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Il governo del nulla

In un periodo normale della nostra storia, che sia l’epoca dei governi liberali del XIX secolo o la cosiddetta “prima Repubblica” durata dal 1946 al 1993, chi stava all’opposizione poteva avere tutte le sue buone ragioni per lamentarsi delle decisioni del governo, poteva criticarlo, fare proposte alternative; ma da entrambe le parti, governo e opposizione, c’era il sostegno di un’ideologia, di una cultura, di una precisa visione della realtà. Persino durante la dittatura fascista chi governava aveva una logica, dei progetti; era una logica autoritaria, mancava la democrazia, ma non si poteva negare che i provvedimenti presi avessero una loro razionalità. Oggi invece siamo di fronte ad un governo formato da persone incapaci e totalmente incompetenti, che non agiscono secondo un progetto preciso ma secondo l’umore del momento, ondeggiando come tante banderuole e cambiando idea da un giorno all’altro, in modo irresponsabile, in pratica senza sapere neanche cosa stanno facendo. In questo caso è difficile anche fare opposizione, perché non si sa a cosa opporsi: dove manca la logica, l’intelligenza, la coerenza, dove si agisce a caso nella più totale ignoranza di quelli che sono i veri problemi del Paese, è difficile anche trovare formule alternative. Contro il nulla, purtroppo, non si può combattere. Se questi individui avessero un briciolo di dignità si dimetterebbero immediatamente e manderebbero il Paese alle elezioni, ma si guardano bene dal farlo, perché l’attaccamento al potere e alle poltrone è troppo forte anche per chi sa di essere un incapace e di occupare abusivamente il posto che occupa.
Il periodo in cui viviamo, purtroppo, non ha più ideologie; ma questo non sarebbe un male se al loro posto vi fosse comunque una cultura politica, o almeno una competenza tecnica ad affrontare certi problemi. Il guaio è che l’incultura, l’incompetenza, la superficialità del nostro tempo, che vediamo così ben rappresentata da una televisione obbrobriosa che diffonde ovunque falsi valori e falsi ideali (la bellezza esteriore, il facile successo, il denaro ecc.) è arrivata anche in politica e ci sta governando. E tutto ciò è iniziato da quando è arrivato al potere il Movimento Cinque Stelle, un partito nato contro il sistema e che poi è diventato sistema a sua volta, un partito che esaltava l’onestà (che è pur sempre un valore, intendiamoci) a danno della competenza e della cultura: in pratica, per i seguaci del buffone genovese, per amministrare lo Stato non serviva avere una preparazione specifica ed un’adeguata cultura, ma era sufficiente essere cittadini comuni, purché onesti. Questa aberrazione di fondo ha dato origine alla penosa situazione attuale: sono arrivati al governo personaggi imbarazzanti per la loro nullità e per la loro crassa ignoranza, che una volta messi di fronte ai problemi reali del Paese non hanno più saputo a che santo votarsi, e perciò si barcamenano invocando l’aiuto delle “task-forces” come ragazzini impauriti dall’interrogazione che cercano il suggerimento dei compagni. Uno spettacolo penoso, una vergogna per una nazione che ha dato al mondo Dante, Michelangelo e Galileo ed oggi si trova ad essere governata da Bonafede, Azzolina e Rocco Casalino, “er mutanda ” del Grande Fratello. Chi ha votato per queste persone nel 2018 lasciandosi attrarre dallo specchietto per le allodole del reddito di cittadinanza ha oggi la responsabilità del nulla in cui siamo caduti e che ci fa vergognare di essere italiani. Il quadro si è poi completato con l’indegno comportamento del PD, che per amore delle poltrone si è abbassato ad un penoso inciucio con chi l’aveva insultato e sbeffeggiato per dieci anni. Gente senza dignità, senza orgoglio e senza valori che non siano quelli del potere e del guadagno.
