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Antisemitismo e pensiero unico

Ho letto di recente un intervento del giovane (e ingombrante!) filosofo Diego Fusaro, il quale si è espresso sulla costituzione della cosiddetta “commissione Segre”, che dovrebbe combattere l’odio sui social ed in particolare l’antisemitismo di ultima generazione. La tesi di Fusaro è quella secondo cui questa commissione, ideata in seguito agli insulti antisemiti rivolti alla senatrice a vita Liliana Segre, sarebbe in realtà una copertura, una forma di censura applicata per chiudere la bocca a chi dissente dal pensiero unico oggi dominante che protegge anche verbalmente alcune “categorie” di persone prese di mira dall’odio mediatico, come gli immigrati, i gay e gli ebrei, appunto. Così il potere neocapitalistico e globalizzante, che si crede messo in pericolo dai conservatori, dai sovranisti e da chiunque esprime una forma di dissenso, proteggerebbe se stesso mediante l’uso della forza contro gli avversari, minacciati con lo strumento censorio ed anche giudiziario, visto lo spauracchio delle denunce e delle sanzioni di tipo penale.
Ovviamente qualunque persona civile e dotata di un minimo di cultura non può che condannare gli insulti rivolti alla senatrice Segre, reduce da Auschwitz e persona al di sopra di ogni sospetto, alla quale va tutta la mia solidarietà: sono azioni stupide e riprovevoli così come lo sono i cori razzisti negli stadi o le scritte antisemite che qualche esaltato dissemina qua e là; ma l’azione di pochi individui ignobili non può ripercuotersi su tutti coloro che dissentono dal potere costituito, perché altrimenti siamo di fronte ad una censura del libero pensiero ed al ritorno di una vera e propria dittatura. Un tempo si usava l’olio di ricino, il manganello e la deportazione nei campi di lavoro in Siberia per reprimere il dissenso; oggi invece, nell’epoca dei mass-media, ci si maschera dietro il pretesto di voler colpire il razzismo e l’antisemitismo per mettere a tacere, in realtà, tutti coloro che non accettano il pensiero unico “politicamente corretto” che i partiti di sinistra (compresi i 5 stelle ormai schierati da quella parte politica) ci impongono ogni giorno. Una censura violenta mascherata da protezione della libertà, un’inaccettabile coercizione che pretende di colpire il pensiero, il sentimento delle persone e soprattutto il loro diritto di esprimersi liberamente, un diritto garantito dall’art.21 di quella Costituzione che proprio la sinistra, quando le fa comodo, non manca di osannare e di esaltare come il Vangelo. L’attacco alla libertà di espressione, del resto, non è nato con la commissione Segre: già da tempo si minaccia persino la denuncia penale (v. disegno di legge Scalfarotto) contro chi non condivide le unioni gay e non approva l’adozione da parte di quelle persone di bambini che, secondo la più elementare legge naturale, hanno bisogno di crescere con un padre ed una madre; si insulta con l’infamante marchio del razzismo chiunque si oppone all’invasione degli immigrati, che non la pensa così per crudeltà ma perché sa che è difficile garantire un futuro a persone che vengono da fuori in un paese in cui non c’è lavoro nemmeno per gli italiani; si minaccia la radiazione dall’albo per i medici obiettori di coscienza che si rifiutano di praticare l’aborto. E l’elenco potrebbe continuare.
Anch’io, nel mio piccolo, ho fatto esperienza di questo tipo di censura del pensiero proprio su Facebook, il social network forse più importante dei nostri tempi, che, proprio perché frequentato da milioni di persone, è sotto il controllo del potere costituito: sono stato cacciato per tre volte, per 30 giorni ciascuna, soltanto per aver espresso pensieri contrastanti con il “politically correct” che ci domina e ci toglie la libertà di espressione. La prima volta, addirittura, fui bloccato perché avevo usato la parola “negro”, termine impiegato da secoli e presente nei vocabolari, nelle opere letterarie e persino nelle canzoni senza che nessuno ci avesse mai trovato nulla da ridire. Ma oggi non si può, bisogna dire “di colore”, come se questo schiarisse la pelle di quelle persone: è come dire “non vedente” invece di “cieco”, quasi che così facendo quella persona recuperasse la vista.
