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Lode al Ministro della Pubblica Ignoranza!

Ho sempre pensato, e credo sia opinione di buon senso, che per giudicare le persone sia necessario conoscerle personalmente, oppure, qualora non se ne abbia sufficiente conoscenza, attendere il loro operato per esprimere un giudizio. Se ciò vale per le persone comuni, molto di più deve valere per chi ricopre cariche istituzionali, partecipa cioè – con gravi responsabilità nei confronti dei cittadini elettori – alla conduzione della “cosa pubblica”, come dicevano i Romani, cioè lo Stato. Forte di questo principio, io non avevo finora espresso giudizi sull’attuale Ministro dell’istruzione, la sig.ra Maria Chiara Carrozza, del PD, proprio perché, fin quando non ha ricevuto l’alto incarico nel governo guidato da Enrico Letta, non avevo neppure sentito pronunciare il suo nome. Colpa mia, beninteso, perché la sig.ra Carrozza era certamente persona di tutto riguardo quando dirigeva la S.Anna di Pisa; da quando però è diventata ministro, il suo modo di agire e le sue esternazioni mi hanno fatto comprendere quale sia la sua ideologia e la sua idea della scuola e mi hanno anche dato – purtroppo – occasione di esprimere un giudizio. Nella mia ingenuità avevo sperato che dopo la triste esperienza dell’ingegner Profumo, ministro nello sciagurato governo Monti, si fosse ormai toccato il fondo; ma adesso, con il ritorno di un esponente di centro sinistra a Viale Trastevere, non ne sono più tanto sicuro.
Qualche tempo fa, in proposito, ebbi a scrivere un post su questo blog dal titolo “Il Ministro in Carrozza ci riporta al ’68”, quando cioè la suddetta signora ebbe la splendida idea di dire agli studenti di un liceo romano che dovevano ribellarsi all’autorità dei genitori e degli insegnanti. Proprio una bella esternazione, che forse avrebbe potuto trovare giustificazione negli anni ’50 e ’60, quando effettivamente esisteva una scuola classista; ma oggi, in un clima sociale e politico del tutto diverso, un simile incitamento è completamente fuori luogo e si qualifica soltanto come un tentativo meschino e balordo di blandire gli studenti per ricevere un’ovazione. Non contenta di questa e di altre figure miserevoli che ha fatto, la Ministra ora si rifa viva (dopo un letargo di mesi) invitando i docenti a non assegnare agli studenti compiti per le vacanze, ai quali andrebbero sostituite non meglio precisate letture.
Cerchiamo di replicare contenendo l’ira che mi sale alla testa, nel modo più pacato possibile. E’ sicura la ministra di sapere meglio dei docenti quali siano le esigenze degli alunni, cosa è meglio per loro? Vive forse lei nelle classi di scuola media o superiore, o piuttosto passa il suo tempo a fare poco o nulla tra le scartoffie del ministero? Non pensa che un messaggio di tal genere sia profondamente diseducativo, proprio perché sottintende l’idea che tra studenti e docenti non ci sia collaborazione ma un’astiosa contrapposizione, e che esista ancora una scuola oppressiva che è invece sparita da quarant’anni? Il suo accorato appello suona piuttosto come un altro maldestro tentativo di adulare gli studenti per ottenere un’approvazione momentanea (che sa di non meritare in altro modo), senza rendersi conto che non è con questa demagogia da quattro soldi che si possono risanare i problemi della nostra scuola. I compiti per le vacanze non hanno e non hanno mai avuto l’obiettivo di rovinare le feste ai poveri studenti, bensì quello di tenerli aggiornati sugli argomenti svolti, di colmare o almeno alleviare certe lacune, di fare in modo che al rientro dalle vacanze possano procedere con maggiore tranquillità, considerata anche la tendenza dei ragazzi di oggi – purtroppo sempre più accentuata a causa dell’uso indiscriminato di cellulari, tablet e quant’altro – a dimenticare ben presto quanto apprendono a scuola. A questo riguardo invito i lettori a leggere una lettera che un mio collega e amico, il prof. Lodovico Guerrini di Siena, ha scritto ad un sito specifico che si occupa di scuola (il link è http://www.orizzontescuola.it/news/lettera-ruolo-dei-compiti-casa). Egli chiede al Ministro se preferisce che gli alunni, invece di svolgere i compiti per le vacanze, passino tutto il loro tempo sui social network così in voga oggi (da Facebook a Twitter, Ask e altri ancora), un passatempo che non porta a nulla se non all’atrofizzazione di tutte le facoltà mentali.
Oggi non si crede più alle ideologie e si continua a dire, da varie parti, che destra e sinistra sono la stessa cosa. A me non pare così, mi sembra invece che le esternazioni della sig.ra Carrozza siano alquanto ideologizzate e facciano anch’esse parte di quella funesta politica scolastica che la sinistra italiana ha condotto dal ’68 in poi, quando ha sostenuto l’abolizione della disciplina, la fine della serietà degli studi, lo squallido egalitarismo che mette alla pari i docenti bravi e quelli cafoni, gli studenti meritevoli e i fannulloni. Anche questi interventi demagogici della Carrozza, che crede così di guadagnarsi il favore dei giovani, fanno parte di quella stessa ideologia che ha distrutto tutto quello che c’era di buono e di utile nella scuola, quei valori che molti docenti ancor oggi, nonostante la presenza di un simile ministro, cercano di tenere in vita. Credo quindi di avere ragione quando sostengo che il ’68, nonostante sia passato da 45 anni, non è ancora finito: lo dimostrano anche gli sciagurati progetti che l’attuale ministero e soprattutto il Partito Democratico hanno tirato fuori ancora una volta dal cilindro magico, come ad esempio la riduzione degli studi liceali di un anno e la realizzazione di un biennio comune alle superiori, dove chi è destinato ai Licei dovrebbe avere le stesse competenze e conoscenze di chi farà gli istituti professionali. Dio ci scampi e liberi da questa catastrofe, dalla quale non ci risolleveremmo più! Se quanto sopra detto dovesse realizzarsi, la sinistra nostrana avrà finalmente portato a termine la sua paziente opera di distruzione del nostro sistema scolastico. Complimenti sinceri!

