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L’ignoranza al potere

La società in cui viviamo oggi non è caratterizzata da nessun’altra cosa se non dall’ignoranza, dal disprezzo per la cultura e la competenza, un costume ed una mentalità che hanno assunto sempre più potere. Partiamo dal basso. Io ho l’abitudine di guardare in TV (non sempre, ma spesso) la trasmissione “L’eredità”, che va in onda su Rai1 alle 18,45 di ogni sera. Qui vengono poste ai concorrenti varie domande di cultura generale, che riguardano sia il cinema e lo spettacolo sia campi di sapere più ampi e necessari come la storia, la geografia, la letteratura, la storia dell’arte, le scienze ecc. Queste domande di solito sono semplici, persino elementari; eppure i concorrenti, spesso giovani e freschi di studi, rivelano lacune impressionanti su questioni talmente semplici che tutti dovrebbero conoscere, anche senza aver letto i libri di scuola ma soltanto ascoltando qualche programma televisivo: c’è chi ha messo Mussolini o Hitler nel 1970, chi non sa se il Perù è in America o in Africa, chi non conosce la dislocazione delle città nelle varie regioni d’Italia (Brindisi è stata messa in Veneto una volta!) e altre perle di questo tipo. Ed il bello è che nessuno si vergogna di questa abissale ignoranza, anzi, ne sarebbero persino felici se questi svarioni non facessero loro perdere i punti al gioco. Purtroppo oggi è così: l’ignoranza è giustificata, se non addirittura ammirata, mentre la cultura è considerata avvilente, noiosa, inutile. Lo si vede anche quando qualcuno, nei commenti ai vari post di Facebook, corregge i colossali errori ortografici e sintattici che tante persone compiono: l’ignorante che ha scritto quelle bestialità non ringrazia chi lo corregge (come dovrebbe fare) per averlo messo di fronte alla sua ignoranza, ma anzi lo attacca e gli dice sprezzantemente di “non fare il professorino”, perché tanto, errori o no, il pensiero si capisce lo stesso.
L’ignoranza, l’incompetenza, la volgarità hanno campo libero nella nostra società tanto da essere non solo giustificate, ma addirittura ammirate: pensiamo ad esempio ai cosiddetti “reality” come il celebre “Grande Fratello” e gli altri che ne sono seguiti. Chi vince che meriti ha? Cosa sa fare? Assolutamente nulla, ed è proprio questo nulla che affascina, che consente alle persone di fare successo. Il successo stesso si basa sul nulla, come vediamo negli elogi a scrittori che non sanno scrivere, a pittori che sono solo imbrattatele, a cantanti che non sanno cantare. Ma la cosa più triste è che l’incompetenza è oggi perfino al centro della politica, dove c’è un partito di maggioranza (il Movimento Cinque Stelle) che è al governo, e c’è con persone assolutamente ignoranti, incompetenti su tutto e che mai hanno avuto nella vita la minima esperienza tale da giustificare la posizione che ricoprono. Noi sappiamo che anche per fare il magazziniere o la segretaria d’azienda occorre aver frequentato una scuola o un corso di formazione; per la politica invece, che dovrebbe essere l’attività più difficile perché ne dipende il destino di milioni di persone, a quanto pare non serve nessuna competenza. Alcuni ministri di quel partito, come Toninelli o Bonafede, sono imbarazzanti per l’Italia e per il mondo, perché totalmente incompetenti e inesperti nelle loro funzioni; del resto come potrebbe essere altrimenti per un individuo come Bonafede, che faceva il disk-jockey (si scrive così?) in una discoteca e da lì è passato a fare il ministro? E Di Battista, che offende tutti da quel grande arrogante e maleducato che è, faceva l’animatore in un villaggio di vacanze e da lì è passato ad essere uno degli esponenti più in vista del suo partito. Bella carriera, vero? E il bello è che queste persone, incompetenti su tutto, si permettono di criticare e offendere gli altri e si fingono persino benefattori del popolo italiano, mentre in realtà lo stanno portando in rovina. Ma anche questo triste fenomeno che è il Movimento Cinque Stalle (io lo chiamo così) è il frutto maturo dei nostri tempi, di uno sciagurato periodo storico che non ama né apprezza la cultura e la competenza, ma valorizza la rozzezza, l’ignoranza, il nulla ben incarnato da questi politici.