La denuncia di Diego Fusaro trova quindi tutta la mia approvazione: con il pretesto dell’antisemitismo in realtà il potere clerico-comunista vuole impedire a chi dissente di esprimere liberamente il proprio pensiero. Questa è censura, questa è dittatura ancor più ipocrita e viscida delle dittature espresse dai regimi totalitari del secolo XX: quelli, almeno, avevano il coraggio di uscire allo scoperto, di seminare il terrore senza nascondere i propri fini; quella di oggi invece è una dittatura nascosta, strisciante, che colpisce le persone nel loro sacrosanto diritto di espressione mascherandosi da libertà. E non a caso il fenomeno, presente in Italia da anni, si è accentuato con questo sciagurato governo, nato da un inciucio vergognoso, che si è rivelato più a sinistra di quelli di Prodi e di D’Alema, quando il ministro della giustizia Diliberto andò all’aeroporto ad accogliere con tutti gli onori una terrorista rossa. Anche questa è una forma di terrorismo: lanciare cioè contro i dissidenti marchi d’infamia come quello del fascismo, del razzismo, dell’antisemitismo, tutti ottimi pretesti per sparare nel mucchio, per far tacere chi non condivide le scelte politiche ed economiche di questo neoliberismo radical-chic, di questa insana alleanza tra marxismo e clericalismo, tra ex democristiani e postcomunisti. Cambiano i metodi, ma il fine è sempre lo stesso. Il lupo perde il pelo ma non il vizio.

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Il “duello” in diretta Renzi-Salvini

Come tanti altri italiani, anche io ho assistito attentamente ieri sera al preannunciato confronto televisivo tra i due Matteo della politica italiana; e dovevamo essere proprio in tanti, se è vero che il programma ha richiamato oltre il 25% dei telespettatori, al punto che qualcuno ha detto che il vero vincitore dello scontro è stato Bruno Vespa. Ovviamente chiunque guarda un programma del genere parte prevenuto perché influenzato dalle proprie idee, ed è perciò difficile esprimere un giudizio oggettivo e dire chi dei due sia uscito vincitore. Io mi sono fatto una mia idea, che qui cercherò di illustrare, per quanto possa valere l’opinione di una singola persona.
E’ apparso subito chiaro, fin dalle prime battute, che Renzi era superiore dal punto di vista dialettico e argomentativo, perché si vedeva che si era accuratamente preparato per l’incontro, con un’acribia da filologo tale da permettergli di individuare tutte le debolezze dell’avversario; Salvini invece, più “ruspante” e meno preparato dell’avversario, si era presentato al confronto come se fosse andato al bar a parlare di politica con gli amici, tra una birra e l’altra. Da questo punto di vista è senza dubbio Renzi, più preciso e pressante nell’argomentare, il vincitore del duello, ed io che m’intendo un po’ di retorica e di espressione scritta e orale non posso fare a meno di esprimere questo giudizio. Quindi quelli che oggi hanno scritto con sicumera su facebook “Salvini asfalta Renzi” hanno detto una menzogna, certo dettata dalla loro personale simpatia per il leader della Lega; se vogliamo essere onesti e valutare in modo oggettivo la realtà, dobbiamo ammettere che è vero il contrario. A mio giudizio Salvini non è un grande comunicatore, nonostante che comunemente si creda il contrario, anche perché non è capace di rispondere all’avversario cogliendone i punti deboli e sfruttando a pieno i suoi meriti e le sue ragioni.