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Cosa c’è di nuovo nella scuola?

La nomina del nuovo ministro, la prof.ssa Maria Chiara Carrozza, mi ha lasciato quasi del tutto indifferente, anche perché finora non ho mai avuto l’onore di conoscerla; sono venuto a sapere che era la direttrice della prestigiosa Scuola S.Anna di Pisa e che appartiene al Partito Democratico, ma non mi è noto alcun suo contributo per quanto riguarda la scuola primaria e secondaria. Può anche darsi che ne abbia piena conoscenza, ma la cosa, almeno fin qui, non mi risulta; ed il fatto che provenga dal mondo universitario non è una garanzia che sia un buon Ministro dell’istruzione, come dimostra chiaramente l’operato del suo predecessore. I signori del Governo dovrebbero sapere, d’altro canto, che Scuola e Università non sono la stessa cosa, ma hanno invece esigenze e problematiche del tutto diverse, e che l’esser vissuti in un ambiente non vuol dire automaticamente adattarsi anche all’altro, anzi spesso è il contrario. Tuttavia, nonostante i legittimi dubbi, non voglio e non posso esprimere giudizi prima di aver visto all’opera il nuovo Ministro.

Alcune avvisaglie ci sono però, e non mi sembrano positive. In un’intervista rilasciata qualche tempo fa, la prof. Carrozza ha riesumato una vecchia idea della sinistra italiana dimostratasi del tutto fallace, quella del biennio unitario alle superiori. Si tratta di un grossolano errore, un “revival” dell’egalitarismo sessantottino, perché è assurdo far fare lo stesso percorso a ragazzi che frequenteranno un liceo Classico o Scientifico ed a quelli destinati agli istituti professionali. Il mio pensiero è del tutto opposto, nel senso che a me parrebbe opportuno differenziare anche la scuola primaria (com’era ai miei tempi!), introducendo fin dalle medie materie opzionali a seconda del percorso futuro che compirà ogni studente. Ma so che questo non è proponibile, e quindi mi taccio.

Un’altra cosa che mi lascia deluso è la circolare del ministro sugli esami di Stato, in cui si raccomanda di nuovo a presidenti e commissari di sorvegliare affinché gli studenti non copino con il cellulare, escludendoli da tutte le prove se sorpresi ad utilizzare tali apparecchiature. Queste disposizioni c’erano già prima, ed hanno ormai compiutamente dimostrato la loro totale inefficacia, perché gli studenti non sono sciocchi e sanno bene come fare: consegnano un cellulare, magari vecchio e inservibile, e tengono addosso quello nuovo, supertecnologico, con cui si collegano a internet e copiano quanto vogliono. Non possiamo perquisire i ragazzi, né sorvegliarli ininterrottamente per sei ore, questo lo sanno tutti. Tanto eccessiva quanto inefficace, inoltre, è la prescrizione di escludere l’alunno trovato col cellulare da tutte le prove, facendolo quindi bocciare e ripetere l’anno: un provvedimento del genere, proprio perché troppo severo, non viene adottato da nessun presidente di commissione, il quale, anche nel caso di studente colto sul fatto, preferisce far finta di non vedere e lasciar correre, perché non se la sente di rovinare la carriera di una persona per così poco, ed anche perché l’immancabile ricorso al TAR finirebbe per dar ragione al ragazzo e quindi costringere la commissione a riunirsi nuovamente e rifare l’esame. Una minaccia del genere è troppo grave per indurre un presidente ad una misura simile; sarebbe stato molto più assennato, a mio giudizio, prevedere l’esclusione dello studente soltanto dalla prova in cui ha copiato (assegnandogli la valutazione minima, cioè un quindicesimo), ma lasciandogli ugualmente la possibilità di superare l’esame, ovviamente con un voto basso. Ma la vera soluzione del problema, come ho detto altrove, sarebbe quella di dotare le scuole di apparecchiature elettroniche (i cosiddetti disturbatori di frequenze) che impediscono ai cellulari, in un certo raggio, di collegarsi a internet e di comunicare con l’esterno in qualsiasi modo. La cattiva tecnologia si combatte con altrettanta tecnologia, c’è poco da fare. E quanto ai provvedimenti sanzionatori, mi pare chiaro che, come dimostrano le gride manzoniane, val più una norma moderata ma rispettata rispetto ad una severissima ma di fatto mai applicata. Possibile che la storia non abbia insegnato niente ai nostri politici?

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