Sarebbe difficile, con gli strumenti in nostro possesso, voler indicare oggi le ragioni di questo scadimento morale e culturale della nostra società, di questo degrado che aumenta ogni giorno e ci rende ridicoli agli occhi del mondo, noi che eravamo la patria di Dante, Michelangelo e di Galilei e oggi siamo quella di Toninelli e di Di Battista. Certo, una parte del fenomeno si può spiegare con il benessere sociale e la tecnologia che sono andati crescendo moltissimo negli ultimi decenni: in altre parole, quando tutto è già pronto su internet, sulle calcolatrici e sugli altri mezzi d’informazione, diventa sempre più ostico impegnarsi in approfonditi studi personali. Lo studio è fatica, si sa; la cultura è roba difficile, che richiede impegno mentale, ed in un periodo dove la vita è diventata facile e tutto si ottiene senza sforzo, perché faticare? Inoltre, quando un giovane vede che sono proprio gli ignoranti e gli incompetenti che fanno carriera, è spinto a fare altrettanto. Perché impegnarsi, lavorare, consumare energie per sapere più cose? A cosa serve sapere tante cose quando si vive benissimo nell’ignoranza? Basta lo smartphone per divertirsi e comunicare con gli altri, non c’è più bisogno nemmeno dell’amicizia reale, basta quella virtuale, e quindi anche gli scambi di idee, i confronti, sono sempre di meno.
Forse però il grave declino culturale dei nostri tempi deriva anche da una forma di reazione contro un periodo storico (gli anni ’60 e ’70) in cui della cultura si faceva gran conto, soprattutto negli ambienti di sinistra e nei circoli studenteschi. Da quel tempo in poi la supremazia culturale della sinistra è stata sempre incontrastata, perché alla destra non è mai stato concesso di esprimere intellettuali di valore (tranne pochi casi) ed i democristiani erano troppo impegnati nel loro malgoverno per dare la dovuta importanza alla cultura. Questa ideologizzazione del sapere è, in certo qual modo, rimasta anche oggi nell’era post-ideologica, perché quasi tutte le persone che si definiscono “di cultura” appartengono all’area culturale della sinistra. Ma questo finto monopolio, questo presunto possesso del sapere ha dato luogo anche ad una forte reazione, certo provocata dagli atteggiamenti presuntuosi e snobistici dei cosiddetti “professoroni” di sinistra e dei radical-chic che ci sono ancor oggi. In conseguenza di questi atteggiamenti, la cultura ha finito per apparire un sovrappiù, una veste opprimente da cui era meglio liberarsi, un marchio di superiorità che molti disprezzavano. Sappiamo del resto che ogni movimento storico, artistico o letterario, dopo essere arrivato all’apice subiva un rallentamento, fino ad essere soppiantato dai suoi oppositori: al traboccante Barocco successe la scarna Arcadia, allo psicologismo romantico successe l’osservazione oggettiva del Naturalismo, e così via. Così oggi, al predominio della cultura degli intellettuali del ‘900 è succeduto il dominio dell’ignoranza del secolo XXI, l’unico secolo in cui potevano nascere il “Grande Fratello” e il Movimento Cinque Stelle. Se andiamo avanti così, dove arriveremo? Chissà, forse in futuro una nuova reazione all’esistente porterà ad un ritorno della civiltà; ma dubito che ciò avvenga, ed in ogni caso noi della nostra generazione non ci saremo più.

