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I disastri del buonismo, ovvero il mondo alla rovescia

Il nostro Paese, ormai da quasi mezzo secolo, cioè dal “mitico” ’68 in poi, è profondamente malato di una malattia che ha prodotto danni incalcolabili ma della cui pericolosità ben pochi si sono accorti e che quindi ancor oggi continua a prosperare: il buonismo, la tendenza a trattare in guanti gialli i delinquenti ed in genere tutti coloro che infrangono la legge in qualsiasi modo, tanto da dare l’impressione che le leggi esistano solo per castigare i cittadini onesti, talvolta penalizzati e trattati peggio dei criminali. Gli esempi di questa deleteria mentalità sono svariatissimi e si manifestano in tutti i campi della vita sociale, da quello che mi riguarda più da vicino, cioè la scuola, dove ormai vengono promossi quasi tutti e dove vengono tollerati comportamenti offensivi e persino delittuosi di studenti e genitori, fino a quello più ampio della giustizia, che spesso condanna gli innocenti e premia i criminali. In base alla prassi giudiziaria attuale infatti, per fare un solo esempio, se un ladro entra in una casa privata per rubare e poi, di fronte alla reazione del proprietario o anche senza questa, lo uccide, si prende al massimo sei anni di reclusione che poi, tra indulti, amnistie e buona condotta si riducono a tre o quattro al massimo; così potrà tornare immediatamente a delinquere, sapendo che resterà comunque impunito, o quasi. Se invece il cittadino onesto che viene derubato, rapinato o anche picchiato selvaggiamente, reagisce uccidendo il criminale, ha una serie di denunce, condanne e fastidi che si protraggono per anni, ed è perfino costretto a risarcire economicamente la famiglia del delinquente. Ecco un esempio di giustizia che funziona alla rovescia: la legittima difesa deve essere sempre lecita e mai punita, quando si dimostra che un delinquente è entrato in casa nostra per rubare o assalirci, qualunque ne siano le conseguenze. Se il ladro muore, peggio per lui, se l’è cercata. Nessuna pietà deve esistere per i criminali.
A proposito di criminalità c’è un altro fatto che ha per me dell’incredibile e che giudico grottesco e inaccettabile. I terroristi degli anni ’70, che portavano l’attacco “al cuore dello Stato” come dicevano loro, e che hanno sulla coscienza decine di omicidi, non solo sono stati trattati con riguardo e non hanno mai ricevuto il trattamento che meritavano, ma adesso sono addirittura liberi, tanto da poter tenere conferenze all’università, avere un profilo Facebook e rientrare nella società civile come se nulla avessero fatto. La terrorista delle Brigate Rosse Barbara Balzerani, implicata nel rapimento Moro e colpevole di diversi omicidi, mai pentita degli orrendi crimini che ha commesso, né dissociata, si permette di mandare su Facebook messaggi sovversivi ancora oggi e nessuno interviene per cacciarla o sospenderla da quel network, dal quale sono invece stato sospeso io per trenta giorni solo per aver espresso idee contrarie al “politically correct” che va di moda oggi e di cui parlo in altri post. A me una circostanza del genere sembra propria di un mondo che funziona alla rovescia e che agisce in modo assolutamente contrario ad ogni logica ed ogni giustizia. A mio parere quei terroristi assassini non sarebbero mai, e dico mai, dovuti uscire dal carcere; anzi, avrebbero dovuto ricevere un trattamento consono alle loro azioni, una vita tale da far loro maledire il giorno in cui erano nati, perché chi uccide in nome di una ideologia perversa e si dichiara nemico dello Stato non ha diritto di ricevere alcun trattamento umano né alcuna pietà. Nel mondo antico, in Grecia e a Roma, chi attentava ai poteri dello Stato veniva immediatamente messo a morte, perché distruggere la legalità e le istituzioni dello Stato è molto più grave che compiere atti di criminalità comune. Quanto rimpiango la saggezza degli antichi, in questo ed in tante altre circostanze!