Pur tuttavia debbo aggiungere che Renzi, se pure ha vinto il confronto sul piano dialettico, l’ha perduto su quello della cordialità e della simpatia. Il suo atteggiamento verso l’avversario è stato sempre connotato da un’acredine petulante e rancorosa, spesso sconfinante nell’odio, e questo non produce certo simpatia da parte di chi ascolta. In pratica, le sue accuse pressanti hanno riportato alla mente il comportamento solito della nostra sinistra, per la quale non esiste l’avversario ma il nemico da abbattere, da sconfiggere e annientare: in queste condizioni il confronto non può essere pacato e paritario. Lo stesso Renzi ha tirato fuori le accuse più violente e disparate, alle quali Salvini non è stato in grado di rispondere adeguatamente. A parte i soliti riferimenti al “Papeete” e alle spiagge, squallidi e fuori luogo perché anche un ministro ha diritto come tutti di andare in spiaggia e portarvi i propri figli, il campione toscano ha rinfacciato all’avversario di aver cambiato idea su tutta la linea: gli ha ricordato di quando era “comunista padano” (ma che significa?), di quando odiava i napoletani nel 2006, dei suoi trascorsi con Berlusconi e altre presunte incoerenze di cui si sarebbe macchiato. Queste sono vere e proprie coltellate alle spalle, allo scopo di ridicolizzare il “nemico” e farlo passare da buffone; ed è proprio per questo che dico che Salvini non sa argomentare, perché un altro al posto suo avrebbe risposto per le rime, rinfacciando a sua volta all’avversario i suoi trascorsi. Avrebbe potuto cominciare dai problemi giudiziari dei genitori di Renzi (sarebbe stato un colpo basso, è vero, ma giustificato in questo caso dalla studiata malignità di Renzi), ricordare gli scandali del Monte dei Paschi e della Banca Etruria in cui era implicato tutto il PD ed anche la Boschi, renziana di primo pelo; e quanto alla coerenza politica, Salvini avrebbe potuto rinfacciare all’avversario le sue sonore sconfitte elettorali e soprattutto il suo clamoroso voltafaccia con i 5 stelle. Come può parlare di dignità umana e accusare l’avversario chi, dopo dieci anni di insulti e di denunce reciproche, è andato a braccetto con i grillini e ha favorito il vergognoso inciucio che ha dato vita a questo governo, truffaldino e non rispondente alla volontà del popolo italiano? Invece Salvini, con quell’aria di “uno di noi” che ha assunto da tempo, si è limitato a ribattere sugli stessi tasti come l’immigrazione, senza accorgersi che l’avversario lo stava travolgendo con una serie incalzante di argomentazioni e soprattutto di colpi bassi a cui lui non è stato in grado di reagire.
Io personalmente spero che questo governicchio duri il meno possibile e che sia data di nuovo la parola agli italiani, ai quali appartiene la sovranità. E’ vero che la Costituzione dice che si vota ogni cinque anni, ma di fronte ad una situazione confusa e agli inciuci vergognosi che vengono fatti, sarebbe stato meglio consultare di nuovo gli elettori. Le previsioni dicono che vinceranno Salvini ed il centro-destra, e c’è da crederlo soprattutto se teniamo conto della politica di accoglienza e di falsa umanità che questo governo vuol tenere con gli immigrati, ai quali Conte vuole trovare lavoro in Italia. Lo trovi piuttosto per i giovani italiani, costretti ad andare ad arricchire i paesi esteri perché qui non trovano mai adeguate sistemazioni! Pensi ai pensionati italiani che vivono con 500 euro al mese! Pensi alle periferie delle nostre città ridotte a immondezzai dagli immigrati! Se continua con questa politica Conte andrà presto a casa e sarà un bene per tutti. Salvini lo sa e aspetta il momento della rivincita; ma per adesso non si cura di ribattere adeguatamente gli argomenti degli avversari, si limita a reagire con il sorriso e resta sconfitto, almeno sul piano retorico e argomentativo. Ma Renzi, che pure ha vinto il duello televisivo, non ha fatto una bella figura: il suo rancore verso quello che ritiene il nemico, i suoi colpi bassi da sciacallo, il suo atteggiamento supponente da “professore” non ce l’hanno certo reso simpatico. Io stesso, che pure non vidi di malocchio Renzi quando era al governo, lo giudico ora un poveraccio, abile a parlare ma fallito sul piano politico ed umano.

