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E’ uscito il mio nuovo libro!


Ieri 23 ottobre 2019 è uscita a Milano, presso la casa editrice “La vita felice”, la mia edizione dell’Hecyra (cioè “La suocera”) di Terenzio, poeta comico romano vissuto tra il 195 e il 159 avanti Cristo. L’opera consiste in un’introduzione all’Autore, con particolare riguardo al problema della sua originalità e dei suoi ideali, cui segue la traduzione (con il testo latino a fronte) ed infine una serie di note esplicative. Vi sono anche brevi accenni alla tradizione manoscritta, cioè i codici medievali ed umanistici che ci hanno tramandato la commedia, ed uno schema dei vari metri che il poeta ha impiegato nel suo lavoro. Si tratta del mio undicesimo libro, il primo composto dopo il pensionamento.
Al di là della soddisfazione personale che accompagna ogni pubblicazione, stavolta ho anche ricevuto una gratificazione in più: le congratulazioni ed i riconoscimenti pervenutimi da parte degli amici di Facebook, sia quelli del mio profilo che quelli del gruppo da me fondato, che si intitola “Docenti di materie classiche”. Inutile negare che tutto ciò fa piacere, è forse il miglior riconoscimento per chi, da modesto studioso ed ex professore di liceo, intende ancora – nonostante l’età – realizzare un principio mirabilmente espresso da Cicerone, secondo cui la cultura è utile e ammirevole soltanto quando chi ce l’ha la mette a disposizione degli altri. Ed io, che non ho mai smesso di studiare, approfondire e pubblicare anche durante gli anni in cui ero in servizio a scuola, tanto più intendo farlo adesso; e non soltanto perché quando si è in pensione occorre in qualche modo riempire le giornate, ma anche perché questo è un modo per sentirsi ancora vivo e utile alla comunità. Perciò intendo continuare il lavoro di ricerca finché le forze me lo consentiranno, non dedicandomi però a studi astrusi di tipo scientifico, ma a pubblicazioni di tipo divulgativo, con un linguaggio comprensibile a tutti e tale da avvicinare ai classici anche persone che finora ne sono tenute lontane.
Parliamo però brevemente di questa Suocera, la donna che dà il titolo alla commedia di Terenzio. Con lei l’Autore, vissuto a Roma in un periodo in cui la nuova cultura greca si stava affermando e si andava sovrapponendo agli antichi valori romani del cosiddetto mos maiorum, ha voluto sostanzialmente rivalutare la dignità femminile attraverso il ribaltamento di un luogo comune che esiste ancor oggi, quello cioè secondo cui tutte le suocere sarebbero invadenti e autoritarie, specie con le loro nuore. Quella di Terenzio è invece una bravissima donna che altro non pensa che al bene della famiglia; e quando, in assenza del figlio, la nuora fugge dalla casa di Sostrata (così si chiama infatti la protagonista) per tornare da sua madre e tutti la accusano di esserne la causa, lei rinuncia a difendersi ed arriva anche a manifestare l’intento di ritirarsi in campagna con il marito per lasciare la sua casa a disposizione degli sposi e non essere loro d’intralcio (cosa, a quei tempi, pressoché inconcepibile). In realtà lei è del tutto innocente, perché la fuga della ragazza è dovuta ad un’altra ragione, l’essere cioè incinta di un bambino concepito in seguito ad una violenza avvenuta prima del matrimonio. Poi alla fine tutto si sistemerà, perché si scoprirà che colui che compì quella violenza non è altri che il legittimo marito della ragazza; ma questo lieto fine, inevitabile perché rientra nelle convenzioni del genere letterario della commedia, interessa poco a Terenzio, giacché ciò ch’egli intende studiare è l’animo umano, così come si manifesta nei rapporti familiari e sociali. La diffusione di un preciso messaggio culturale interessa al poeta assai più della comicità e del divertimento del pubblico: infatti questa, a quanto ne sappiamo, è l’unica commedia romana che fece fiasco per ben due volte, quando il pubblico abbandonò il teatro per seguire altri spettacoli, e soltanto alla terza rappresentazione poté essere portata a termine. Per gli spettatori del tempo, abituati alla spumeggiante comicità di Plauto, questa commedia era troppo intellettuale e poco esilarante; ma Terenzio non si dette per vinto, finché non ebbe raggiunto il successo.
La commedia latina, com’è noto, ricalca quella greca per lo schema compositivo, i caratteri dei personaggi ecc.; ma Terenzio si premura soprattutto di adattare alla società romana i contenuti degli originali. Così, in questo caso, egli si preoccupa di un problema sociale finora quasi assente dal panorama ideologico romano, quello cioè della condizione della donna. Nella nostra commedia questo intento è evidente non solo nella figura di Sostrata ma anche in quello di Criside, una “cortigiana” (cioè una prostituta di lusso) che Panfilo, il protagonista maschile, frequentava prima di sposarsi. Nell’immaginario popolare le donne di questa categoria avevano una considerazione del tutto negativa, perché si attribuivano loro tratti stereotipi come la sfrontatezza, l’avidità di denaro, la povertà intellettuale; invece Terenzio ci presenta una cortigiana di segno del tutto opposto, perché è proprio lei, che pure avrebbe avuto interesse a che il matrimonio di Panfilo andasse a rotoli, che fa di tutto per riavvicinare gli sposi e ci riesce mediante un segno di riconoscimento. Sotto questo profilo l’opera terenziana è profondamente innovativa, non certo dal punto di vista politico (egli non pensò mai ad un mutamento dell’ordine costituito), bensì da quello socio-culturale, nel tentativo di ribaltare certe credenze e luoghi comuni non più in linea con la nuova etica ch’egli contribuì a creare con la cosiddetta’”humanitas”, la concezione cioè dell’uomo non solo come cittadino dedito alla comunità ma anche come individuo, depositario di sentimenti e di passioni che dovevano essere volte al bene. Perciò teorizzò e descrisse rapporti familiari e sociali (ad es. tra padre e figlio, tra padrone e servo ecc.) che non fossero più verticali, dove l’uno è sottoposto all’altro, ma orizzontali, dove le persone sono su un piano di sostanziale parità e di reciproca solidarietà. Per questi motivi io amo particolarmente questo poeta, ho tradotto tutte le sue sei commedie e ne ho già pubblicate tre. Spero che in futuro anche le altre tre possano aggiungersi all’elenco, se non altro perché, come dicevo prima, quando si è in pensione occorre in qualche modo riempire le giornate.

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