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Bilancio sintetico del 2015

Un altro anno sta finendo, anzi finirà tra meno di un’ora… E nulla di particolarmente nuovo mi viene in mente di dire, se non che divento sempre più vecchio e meno tollerante delle assurdità che leggo e che vedo in giro. Si avvicina poi il momento di dover andare in pensione, che io giudico per me una vera e propria catastrofe, al contrario di tante altre persone che sono tutte tese, anima e corpo, al momento in cui lasceranno il lavoro. Per me è vero l’esatto contrario: io vedo la pensione come l’età della vita in cui non si è più utili alla società, in cui non si sa come passare il tempo in modo proficuo, in cui non viviamo ma ci lasciamo vivere, l’età in cui non si hanno più aspirazioni né desideri. Per dirla in una parola, l’anticamera della morte. Con questa mentalità, che io e pochi altri abbiamo, sono quasi grato alla signora Fornero per avermi dato la possibilità di restare in servizio, perché senza la sua tanto deprecata legge io sarei già in pensione, avendo maturato al 1° settembre 2015 la contribuzione massima richiesta dalle norme precedenti. So di averla detta grossa, perché quasi tutti odiano l’ex ministro Fornero per questo motivo, ma io la penso diversamente e confermo che non presenterò mai domanda di pensionamento ma me ne andrò solo quando mi cacceranno a forza di legge.
Cos’ha portato di nuovo il 2015? Dal punto di vista della mia vita privata, poco o nulla: i miei figli sono ormai adulti e se ne stanno per conto proprio, si fanno vivi soltanto nelle feste comandate, o poco più. Le mie abitudini sono le stesse di prima, tranne che quest’anno, purtroppo. sono emersi i primi problemi di salute legati all’età, malanni non troppo gravi ma neanche da sottovalutare; del resto, passati i 60, non si può più vivere da spensierati senza aver cura di noi stessi, come possono fare i nostri alunni di 16/17 anni, e questo è normale. Anche la mia attività di docente è proceduta nel 2015 come negli anni precedenti, con la novità però che l’insegnamento dell’italiano nel triennio del Liceo Classico si è rivelato più impegnativo del previsto, tanto che mi ha costretto a ridurre quasi a zero la mia attività scientifica di studioso del mondo classico, che in passavo esercitavo con molto più agio. A questo calo dell’attività scientifica ha però contribuito anche la grossa truffa che ho subito da parte dell’editore Loffredo di Napoli (faccio il nome apertamente, e mi prendo la responsabilità di quel che dico) il quale, dopo avermi impegnato oltre quattro anni nella compilazione di una storia della letteratura latina, regolarmente pubblicata con il titolo “Scientia Litterarum” e adottata in molti licei, si è poi dileguato dichiarando fallimento e venendo quindi meno all’obbligo di onorare i contratti stipulati con gli autori. Secondo i miei calcoli la cifra che ho perduto per il mancato pagamento dei miei diritti si aggira sui 10.000 euro; ma ciò che mi rattrista di più non sono i soldi, bensì il fatto che la mia opera, per ovvi motivi, non viene più stampata e quindi tutta la mia fatica si è risolta nel nulla e sono rimasto, come si suol dire, con un pugno di mosche. E’ vero che potrei proporre la pubblicazione del mio lavoro, che ho già riveduto e sensibilmente corretto, ad un altro editore, ma è stata così grande la delusione che mi è passata anche la volontà di tentare nuovi progetti editoriali.
