quei privilegi e di quegli sprechi che dicevano di voler eliminare. Anche questo dimostra che le buffonate come quella dell’essere dalla parte dei cittadini ed il “Tutti a casa”, che i grillini sventolavano qualche tempo fa, erano enormi falsità, delle colossali bugie con le quali hanno ingannato milioni di italiani. In realtà essi si sono inseriti subito nel meccanismo della vecchia politica, tanto da volerne mantenere ad ogni costo i privilegi e le inefficienze. Lo dimostrarono anche quando, in occasione dell’elezione del Presidente della repubblica, sostennero addirittura Rodotà, un residuato bellico del vecchio regime e della sinistra più oltranzista e supponente. E anche adesso non vogliono la riforma o l’abolizione del Senato, che sarebbe una soluzione ancora migliore, perché hanno da mantenersi la poltrona. E poi i ladri sarebbero i partiti tradizionali!
La verità è che quando un movimento nasce dalla pura protesta, dalla cosiddetta antipolitica, riceve sì sul momento il consenso di tanti illusi qualunquisti (come io giudico chi ha votato Grillo) che fanno di ogni erba un fascio e gettano sui politici tutte le colpe possibili (piove, governo ladro!), ma poi i nodi vengono al pettine; perché non basta urlare e protestare, non basta dire sempre di no, qualcosa di logico e di realizzabile si deve pur proporre, si deve collaborare con qualcuno visto che, nonostante il malaugurato 25 per cento che hanno avuto alle elezioni, non possono certo decidere tutto da soli. Costoro si sono isolati, non hanno mai collaborato con nessuno né fatto una proposta concreta, e adesso si scagliano contro Renzi perché finalmente vuole cambiare qualcosa nelle istituzioni di questo Paese, modificare giustamente una Costituzione che andava benissimo nel 1948, ma che non è più adatta ai tempi ed alla società attuali. In parte vanno compresi, poveracci che non sono altro, perché sono stati presi alla sprovvista da un presidente del Consiglio diverso dagli altri, che non possono certo accusare di conservatorismo o di immobilità; per questo si trovano in difficoltà, perché la protesta fine a se stessa, oltre ad essere inconcludente, diventa addirittura assurda quando la controparte mostra di saper fare proposte concrete. Di qui il loro smarrimento, l’urlo impotente di chi sa di essere destinato a perdere sempre più consensi, come si è visto anche alle recenti elezioni europee, dove tuttavia una parte ancora consistente di italiani (il 21 per cento) ha continuato ad illudersi e a dare fiducia ad un’accozzaglia di sprovveduti guidata da un comico e da un “guru” impresentabile e sgradevole anche alla vista. Ma prima o poi questi elettori, pur poco lungimiranti quali sono, si renderanno conto della verità e così il grillismo finirà come finì nel ’48 l'”Uomo qualunque”, annegherà cioè nel proprio disfattismo e nella propria inconcludenza.

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I profeti di sventure non mancano mai