E poi, al centro di questo governo del nulla c’è lui, Giuseppi, colui che pur di stare sulla poltrona e pavoneggiarsi in TV si sarebbe messo anche con Belzebù. Questo personaggio, un avvocatucolo pugliese qualunque pescato da Di Maio e dai 5 stelle si è ritrovato di punto in bianco al centro dell’attenzione e si è montato la testa come nessun altro prima di lui aveva fatto, neanche Mussolini. Ha cominciato a fare le sue comparsate in TV, tutto bello azzimato, dando prova di essere perfettamente partecipe di quell’incompetenza e di quella fumosità tipica del partito che l’ha messo al potere. Trovandosi ad affrontare una situazione difficile, l’epidemia del Covid-19, ha compiuto un errore sopra l’altro, prima sottovalutando e poi sopravvalutando il problema, arrogandosi tutti i poteri e giocando con la vita dei cittadini come fossero suoi schiavi ( vogliamo ricordarci i vari “noi non permetteremo”, “noi non consentiremo”?). Poi adesso, passata la fase più critica dell’epidemia, quando avrebbe dovuto pensare a come rimediare ai danni che lui stesso aveva provocato bloccando per oltre due mesi tutta la produzione industriale (cosa che altri Paesi guidati da persone intelligenti non hanno fatto) ha continuato le sue comparsate narcisistiche in tv annunciando “una potenza di fuoco” e promettendo mari e monti quando ad oggi, a metà giugno, tanti lavoratori autonomi e dipendenti non hanno ancora ricevuto una lira. Con una vergogna di questo genere sulle spalle questo individuo non si è dimesso scusandosi per la propria totale incompetenza, come qualsiasi persona normale dotata di un minimo di dignità avrebbe fatto, ma ha convocato i cosiddetti “stati generali” dell’economia, una sfilata di moda costosa e inutile al solo scopo di farsi ancora una volta pubblicità personale. Una provocazione, un insulto a tutti i cittadini onesti che soffrono per gli errori di un governo indegno di chiamarsi con questo nome.
A questo punto io mi chiedo: fino a quando durerà la pazienza degli italiani, umiliati, depauperati e sbeffeggiati da questo Narciso e dalla sua banda di incompetenti? Se una situazione così fosse accaduta in un paese normale, già costoro sarebbero stati cacciati a furor di popolo. Ma noi, abituati da secoli a chinare il capo di fronte alla prepotenza e all’arroganza del potere, neanche questa volta siamo capaci di ribellarci. Non ci siamo ribellati quando c’erano i Franchi e i Longobardi, gli Angioini e gli Aragonesi, la Francia e la Spagna, gli austriaci e i Borboni, che nella loro protervia avevano pur tuttavia una razionalità ed una precisa organizzazione; perciò è inutile sperare che ci si ribelli adesso, quando il nulla è salito al potere e quando una dittatura strisciante, molto peggiore della dittatura proclamata, si è travestita da democrazia.

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La destra e la sinistra

Un tempo l’espressione “essere di destra” o “essere di sinistra” aveva un valore preciso che nessuno poteva equivocare, perché la base ideologica che la sosteneva era ben nota a tutti. Le persone aderivano a determinate ideologie e vi restavano fedeli per tutta la vita, o quasi: basti osservare i risultati delle consultazioni elettorali avvenute durante la cosiddetta “prima repubblica”, dove gli scostamenti di ciascun partito dalle elezioni precedenti si limitavano a percentuali dell’1 o 2 per cento. Poi, a partire da quel famigerato periodo 1992-93, quando ad opera della magistratura fu distrutta un’intera classe politica, le cose cambiarono e al posto dell’ideale si cominciò ad alimentare il personalismo, il culto del “personaggio” prodigioso che avrebbe risolto tutti i problemi: ed in quella fase fu Silvio Berlusconi il primo che instaurò questa nuova concezione della politica, in base alla quale non era l’ideologia che guidava l’azione politica, ma il culto della persona; ed infatti Berlusconi non affermava più di essere “di destra”, ma si definiva un “liberale”, intendendo però con questo termine qualcosa di profondamente diverso da quello che significava quando esisteva – durante la prima Repubblica – il partito che portava quel nome. Ma anche dall’altra parte ci si adeguò a questo nuovo modo di approcciarsi alla politica: anche Romano Prodi, tanto per fare un solo esempio, non si definiva più “di sinistra”, ma semmai “progressista” o qualcosa di simile, tentando in tal modo di intercettare anche i voti di chi di sinistra non era ma non amava, per varie ragioni, il suo avversario.