Dal punto di vista delle vicende pubbliche, ben poco ho da dire. Sul governo Renzi non mi sento di pronunciare sentenze, perché a mio vedere non è ancora ben chiaro dove la sua politica ci condurrà; continuo però a pensare che l’azione di governo in un paese come il nostro sia difficile, e che sia molto più semplice e comodo fare opposizione senza doversi assumere responsabilità. Per questo giudico del tutto assurda ed inconcludente la polemica del Movimento cinque stelle (che io chiamo “Cinque stalle”), perché li considero un branco di incapaci buoni soltanto ad urlare e insultare il prossimo, senza mai fare una proposta concreta se non quella, demenziale, del “reddito di cittadinanza”, e mostrando, anche attraverso le continue espulsioni dei dissidenti, di non sapere neanche cosa sia la democrazia. Prima di cadere nelle mani di questi individui preferisco tenermi non solo il governo Renzi, ma qualsiasi altro regime, di chiunque sia. Ciò non significa ovviamente che approvi tutto ciò che viene deciso dal Governo e dal Parlamento, che comunque accetto per dovere civico: ad esempio, la riforma della scuola approvata proprio nel 2015 presenta ancora lati oscuri e certamente non costruttivi. Elementi negativi della cosiddetta “Buona scuola” a firma del ministro Giannini e dello stesso Presidente del Consiglio sono, a mio vedere, sostanzialmente due: l’organico potenziato e la cosiddetta “alternanza scuola-lavoro”. Il primo ha fatto sì che siano stati assunti, in molti casi senza che abbiano mai affrontato un concorso serio, circa 50.000 docenti che non hanno una cattedra e che dovrebbero coprire le supplenze ed effettuare i corsi di recupero ma che in realtà, una volta compiuti questi compiti, passano il resto dell’anno scolastico facendo poco o nulla, mentre noi docenti di vecchia nomina dobbiamo continuare a fare le 18 ore di lezione, la correzione dei compiti, l’aggiornamento, le riunioni collegiali ecc. La seconda assurdità è appunto l’obbligo degli alunni di effettuare “stages” ed esperienze lavorative durante il percorso scolastico della scuola superiore, un’attività che ben si addice a coloro che frequentano istituti tecnici o professionali, ma non certo agli alunni dei licei, i cui programmi di studio e di formazione si riferiscono a modelli di cultura generale, all’astrazione ed al ragionamento, non alle attività pratiche. Tutto ciò complicherà la vita dei nostri giovani, già molto impegnati con gli studi e con le altre attività personali che quasi tutti svolgono; accadrà così che costoro, tirati a forza a doversi occupare di tante cose, finiranno per non far bene nulla, né la scuola né il lavoro. Affermando ciò rischio di apparire troppo pessimista, ma penso di conoscere la realtà scolastica attuale e le caratteristiche dei giovani di oggi abbastanza bene per non temere di essere smentito.

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Il teatrino del Parlamento

In questi giorni tiene banco, alla TV e negli altri mezzi di informazione, la riforma del Senato in corso di approvazione. Nel dibattito politico riemergono ogni giorno polemiche a non finire, alimentate soprattutto da chi non vuole le riforme e preferisce lasciare tutto così com’è, alla faccia della millantata volontà di ridurre la spesa pubblica ed i costi della politica. A me la riforma che dovrebbe darci un nuovo Senato sembra buona, sebbene non perfetta, perché se approvata consentirà di ridurre da 315 a 100 il numero dei senatori con un evidente risparmio per le casse dello Stato, ed inoltre snellirà di molto l’iter parlamentare delle leggi, che spesso si trascinano mesi ed anni tra le due Camere: basta infatti che una delle due cambi una virgola del testo approvato dall’altra e l’iter deve praticamente ricominciare daccapo. Ci sono leggi parcheggiate in parlamento da anni proprio a causa del cosiddetto “bicameralismo perfetto”, un sistema non più attuale e non in linea con il dinamismo che la società moderna richiede. Quando fu stilata la nostra Costituzione (1946/47) l’Italia usciva da una dittatura e da una guerra, ed era perciò necessario il bilanciamento dei poteri affinché non si tornasse ad una qualunque forma di totalitarismo; ma oggi la democrazia è un fatto consolidato e condiviso da tutto il mondo occidentale, non esiste più il muro di Berlino e la contrapposizione est-ovest, ed è quindi naturale e necessario che la carta costituzionale venga adattata ai tempi attuali. Una costituzione, come ogni altro documento, viene redatta in base alla società ed alla mentalità vigenti in quel periodo; ma a distanza di 70 anni ogni legge, anche la prima legge dello Stato che è appunto la Costituzione, deve essere cambiata, perché non è il Vangelo. Ma purtroppo c’è chi non comprende questo principio fondamentale e si affanna nella strenua difesa dell’esistente; fa anzi specie il fatto che a questa schiera di conservatori appartengano anche formazioni di sinistra (v. Sel e altre formazioni) che un tempo erano chiamate progressiste! E’ proprio vero che la forma mentis politica è totalmente cambiata e che gli stessi concetti di “destra” e di “sinistra” hanno oggi ben poco significato.