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Il fascino del potere

Ho aspettato a lungo prima di scrivere questo post, perché quanto accaduto nella politica italiana mi ha lasciato talmente sbalordito da impedirmi, per un po’, di esprimere il mio parere in modo lucido e circostanziato. Prima dell’8 agosto, data in cui è venuto meno l’accordo che teneva in piedi il governo precedente, non avrei mai ritenuto possibile il verificarsi di quello che è accaduto in queste ultime settimane, cioè lo sciagurato inciucio tra due forze che per dieci anni (non per dieci giorni!) si sono insultate e infamate a vicenda, al punto di affermare solennemente che mai e poi mai si sarebbero messe insieme. E invece poi, per paura di perdere le elezioni e le poltrone, l’hanno fatto, in barba non tanto alla legge (perché su questo piano il nuovo governo è pienamente legittimo) quanto della coerenza e della dignità, due elementi che io credevo ancora appartenessero alle persone che il popolo ha eletto e che ci dovrebbero degnamente rappresentare. Uno spettacolo indegno che solo tra burattini senza onore può trovar luogo, non certo tra uomini degni di questo nome.
La mia meraviglia, poi sostituita da un’invincibile indignazione, non riguarda tanto il cosiddetto “Movimento cinque stelle”, quanto il PD, il partito cioè erede di Togliatti e di De Gasperi, di Berlinguer e di Moro, oltre che di tanti altri onorati uomini di stato, che mai avrebbero compiuto un simile vergognoso inciucio operato al solo scopo di salvare le poltrone ed il potere. Che i Cinque Stelle (che io ho sempre detestato e che amo definire “Cinque Stalle”) fossero delle banderuole prive di ogni competenza ed intelligenza politica, l’avevamo già constatato in abbondanza: un giorno dicono una cosa ed il giorno dopo il suo contrario, si accaniscono contro la “casta” senza accorgersi che anche loro ne fanno parte come e più degli altri, mettono paletti assurdi alla realizzazione di opere pubbliche che sarebbero utili a tutto il Paese e mostrano tutta una serie di incoerenze e di contraddizioni che sarebbe superfluo ripetere qui. Quindi non mi stupisco del loro voltafaccia, della loro vergognosa incoerenza tipica di chi non sa neanche da lontano cosa sia la politica. Sono un partito nato per iniziativa di un buffone e dalla volgare messinscena dei “vaffa…” con cui hanno iniziato la loro attività; quindi da individui del genere, lucida dimostrazione della superficialità e dell’ignoranza che caratterizza la società digitalizzata dei “social”, non ci si poteva aspettare di meglio. Ma quel che stupisce e addolora è il comportamento del PD, i cui dirigenti fino a pochi giorni prima dell’inciucio proclamavano solennemente che mai si sarebbero accordati con chi li aveva insultati e accusati per tanti anni, gli esecrati “grillini”. E invece poi hanno rovesciato la giacca in modo molto più indegno e vergognoso della peggiore tradizione democristiana.
Quale è stato il motivo di questa vergogna? Ovviamente il terrore delle elezioni, la paura di perdere quelle poltrone e quel potere a cui sono attaccati con la colla più potente che si possa immaginare. Il discorso di Renzi che ha dato vita all’inciucio è illuminante: ha cercato di mascherare ipocritamente con “il bene dell’Italia” quello che è un interesse totalmente personale, perché egli sa perfettamente che se si fosse andati alle elezioni non solo il suo partito avrebbe perso consensi, ma soprattutto li avrebbe persi lui; il compito di compilare le liste elettorali, infatti, sarebbe spettato al segretario Zingaretti (il Montalbano junior) e alla sua cerchia, i quali avrebbero eliminato già in partenza tanti uomini di fiducia del machiavellico ras fiorentino. Quindi, facendo finta di dolersi di tanto sforzo, egli ha per primo proposto l’inciucio con quella banda di incapaci che sono i 5 Stelle, convinto che così avrebbe potuto mantenere il proprio potere. Altri adoratori delle poltrone si sono subito allineati ed hanno fatto a gara a prostituire la propria dignità: persone come Franceschini, che del resto non è nuovo a questi giochetti, hanno visto la possibilità di occupare posti di comando e hanno aderito convintamente all’iniziativa. E’ molto difficile a questo punto, per il sottoscritto, descrivere il senso di schifo – e uso convintamente questa parola – che mi ha preso quando ho visto realizzarsi questo scellerato progetto; un senso di profondo disgusto mitigato solo dalla speranza che questo governo non abbia futuro e che prima o poi dovrà sottoporsi al giudizio degli italiani, i quali sapranno premiare nel modo dovuto chi ha fatto della sete di potere l’unico scopo della propria attività politica, mostrando di non avere più traccia del proprio onore e della propria dignità.