In tempi più recenti, poi, i concetti di “destra” e di “sinistra” sono stati ancor più conculcati da una mentalità generalista e qualunquista che, non richiamandosi più ad alcuna ideologia né avendo alcuna esperienza nella gestione dello Stato, ha creduto e fatto credere che bastasse essere cittadini semplici e onesti, benché non forniti di alcuna cultura specifica, per poter ricoprire degnamente ruoli istituzionali. Questa visione semplicistica e rozza della politica è stata alla base della nascita del cosiddetto “Movimento Cinque Stelle” di Beppe Grillo, che ha alimentato per anni l’antipolitica, cioè la protesta generica e sterile contro il “sistema” e contro la “casta” fino a quando, spinto dal successo elettorale, è diventato a sua volta “sistema” e “casta”, ponendo a capo del governo un avvocato senza alcuna esperienza come Conte e occupando ruoli istituzionali di primo piano (come ad esempio i Ministeri degli Esteri e della giustizia) con persone del tutto incompetenti e prive di qualsiasi cultura specifica. Costoro fin dall’inizio hanno delegittimato le ideologie (salvo poi adattarsi agli aspetti peggiori di esse, come avviene oggi) ed i concetti stessi di “destra” e di “sinistra”, che uno dei loro esponenti più in vista, Alessandro Di Battista, definì “categorie ottocentesche”. Anzi, hanno giustificato il loro squallido trasformismo proprio su questa base: non avendo ideologie, infatti, i grillini si sono ritenuti in diritto di governare con chiunque, con la Lega di Salvini e il PD di Zingaretti, adattandosi come le prostitute a chiunque si accompagna a loro. Ma i risultati di questo camaleontismo sono sotto gli occhi di tutti: decisioni prese senza le necessarie conoscenze di base, approssimazione, errori ripetuti di un governo privo di capacità e di esperienza che, messo alle strette dalle proprie contraddizioni, reagisce con l’autoritarismo e lo stato di polizia come è stato fatto negli ultimi mesi di fronte alla pandemia del Covid-19. Ciò dimostra che non basta eliminare le ideologie e affermare solennemente di non essere né di destra né di sinistra per risolvere i problemi di un popolo, e dimostra anche che a poco serve l’onestà (ammesso che i 5 stelle ce l’abbiano) quando manca la competenza. La sciagurata condizione in cui ci troviamo adesso, con un governo di incapaci che ha creato un caos indicibile, ci fa rimpiangere la prima Repubblica e i politici di allora, cioè, appunto, la “destra” e la “sinistra”.
Tuttavia, per non appesantire troppo questo post, mi fermo qui con l’analisi della situazione politica attuale, che io considero la peggiore in assoluto dalla fine del secondo conflitto mondiale, e con il giudizio sul governo Conte, che ugualmente giudico il peggiore che ci sia mai stato nella storia del nostro Paese. Aggiungo però una mia impressione: quella cioè che i concetti di destra e di sinistra, per quanto molto attenuati e cambiati rispetto al passato, esistano ancora sotto qualche forma. Delle due parti la più stravolta rispetto al passato è senza dubbio la sinistra, che è passata dalle barricate libertarie all’autoritarismo, dalla difesa del proletariato a quella dell’alta finanza europea, dalla falce e martello al Rolex ed alle ville con la piscina; ma anche la destra non è quella di prima, se non altro perché non è più sostenuta dai ceti economicamente più elevati ma dalle classi medie, dai commercianti, dagli artigiani e persino dagli operai una volta rigorosamente dall’altra parte. Eppure, nonostante gli stravolgimenti, in qualcosa la distinzione esiste ancora, tanto che ancor oggi è lecito parlare di atteggiamenti di “sinistra” e di “destra”; solo ch’essi non sono più fissi in base alle vecchie ideologie, ma mutano con il mutare degli eventi. Tre esempi di fatti recenti. Il primo è ampio e generico: nella questione dei migranti tutta la sinistra sostiene la loro integrazione, anche in forma patetica come ci hanno mostrato le lacrime della ministra Bellanova, mentre la destra invita alla cautela prima di accogliere sul nostro territorio migliaia di persone