Chi sono i profeti di sventure? Quelli che si lamentano di tutto, che dicono e ribadiscono che non va bene nulla e che finiremo tutti sul lastrico a chiedere l’elemosina, o qualcosa di simile. Sono le Cassandre del XXI secolo, una specie di individui che in Italia ha sempre prosperato e continua ancor oggi a prolificare. Basta accendere la tv e seguire un programma di attualità e ci rendiamo conto che questi gufi non mancano mai e non cessano di ripetere il loro lugubre ritornello: che tutti i politici sono ladri, mafiosi e delinquenti, che l’economia va malissimo, che le tasse ci soffocheranno, che moriremo di fame in breve tempo, e altre belle profezie di questo tipo. Questa abitudine al disfattismo e al pessimismo cosmico è un male tipicamente italiano, di un popolo cioè che non ha fiducia in niente ed in nessuno, e che sa solo lamentarsi e gettare sugli altri tutte le colpe possibili e immaginabili; non è così negli altri paesi, dove i cittadini si chiedono – caso mai – cosa possono fare loro per migliorare la situazione, non piangersi addosso e continuare a pronosticare guai e sciagure. Qualche anno fa questa abitudine era solita contraddistinguere la sinistra nostrana, che al tempo del governo di centro-destra seguitava a prevedere mali e disgrazie di ogni risma, tanto che Berlusconi ebbe a definire queste voci, provenienti dagli uomini e dagli organi di informazione di partito, le “Cassandre della sinistra”. La definizione è azzeccata, perché nella mitologia greca Cassandra era appunto una profetessa che aveva avuto dagli dèi un singolare destino: sapeva prevedere il futuro ma era condannata a non essere mai creduta. Così accade anche nell'”Agamennone” di Eschilo, dove Cassandra, ormai schiava del condottiero greco, prevede in una scena del forte pathos la morte sua e del suo padrone, ma come al solito non viene creduta e va incontro quindi alla propria triste sorte. Dev’essere dura, senza dubbio, prevedere eventi importanti e non ricevere credito da nessuno!
Le Cassandre di oggi, invece, fanno breccia nella mente dei cittadini italiani, ormai votati al disfattismo e all’idea della rovina totale, tanto da fidarsi – alle elezioni – di avventurieri senza scrupoli e senza idee come i sostenitori di Beppe Grillo, che ha fatto dello sfascismo la propria bandiera politica. I suoi servitori in Parlamento non trattano con nessuno, non si confrontano con nessuno, sono capaci solo di urlare, contestare e insultare gli altri al grido di “tutti a casa”, come se potesse esistere una democrazia senza politici e senza partiti. Si tratta di una deriva pericolosa ed eversiva alla quale i cittadini, se hanno un po’ di intelligenza e di coscienza, si dovrebbero ribellare sdegnosamente, anziché ascoltare i proclami deliranti dei paladini a 5 stelle, le Cassandre del nostro tempo. Nonostante sia palese l’inconsistenza totale di questo movimento, la tv continua a dare spazio a Grillo, al suo blog, ai suoi comizi da tribuno gracchiante, anziché rinfacciargli le menzogne di cui si riempie la bocca ad ogni pié sospinto. Ne ricordo una sola: nella primavera dell’anno scorso (2013) Grillo disse (anzi urlò) con la sua solita istrionica sicurezza che lo Stato non aveva fondi per pagare i suoi dipendenti e che quindi, da settembre in poi, non sarebbero più stati corrisposti i nostri stipendi. Invece, come ognuno può constatare, gli stipendi sono stati pagati regolarmente fino ad oggi, compreso il prossimo del corrente mese di aprile 2014. Perché nessuno rinfaccia a questo soggetto le sue fanfaronate degne del “Miles gloriosus” di Plauto, e tante persone continuano ad ascoltarlo come fosse un Messia, quando è soltanto un ciarlatano privo di ogni credibilità?
In questi mesi siamo dinanzi ai primi segnali di ripresa dell’economia, che non vanno sottovalutati; anzi, i dati positivi debbono essere seguiti dall’impegno e dalla collaborazione di tutti, facendola finita una buona volta con questo vittimismo e questo disfattismo che purtroppo – per colpa del movimento grillino ma non solo – continua a prosperare con tanta vigoria, proprio perché appartiene ai caratteri genetici dell’italiano medio, sempre pronto a lamentarsi, a piangersi addosso, a lasciarsi andare al più nero pessimismo. Io invece, dal canto mio, voglio sperare che la situazione generale del nostro Paese possa migliorare, soprattutto per i giovani, che hanno il sacrosanto diritto di trovare un lavoro e vivere serenamente la propria vita senza dover emigrare all’estero. Dobbiamo avere fiducia in qualcosa o in qualcuno, altrimenti tutto precipita del baratro del nichilismo, da cui non ci risolleveremo mai. Il tentativo di Matteo Renzi, giovane e promettente leader politico, va seguito con attenzione e fiducia, perché certamente è diverso da quelli che l’hanno preceduto. Può darsi che fallisca anche lui, non c’è dubbio; ma almeno lasciamolo tentare, aspettiamo a giudicarlo almeno per qualche mese prima di emettere le solite sentenze di condanna definitiva che vengono pronunciate, aprioristicamente, su tutti i politici. I 5 stelle hanno già cominciato a dargli del venditore di pentole e del mentitore, prima ancora di vedere cosa realmente farà; ma certo loro possono farlo, il loro profeta Grillo ha la presunzione di giudicare tutti e tutti, di vedere la pagliuzza nell’occhio degli altri senza vedere la trave che è nel suo. Per me lui e il suo movimento non sono altro che delle Cassandre, non perché siano veramente profeti, ma perché non credo a nessuna delle loro parole, anzi dei loro guaiti e dei loro ululati da lupi in gabbia.