In tutto questo processo un’attenzione particolare merita il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, persona sconosciuta fino a un anno e mezzo fa e portato alla ribalta dalla banda di Di Maio e dei suoi padroni. E’ stato detto che costui è riuscito a farsi ammirare perché è l’unica persona di cultura in mezzo a tanti ignoranti, e questo è sicuramente vero; ma la cultura, se nobilita la persona, non nobilita certo le sue azioni quando queste sono dettate da puro egoismo e interesse personale. Egli ha diretto un governo con la Lega e poi, nello spazio di meno di un mese, ne sta dirigendo un altro con il PD; quindi dire che è un opportunista e una banderuola è naturale per chi guardi la politica con un po’ di oculatezza. Si dice che si è fatto apprezzare in Europa: ci mancherebbe che non lo avesse fatto, visto che fa l’umile servitore della Merkel e di Macron. Qualcuno forse spera che con questa politica di asservimento e di frustrazione della nostra identità nazionale i paesi europei apprezzino di più l’Italia e le diano sostegno? Io credo invece che chi si sottomette è un vile e non fa altro che aggravare la condizione di subordinazione in cui ci troviamo da sempre, da quando avevamo gli stranieri in casa ad occuparci e sfruttarci. Siamo tornati ad essere colonizzati da tedeschi e francesi, non abbiamo più dignità in ambito internazionale, siamo un protettorato di altri. Garibaldi e Vittorio Emanuele, se fossero ancor vivi, morirebbero di crepacuore.
Di fronte a questa prostituzione politica, a questo vergognoso inciucio, non resta che sperare che questo orribile governo cada il più possibile e che si restituisca la parola ai cittadini italiani, i quali giudicheranno l’operato dei compagni di merende che, dopo aver fatto i nemici per dieci anni, si sono messi insieme per godere della mangiatoia pubblica. Prima o poi la verità verrà a galla e allora vedremo che fine faranno questi figuri che non hanno alcuna dignità: i Cinque Stalle spariranno presto dalla scena politica appena gli elettori si renderanno conto della loro incompetenza e dell’incoerenza profonda che caratterizza ogni loro iniziativa; il PD poi, il partito che fu di Moro e di Berlinguer, dovrà rendere conto ai propri stessi sostenitori di questo comportamento indegno che certamente resterà nella storia. Benché la memoria delle persone oggi sia molto corta, un tradimento come questo dei propri ideali e delle proprie radici non potrà essere facilmente dimenticato.

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Il triste spettacolo della politica

Ieri 20 agosto ho avuto la malaugurata idea di seguire in diretta TV le dichiarazioni sull’esperienza di governo del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ed il dibattito parlamentare in Senato che ne è seguito. Come studioso del mondo classico, la prima impressione che ho avuto riguarda l’assoluta incapacità dei politici di oggi – tutti, di qualsiasi schieramento – di essere dei veri oratori, di parlare cioè in modo coerente, convincente ed emozionante. Cicerone diceva che tre erano i compiti del vero oratore: probare (cioè esporre con chiarezza e precisione i propri argomenti, in modo da persuadere il pubblico della veridicità di quanto affermato), delectare (tenere viva l’attenzione degli ascoltatori), e flectere (ossia piegare l’animo degli astanti suscitandone i sentimenti e la partecipazione emotiva alla causa del parlante). Io dico che a mio giudizio nessuna di queste tre caratteristiche è ravvisabile negli oratori dei nostri giorni, perché i loro discorsi non convincono, non tengono legato l’ascoltatore al discorso (tanto è vero che l’aula del Senato, piena all’inizio, si è poi miseramente svuotata), né tanto meno coinvolgono emotivamente, anzi non lasciano nulla in chi ascolta se non un senso di noia e di fastidio.
