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Osservazioni sul Codice della strada

Questo è un post sui generis, diverso da tutti gli altri e apparentemente del tutto slegato dagli argomenti di solito presenti su questo blog; ma la cosa non deve stupire, perché anche chi si dedica ad una professione o ad una passione qualsiasi, ogni tanto sente il bisogno di parlare anche d’altro, magari di eventi che accadono quotidianamente e toccano la vita di tutti noi.
Notoriamente io sono un amante della velocità, sia quando guido un mezzo a quattro che a due ruote. Può sembrare strano ma è così: benchè abbia da tempo passato la sessantina, di solito in strada procedo in modo abbastanza… allegro, come si suol dire, senza tuttavia mettere in pericolo la sicurezza mia o quella altrui. Ricordo un precetto che ci dette l’istruttore di guida quando, a 18 anni, mi presentai per l’esame della patente di guida, quando disse: “Se non ci sono limiti di velocità ciò non vuol dire che si può andare forte quanto vogliamo, ma occorre procedere come la prudenza e il buon senso ci suggeriscono.” Ottimo precetto, che però andrebbe osservato anche dagli amministratori locali e dallo stesso Codice della strada. E’ giusto porre dei limiti di velocità quando c’è veramente pericolo, ma il problema è che spesso questi  sono assurdi ed eccessivi, e non sono motivati da esigenze di sicurezza: non raro è il caso, infatti, che su strade libere, larghe e magari senza neppure accessi laterali vengano apposti limiti di 40 o 50 Km l’ora, una vera assurdità! Quelle velocità possono essere rispettate da chi va in bicicletta, magari, ma non da chi è alla guida di un’auto o di una moto. In tali casi le amministrazioni dovrebbero spiegare con chiarezza le motivazioni di quei limiti, perché altrimenti i cittadini pensano che il vero motivo di queste assurdità è quello di fare cassa a carico dei malcapitati che, oggettivamente, non riescono a rispettare limiti così assurdi; non di rado infatti si incontrano autovelox o pattuglie di carabinieri o polizia all’uscita di curve o di tunnel, pronti ad affibbiare multe salate a destra e a manca, perché in quelle circostanze è difficile per l’automobilista accorgersi del pericolo e frenare in tempo. Così i comuni, le province, lo Stato s’impinguano in modo ingiusto e vessatorio ai danni di cittadini ignari che, come sempre, diventano capri espiatori. Si tratta di un sistema subdolo e disonesto per spillare denaro a chi paga già abbastanza tasse e che magari, soprappensiero, non si è accorto di aver superarato un limite assurdo. Più o meno in tutte le strade i limiti apposti sono esagerati, perché la velocità potrebbe essere più alta senza causare ulteriori pericoli: nelle autostrade a tre corsie, per esempio, perché mantenere il limite dei 130 orari che non è motivato da nulla? Lo stesso vale per le superstrade a quattro corsie e senza accessi laterali, dove il limite di 110 km all’ora è in effetti troppo basso. E’ molto più pericoloso procedere a 70 km orari in un centro abitato (dove il limite è 50) piuttosto che a 160 km l’ora su un’autostrada a tre corsie come la bretella di Roma, tanto per fare un esempio.
Sempre a proposito di velocità, il codice della strada prevede multe salate solo per chi va troppo forte o per chi sorpassa dove non è consentito (incroci, dossi, curve ecc.), e per queste infrazioni c’è anche la sospensione della patente. Posso ammettere che ciò sia giusto, ma ritengo che, per la stessa ragione per cui è sanzionato chi va troppo forte, dovrebbe essere ugualmente sanzionato anche chi procede troppo lentamente. Capita spesso di incontrare auto guidate da anziani o da turisti che, magari per ammirare il paesaggio, procedono a velocità dai 20 ai 40 km. orari. Chi viene a trovarsi dietro queste auto ed ha magari fretta di raggiungere la sua destinazione, non può sopportare a lungo di procedere a passo di lumaca, ma spesso la conformazione delle nostre strade, a due sole corsie e con molte curve, non permette il sorpasso. Allora succede di frequente che l’automobilista che sta dietro, esasperato dalla lentezza altrui, decide comunque di sorpassare anche in un luogo dove non dovrebbe farlo, e questo può anche causare incidenti, oltre alle sanzioni che toccano al malcapitato colpevole solo di voler tenere un passo normale. Ora io dico: è giusto che di questi eventuali incidenti prenda la colpa solo colui che ha sorpassato? A me sembra che la maggiore responsabilità l’abbia il conducente che procede a velocità troppo bassa, perché costituisce intralcio e pericolo per il traffico, e quindi sarebbe necessario stabilire, oltre ad una velocità massima per un certo tratto di strada, anche una minima, al di sotto della quale si viene multati e si arriva anche alla sospensione della patente.
Altre sanzioni andrebbero comminate agli automobilisti indisciplinati, che non sono soltanto quelli che procedono ad alta velocità. Sono molto pericolosi anche quelli che svoltano senza mettere la freccia, un fenomeno che si è fatto sempre più frequente, quelli che si immettono da strade laterali senza dare la precedenza, quelli che usano il cellulare durante la guida; ed a questo proposito è stato dimostrato che la distrazione in auto fa oggi più vittime della velocità. E altri problemi emergono anche da responsabilità delle amministrazioni: cartelli stradali malposti, incroci non segnalati, fondo stradale pessimo anche in arterie di grande comunicazione. Le condizioni delle nostre strade sono spesso pietose, si rischia di perdere il controllo del mezzo proprio per questo motivo. Al riguardo io avrei un’idea: siccome ci sono da noi tanti migranti che vengono mantenuti comodamente negli alberghi e non fanno nulla se non girellare tutto il giorno con smartphone e biciclette oppure stravaccarsi nei vari bar e locali, non si potrebbe impiegarli per la manutenzione della rete stradale? Visto che sono mantenuti a nostre spese, qualcosa dovranno pur fare per ricambiare. O no?

