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Il fascino del potere

Ho aspettato a lungo prima di scrivere questo post, perché quanto accaduto nella politica italiana mi ha lasciato talmente sbalordito da impedirmi, per un po’, di esprimere il mio parere in modo lucido e circostanziato. Prima dell’8 agosto, data in cui è venuto meno l’accordo che teneva in piedi il governo precedente, non avrei mai ritenuto possibile il verificarsi di quello che è accaduto in queste ultime settimane, cioè lo sciagurato inciucio tra due forze che per dieci anni (non per dieci giorni!) si sono insultate e infamate a vicenda, al punto di affermare solennemente che mai e poi mai si sarebbero messe insieme. E invece poi, per paura di perdere le elezioni e le poltrone, l’hanno fatto, in barba non tanto alla legge (perché su questo piano il nuovo governo è pienamente legittimo) quanto della coerenza e della dignità, due elementi che io credevo ancora appartenessero alle persone che il popolo ha eletto e che ci dovrebbero degnamente rappresentare. Uno spettacolo indegno che solo tra burattini senza onore può trovar luogo, non certo tra uomini degni di questo nome.
La mia meraviglia, poi sostituita da un’invincibile indignazione, non riguarda tanto il cosiddetto “Movimento cinque stelle”, quanto il PD, il partito cioè erede di Togliatti e di De Gasperi, di Berlinguer e di Moro, oltre che di tanti altri onorati uomini di stato, che mai avrebbero compiuto un simile vergognoso inciucio operato al solo scopo di salvare le poltrone ed il potere. Che i Cinque Stelle (che io ho sempre detestato e che amo definire “Cinque Stalle”) fossero delle banderuole prive di ogni competenza ed intelligenza politica, l’avevamo già constatato in abbondanza: un giorno dicono una cosa ed il giorno dopo il suo contrario, si accaniscono contro la “casta” senza accorgersi che anche loro ne fanno parte come e più degli altri, mettono paletti assurdi alla realizzazione di opere pubbliche che sarebbero utili a tutto il Paese e mostrano tutta una serie di incoerenze e di contraddizioni che sarebbe superfluo ripetere qui. Quindi non mi stupisco del loro voltafaccia, della loro vergognosa incoerenza tipica di chi non sa neanche da lontano cosa sia la politica. Sono un partito nato per iniziativa di un buffone e dalla volgare messinscena dei “vaffa…” con cui hanno iniziato la loro attività; quindi da individui del genere, lucida dimostrazione della superficialità e dell’ignoranza che caratterizza la società digitalizzata dei “social”, non ci si poteva aspettare di meglio. Ma quel che stupisce e addolora è il comportamento del PD, i cui dirigenti fino a pochi giorni prima dell’inciucio proclamavano solennemente che mai si sarebbero accordati con chi li aveva insultati e accusati per tanti anni, gli esecrati “grillini”. E invece poi hanno rovesciato la giacca in modo molto più indegno e vergognoso della peggiore tradizione democristiana.
Quale è stato il motivo di questa vergogna? Ovviamente il terrore delle elezioni, la paura di perdere quelle poltrone e quel potere a cui sono attaccati con la colla più potente che si possa immaginare. Il discorso di Renzi che ha dato vita all’inciucio è illuminante: ha cercato di mascherare ipocritamente con “il bene dell’Italia” quello che è un interesse totalmente personale, perché egli sa perfettamente che se si fosse andati alle elezioni non solo il suo partito avrebbe perso consensi, ma soprattutto li avrebbe persi lui; il compito di compilare le liste elettorali, infatti, sarebbe spettato al segretario Zingaretti (il Montalbano junior) e alla sua cerchia, i quali avrebbero eliminato già in partenza tanti uomini di fiducia del machiavellico ras fiorentino. Quindi, facendo finta di dolersi di tanto sforzo, egli ha per primo proposto l’inciucio con quella banda di incapaci che sono i 5 Stelle, convinto che così avrebbe potuto mantenere il proprio potere. Altri adoratori delle poltrone si sono subito allineati ed hanno fatto a gara a prostituire la propria dignità: persone come Franceschini, che del resto non è nuovo a questi giochetti, hanno visto la possibilità di occupare posti di comando e hanno aderito convintamente all’iniziativa. E’ molto difficile a questo punto, per il sottoscritto, descrivere il senso di schifo – e uso convintamente questa parola – che mi ha preso quando ho visto realizzarsi questo scellerato progetto; un senso di profondo disgusto mitigato solo dalla speranza che questo governo non abbia futuro e che prima o poi dovrà sottoporsi al giudizio degli italiani, i quali sapranno premiare nel modo dovuto chi ha fatto della sete di potere l’unico scopo della propria attività politica, mostrando di non avere più traccia del proprio onore e della propria dignità.