Di fronte alla prospettiva di snellire l’apparato statale e di risparmiare soldi pubblici, tutti dovrebbero essere d’accordo. E invece no! Le polemiche infuriano più che mai da parte delle opposizioni, che sbraitano sostenendo che i cittadini vengono privati del diritto di eleggere i senatori, come se questo fosse il principale desiderio delle persone comuni, le quali vorrebbero piuttosto che la politica fosse più concludente e meno litigiosa, vorrebbero veder migliorare la propria vita, e ciò interesserebbe loro molto di più che l’esprimere un voto qualsiasi. Io, per parte mia, avrei fatto ancora di più: avrei istituito un sistema monocamerale di 500 deputati (come l’antica “Boulé” della democratica Atene del V° secolo a.C.) abolendo del tutto il senato e dimezzando così bruscamente (da circa 1000 a 500) il numero dei parlamentari. A parole tutti sono d’accordo con questa possibile risparmio di risorse pubbliche, ma nella pratica si oppongono fingendosi paladini della libertà e della democrazia.
Ciò che più mi avvilisce è assistere al vergognoso spettacolo che i nostri parlamentari stanno dando in questi giorni, proprio durante la discussione sulla riforma del Senato. Particolarmente bizzarra è l’accusa di totalitarismo e di “regime” rivolta a questo governo, la stessa che anni fa veniva lanciata contro il governo Berlusconi. Se la regola principale della democrazia in tutti gli aspetti della vita civile (anche nella scuola) è quella secondo cui la maggioranza vince e la minoranza deve adeguarsi alle decisioni (almeno fin quando non diventa essa stessa maggioranza) non si vede cosa ci sia di scandaloso o di “dittatoriale” nel fatto che vengano approvate leggi e riforme con i voti dei partiti di governo, che formano appunto la maggioranza parlamentare. Se si dovesse attendere il momento in cui tutte le forze politiche fossero concordi su di un provvedimento qualsiasi, tale momento non arriverebbe mai e la società non farebbe mai un passo avanti, perché è impossibile mettere tutti d’accordo, soprattutto coloro che giocano a mettere i bastoni fra le ruote e a dire sempre di no a tutto ed a tutti, in nome di un’onestà e una dirittura morale che è tutta da dimostrare.
A questo punto penso sia chiaro a chi mi riferisco: ai grillini, a quell’armata Brancaleone che si chiama “Movimento 5 stelle”, formata da persone che non hanno alcuna competenza di politica, di economia, di problemi sociali ecc., ed il cui unico scopo è quello di ostacolare gli altri, bloccare qualsiasi cambiamento del Paese, opporsi sempre a tutto in modo violento e scomposto senza mai saper produrre nulla di veramente costruttivo. In due anni di legislatura cosa hanno fatto costoro se non urlare, insultare, salire sul tetto della Camera dei deputati ed altre pagliacciate degne di quel buffone di Grillo, il loro signore e padrone? Mai una proposta concreta, se non quella demenziale del reddito di cittadinanza, per cui lo Stato dovrebbe pagare milioni di persone per non far nulla. Bel modo di rilanciare il lavoro e la produzione, starsene a casa sul divano e aspettare la manna dal cielo! Meglio non parlarne. E oltretutto questa schiera di poveracci incompetenti, quasi senza rendersene conto, assume talvolta posizioni che sanno di un revanscismo sinistroide della peggiore specie, come il pacifismo sognatore che pretende di fermare i terroristi dell’ISIS con le buone parole, l’opposizione alla TAV in pieno accordo con i centri sociali dell’ultrasinistra, il giustizialismo feroce e altre belle pensate di questo tipo. Ma la cosa più buffa di questi giorni è stata la reazione stizzosa e isterica di una senatrice del Movimento Cinque Stalle (io lo chiamo così) per dei gestacci osceni rivolti nei suoi confronti da senatori filogovernativi. A parte il fatto che le provocazioni continue dei grillini portano necessariamente a delle forme di reazione, non intendo con ciò giustificare il comportamento di quei signori che si sono rivolti in tal modo alla collega dimostrando di non essere certo dei galantuomini; ma ciò che mi indigna è vedere i parlamentari pentastellati reagire con violenza e chiedere pene esemplari per i colpevoli, quando sono stati proprio loro, da quando purtroppo siedono in Parlamento, ad usare espressioni volgari e offensive nei confronti degli avversari. E’ proprio vero quel che dice il proverbio, cioè che il bue dà del cornuto all’asino. Sentire una persona come la Taverna, repellente anche solo a vedersi e che sa esprimere soltanto ingiurie e turpiloquio, lamentarsi della volgarità altrui fa semplicemente sorridere, e fa anche pensare al livello infimo a cui è oggi arrivata la politica italiana.