che non si sa poi come integrare e far vivere. Gli altri due casi sono più specifici: nella questione del riscatto pagato per la liberazione di Silvia Romano tutta la sinistra, in blocco, si è schierata in difesa della ragazza e della trattativa con i terroristi, mentre la destra, pur compiacendosi per la felice conclusione della vicenda, ha giustamente ricordato che in Italia esiste una legge che proibisce di pagare il riscatto ai sequestratori, e che anche nel caso di Aldo Moro non si trattò con i terroristi delle Brigate Rosse, oltre a deplorare la “conversione” di quella persona all’islamismo che l’ha portata a presentarsi con quel ridicolo pastrano verde al momento della liberazione che è un’offesa a tutti gli italiani. Infine, ultimo esempio, è l’atteggiamento nei confronti delle cosiddette “riaperture” dopo la detenzione forzata che il governo ci ha imposto in occasione dell’epidemia del coronavirus: tutta la sinistra, in modo compatto, insiste per la “cautela” e continua a prospettare pericoli nuovi e scene apocalittiche di contagio per spaventare ancor di più i cittadini, perché sa che chi è oppresso dal terrore accetta tutto e non si ribella dinanzi ai soprusi, mentre la destra è a favore di un ritorno alla normalità che, pur graduale, deve avvenire necessariamente, se non vogliamo morire tutti di fame per poterci vantare di essere scampati al virus. Mi pare dunque che queste due categorie oggi così disprezzate, la “destra” e la “sinistra”, non siano scomparse del tutto, benché si sia tentato da più parti di ucciderle; al contrario, esse risollevano la testa ogni volta che un problema si presenta e richiede una soluzione. Forse le vecchie ideologie non erano poi così male, soprattutto se confrontate all’ignoranza, all’approssimazione, all’incompetenza, al nulla da cui è costituita la politica attuale.

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Pensiero del mattino

Se la conferenza di Conte di domenica sera non fosse tragica, sarebbe tutta da ridere: bisognerebbe ridere in faccia a questo avvocatucolo pugliese che, messo lì da un partito di incompetenti e di incapaci come i 5 stelle, con ridicola presunzione si atteggia a dittatore e continua a dire: “noi non permetteremo”, “noi consentiremo” ecc. Ma cosa devi consentire tu, pallone gonfiato non eletto da nessuno e privo di qualunque esperienza politica? Come ti permetti di fare carta straccia della Costituzione e togliere a milioni di cittadini i loro sacrosanti diritti? E vieni oltretutto a prenderci in giro, con provvedimenti demenziali e contraddittori?
Oltre alle idiozie che il governo ha fatto finora, adesso ha rincarato la dose, con decisioni che solo dei pazzi ubriachi potrebbero adottare. In pratica la cosiddetta “fase 2” è una “fase 1,2”, perché cambia pochissimo rispetto a prima: per spostarsi occorrerà ancora l’autocertificazione, il che significa che saremo ancora tutti bloccati, perché non possiamo prendere l’auto per fare un giro o andare al mare in montagna, a meno che non abbiamo dei “congiunti” che non si sa chi siano, da andare a trovare. Questo è semplicemente demenziale, come lo è riaprire il 4 maggio il commercio all’ingrosso e solo il 18 quello al minuto: in quelle due settimane per chi preparano i prodotti i grossisti, se poi i dettaglianti non li possono vendere? E che senso ha far aspettare fino a giugno parrucchieri, bar e ristoratori? Se ci sono i dispositivi di sicurezza potrebbero riaprire subito, come sta avvenendo in tutta Europa, dove a differenza nostra hanno governi dotati di materia grigia e di buon senso. Ogni settimana che passa con tutto chiuso sono 12 miliardi di ricchezza comune che vengono bruciati: lo sanno questi pagliacci? Oltre a ciò, è altrettanto idiota trattare tutta l’Italia allo stesso modo: se in Lombardia ci sono 40000 casi e in Basilicata 200 e tutti guariti o sotto controllo, che senso ha tenere in casa a marcire i cittadini di quella regione? E che senso ha multare una persona che fa una passeggiata da sola senza poter ricevere o trasmettere il virus a nessuno?