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L’urlo dello sciacallo

Dopo la recente sentenza di condanna di Silvio Berlusconi da parte della Cassazione, sono tornati a farsi sentire gli sciacalli giustizialisti e forcaioli, primo di tutti il sig. Beppe Grillo ed i suoi servi seduti in Parlamento. Appena appresa la notizia, l’ineffabile “guru” del movimento ha subito chiesto che il Parlamento faccia decadere Berlusconi da senatore e lo dichiari ineleggibile. A parte il fatto che ciò sarebbe offensivo per quei 10 milioni di italiani che – votino o no per il PDL – non si riconoscono nell’area politica della sinistra, ma ciò che indigna di più è il fatto che proprio il sig. Grillo, che insulta e attacca tutti nel nome del nulla e della totale inconcludenza, è stato condannato egli stesso, addirittura per omicidio colposo di tre persone. Come può avere il coraggio un pregiudicato, perché di questo si tratta benché il reato sia solo colposo, di inveire contro gli altri e continuare a vomitare ingiurie a destra e a manca? Perché nel nostro Paese, nel nome di un malinteso concetto della libertà di espressione, si permette che un individuo di quella fatta, spregevole anche solo a vedersi, possa impunemente insultare tutti senza contraddittorio e senza che la magistratura prenda alcuna iniziativa? Forse perché il suo movimento ha avuto molti voti? Ma si tratta di voti qualunquisti, di pura protesta, senza alcuna precisa volontà politica; e anche i parlamentari dei 5 stelle, come ben si può notare già adesso, o sono incompetenti totali oppure si adeguano molto presto ai privilegi ed alle furberie della politica. E poi è inutile che si nascondano dietro il velame dell’antipolitica: il movimento di Grillo in realtà è di estrema sinistra, ha adottato il linguaggio becero di quella parte politica, ne condivide le idee (v. il sostegno al movimento No-Tav ed ai centri sociali, per esempio) e ne condivide anche l’odio feroce e distruttivo contro Berlusconi e il centro-destra in generale. Non credo però, quando torneremo a votare, che gli italiani si faranno imbrogliare ancora da questo guitto da baraccone.
Quindi anche Grillo, come tutta la sinistra, fa fronte comune contro il “diavolo”, il “Caimano”, come l’ha chiamato un loro regista, piuttosto insipido in verità. E la Magistratura, come vediamo da molti anni, si adegua, e colpisce da una parte sola. Io ricordo bene gli anni di Tangentopoli (1992/3): come si comportarono allora i magistrati? Provocarono un enorme terremoto politico, distrussero interi partiti (DC e PSI) ma non perseguirono mai i comunisti del PCI, che notoriamente ricevevano finanziamenti illegali dall’Unione Sovietica. Chissà perché, vogliamo chiedercelo? E’ la stessa domanda che mi pongo adesso, quando la persecuzione contro Berlusconi procede ininterrotta da vent’anni fino ad arrivare alla distruzione completa del personaggio, mentre gli scandali e le malefatte dell’altra parte (v. la vicenda del Monte dei Paschi di Siena) vengono trascurati, o comunque trattati con molta più mitezza. Ma la Magistratura, secondo la Costituzione, non dovrebbe essere al di sopra delle parti? Non dovrebbe stare fuori dalla politica? Fenomeni come Di Pietro e Ingroia, fedeli servitori della sinistra, non sono anomali in un Paese civile? Non è questo un conflitto di interessi altrettanto vistoso di quello di Berlusconi? A questo punto c’è da chiedersi se siamo ancora in un Paese democratico o nella Russia di Stalin, dove i processi-farsa servivano ad eliminare gli avversari e i dissidenti. Vi sono tanti modi di imporre un regime, e questo è uno dei più raffinati.