Una volta convinto, se mai ce ne fosse bisogno, del fatto che i politici attuali sono enormemente inferiori, sul piano umano e culturale, non solo agli antichi ma anche a quelli della prima Repubblica di cui ho parlato nel post precedente, mi sono messo a riflettere sui contenuti puri e semplici dei loro discorsi, visto che la loro abilità dialettica e retorica è pari a zero. Assurdo e ridicolo mi è sembrato il discorso del presidente Conte il quale, anziché fare un bilancio della sua esperienza di governo – dove si è trovato all’improvviso, senza avere alcuna esperienza politica precedente – si è prolungato in una lagnosa e sciocca requisitoria contro il ministro Salvini (che aveva accanto, oltretutto), accusandolo di tutti i peggiori misfatti: di avere interessi personali, di voler monopolizzare il governo, di essere un traditore, di aver usato a sproposito simboli religiosi ecc. Insomma, l’ha presentato come un delinquente; ma allora, dico io, perché glielo rinfaccia solo adesso? Se veramente questa era la sua opinione sul ministro, avrebbe dovuto insorgere subito, un anno fa o poco meno, facendo egli stesso cadere il governo, visto che per condurlo era costretto a lavorare insieme ad una persona di cui non aveva alcuna stima. Perché aspettare tanto tempo? Evidentemente per mantenere quella poltrona, quella di capo del Governo, ch’egli non ha mai meritato e non ha mai onorato, dato che è venuto fuori come un fungo, senza precedenti esperienze né cultura politica, per volontà di Di Maio e degli altri burattinai a 5 stelle. Dal suo discorso si è rivelato per quello che è: un fantoccio, un burattino nelle mani di Grillo e degli altri capobanda di quel partito di incompetenti e di banderuole che si fregiano delle 5 stelle quando non meriterebbero neppure le stalle, tanto per riprendere un antico proverbio. I seguaci del buffone genovese hanno mostrato in questi anni il loro vero volto fatto di incompetenza, ignoranza, volubilità nell’accettare oggi quello che rifiutavano sdegnosamente fino a ieri, un coacervo di incoerenze e di contraddizioni. Sono l’emblema, il più evidente esempio dell’incultura e della superficialità che caratterizza la nostra epoca sciagurata. E Conte è stato un loro degno rappresentante.
A dire la verità neanche i discorsi dei vari esponenti dei partiti succedutisi dopo Conte mi sono piaciuti per i contenuti, oltre che per la forma pessima di cui ho già parlato. Salvini ha fatto una specie di comizio senza spiegare le vere ragioni che l’hanno indotto a far saltare il governo; eppure gli argomenti, se avesse voluto, non gli sarebbero mancati, perché bastava ricordare l’incoerenza dei 5 stelle, il loro atteggiamento negativo su qualunque opera pubblica e su altre iniziative, gli insulti che lo stesso Salvini ha ricevuto costantemente dagli alleati di governo, cosa che mai era successa prima. E’ evidente che i 5 stelle sono la vera causa della caduta del governo, perché hanno costruito per mesi, attraverso gli insulti, le provocazioni e i bastoni tra le ruote messe alla Lega, quel clima di disagio, di tensione, di assoluto disaccordo che ha portato alla rottura. Hatto gettato tanti sassi nello stagno e poi, vigliaccamente, hanno sempre tirato indietro la mano. Questo avrebbe dovuto dire Salvini, che ha perso inspiegabilmente questa occasione.
