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Visita a casa Leopardi

Il programma di italiano che sto svolgendo con la mia classe quinta prevede Giacomo Leopardi come uno degli autori di maggior rilievo, come tutti sanno; pertanto, approfittando di queste lunghe vacanze natalizie, ho deciso di recarmi un giorno a Recanati per visitare la casa del celebre poeta. Per fortuna quel giorno non era ancora arrivata l’ondata di freddo polare che si è abbattuta sull’Italia centrale e sulla parte adriatica in particolare, così la visita è potuta avvenire senza disagi, mediante un viaggio non troppo lungo, dato che la Toscana confina con le Marche.
All’arrivo a Recanati mi sono meravigliato del culto particolare che la città ha per il suo figlio più illustre: davanti ad ogni negozio, infatti, c’è un pannello di legno con incisi versi tratti dai canti più celebri del Leopardi (A Silvia, Le ricordanze, Il sabato del villaggio, La ginestra ecc.), ed anche le luci natalizie sono disposte, lungo il corso principale, in modo da ricostruire l'”Infinito”, poiché il primo ponte luminoso porta la scritta “Sempre caro mi fu quest’ermo colle”, il secondo “E questa siepe, che da tanta parte” ecc., fino a ricostruire la poesia completa.
La visita a casa Leopardi, invece, non è molto esauriente, al punto che non saprei se consigliarla o meno a studenti e studiosi; poiché infatti l’edificio è ancora abitato dai discendenti dell’ultimo fratello di Giacomo, cioè Pierfrancesco, al pubblico viene fatta visitare in pratica la sola biblioteca. La guida che ci ha accompagnati era una ragazza molto ben informata e accesa di entusiasmo per il poeta ed il suo ambiente, ha raccontato molte cose sulla giovinezza di Giacomo, sui suoi studi e sui suoi genitori Monaldo e Adelaide; ma in pratica non abbiamo potuto toccare né esaminare nulla, perché tutti i preziosi libri della biblioteca sono chiusi dentro vetrine o teche e non sono consultabili da nessuno. Quindi, se non ci fosse stata la spiegazione della guida, che spesso divagava dagli argomenti concernenti la visita, quest’ultima si sarebbe potuta concludere in cinque minuti, francamente un po’ limitata. Abbiamo potuto ammirare anche alcuni ritratti, tra cui quello celebre del poeta che fu dipinto da un ignoto pittore a lui contemporaneo e che è quello che ritroviamo in tutti i libri di storia letteraria. Interessante è anche la scrivania di Monaldo Leopardi, intorno alla quale sono conservati alcuni documenti originali comprovanti la sua attività di amministratore di Recanati, per conto del papa Pio VI, durante l’epoca napoleonica; a tal riguardo ho saputo che Monaldo prese l’iniziativa, primo nel suo territorio, di far vaccinare tutti i cittadini del paese contro il vaiolo, che in effetti sparì da Recanati. Notevole fu anche il suo amore per la cultura, essendo egli stesso scrittore e avendo acquistato moltissimi libri; anzi, questa ed altre spese lo condussero a contrarre molti debiti, e fu merito esclusivo di sua moglie, la marchesa Adelaide Antici madre di Giacomo, se questi debiti furono saldati ed il palazzo poté restare di loro proprietà.
Quello che è stato suggestivo in questa visita, al di là della limitatezza dei luoghi visitati, è l’atmosfera che si crea a palazzo Leopardi, dove, con un po’ di fantasia, sembra di vedere ancora il giovane Giacomo che, seduto ad un piccolo tavolo vicino alla finestra per poter approfittare della luce solare, alterna lo sguardo dalle sudate carte alla piazzetta circostante, dove Teresa Fattorini (la sua Silvia!) è intenta ai lavori femminili. Quest’aria ottocentesca che ancora si respira in quel luogo è ciò che mi è piaciuto di più, che può farmi dire che è valsa la pena di intraprendere quel viaggio, perché altrimenti, se vogliamo fare un discorso materialistico che uno studioso non dovrebbe fare ma che comunque viene in mente, dovremmo dire che una spesa di dieci euro per vedere fuggevolmente una biblioteca – e senza poter consultare nulla de visu – è francamente esagerata. E’ vero che, in questa occasione, ho potuto visitare contestualmente anche una mostra allestita in altri locali del medesimo edificio, dove erano esposti alcuni documenti del tardo ‘700 e del primo ‘800 (lettere, proclami pubblici, libri ecc.), ma anch’essa non presentava particolare interesse perché era più che altro un’appendice della biblioteca stessa. Ho comunque trascorso, in questi giorni noiosi dedicati alle feste natalizie e di fine anno, una giornata diversa, completata anche dalla visita del santuario della Madonna di Loreto; ed anche questo è un modo per vedere luoghi prima sconosciuti ed accrescere le proprie conoscenze.

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