In tutto questo processo un’attenzione particolare merita il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, persona sconosciuta fino a un anno e mezzo fa e portato alla ribalta dalla banda di Di Maio e dei suoi padroni. E’ stato detto che costui è riuscito a farsi ammirare perché è l’unica persona di cultura in mezzo a tanti ignoranti, e questo è sicuramente vero; ma la cultura, se nobilita la persona, non nobilita certo le sue azioni quando queste sono dettate da puro egoismo e interesse personale. Egli ha diretto un governo con la Lega e poi, nello spazio di meno di un mese, ne sta dirigendo un altro con il PD; quindi dire che è un opportunista e una banderuola è naturale per chi guardi la politica con un po’ di oculatezza. Si dice che si è fatto apprezzare in Europa: ci mancherebbe che non lo avesse fatto, visto che fa l’umile servitore della Merkel e di Macron. Qualcuno forse spera che con questa politica di asservimento e di frustrazione della nostra identità nazionale i paesi europei apprezzino di più l’Italia e le diano sostegno? Io credo invece che chi si sottomette è un vile e non fa altro che aggravare la condizione di subordinazione in cui ci troviamo da sempre, da quando avevamo gli stranieri in casa ad occuparci e sfruttarci. Siamo tornati ad essere colonizzati da tedeschi e francesi, non abbiamo più dignità in ambito internazionale, siamo un protettorato di altri. Garibaldi e Vittorio Emanuele, se fossero ancor vivi, morirebbero di crepacuore.
Di fronte a questa prostituzione politica, a questo vergognoso inciucio, non resta che sperare che questo orribile governo cada il più possibile e che si restituisca la parola ai cittadini italiani, i quali giudicheranno l’operato dei compagni di merende che, dopo aver fatto i nemici per dieci anni, si sono messi insieme per godere della mangiatoia pubblica. Prima o poi la verità verrà a galla e allora vedremo che fine faranno questi figuri che non hanno alcuna dignità: i Cinque Stalle spariranno presto dalla scena politica appena gli elettori si renderanno conto della loro incompetenza e dell’incoerenza profonda che caratterizza ogni loro iniziativa; il PD poi, il partito che fu di Moro e di Berlinguer, dovrà rendere conto ai propri stessi sostenitori di questo comportamento indegno che certamente resterà nella storia. Benché la memoria delle persone oggi sia molto corta, un tradimento come questo dei propri ideali e delle proprie radici non potrà essere facilmente dimenticato.

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La sinistra e la cultura

Fin dagli anni ’60 dello scorso secolo, ed in particolare dopo il “mitico” ’68, la sinistra ha avuto in Italia il monopolio della cultura, per cui è ben presto venuta in auge l’equazione uomo di sinistra = intellettuale, della quale i residui si vedono ancor oggi. La diffusione capillare dell’ideologia marxista nelle scuole, nelle università, nei centri culturali e nei giornali fece sì che la parola “cultura” si identificasse sempre e comunque con quella stessa ideologia; ed a ciò contribuirono sia l’impegno personale dei giovani sessantottini e di chi li sostenne e cavalcò allora l’onda della pretesa “rivoluzione”, sia la colpevole inerzia delle altre parti politiche, le quali non s’impegnarono abbastanza per creare una cultura alternativa: se si eccettuano i cattolici, la cui presenza però nelle università fu sempre marginale (v. “Comunione e liberazione”), nessuno si oppose mai al predominio culturale marxista. I governi democristiani non fecero nulla in tal senso, troppo occupati a gestire il potere con il più smaccato clientelismo, mentre la destra italiana – allora rappresentata soprattutto dal MSI – non fu mai in grado di produrre intellettuali di un certo peso, con pochissime eccezioni certo importanti ma non in grado di contrastare l’assoluto predominio della parte avversa. Questa situazione fece sì che molte persone, attratte dal mito della superiorità culturale, aderissero a partiti e movimenti di sinistra solo per avere una considerazione sociale che altrimenti non avrebbero avuto, quasi per moda, così come si compravano i pantaloni a zampa di elefante o portavano barba e capelli lunghi. Chiunque avesse letto o scritto qualcosa, chiunque volesse entrare nel mondo magico degli “intellettuali” doveva necessariamente essere di sinistra, altrimenti quel mondo gli sarebbe stato per sempre precluso.