Tra gli altri interventi, gli unici apprezzabili per pacatezza e per una certa coerenza argomentativa sono stati quelli dei rappresentanti del centro-destra, della senatrice Bernini di Forza Italia e del senatore La Russa di Fratelli d’Italia. Quest’ultimo discorso è stato il migliore secondo me, tipico di un vero politico di grande esperienza, perché ha ricordato a Conte la sua incoerenza nello scagliarsi adesso contro Salvini dopo averlo sopportato per tanto tempo, ed ha smontato la critica, alquanto stupida in verità, di aver usato simboli religiosi, ricordando che per decenni c’è stato un partito (la DC) che aveva la croce addirittura nel proprio stemma. Penosi e deprimenti sono stati invece i discorsi dei 5 stelle (né mi sarei aspettato diversamente, visto il giudizio che ho sempre dato su di loro) e dei rappresentanti della sinistra. Vile e offensivo è stato l’intervento del grillino Morra, tutto incentrato sulle solite assurde critiche contro Salvini, accusato persino di collusione con la mafia. Anche di questo individuo, degno rappresentante del suo partito, si potrebbe dire quel che si è detto su Conte: che cioè, se odiava Salvini così tanto, perché ha aspettato fino ad ora per vomitargli addosso quelle infamie? Non poteva dirgliele prima, assumendosi la responsabilità della caduta di un governo che loro stessi, i 5 stelle, hanno di fatto invalidato, come chiunque sia dotato di un po’ di senso della politica dovrebbe riconoscere?
Altrettanto penosi i discorsi della sinistra, tranne forse quello di Renzi, che però dovrebbe spiegare il clamoroso voltafaccia che sta facendo adesso, quando ritiene possibile un accordo con i 5 stelle dopo essere stato insultato da costoro per tanti anni e dopo aver proclamato solennemente che mai avrebbe trattato con loro. Alcune parti del suo intervento potevano avere una loro coerenza, mentre non l’avevano quelli degli altri senatori di sinistra, che ormai non sanno dire altro se non le solite trite e ritrite accuse contro Salvini, inventate per nascondere il vuoto che c’è in loro e nel loro schieramento. Una cosa poi mi fa veramente indignare, per il modo incivile e superficiale che la caratterizza: il richiamo continuo alle vacanze di Salvini, alla sua permanenza al “Papeete” (sarà un locale della riviera, penso), alle sue abitudini personali. Questa è vigliaccheria che rivela l’odio profondo e inconcludente che la sinistra, erede del vecchio comunismo che ha perduto il pelo ma non il vizio, nutre da sempre contro il “nemico”, prima Berlusconi e ora Salvini; ma non si accorgono, questi illuminati e intellettuali radical-chic, che gli insulti ed il sarcasmo non portano da nessuna parte, e che se si vuole sconfiggere l’avversario (non il nemico, come ritengono loro) lo si fa sul piano dialettico e propositivo, presentando un programma credibile e non con attacchi sterili e fondati su mezzi illeciti come il richiamo alla vita privata (che ciascuno è libero di condurre come vuole) ed il ricorso alla magistratura politicizzata.
In conclusione, se dico di essere amareggiato e deluso dalla situazione politica attuale, dico molto meno di quel che penso veramente di certa gente che ci vorrebbe governare, persone che non hanno un briciolo di coerenza e di dignità. E così dicendo mi riferisco all’ignobile inciucio che si sta preparando tra il PD e i Cinque stelle, nemici fino a ieri e oggi uniti in una vergognosa accozzaglia che non farà alcun bene al paese, ci riempirà di tasse e di immigrati di colore, mentre i nostri giovani saranno sempre più costretti ad emigrare all’estero. E questi intellettuali con la puzza sotto il naso, che si ritengono superiori agli altri solo perché sono di sinistra, si accorgeranno presto, quando arriveranno le prossime elezioni, che l’inciucio non paga, come non pagano gli insulti e le calunnie contro gli avversari. Ma allora, per loro, sarà troppo tardi, e dovranno rinchiudersi per sempre nelle università, ancora dominate dalla loro ideologia, e nelle redazioni di “Repubblica” e del “Fatto quotidiano”, perché altrove non saranno graditi.