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Lo spettro della nuova anarchia – Capitolo I°: perché detesto Beppe Grillo e il suo “movimento”

In questo periodo così confuso e difficile dove tutto è entrato in crisi, non solo l’economia, ma anche i valori umani come la politica, la religione, la morale ecc., assistiamo ad una paurosa deriva ideologica che ha pesantemente colpito il nostro Paese: sembra che nessuno creda più a nulla e che tutti i settori della vita sociale siano pervasi da un nichilismo, uno sconforto, un puro pessimismo che tende a rifiutare ed a respingere – come fosse cosa obsoleta – ogni precedente certezza. In ambito politico, come possiamo vedere dalla campagna elettorale che si chiude oggi, questa deriva di valori e di ideali si è concretizzata nel cosiddetto “Movimento cinque stelle” di Beppe Grillo, che a mio avviso costituisce uno dei pericoli più gravi per il nostro Paese e per l’idea stessa della democrazia, l’unico sistema politico che – pur con gli indubbi difetti che presenta – viene accettato nelle moderne società industrializzate. Le esternazioni di questo istrione, che rimane tale e nulla più giacché non è certo elevabile al rango di uomo politico, mirano a distruggere tutto senza costruire nulla: mandare a casa tutti i politici, abolire i partiti, fare piazza pulita degli amministratori locali ecc. ecc. Il clown in questione sfrutta abilmente la sfiducia dei cittadini verso la politica ufficiale per raggranellare voti ma, a ben vedere, non è in grado di proporre nulla di concreto: sa solo sfasciare tutto senza nulla edificare, non ha saputo fare una sola proposta costruttiva, esige il voto dai cittadini sempre contro qualcosa o qualcuno, mai per qualcosa o qualcuno. Questa, a casa mia, si chiama anarchia, cioè distruzione di ogni autorità e di ogni poter a vantaggio del nulla, del caos, della confusione mentale più totale. Ed è molto pericolosa, perché non può esistere alcuna società civile senza potere e autorità, così come non ha senso una democrazia senza partiti e senza un’organizzazione amministrativa. Si tratta di una colossale truffa perpetrata ai danni dei cittadini italiani, che vengono attratti e blanditi mediante l’idea del “ripulire” la politica, da sempre considerata sporca, ma che in realtà non porterà altro che disorganizzazione e smarrimento, anche perché le istituzioni previste dalla Costituzione non possono essere smantellate o private delle loro prerogative. I candidati eletti nelle liste di Grillo dovranno pure, quando saranno in Parlamento, prendere posizione e votare sui vari provvedimenti in discussione: quindi diverranno politici esattamente come gli altri, come coloro che questo guitto ha sbeffeggiato e demonizzato in questi mesi.
Oggi più che mai, proprio per le condizioni di caos generale in cui viviamo, c’è bisogno di un rafforzamento, e non di un indebolimento, dell’autorità statale. C’è bisogno di regole, di disciplina, perché è ora di rimboccarsi le maniche e lavorare tutti per uscire dalla crisi in cui ci troviamo; e dalla crisi non si esce con le urla o gli slogan. Quello che ci consola, semmai, è che fenomeni come quello di Grillo non sono nuovi, e sappiamo per esperienza che col tempo finiscono per dissolversi e sparire totalmente, così come successe all'”Uomo Qualunque”, una formazione anarcoide attiva subito dopo la seconda guerra mondiale. Anche Grillo finirà nel dimenticatoio, e ben presto; ma nel frattempo produrrà molti danni, tra cui quello più grave non è certo la sottrazione dei voti agli altri partiti, ma la diffusione di queste idee giacobine e fuorvianti che inducono all’odio contro il “nemico” e non al dialogo, alla volontà di distruggere anziché di costruire, il che è proprio l’esatto contrario di ciò che sarebbe necessario al nostro Paese in questa delicata fase storica.

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