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La TV e l’antipolitica

Domenica scorsa ho assistito al programma di RaiUno “L’Arena”, condotto da Massimo Giletti nel primo pomeriggio, e debbo dire che l’impressione che ne ho tratto non è stata affatto positiva. Nel trattare argomenti di attualità (in quel caso la recente alluvione di Genova) il conduttore e gran parte del pubblico si sono lanciati in una serie di accuse veementi contro la classe politica e gli amministratori in generale, indicandoli al pubblico disprezzo come artefici e cause di tutti i mali del nostro tempo.
Siccome a me piace fare l’avvocato del diavolo, mi viene da sostenere che questo clima di caccia alle streghe contro una sola categoria di cittadini mi pare esagerata e a volte ingiusta; non solo perché esistono anche politici e amministratori onesti, cosa di cui tutti sembrano essersi dimenticati, ma anche perché i lacci e lacciuoli burocratici che esistono nel nostro Paese tarpano le ali anche a chi è animato da una sincera volontà di fare qualcosa di buono per i cittadini. Basti pensare all’estrema facilità con cui si può ricorrere ai TAR (tribunali amministrativi regionali) contro qualunque provvedimento delle amministrazioni, con conseguente blocco dei lavori per mesi ed anni ed una coda di pastoie giudiziarie che non finiscono più. Una volta che un’opera viene decisa per interesse pubblico (come appunto quello di evitare le alluvioni) nessuno dovrebbe potersi opporre, ed i lavori ultimati entro una data stabilita. Se non si elimina la giustizia ingiusta e inutile, sarà difficile ottenere qualche risultato apprezzabile.
Tornando alla trasmissione di domenica scorsa, ed anche a tante altre sulle varie reti, io ritengo inopportuno e dannoso fare propaganda, mediante la TV di Stato, contro lo Stato stesso e le persone che lo rappresentano. Si parlava degli stipendi dei politici e degli impiegati del Parlamento, denunciando lo scandalo di retribuzioni troppo alte. A parte il fatto che gli stipendi lì dichiarati erano lordi (quindi il netto è circa la metà), ma non si è tenuto conto che ci sono categorie di cittadini che guadagnano molto di più dei politici, e nessuno si scandalizza per questo. Che dire dei medici specialisti, che prendono anche 150 euro per una visita di 10 minuti e spesso non rilasciano nemmeno la ricevuta fiscale? Che dire degli avvocati di grido, con parcelle milionarie? Che dire di certi commercianti e artigiani che lavorano in privato, per lo più al nero, guadagnando il 200 per cento sui prodotti che vendono? Di quelli nessuno parla, anzi costoro si lamentano pure di dover pagare le tasse e spesso denunciano redditi ridicoli, per cui un gioielliere del centro di Roma risulta più povero di un cameriere o di un operaio. Perché non fare indagini serie sul tenore di vita delle persone e metterli in manette se dichiarano magari 20.000 euro all’anno e poi hanno lo yacht e la villa con piscina?
Con questo non intendo dire che politici e amministratori non abbiano le loro colpe e le loro corruzioni, ma mi pare ingiusto questo clima di caccia alle streghe che si rivolge contro una sola categoria e viene portato avanti dalla TV di Stato, i cui “lavoratori”, come si sa, sono pagati profumatamente. Se Giletti si scandalizza per gli stipendi dei politici, perché non dice qual è il compenso che gli elargisce la Rai, pagata con i soldi di tutti, per condurre una trasmissione di un’ora alla settimana?
E poi c’è un altro grave problema: che cioè queste requisitorie televisive alimentano l’antipolitica, un rovinoso fenomeno dei nostri tempi che porta i cittadini a non avere più fiducia nello Stato, a non collaborare per il bene comune, a chiudersi nell’individualismo e nel disfattismo, tutti atteggiamenti che minano gravemente la reputazione del nostro Paese e la stessa vita pubblica e privata di ciascuno di noi. Abbiamo visto concretizzarsi questo spaventoso atteggiamento mentale nel successo che, alle ultime elezioni, ha avuto il comico Beppe Grillo, fondatore di un movimento disfattista e violento che non dialoga con nessuno, non collabora con nessuno, è capace solo di urlare volgarità e di dire sempre di no, pregiudizialmente, a tutto e a tutti. Questo livello di inciviltà a cui ci ha abituato il M5S (movimento “cinque stalle”, io lo chiamo così) è frutto di un’antipolitica becera e qualunquista, oggi purtroppo alimentata anche da coloro che, lavorando in un’azienda pubblica (la Rai) dovrebbero presentare ai cittadini la verità oggettiva, non cercare squallidamente, con questi atteggiamenti demagogici, di guadagnarsi l’applauso personale ed un successo che non meritano.