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Bilancio fallimentare di un ministero (e di un governo)

Ho letto che il signor Francesco Profumo, per somma sciagura ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca del governo Monti, è candidato alle prossime elezioni. Forse spera che i potenziali elettori non lo conoscano o non sappiano nulla del suo operato, altrimenti non credo che avrebbe il coraggio di candidarsi. La sua permanenza a Viale Trastevere è stata la più disastrosa e micidiale dell’ultimo cinquantennio almeno, tanto che molti di noi, che avevano detto peste e corna del ministro Gelmini, hanno dovuto ammettere che al peggio non c’è mai limite. Basti ricordare qualcuna delle gloriose imprese del nostro eroe. A chi gli chiedeva se non fosse opportuno cercare di fermare, proprio con quella tecnologia ch’egli tanto ama, il desolante fenomeno delle copiature all’esame per mezzo dei cellulari, egli rispose di non avere la mentalità dei servizi segreti, il che, tradotto in linguaggio pratico, equivale a dire. “Copiate pure, ragazzi, fate fessi i vostri professori, che il ministro è con voi.” Poi, quando fu emanata dalla combriccola montiana la sciagurata legge di stabilità, il buon Profumo ebbe la bella pensata di proporre l’aumento di un terzo dell’orario didattico dei docenti (da 18 a 24 ore senza nessun corrispettivo economico), mostrando così la propria convinzione secondo la quale egli stava amministrando una banda di fannulloni. Si dice che sia stato rettore universitario, e quindi di fannulloni se ne intende, visto che i docenti universitari lavorano tre ore alla settimana e prendono uno stipendio che è il doppio o il triplo del nostro; ma evidentemente non sapeva che le 18 ore settimanali di noi poveri e ignoranti docenti della scuola sono soltanto la metà o anche meno del tempo effettivamente da noi dedicato al nostro lavoro. Un ministro che non conosce questo inoppugnabile dato è paragonabile ad un arbitro di calcio che non sappia che il pallone è sferico. Poi, ancor più di recente, ne ha combinate altre che non mette conto di riferire perché altrimenti il post diventa troppo lungo. Una però va ricordata, perché degna di lui e della banda di cui ha fatto e fa ancora parte: le iscrizioni on line. Orbene, questa bella trovata getterà nel caos tutta la scuola italiana, non soltanto perché la dimestichezza con il computer ed internet non l’ha ordinata il dottore e quindi moltissime famiglie si troveranno in seria difficoltà, ma anche perché le scuole incaricate di assistere i genitori non avranno né il tempo né la disponibilità del personale per sostituirsi ad essi (specie nei grandi poli scolastici), con la conseguenza che arriveranno dati imprecisi, incompleti, e sarà necessario rifare tutto da capo. Io personalmente non sono affatto contrario alla tecnologia informatica, che anzi considero una preziosa risorsa dell’uomo moderno, ma ad una condizione: che sia veramente utile. Ora spieghi il sig. Profumo qual è l’utilità delle iscrizioni on line, a parte il risparmiare qualche foglio di carta. La verità è che l’ossessione informatica di questo signore seve a lui e al governo Monti per ragioni elettorali, per dare il fumo negli occhi ai cittadini vantando una presunta modernizzazione della scuola, quando in realtà di veramente utile egli non ha fatto assolutamente nulla, anzi, la scuola è più vecchia di prima, anche perché i docenti sono sempre più delusi e amareggiati. Aveva proprio ragione, secondo me, quel mensile satirico livornese che qualche tempo fa diceva della scuola: “Altro che Profumo! Qui c’è un puzzo di stantìo che si more!”
Del resto c’è ben poco da aspettarsi da un governo il cui capo, dopo aver asserito per anni di non essere interessato a far politica, oggi, con la coerenza di una banderuola, fa esattamente il contrario. Anzi, fa di peggio, perché prende per idioti i cittadini italiani millantando di voler diminuire o eliminare quei provvedimenti iniqui e quel gravame di tasse ch’egli stesso ha imposto a questo sciagurato Paese. Dopo aver messo alla fame tante famiglie con l’IMU e quant’altro per compiacere le banche e la signora Merkel, ora promette mari e Monti, e fa perfino l’occhiolino alla sinistra, anche quella estrema di chi vuol mandare i ricchi all’inferno. E ha imparato subito, con un corso accelerato, le furbizie dei politici, come quella di dare la colpa ai governi precedenti di quello di cui egli porta l’intero peso sulla coscienza, ammesso che ne abbia una.

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