Un governo a trazione 5 stelle, con un presidente che è una macchietta vera e propria, non ci si poteva aspettare molto di più. Incapaci e incompetenti, che si sono fatti imbeccare dal cosiddetto “comitato tecnico scientifico” che è formato da virologi, cioè da medici, persone che vedono la realtà in modo ottuso, solo dal loro punto di vista, senza capire nulla del disastro economico che stanno provocando né dei danni psichici che stanno affiorando in milioni di persone. Conte non è capace di decidere nulla da solo, è una figura insulsa, e poi viene in televisione a fare il dittatore: “noi non permetteremo”, “noi non consentiremo”. Ed io invece so che presso gli avvocati e le procure si stanno già preparando querele contro questo governo, ed i cittadini – almeno quelli che non si fanno rimbecillire dalla propaganda Goebbels della televisione di regime – faranno bene a riprendersi i loro diritti, anche sfidando la repressione delle multe e del clima di terrore che questi incapaci si sono inventati per salvare le loro poltrone.

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Il pensiero dominante

No, questo titolo non è una citazione da Leopardi, ma una definizione della realtà attuale del nostro Paese, in piena emergenza da coronavirus. Il pensiero dominante è quello che ci viene imposto dalla televisione, dai giornali e da tutti gli altri organi di informazione, al quale tutti devono adeguarsi; ed è tanta la forza persuasiva del sistema che impone il suo pensiero ch’esso si diffonde dappertutto, capillarmente, fino a diventare l’unica Verità possibile. In questa situazione le voci dissenzienti, quelle di coloro che si oppongono al pensiero unico, vengono sbeffeggiate, disprezzate, emarginate, senza che le loro ragioni vengano minimamente ascoltate o prese in considerazione. E’ sempre successo, fin dall’Antichità, che il potere abbia diffuso determinate idee a cui tutti dovevano aderire; e chi non lo faceva, come Giordano Bruno o Galilei, finiva al rogo o alla tortura e veniva costretto con la forza a riconoscere il proprio “errore”, che tale non era affatto: l’errore era del bieco e violento potere ecclesiastico o politico al quale faceva comodo che tutti la pensassero allo stesso modo, che non vi fosse dissenso, ogni voce discordante andava messa a tacere. Nella Russia sovietica, come ci mostrano bene i racconti di Solgenitsin e di Salamov, i dissidenti non venivano mandati solo nei gulag ma anche, spesso, nei manicomi criminali, intendendo con ciò che chi si ribella al potere non è solo un pericoloso terrorista, ma anche un pazzo, uno squilibrato che non sa o non vuole riconoscere i grandi benefici che il regime offre al popolo.
Nelle democrazie moderne, ammesso che la nostra possa ormai chiamarsi tale, non si usano più ovviamente questi metodi, ma il principio è lo stesso: diffondere e far trionfare un pensiero unico che è quello gradito a chi detiene il potere e vuole tutti gli altri sordi e ciechi. Non si usa più la violenza fisica, si è preferito ripiegare su quella psicologica, per cui chi non è allineato alle idee comuni viene dileggiato, insultato, escluso dal dialogo e da ogni potere decisionale. I suoi suggerimenti, le sue idee, tutto viene gettato al macero perché proviene dalla parte “sbagliata”; e l’esempio lo abbiamo in questi giorni, quando il governo Conte che – ribadisco! – non è stato eletto da nessuno, rifiuta ogni proposta dell’opposizione per il semplice fatto che proviene dall’opposizione, senza neanche valutare se possa mai contenere qualcosa di sensato o di realizzabile.