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Il piccolo ducetto a cinque stelle

Se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, in questi giorni tutti i dubbi sulla mancanza assoluta di democrazia e di dialogo all’interno del movimento “cinque stalle” (l’errore è volontario) si sono dissipati: il loro piccolo duce barbuto, il comico Beppe Grillo, ha espulso unilateralmente dal movimento tutti coloro che si erano azzardati ad esprimere idee diverse dalle sue. Questi erano i metodi usati da tutti i tiranni e i dittatori che la storia ci ricorda: umiliare e cacciare chiunque non si allinea al pensiero dominante. Solo che i dittatori e i tiranni avevano comunque una personalità, un carisma, un potere, per quanto gestito in modo ingiusto; ma qui i parlamentari del M5S obbediscono a un istrione che mai ha fatto altri interessi se non i suoi, e che è diventato ricchissimo proprio sfruttando quel sistema politico che adesso dice di voler abbattere. Ha mandato in parlamento una massa di sprovveduti che altro non sanno fare se non urlare, insultare gli altri, assaltare i banchi del governo senza mai costruire nulla, a parte qualche proposta fantascientifica come quella del “reddito di cittadinanza”, che fa ridere solo a sentirla; se infatti adesso criticano Renzi perché non avrebbe le coperture economiche per i 10 miliardi di euro che intende restituire a chi guadagna meno, dove troverebbero loro i soldi per dare uno stipendio a tutti, che verrebbe come la manna dal cielo e che costerebbe minimo 70 miliardi? Mistero. A criticare, a denigrare gli altri siamo tutti capaci, ma la cosa cambia aspetto quando bisogna mettere la faccia su ciò che si dice e si intende fare. Per ordine insindacabile del loro ducetto, del quale sono fedeli esecutori privi di personalità e di volontà propria, i parlamentari del M5S non si mettono mai in gioco, non collaborano con nessuno, sono capaci di dire sempre e soltanto di no, pregiudizialmente, senza neanche mettere alla prova chi sta cercando di fare qualcosa per il paese. E’ questa l’inconcludenza di chi non sa neppure lontanamente cos’è la politica, che è dialogo e collaborazione, non chiusura ermetica in una torre d’avorio dalla quale pontificare senza mai doversi assumere delle responsabilità. E il bello è che chi, anche parzialmente, vorrebbe uscire da questa inconcludenza, viene cacciato appena esprime un’idea anche lontanamente in contrasto con gli ordini perentori di un istrione che, oltretutto, è fuori dal Parlamento perché pregiudicato per omicidio colposo. Bell’esempio di democrazia e di tolleranza! Se queste sono le novità che esprime la politica attuale, siamo costretti a rimpiangere i vecchi politici della prima repubblica, che con tutti i loro difetti sapevano però mettersi in gioco, rispettare gli avversari e soprattutto tollerare il dibattito interno, senza cacciare a pedate chi non esegue servilmente gli ordini del padrone.

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Nuovi barbari in Parlamento

Tutti noi, purtroppo, abbiamo visto in tv le vergognose scene svoltesi alla Camera dei deputati, dove la gazzarra scatenata dai deputati del “Movimento cinque stelle” ha fatto il giro del mondo e ha mostrato a tutti il livello di maleducazione, di volgarità e di barbarie vera e propria a cui i politici nostrani sono arrivati. Attila, al confronto, era un agnellino! L’esempio che viene dato ai cittadini, ed in particolare ai giovani che noi nella scuola stiamo faticosamente cercando di educare alla legalità ed alla tolleranza, è sotto gli occhi di tutti. In un paese civile, dove le leggi vengono rispettate, tutti coloro che si comportano così all’interno di un’istituzione, appartengano alla maggioranza o all’opposizione, sarebbero già stati sbattuti fuori dal Parlamento e inquisiti per i reati che hanno commesso. Si è perfino arrivati al vilipendio alle istituzioni, quando un deputato del M5S si è permesso perfino di dare del “boia” al Presidente della Repubblica. Come si possono tollerare simili comportamenti? Non c’è nessuno che reagisca, che faccia presente che in Italia c’è troppo garantismo, troppa impunità per chi commette reati di questo tipo? Tale è infatti l’agire di chi offende e diffama le istituzioni, a prescindere da chi le rappresenta. Per il suo passato comunista Napolitano non è simpatico neanche a me, e personalmente non l’avrei scelto per quell’incarico; ma una volta che è stato eletto, è dovere sacro di ogni cittadino rispettarlo per il ruolo che ricopre.