In questi 50 anni la società è profondamente cambiata: oggi non esiste più la sinistra “rivoluzionaria” e violenta degli anni ’70 e ’80 se non in poche sparute fasce di esagitati, mentre i rappresentanti ufficiali di quella che doveva essere l’ideologia marxista sono profondamente cambiati, hanno assunto atteggiamenti e modi di vita che un tempo erano quelli dei “padroni”, dei loro nemici di sempre. Attualmente i radical-chic ed i “comunisti con il Rolex” si sono talmente allontanati dalle loro basi ideologiche da essere passati sul fronte opposto: hanno perduto il consenso delle classi medio-basse (non si parla più di “proletari”, che di fatto non esistono più) e lasciano all’esecrato governo gialloverde Lega-Cinque stelle quei provvedimenti che un tempo erano considerati “di sinistra” (si pensi al reddito di cittadinanza, a “quota 100”, al salario minimo garantito ecc.). Eppure, nonostante questa epocale trasformazione per la quale la sinistra fa oggi una politica di destra ed è stata abbandonata da chi prima le apparteneva di diritto (gli operai, che adesso votano Lega e Cinque stelle), qualcosa le è rimasto dei suoi caratteri originari: la pretesa di possedere il monopolio della cultura, una presunta superiorità ostentata ed espressa in televisione, sui giornali, nei social in forma di insulto per chiunque appartenga al fronte opposto, etichettato non solo come “fascista” e “razzista”, ma soprattutto come ignorante, come escluso cioè dall’Olimpo della conoscenza illuminata. Di recente alcuni esponenti di spicco dell’élite radical-chic italiana (mi viene in mente Gad Lerner, ma ce ne sono stati molti altri) hanno definito “ignoranti e sottosviluppati” coloro che alle ultime elezioni hanno votato la Lega di Salvini, senza neanche cercare di scoprire i motivi per cui questo fenomeno si è manifestato in modo tanto evidente. Eppure, dovrebbero sapere – se sono veramente persone di cultura – che con l’avversario si deve dialogare, non fermarsi all’aspetto becero dell’insulto e della demonizzazione; e chi subisce una sconfitta deve anzitutto cercare di insividuarne le ragioni e trovare il modo di ovviare al problema, magari cambiando politica e cercando di riavvicinarsi a quelle classi sociali di cui la sinistra, per sua colpa esclusiva, ha perduto l’appoggio e la fiducia. Invece, con quella loro odiosa supponenza, i radical-chic nostrani altro non fanno se non svalutare gli avversari trattandoli da selvaggi e ostentando ancora una volta, in modo ancor più odioso di quanto avveniva negli anni ’70 e ’80, una superiorità umana e culturale che non si vede dove abbia fondamento. Ciò è avvenuto anche dal 1994 in poi con Berlusconi, attaccato anche sul piano giudiziario con accuse assurde come quelle del processo “Ruby” e continua adesso con Salvini e la Lega: chi non è con loro è contro di loro, con il “nemico” non si dialoga, si insulta e basta, e tutti quelli che lo sostengono sono trattati alla stregua di imbecilli oppure, nel migliore dei casi, di disinformati.
Io nel mio piccolo mi sono sempre considerato una persona di cultura. Certo, non sono un “tuttologo”, ho dei limiti precisi; ma nel mio campo di interessi (che è l’antichità classica) mi pare di aver dimostrato le mie qualità, anche mediante le mie pubblicazioni tra cui va annoverata anche un’intera storia e antologia della letteratura latina. Eppure per i radical-chic altro non sono che un povero ignorante, perché non sono di sinistra e non appertengo alla loro casta di privilegiati. Questi atteggiamenti di supponenza, di “puzza sotto il naso” di quella parte politica mi hanno sempre fatto orrore, così come mi fa orrore il marxismo in sé ed il modo in cui in tutto il mondo è stato applicato dai regimi che vi si sono richiamati; però debbo riconoscere che la colpa di questa situazione è anche dei cattolici e della destra stessa, che non è mai riuscita a formare una cultura alternativa che potesse contrastare il monopolio della sinistra. E sbagliano, secondo me, oggi anche coloro che, visti gli atteggiamenti supponenti degli avversari, svalutano la cultura e parlano di “professoroni” verbosi ed inconcludenti, che scrivono con errori di ortografia pensando che la correttezza linguistica non sia importante, che sostengono in sostanza il principio deleterio secondo cui “la cultura non si mangia”. E’ questo un gravissimo errore, perché oggi più che mai il sapere è importante, se non altro per poter argomentare e sostenere le proprie posizioni ribaltando e confutando quelle degli avversari. Chi non conosce la storia, per fare un solo esempio, non potrà mai comprendere il presente, ed un popolo che non ha passato non ha neanche un futuro; per questo la conoscenza è fondamentale per tutti i cittadini di un paese civile, perché solo attraverso di essa si può arrivare alla verità e sconfessare chi ci ha consegnato una realtà distorta, come è avvenuto con i libri scritti dagli storici marxisti. Ci lamentiamo del fatto che nessuno ci ha parlato, quando andavamo a scuola, delle foibe o delle atrocità compiute dai partigiani comunisti in Italia e altrove: ecco, questa è una nostra mancanza, perché se ci fosse stata nei decenni passati una cultura alternativa a quella dominante di sinistra tutto ciò sarebbe venuto alla luce. Quindi non è svalutando la cultura, ma sostenendola e alimentandola che si potrà finalmente rompere questo annoso pregiudizio per cui, se vuoi essere considerato un intellettuale, devi per forza essere di sinistra. E’ tempo di cambiare rotta e di correggere gli errori del passato; e questo debbono farlo tutti, soprattutto coloro che non appartengono alla beata casta dei radical-chic.

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