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Immigrazione e buonismo inopportuno

Ormai i talk-show televisivi (si dice così?) si stanno occupando in prevalenza del problema dell’immigrazione nel nostro Paese da parte di profughi e clandestini provenienti dall’Africa, che arrivano sulle nostre coste a migliaia rischiando molto spesso la vita; ma dietro questo fenomeno c’è anche, cosa che tutti sanno, uno squallido commercio di esseri umani che viene compiuto da delinquenti senza scrupoli, i quali sfruttano ignobilmente questi sventurati e li spingono ad attraversare il mare in cerca di fortuna, esponendoli però ad ogni rischio ed essendo in molti casi direttamente responsabili della loro morte.
Certamente nessuno può chiudere gli occhi davanti a questo fenomeno che ormai ci riguarda tutti, perché anche il nostro Paese, come gli altri d’Europa (e non solo) è diventato multirazziale, ed a nessuno fa più meraviglia vedere per la strada persone di colore o di altre etnie. Però c’è un enorme problema che si è determinato e che si va allargando sempre più, e che riguarda il numero degli immigrati che arrivano da noi ed il modo con cui si debbano accogliere ed integrare. Finché gli stranieri sul nostro territorio erano pochi, e disponibili ad integrarsi ed a lavorare onestamente, il loro arrivo è stata per noi una risorsa, non un problema: quali italiani infatti, che rifiutano persino di lavorare all’Expo di Milano con buoni stipendi per non voler rinunciare alle vacanze, avrebbero accettato di andare a raccogliere pomodori sotto il sole della Puglia, di fare i manovali nei cantieri edili o (le donne) di fare da badanti alle persone non autosufficienti? Nessuno! Ecco dunque che l’opera degli stranieri è stata utile o addirittura indispensabile, e giustamente queste persone vanno integrate nel nostro Paese e considerati cittadini a tutti gli effetti, con tutti i diritti di cui godono gli italiani.

Ma adesso la situazione è cambiata, ed è molto più difficile: adesso arrivano a migliaia su questi barconi, bisognosi di tutto e privi di qualunque competenza, spesso profughi da paesi in guerra o spinti dalla povertà. Perciò l’accoglienza diventa un problema serio, perché non esistono le strutture dove ospitarli, perché rappresentano un costo sociale insostenibile, ed anche perché tra di loro si possono nascondere dei criminali che poi, fuggendo dai centri di accoglienza, andranno a commettere reati; questo d’altra parte già succede, perché nonostante quel che dicono i buonisti nostrani, di molti reati si rendono responsabili gli stranieri, da quelli dell’est Europa, dagli africani, gli asiatici ecc. E non è difficile spiegare il fenomeno, che non avviene certo soltanto per necessità; il fatto è che in Italia la giustizia ha maglie molto larghe, ed è sempre più difficile che i criminali paghino per intero i loro delitti, quindi venire a delinquere qui espone queste persone a rischi molto minori di quelli che correrebbero nei loro paesi.