La verità è che Grillo ed i suoi si stanno accorgendo che chi li ha votati sta cambiando idea, perché tutti si sono resi conto che da un anno costoro stanno lì senza fare assolutamente nulla, ma sono capaci solo di urlare, insultare e dire di no sempre e comunque. La politica, ovunque nel mondo, è collaborazione, alleanza, compromesso con altri dalle diverse idee; costoro invece continuano a evitare il confronto con tutti, non collaborano con nessuno, rendendo totalmente inutili i voti di quei milioni di persone che hanno dato loro fiducia. L’urlo, l’insulto e il turpiloquio, oltre ad essere vergognosi di per sé, non cambiano nulla e finiscono per ritorcersi contro chi li usa, rendendo vani anche quegli argomenti che potrebbero essere condivisibili. Se conoscessero la storia, i cinque stelle saprebbero che solo con il dialogo pacato e civile si può ottenere di essere ascoltati; l’antipolitica, l’anarchia, la protesta fine a se stessa non hanno mai prodotto nulla di buono.

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Libertas e licentia, ovvero il linguaggio forbito del “Movimento Cinque Stalle”

Gli antichi Romani, saggi com’erano nella vita privata e soprattutto in quella pubblica, distinguevano nettamente tra due concetti: quello della “libertas”, che designava la condizione del cittadino libero ma soggetto alle leggi, e quello della “licentia”, ossia l’atteggiamento sfrenato e arrogante di chi credeva di potersi permettere tutto ed essere al di sopra delle leggi. Il primo dei due concetti era sacrosanto, il secondo invece esecrato e punito, soprattutto quando era assunto da chi aveva responsabilità politiche e cariche pubbliche. Anche il celebre Scipione Africano, il vincitore di Annibale, fu sottoposto a processo e condannato per corruzione, proprio perché si era arrogantemente preso la “licentia” di appropriarsi di una somma di denaro dovuta allo Stato.
Gli antichi, sia Greci che Romani, avevano il senso della misura e quindi, pur salvaguardando il principio della libertà di parola e di espressione, non permettevano mai che si oltrepassassero i limiti della decenza e del buon gusto. Ma oggi purtroppo, forse anche perché si è perduto il senso storico e non si conoscono abbastanza le norme del vivere civile in cui gli antichi erano grandi maestri, questo limite si è largamente superato e i due concetti di “libertas” e di “licentia” vengono grossolanamente confusi: da alcuni decenni a questa parte, infatti, si è affermata ovunque (in tv, sulla stampa, nella vita sociale e politica) la logica del “se pò fà”, cioè la falsa credenza che sia lecito a ciascuno di dire e fare quel che vuole, infischiandosene delle leggi scritte e di quelle non scritte, quelle cioè del decoro e della coscienza umana. Con la scusa della libertà di parola e di stampa, giornalisti e uomini politici, per non parlare della gente comune, credono di poter insultare impunemente chiunque, diffamando e calunniando vergognosamente coloro che ritengono i loro avversari (o meglio nemici), e inveendo sconciamente con insulti, parolacce ed espressioni che farebbero vergogna anche ai carrettieri e agli scaricatori di porto.
Finché la cosa rimane nei bar o nelle strade, passi; ma quando in tv o addirittura in parlamento si ricorre all’insulto e al turpiloquio come normale linguaggio di espressione politica, significa che la barbarie e la bestialità umana sono giunte a tal punto che personaggi come Attila o Ivan il Terribile al confronto sono agnellini. Basti pensare al comportamento indegno e vergognoso del Movimento Cinque Stelle, che sarebbe meglio chiamare “cinque stalle”, vista l’elevatezza culturale e umana dei loro rappresentanti parlamentari. Questi soggetti, che si fa fatica a definire esseri umani, si sono presentati come coloro che portavano l’onestà nella politica, che volevano mandare a casa i politici ladri, che avrebbero cambiato tutto in meglio, e così hanno ingannato i gonzi che li hanno votati. Poi, una volta entrati nelle istituzioni, non hanno mai fatto né proposto nulla di positivo, ma si sono limitati ad abbaiare come cani arrabbiati contro i “nemici”, distruggendo tutto e non costruendo mai nulla. Ultimamente, poi, se ne sono usciti con espressioni e affermazioni che neanche il più volgare cafone riconoscerebbe come sue: tra di esse l’ultima perla è certamente il discorso pronunciato al senato dalla Taverna (il nome dice tutto, ad indicare che tipo di donna sia costei) il giorno della decadenza di Berlusconi, il giorno in cui gli avvoltoi della sinistra e gli sciacalli del M5S hanno trionfato e brindato sul cadavere della loro preda, rivelando tutta la vigliaccheria che ben li distingue. La Taverna non solo ha insultato pesantemente il “nemico”, ma ha anche detto, con gran decoro e finezza femminile, di voler sputare addosso a Berlusconi.