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Dopo le elezioni, il disastro

Lo scenario che si apre dopo i risultati delle elezioni politiche 2013 è a dir poco preoccupante, per non dire disastroso. Purtroppo è successo l’irreparabile: i partiti tradizionali hanno subito uno smacco di non poco conto, soprattutto il PD che da mesi dichiarava con sicumera che avrebbe avuto il 51 per cento (o giù di lì), mentre il vero trionfatore è lui, Beppe Grillo, non un politico ma un istrione che è più ridicolo adesso di quando faceva il comico di professione. I cittadini, giustamente indignati contro la classe politica tradizionale, hanno espresso un voto di protesta, di rabbia, che si è concretizzato nell’appoggio dato ad un personaggio che nulla sa di politica e che si porterà in Parlamento una massa di incompetenti. Questo è molto grave, a mio vedere, perché così facendo si getta via il bambino con l’acqua sporca e si ricorre ad un rimedio peggiore del male: se infatti i politici tradizionali finora hanno governato male (e malissimo nel caso di Monti), i nuovi non governeranno affatto, sia perché con l’attuale composizione del Senato non c’è alcuna maggioranza, sia perché sono persone che nulla sanno di politica, di amministrazione, di come risolvere i problemi del Paese. Sono nuovi, sono giovani, è vero; ma questo basterà per assicurare che sappiano governare? Io credo proprio di no, perché per fare il deputato o il senatore non è sufficiente essere nuovi e giovani, occorrono conoscenze e competenze che questi damerini a 5 stelle non hanno, né potranno acquisire in pochi mesi. E cosa è stato capace di fare Grillo fino ad ora se non riempire le piazze con le sue volgarità, i suoi “Vaffa…” e i proclami pateticamente demagogici come il “mandiamoli tutti a casa”? Quando ha mai fatto una proposta concreta e realizzabile? Adesso in Parlamento ci sono anche i suoi accoliti, i quali si accorgeranno ben presto della differenza tra il dire ed il fare: tutti sono abili a criticare gli altri, a insultare, a cavalcare la tigre del “tutti a casa”. Vedremo cosa saranno capaci di fare loro quando si tratterà di passare dalle chiacchiere vuote del loro leader ai fatti, all’affrontare i problemi veri, quelli dei cittadini di ogni giorno.
A me che mi intendo un po’ di classici la situazione attuale fa venire in mente la trama di una celebre commedia di Aristofane, i Cavalieri, rappresentata nel 424 a.C. Qui due servi di Demos (il popolo), rappresentato come un vecchio rimbambito, si danno da fare per cacciare un demagogo che ha ridotto Demos in quello stato e continua a ingannare i cittadini; ma per eliminare il Paflagone (così viene chiamato il demagogo in questione, pseudonimo di Cleone) ricorrono ad un personaggio disonesto e volgare che fa di mestiere il salsicciaio e che, in un contrasto con Paflagone, riesce a sopravanzarlo ed a sostituirlo al governo della polis. Adesso accade lo stesso: il popolo si è ribellato ai politici tradizionali ed ha preferito l’imbonitore genovese. Non tarderanno ad accorgersi che si sono illlusi, ma sarà tardi.
L’unica prospettiva che si aprirebbe oggi, e che avrebbe un senso, sarebbe quella di isolare il salsicciaio e di unire le forze dei due partiti maggiori, formando un governo di grande coalizione che ha funzionato bene in altri paesi come il Belgio e la Germania, e che con una larga maggioranza potrebbe finalmente cominciare ad affrontare le questioni importanti che solo chi si intende di politica può sperare di risolvere. Solo che purtroppo da noi c’è una differenza sostanziale con quei Paesi: che in Belgio, in Germania e altrove gli avversari, pur rimanendo tali, sono disposti a collaborare e si rispettano tra loro, mentre da noi purtroppo i vecchi residui ideologici e gli odi di parte fanno sì che l’avversario è visto ancora come il “nemico” da demonizzare, da distruggere, con cui non bisogna aver nulla da spartire. Mentre in tutti i Paesi civili il passato è passato e si guarda al futuro con unanimi prospettive, in Italia l’insulto e la diffamazione sono ancora i principali caratteri con cui si esprimono gli esponenti politici e i giornali che li sostengono. Non ci vuole molto a dimostrarlo: un quotidiano come “Repubblica”, tanto per fare un esempio, dedica almeno quattro pagine al giorno all’insulto e alla denigrazione di Berlusconi, alimentando un clima di odio e di rancore che impedisce qualunque fattiva collaborazione, che pure altrove è possibile anche tra formazioni politiche provenienti da esperienze ed ideologie diverse. Ecco perché Bersani, pur sapendo di trovarsi in un vicolo cieco e rendendosi conto che una collaborazione con Grillo (che lui stesso ha definito “fascista mediatico”) sarà ben difficile, ha escluso qualunque possibilità di un governo con il PDL, che soltanto potrebbe affrontare concretamente la situazione in cui ci troviamo. Eppure, una volta riconosciuto che centrodestra e centrosinistra vogliono entrambi il bene dell’Italia, perché non collaborare? Si preferisce il salto nel buio, l’alleanza con gli anarchici che sanno solo distruggere, con l’istrione che finora ha riempito tutti i partiti, compreso il PD, di “Vaffa…” e altri insulti? Ancora una volta il cascame ideologico di cui è prigioniera la sinistra italiana ha prevalso sul bene comune, sulla ragione e sull’intelligenza.

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