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Il referendum: era proprio necessario?

In questo periodo non si fa che parlare (in tv, sui giornali, nelle sale professori delle scuole) del famoso referendum istituzionale del prossimo 4 dicembre, e già si è acceso un vivace dibattito tra i sostenitori della riforma renziana ed i suoi implacabili oppositori. Al di là tuttavia di quello che potrà essere l’esito della consultazione e le conseguenze che ne deriveranno, a me viene fatto di chiedermi se questo referendum è veramente necessario e indispensabile, se cioè si debba obbligatoriamente consultare l’intero corpo elettorale o se invece non sarebbe bastata l’approvazione parlamentare della legge. Certo, un simile dubbio offre il fianco a critiche e accuse di lesa maestà, perché sembra che chi lo esprime sia contrario alla democrazia: che cosa c’è infatti di più democratico che affidare una questione così importante al popolo sovrano?
Eppure il dubbio a me rimane, e per una ragione che trovo valida in questa ed in tutte le altre consultazioni elettorali. Il corpo dei votanti è formato da circa 40 milioni di persone, anche se quelle che andranno effettivamente a votare saranno circa 25 milioni, o forse meno; e del resto in questo referendum non c’è il quorum, quindi anche se i votanti fossero meno della metà degli aventi diritto la consultazione sarebbe ugualmente valida. Ma il problema è un altro. Con che spirito voteranno gli italiani? Seguendo i vari dibattiti in televisione, ma soprattutto leggendo quello che la gente scrive sui social network (primo tra tutti facebook) ho avuto la netta impressione che un’altissima percentuale degli scriventi, certo più della metà del totale, non sa neanche per cosa si deve votare ed è del tutto all’oscuro di cosa sia il diritto costituzionale e del contenuto della Costituzione stessa. Quindi, se non conosce la Costituzione, questo gran numero non può neanche valutare le modifiche che ad essa vengono apportate con la riforma. In pratica, l’ignoranza la fa da padrona, come in molte altre questioni.
In queste condizioni, che valore può avere un referendum dove la maggior parte dei votanti non conosce o conosce pochissimo i contenuti della riforma? Quello che si verificherà sarà invece un’altra cosa: che la stragrande maggioranza dei votanti (e qui vanno incluse anche molte persone che non sono propriamente ignoranti) si esprimerà non nel merito dei mutamenti apportati alla Costituzione, ma obbedendo pedissequamente ai dettami del proprio partito di appartenenza. Questo tipo di aberrazione elettorale è sempre stato presente nei referendum: io stesso, nel lontano 1974 quando si votò nella prima consultazione referendaria sul divorzio, sentii alcuni aderenti al PCI del mio paese dire “Io voto no perché l’ha detto il Partito”, e così fecero senza rendersi conto di ciò che avevano votato. Oggi questo atteggiamento sbagliato è ancor più cresciuto, perché questo referendum, nell’immaginario di moltissime persone (soprattutto quelle orientate a votare NO) si è trasformato in un giudizio apodittico su Renzi ed il suo governo. Chi voterà NO, in altri termini, non lo farà perché è oggettivamente contrario alla riforma, che magari non ha neanche letto, ma solo per opporsi a Renzi e provocare la sua caduta da capo del governo. Ovviamente questa mentalità potrà sussistere anche in chi voterà SI’, nel senso che chi agirà in tal modo vorrà sostenere il governo, più che la riforma in se stessa. E su questa base io penso che sarà più probabile la vittoria del NO in quanto, come ho detto in un post di circa un mese fa (“Gli italiani e il potere”) i nostri connazionali sono per natura e per convinzione sempre contrari a chi governa, da qualunque parte provenga: contro Berlusconi si è arrivati persino alla persecuzione giudiziaria, e nei confronti di Renzi gli insulti e le critiche non si contano ormai più.
Per questo dico che le consultazioni popolari non dovrebbero avvenire, soprattutto quando si sa in anticipo che l’uomo della strada, come si suol chiamare il cittadino comune, non conosce le leggi e spesso non sa neanche per cosa vota; quindi, in moltissimi casi, si affida all’emotività del momento o ai diktat dei demagoghi, la cui mansione principale, così come si verifica dai tempi di Alcibiade nel V° secolo avanti Cristo, è quella di indurre il popolo a prendere decisioni sbagliate. A mio parere dovrebbero votare soltanto le persone fornite di una sufficiente cultura politica, che esaminino le questioni con cognizione di causa e non per sentito dire. So bene che dire ciò significa tirarsi addosso l’accusa di essere antidemocratici o reazionari, ma va anche detto che forme di governo perfette non esistono, come già videro sapienti antichi come Platone e Cicerone. Dunque neanche la democrazia può essere considerata un sistema politico ideale, ed i referendum come quello che avrà luogo tra un mese ne sono una delle più chiare dimostrazioni.

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