La diffusione del coronavirus, emergenza reale e difficile da affrontare perché senza precedenti, ha dato la possibilità a chi ci governa di mettere in atto una serie di provvedimenti decisi in modo autonomo e totalitario dal presidente del Consiglio, senza neanche consultare il Parlamento e le forze sociali. La clausura forzata di 60 milioni di cittadini è stata imposta con la forza dello Stato di polizia, con la minaccia di multe e di denunce, senza che a nessuno sia venuto il minimo dubbio circa la legittimità di un comportamento, quello del sig. Conte, che non ha nulla di democratico e che vanifica in un minuto un diritto fondamentale dei cittadini, garantito dalla Costituzione, quello di spostarsi da un luogo all’altro. In altri Paesi il problema dei diritti dei liberi cittadini se lo sono posto, da noi no: qui è bastato che Conte scrivesse un decreto di mano sua per chiuderci tutti agli arresti domiciliari, senza che si stiano studiate altre possibili soluzioni e senza neanche verificare l’efficacia del provvedimento, che a mio giudizio è dubbia visto che ancor oggi, a più di un mese dalla reclusione forzata, i contagi continuano a crescere. Non solo: il danno economico che viene prodotto da questa chiusura forzata di tutte le attività produttive si calcola in oltre dieci miliardi di euro alla settimana, senza contare che molte imprese non riapriranno più e molte persone si troveranno in condizioni economiche precarie, al punto che c’è da temere anche rivolte sociali che in simili casi non mancano di verificarsi. Il bello è che negli altri Paesi, che pure hanno adottato l’isolamento dei cittadini, non sono state fermate le attività produttive, e quindi la nostra inerzia totale, a fronte dei progressi altrui, ci renderà ancora più poveri e vulnerabili di tutti gli altri. Si aggiunga il fatto che gli indennizzi ed i rimborsi promessi dal nostro dittatorello in doppio petto devono ancora arrivare, le persone non hanno ancora ricevuto nulla, e quindi al danno si è aggiunta irrimediabilmente la beffa.
Nonostante questo comportamento indegno di un Paese civile, il governo Conte continua ad avere dalla sua la maggior parte dei cittadini italiani. Come si spiega questo? Con la diffusione del pensiero dominante, la verità unica che ci trasmette la televisione di regime, che cioè queste scelte erano le uniche possibili e che bisogna stare tutti a casa. Questo precetto martellante, petulante, continuo ci viene propinato migliaia di volte al giorno assieme ad un clima di terrore artatamente creato, di modo che i cittadini vengono convinti che il governo ha ragione e che non si può fare nient’altro, quando invece si dovrebbe fare tutt’altro. Posto che con questo virus dovremo convivere per almeno due anni, è impensabile che i cittadini possano subire per tanto tempo questa violenza di Stato: occorre quindi ripartire e subito, non solo con le attività produttive ma anche con la libertà delle persone, che devono poter andare dove vogliono assumendo naturalmente tutte le precauzioni del caso: distanza interpersonale, uso delle mascherine e degli altri dispositivi di sicurezza ecc. Ma tenere in prigione – perché di questo si tratta – milioni di persone non serve a nulla; o meglio, serve a dare la facoltà al sig. Conte di usurpare tutti i poteri e formare di fatto uno Stato dittatoriale.
Questo riesce a fare il pensiero dominante, soggiogare i cittadini e spegnere il dissenso, anche attraverso la comunicazione di menzogne che vengono accettate per vere da persone cui il terrore del virus ha tolto la facoltà di ragionamento. Un esempio per tutti: ci fanno credere che se il virus continua a diffondersi, ciò non deriva dai ritardi con cui l’epidemia è stata riconosciuta (il virus circolava in Lombardia già da gennaio), dalle inefficienze della protezione civile che non ha fornito ai sanitari i necessari strumenti di protezione, o da coloro che hanno trasferito persone infette nelle RSA dove la maggior parte degli ospiti si è ammalata. No, la colpa non è del governo e della sua organizzazione manchevole e clientelare: la colpa infamante è di coloro che, magari da soli, vanno a fare una passeggiata perché non ce la fanno più a stare reclusi. Questi per la TV di Conte e dei 5 stelle sono i criminali, su di loro si scagli il più tremendo anatema!