Ecco, questo è il livello dei politici italiani. Ed il bello è che Beppe Grillo e i suoi si erano presentati come coloro che avrebbero portato grandi novità nella politica. E quali sono queste novità? Il turpiloquio, l’insulto, la diffamazione, la menzogna più sfrontata, proprio delle belle novità di cui possiamo andare fieri; e se Berlusconi, come dicono, ci ha reso ridicoli all’estero, che gran lustro ci darà la Taverna se all’estero conosceranno il linguaggio suo e dei suoi? Non solo nell’antica Grecia e Roma, incunaboli della nostra perduta civiltà, ma in nessun altro Paese civile sarebbe stato permesso a una donnetta ignorante e volgare di usare il linguaggio postribolare che, a quanto pare, le è familiare e col quale ha inteso infangare un “nemico” che invece, a dimostrazione della stupidità sua e dei suoi, finirà per favorire. In un Paese civile essa sarebbe stata quanto meno espulsa dal Senato per sempre e denunciata, come meriterebbe in pieno. Ma da noi, si sa, la libertà di insulto e di diffamazione, il turpiloquio, sono ormai tollerati e anzi anche lodati da una televisione e da certi giornali che sarebbero buoni soltanto per essere gettati nella spazzatura.
La violenza, verbale e non solo, del Movimento Cinque Stelle è sotto gli occhi di tutti e non può più esere tollerata: le istituzioni devono reagire, anche con leggi coercitive se necessario. Si permette ad un buffone come Grillo di insultare il Presidente della Repubblica e nessuno fa nulla? Non esiste più il reato di vilipendio alle istituzioni? Io non me lo spiego, se non pensando al timore che può incutere un mentecatto solo perché ha avuto i voti alle elezioni, fingendo di essere contro e al di fuori della politica tradizionale. Anche questo non è vero, perché i grillini hanno dimostrato con le loro esternazioni di non essere affatto “neutrali”, ma di avere tra le loro file tanti residuati bellici del vecchio sinistrume extraparlamentare e fiancheggiatore del terrorismo: si nota senza dubbio dal sostegno che danno, ad esempio, al movimento No-Tav, dai discorsi scellerati di chi tra loro ha esaltato gli assassini di Nassiryia, dalle farneticazioni di un certo Bernini (M5S) che ebbe a dire, in un intervento al parlamento, che l’attentato dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle fu organizzato dagli americani stessi, e altre nefandezze simili che ci richiamano alla mente i proclami delle Brigate Rosse. Sono estremisti travestiti, individui pericolosi e violenti che lo Stato democratico non può tenere al suo interno, perché rischia di essere un cancro che distrugge da dentro le istituzioni stesse.

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Immigrazione e buonismo nostrano

In occasione della tragedia di Lampedusa, di cui sono rimasti vittime oltre 300 immigrati africani, ne abbiamo sentite di tutti i colori dai nostri politici, dai giornalisti e persino dal papa, sempre pronto a commentare a suo modo (e spesso a sproposito) i fatti che accadono nel mondo. In tale occasione il capo della chiesa cattolica, facendo eco a personalità delle istituzioni come la solerte presidente della Camera dei deputati, ha parlato di “vergogna” dell’Italia di fronte a quanto è accaduto.