Venendo ora a fatti meno eclatanti ma comunque gravi, vorrei dire due parole sulle cosiddette “baby gang”, gruppi di ragazzini che compiono violenze di ogni genere, a Napoli ma anche in altre città. Qual è l’atteggiamento dei politici, dei sociologi, dei religiosi di fronte a questo fenomeno? Un altro caso di incomprensibile buonismo, una visione distorta che finisce per colpevolizzare gli adulti, i genitori, la scuola, la società in genere che avrebbe “abbandonato” questi ragazzi a se stessi consentendo loro di diventare delinquenti; quindi la colpa di queste azioni viene riversata su tutti meno che sui veri responsabili, che sono invece proprio questi piccoli criminali. Essi agiscono in tal modo proprio perché sanno che in Italia si rimane comunque impuniti, o quasi; e del resto non mi si venga a dire che sono inconsapevoli, perché non ci credo affatto. Conoscono benissimo la gravità di quel che fanno, e la responsabilità penale delle azioni di ciascuno è individuale; perciò non ha senso accusare chi non c’entra nulla per giustificare azioni che sono criminali, punto e basta, come ho visto fare in una trasmissione televisiva domenica scorsa, che si poneva per slogan questa bella frase: “Non esistono ragazzi cattivi”. Non esistono? E allora quelli che rubano, violentano, accoltellano compagni e persone innocenti cosa sono, angeli della bontà? Purtroppo da noi il buonismo arriva a distorcere completamente la realtà, diffondendo un messaggio fazioso che finisce per incentivare e incrementare la criminalità. Nessuno dei partecipanti a quella trasmissione ha mai parlato di sanzioni o di punizioni per questi piccoli criminali, che invece sarebbero l’unico modo per limitare e arginare il fenomeno. Se quelli che vengono sorpresi fossero rinchiusi in appositi luoghi di pena (ad esempio i riformatori, che andrebbero ripristinati) e passassero due o tre anni non a fare villeggiatura ma ad espiare veramente i loro delitti, forse al momento di uscire deciderebbero di mettersi su un’altra strada, per non trovarsi di nuovo a subire il trattamento che meritano. Chi usa la violenza e comprende solo la legge del coltello non può essere portato alla ragione con le preghiere o le omelie, tranne qualche caso isolato; occorre perciò che lo Stato sia forte e sia veramente inflessibile con i criminali, senza mostrare un’indulgenza che costoro non meritano. Il buonismo porta soltanto a peggiorare la situazione, perché chi sa che la farà franca e se la caverà con poco continua a delinquere, perché per certe persone è sempre meglio affrontare un piccolo rischio piuttosto che dover lavorare e vivere onestamente. Ma da noi, purtroppo, due ideologie apparentemente diverse ma convergenti in tanti aspetti si sono unite nel nome del buonismo, e da questo accoppiamento perverso è uscita fuori la situazione che viviamo: l’ideologia sessantottina, che ancor oggi a distanza di mezzo secolo continua a fare danni, e quella cattolica, che da noi è più forte che in qualsiasi altra parte del mondo, tanto da insinuarsi nei meandri delle istituzioni statali, dell’informazione, della televisione ecc. E così sono i cittadini onesti a rischiare i rigori della legge, mentre i criminali sguazzano in questo marasma sociale che garantisce loro la quasi totale impunità, ed è per questo che tanti stranieri vengono in Italia a delinquere, perché nei loro paesi di origine farebbero certamente una brutta fine. Finché ci saranno politici, sociologi e preti che daranno la colpa alla società ed alla scuola e giustificheranno i delinquenti credo che ben poco potrà cambiare. Quindi, se ci entra un rapinatore in casa, sarà meglio che gli diciamo “Prego, si accomodi, vuole un caffè?” per evitare non solo la violenza sua, ma anche quella della legge e dei suoi “tutori”.

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