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Il triste spettacolo della politica

Ieri 20 agosto ho avuto la malaugurata idea di seguire in diretta TV le dichiarazioni sull’esperienza di governo del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ed il dibattito parlamentare in Senato che ne è seguito. Come studioso del mondo classico, la prima impressione che ho avuto riguarda l’assoluta incapacità dei politici di oggi – tutti, di qualsiasi schieramento – di essere dei veri oratori, di parlare cioè in modo coerente, convincente ed emozionante. Cicerone diceva che tre erano i compiti del vero oratore: probare (cioè esporre con chiarezza e precisione i propri argomenti, in modo da persuadere il pubblico della veridicità di quanto affermato), delectare (tenere viva l’attenzione degli ascoltatori), e flectere (ossia piegare l’animo degli astanti suscitandone i sentimenti e la partecipazione emotiva alla causa del parlante). Io dico che a mio giudizio nessuna di queste tre caratteristiche è ravvisabile negli oratori dei nostri giorni, perché i loro discorsi non convincono, non tengono legato l’ascoltatore al discorso (tanto è vero che l’aula del Senato, piena all’inizio, si è poi miseramente svuotata), né tanto meno coinvolgono emotivamente, anzi non lasciano nulla in chi ascolta se non un senso di noia e di fastidio.
Una volta convinto, se mai ce ne fosse bisogno, del fatto che i politici attuali sono enormemente inferiori, sul piano umano e culturale, non solo agli antichi ma anche a quelli della prima Repubblica di cui ho parlato nel post precedente, mi sono messo a riflettere sui contenuti puri e semplici dei loro discorsi, visto che la loro abilità dialettica e retorica è pari a zero. Assurdo e ridicolo mi è sembrato il discorso del presidente Conte il quale, anziché fare un bilancio della sua esperienza di governo – dove si è trovato all’improvviso, senza avere alcuna esperienza politica precedente – si è prolungato in una lagnosa e sciocca requisitoria contro il ministro Salvini (che aveva accanto, oltretutto), accusandolo di tutti i peggiori misfatti: di avere interessi personali, di voler monopolizzare il governo, di essere un traditore, di aver usato a sproposito simboli religiosi ecc. Insomma, l’ha presentato come un delinquente; ma allora, dico io, perché glielo rinfaccia solo adesso? Se veramente questa era la sua opinione sul ministro, avrebbe dovuto insorgere subito, un anno fa o poco meno, facendo egli stesso cadere il governo, visto che per condurlo era costretto a lavorare insieme ad una persona di cui non aveva alcuna stima. Perché aspettare tanto tempo? Evidentemente per mantenere quella poltrona, quella di capo del Governo, ch’egli non ha mai meritato e non ha mai onorato, dato che è venuto fuori come un fungo, senza precedenti esperienze né cultura politica, per volontà di Di Maio e degli altri burattinai a 5 stelle. Dal suo discorso si è rivelato per quello che è: un fantoccio, un burattino nelle mani di Grillo e degli altri capobanda di quel partito di incompetenti e di banderuole che si fregiano delle 5 stelle quando non meriterebbero neppure le stalle, tanto per riprendere un antico proverbio. I seguaci del buffone genovese hanno mostrato in questi anni il loro vero volto fatto di incompetenza, ignoranza, volubilità nell’accettare oggi quello che rifiutavano sdegnosamente fino a ieri, un coacervo di incoerenze e di contraddizioni. Sono l’emblema, il più evidente esempio dell’incultura e della superficialità che caratterizza la nostra epoca sciagurata. E Conte è stato un loro degno rappresentante.
A dire la verità neanche i discorsi dei vari esponenti dei partiti succedutisi dopo Conte mi sono piaciuti per i contenuti, oltre che per la forma pessima di cui ho già parlato. Salvini ha fatto una specie di comizio senza spiegare le vere ragioni che l’hanno indotto a far saltare il governo; eppure gli argomenti, se avesse voluto, non gli sarebbero mancati, perché bastava ricordare l’incoerenza dei 5 stelle, il loro atteggiamento negativo su qualunque opera pubblica e su altre iniziative, gli insulti che lo stesso Salvini ha ricevuto costantemente dagli alleati di governo, cosa che mai era successa prima. E’ evidente che i 5 stelle sono la vera causa della caduta del governo, perché hanno costruito per mesi, attraverso gli insulti, le provocazioni e i bastoni tra le ruote messe alla Lega, quel clima di disagio, di tensione, di assoluto disaccordo che ha portato alla rottura. Hatto gettato tanti sassi nello stagno e poi, vigliaccamente, hanno sempre tirato indietro la mano. Questo avrebbe dovuto dire Salvini, che ha perso inspiegabilmente questa occasione.