Ora forse io sarò ignorante o disinformato, ma proprio non ho capito di cosa noi dobbiamo vergognarci. Siamo stati noi italiani forse ad ammazzare queste persone? Li abbiamo forse invitati a casa nostra e poi fatti naufragare? Non li abbiamo forse soccorsi, salvati e rifocillati, i superstiti, procedendo poi a spese nostre al recupero dei cadaveri? Cosa dovevamo fare di più, visto che gli altri Paesi europei, ai quali noi italiani spesso pensiamo come fossero paradisi terrestri, ci hanno da sempre abbandonato come se il problema dell’immigrazione fosse soltanto nostro? A me pare l’esatto contrario, cioè che l’Italia abbia fatto e faccia anche troppo per queste persone, che nessuno ha invitato a venire e che spesso, dopo aver avuto anche più di quanto si aspettassero, si permettono anche di ribellarsi ai centri di accoglienza, fare violenze e devastazioni, ritenendo un loro diritto ciò che è invece un aiuto umanitario, del quale dovrebbero semmai ringraziarci. Io ho sempre saputo che se qualcuno entra in casa mia, anzitutto deve esservi invitato; e di certo, se decido di ospitarlo, non può lamentarsi del trattamento che gli riserbo. Se quel che io faccio per lui non gli va bene, se ne resti a casa propria.
Le accuse rivolte dal papa, dai demagoghi di estrema sinistra e dai buonisti infiltrati nelle istituzioni non hanno alcuna ragion d’essere, se non la malafede di chi le formula. Sono anch’esse espressione di quella dittatura della religione laica di cui ho parlato in un altro post, una mentalità ormai dominante e diffusa attraverso i mezzi di informazione in base alla quale i “diversi” sono da preferire e da favorire in ogni modo rispetto agli altri. E così, dopo i portatori di handicap e i gay, sono adesso gli immigrati africani ad essere incensati sull’altare di questa religione laica, che bolla subito con il marchio del disprezzo e del razzismo chiunque si azzarda a non condividere questo buonismo dissennato.
Se la sono presa anche con la legge Bossi-Fini, l’unica norma giusta che tenta in qualche modo di regolare, se non di eliminare, il flusso degli arrivi, senza pensare che questa legge non c’entra assolutamente nulla con la tragedia di Lampedusa, che sarebbe avvenuta anche se la Bossi-Fini non ci fosse stata. Del resto, vogliamo chiederci perché i nuovi santoni della religione laica stile Boldrini o Rodotà, mentre attaccano la nostra legge, non dicono nulla di ciò che avviene in Spagna, dove gli arrivi dal Marocco sono regolati e spesso proibiti, o negli Stati Uniti, dove i soldati sparano addosso ai disperati che dal Messico cercano di raggiungere il loro Paese? Non viene da pensare che costoro siano un po’ in malafede e che utilizzino queste idee così libertarie e progressiste per fini di propaganda politica? Adesso vogliono abolire anche il reato di immigrazione clandestina (col beneplacito dei mentecatti del M5S), col risultato di vedere aumentato in progressione geometrica il numero degli stranieri senza lavoro e quindi anche della criminalità.
Ma la sicurezza dei cittadini italiani non interessa a nessuno? Nessuno si pone il problema del 40% di disoccupazione giovanile esistente in Italia, un dato che sconsiglierebbe qualunque persona di buon senso ad autorizzare l’arrivo in massa di stranieri che, non trovando occupazione, finiscono per ingrossare le file del crimine organizzato. E’ questo un dato di fatto che nessuno può smentire: proprio ieri, tanto per dire l’ultima, è stata sgominata a Milano una banda di dominicani che compivano furti, rapine e ogni sorta di reati, per non voler dire di più. Il problema esiste e come, e la sciagurata nuova religione laica non farà che accrescerlo, fermo restando il fatto che esistono anche tantissimi stranieri che lavorano onestamente e sono anzi un supporto insostituibile della nostra economia. Perciò dobbiamo regolare, non impedire del tutto l’accesso agli stranieri; ma essi debbono dimostrare di avere buone intenzioni, di lavorare onestamente e di rispettare le nostre leggi e la nostra cultura. Altrimenti vanno rispediti nei loro paesi di origine. Attualmente, con la crisi economica in atto, l’Italia non può affrontare da sola questa emergenza, non può permettersi di accogliere migliaia e migliaia di persone che arrivano qua senza nulla e senza prospettive. Forse sbaglierò, ma penso che ogni Paese debba provvedere prima ai propri cittadini, assicurando loro anzitutto un lavoro e una vita dignitosa; poi, se ve n’è la possibilità, possiamo aiutare anche gli altri. Ma accoglierli, mantenerli, dare loro casa e lavoro mentre ci sono italiani che dormono in macchina e vivono di stenti non mi pare degno di una nazione civile.

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