E’ anche evidente che l’Italia da sola non può assumersi per intero il carico dell’immigrazione dall’Africa e da altri luoghi, visto l’egoismo e la vigliaccheria con cui gli altri paesi “civili” dell’Europa (in primo luogo Francia, Germania ed Inghilterra) ci hanno lasciati da soli, rifiutando di accogliere gli immigrati e addirittura rimandandoli in Italia quando superano il confine: siamo perciò diventati la pattumiera d’Europa, senza che il nostro governo riesca a farsi minimamente rispettare a anche solo considerare dai partners europei, che sono sì capaci di controllare la nostra economia ed imporci i loro diktat, ma non muovono un dito quando si tratta di aiutarci. Questo comportamento, secondo me, è vergognoso, e ciò mi spinge ad essere ancor più nazionalista e antieuropeo di quanto non lo stato fino ad ora. Al di là di questo, comunque, il problema dell’immigrazione va affrontato, e va fatto partendo dal presupposto che l’Italia non è in grado di accollarsi il peso ed il costo di tutti questi stranieri, anche perché sarebbe giusto ed equo, a mio avviso, che certi vantaggi e certi aiuti economici fossero dati prima agli italiani, così come viene fatto in ogni altra nazione del mondo. Nonostante la pietà che possono suscitare questi profughi che arrivano sui barconi, resta il fatto che il nostro non è un Paese ricco che possa mantenere gratis migliaia e migliaia di persone, magari in alberghi a 4 stelle, mentre ci sono tanti italiani che non hanno neppure una casa e vivono con pensioni da fame. Tutto ciò è ingiusto e immorale, così come lo è il buonismo di facciata di certi politici come l’impresentabile presidente della Camera dei deputati o di certi giornalisti come Concita De Gregorio, che in un programma televisivo ebbe a dire che noi non abbiamo alcun diritto sul nostro territorio e che tutti sono liberi di venirci ad essere mantenuti a spese dello Stato. Giudico queste posizioni assurde ed ipocrite, proprie di chi trova comodo adeguarsi al “politically correct” e prendere l’aureola del buon samaritano, ma in realtà vive nel lusso e non deve ogni giorno affrontare il problema di vedersi la casa occupata dagli immigrati o di dover vivere nell’insicurezza, nella criminalità e non poter nemmeno uscire la sera. Con ciò non intendo dire che questi poveretti vadano lasciati a morire sul mare, ma è comunque evidente che non possiamo accogliere tutti, e che è profondamente ingiusto ed immorale che lo stato mantenga queste persone in albergo facendo mancare il necessario ai cittadini italiani e magari tormentandoli con il fisco più alto del mondo.

La prima cosa da fare,a mio avviso, sarebbe di impedire le partenze di queste persone, utilizzando anche il blocco navale e l’azione militare in Libia ed altrove, il che permetterebbe anche di stroncare l’ignobile commercio di esseri umani di cui tutti sono al corrente. Occorrerebbe anche avviare politiche internazionali (ma qui dovrebbero collaborare l’ONU e le altre organizzazioni a livello mondiale) per creare un clima di pace e favorire lo sviluppo di quei paesi, di modo che quelle persone potessero restare a casa propria anziché affidarsi ad un destino incerto che per loro è spesso fatale, o che se non lo è porta comunque molti a condizioni di vita disumane o ad ingrossare le fila della criminalità. Questo non è egoismo, non è razzismo, è constatazione della situazione reale; è invece da ipocriti e da irresponsabili continuare con questo buonismo di chi va dicendo che dobbiamo accogliere tutti e che ciò è conforme alla carità cristiana. Se così fosse lo farebbero anche gli altri paesi, invece di chiudere le frontiere e respingere i profughi rimandandoli a casa nostra, dove non possiamo dire di no a nessuno per non essere tacciati di razzismo, di fascismo e altri bei titoli di questo tipo. Vuol dire che moriremo noi per consegnare ad altri il nostro Paese.

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