Tra gli altri interventi, gli unici apprezzabili per pacatezza e per una certa coerenza argomentativa sono stati quelli dei rappresentanti del centro-destra, della senatrice Bernini di Forza Italia e del senatore La Russa di Fratelli d’Italia. Quest’ultimo discorso è stato il migliore secondo me, tipico di un vero politico di grande esperienza, perché ha ricordato a Conte la sua incoerenza nello scagliarsi adesso contro Salvini dopo averlo sopportato per tanto tempo, ed ha smontato la critica, alquanto stupida in verità, di aver usato simboli religiosi, ricordando che per decenni c’è stato un partito (la DC) che aveva la croce addirittura nel proprio stemma. Penosi e deprimenti sono stati invece i discorsi dei 5 stelle (né mi sarei aspettato diversamente, visto il giudizio che ho sempre dato su di loro) e dei rappresentanti della sinistra. Vile e offensivo è stato l’intervento del grillino Morra, tutto incentrato sulle solite assurde critiche contro Salvini, accusato persino di collusione con la mafia. Anche di questo individuo, degno rappresentante del suo partito, si potrebbe dire quel che si è detto su Conte: che cioè, se odiava Salvini così tanto, perché ha aspettato fino ad ora per vomitargli addosso quelle infamie? Non poteva dirgliele prima, assumendosi la responsabilità della caduta di un governo che loro stessi, i 5 stelle, hanno di fatto invalidato, come chiunque sia dotato di un po’ di senso della politica dovrebbe riconoscere?
Altrettanto penosi i discorsi della sinistra, tranne forse quello di Renzi, che però dovrebbe spiegare il clamoroso voltafaccia che sta facendo adesso, quando ritiene possibile un accordo con i 5 stelle dopo essere stato insultato da costoro per tanti anni e dopo aver proclamato solennemente che mai avrebbe trattato con loro. Alcune parti del suo intervento potevano avere una loro coerenza, mentre non l’avevano quelli degli altri senatori di sinistra, che ormai non sanno dire altro se non le solite trite e ritrite accuse contro Salvini, inventate per nascondere il vuoto che c’è in loro e nel loro schieramento. Una cosa poi mi fa veramente indignare, per il modo incivile e superficiale che la caratterizza: il richiamo continuo alle vacanze di Salvini, alla sua permanenza al “Papeete” (sarà un locale della riviera, penso), alle sue abitudini personali. Questa è vigliaccheria che rivela l’odio profondo e inconcludente che la sinistra, erede del vecchio comunismo che ha perduto il pelo ma non il vizio, nutre da sempre contro il “nemico”, prima Berlusconi e ora Salvini; ma non si accorgono, questi illuminati e intellettuali radical-chic, che gli insulti ed il sarcasmo non portano da nessuna parte, e che se si vuole sconfiggere l’avversario (non il nemico, come ritengono loro) lo si fa sul piano dialettico e propositivo, presentando un programma credibile e non con attacchi sterili e fondati su mezzi illeciti come il richiamo alla vita privata (che ciascuno è libero di condurre come vuole) ed il ricorso alla magistratura politicizzata.
In conclusione, se dico di essere amareggiato e deluso dalla situazione politica attuale, dico molto meno di quel che penso veramente di certa gente che ci vorrebbe governare, persone che non hanno un briciolo di coerenza e di dignità. E così dicendo mi riferisco all’ignobile inciucio che si sta preparando tra il PD e i Cinque stelle, nemici fino a ieri e oggi uniti in una vergognosa accozzaglia che non farà alcun bene al paese, ci riempirà di tasse e di immigrati di colore, mentre i nostri giovani saranno sempre più costretti ad emigrare all’estero. E questi intellettuali con la puzza sotto il naso, che si ritengono superiori agli altri solo perché sono di sinistra, si accorgeranno presto, quando arriveranno le prossime elezioni, che l’inciucio non paga, come non pagano gli insulti e le calunnie contro gli avversari. Ma allora, per loro, sarà troppo tardi, e dovranno rinchiudersi per sempre nelle università, ancora dominate dalla loro ideologia, e nelle redazioni di “Repubblica” e del “Fatto quotidiano”, perché altrove non saranno graditi.

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