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Un Natale avvelenato

Siamo arrivati anche al Natale del 2018, le strade sono piene di luci e di vetrine scintillanti, la televisione ci bombarda di pubblicità natalizia, molte persone si preparano a viaggi e vacanze, ma purtroppo l’atmosfera che viviamo in questi giorni non è affatto serena. La situazione politica è ammorbata da polemiche e scontri di ogni genere, come quello che abbiamo visto in Senato, dove l’opposizione si è scagliata in un attacco violento contro il governo e la manovra finanziaria di questo, arrivando addirittura all’occupazione dell’aula; e potremmo ben dire che questa acrimonia, questo odio ideologico è un fatto tipicamente italiano ormai ineliminabile, perché siamo costretti ad assistervi ogni volta che si insedia un nuovo governo, col quale l’opposizione non cerca il dialogo ma soltanto lo scontro e la violenza verbale, quando non anche fisica. Negli anni precedenti abbiamo assistito ad una serie di accuse e insulti di cui il Movimento Cinque Stelle si era fatto protagonista contro i partiti che allora governavano, accusati tutti, con un’assurda generalizzazione, di essere mafiosi, corrotti, delinquenti ecc. Allora io m’indignai con questi dilettanti della politica, un partito fondato da un comico pregiudicato che altro non sapeva fare che vomitare insulti dicendo pregiudizialmente di no a tutto e mostrando un comportamento volgare e indegno di persone civili; e confermo che ancora la penso allo stesso modo, perché sono convinto che i 5 Stelle siano l’espressione più autentica dell’incompetenza, della faciloneria e dell’incultura che caratterizza la nostra sciagurata società, un elemento che tristemente emerge nell’assurda convinzione che i normali cittadini possano far politica senza averne nessuna esperienza, e nell’altrettanto assurdo pensiero per cui si debba dare soldi a chi non fa nulla per rilanciare l’economia, quando invece chiunque abbia un po’ di discernimento sa che l’economia ed il benessere si facilitano creando lavoro e facendo investimenti, non con l’idiozia del “reddito di cittadinanza”, alla quale purtroppo molte persone hanno creduto il 4 marzo, una data infausta per il nostro Paese perché ha dato quasi il 33% al partito degli incapaci, degli ignoranti, del nulla.
Debbo però dire che, di fronte al comportamento indegno tenuto dai 5 stelle nella precedente legislatura, io mi sarei aspettato qualcosa di diverso da partiti con radici ideologiche e culturali diverse come il PD e Forza Italia, che invece oggi stanno compiendo lo stesso errore dei loro avversari, fomentando un clima di tensione e di odio sociale che non giova a nessuno, neanche a loro. La competizione politica dovrebbe basarsi sullo scambio di idee, sul dialogo, sulla critica anche aspra ma costruttiva; invece l’opposizione di oggi sta facendo esattamente quello che i loro avversari hanno fatto qualche anno fa: insulti, accuse di distruzione della democrazia, scene di guerriglia in Parlamento ecc. Di fronte a questi eccessi, più adatti ad un sultanato del Terzo Mondo che ad un Paese occidentale che è stato per secoli il faro della cultura e della civiltà, il cittadino comune rimane perplesso e confuso, anche da un punto di vista puramente informativo. A chi credere? Al governo che dice che con questa manovra aumenterà la ricchezza, si creeranno posti di lavoro, si sconfiggerà la povertà, si potrà andare in pensione prima dei termini infelici imposti dalla legge Fornero, oppure all’opposizione che proclama l’esatto contrario e paventa persino la rovina dello Stato, dei risparmiatori, dei pensionati ecc.? Il risultato che emerge da questo marasma d’inciviltà che caratterizza il nostro tempo è l’estrema confusione in cui tutti noi ci troviamo, all’interno di un clima di tensione e di insicurezza che distrugge anche quella poca serenità che dovrebbe crearsi durante il periodo delle festività invernali. La politica, così agendo, non aiuta i cittadini ma li confonde e li affligge.
E’ molto triste constatare che nel nostro Paese l’ignoranza e la rozzezza hanno preso ovunque il sopravvento sulla cortesia e sul libero confronto. L’emulazione degli uni verso gli altri è diretta in senso opposto a quello in cui dovrebbe andare: si imita il peggio del nostro prossimo, non il meglio, si fa a gara per scendere sempre di più sulla scala del vivere civile in tutti i rapporti umani, quindi anche in quelli della politica. Il dibattito di oggi non è fatto di idee diverse, anche aspramente contrastanti, ma di accuse infamanti, di insulti, di menzogne; si utilizza contro l’avversario non l’arma della dialettica ma quella della diffamazione, della “macchina del fango” che è molto facile pilotare oggi attraverso la TV ed i social del web. Così, mentre per secoli l’umanità ha proceduto in avanti sul cammino della civiltà, oggi cammina all’indietro, verso la barbarie dell’odio e dell’ignoranza. Tenuto conto di ciò, come non rimpiangere la vecchia politica della “prima repubblica”? Essa fu distrutta purtroppo da un assurdo giustizialismo che travolse un’intera classe politica accomunando colpevoli ed innocenti e buttando via il bambino con l’acqua sporca, come si suol dire; eppure oggi, di fronte alla volgarità ed all’incompetenza dei politici attuali, siamo costretti a rivalutare quel periodo, a rimpiangere persone che, pur di impostazione ideologica diversa e contraria, sapevano dialogare civilmente, affidarsi alla dialettica e non all’insulto, alla critica costruttiva e non a quella distruttiva di oggi. Ma purtroppo il passato non ritorna; si può condannare o rimpiangere, ma in ogni caso resta sempre irrimediabilmente perduto.

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Il Quirinale e gli intrighi di palazzo

Credo che molti italiani, se non tutti, siano contenti per l’elezione a Presidente della Repubblica del costituzionalista Sergio Mattarella, proposto da Renzi e dal PD. Personalmente, per quanto posso essere informato, non ho nulla contro la persona del Presidente, che svolgerà certamente in modo ottimo la sua funzione; ed in ogni caso ho sempre pensato che la più alta autorità dello Stato vada sempre rispettata e mai vilipesa, perché ciò è dovuto all’istituzione più che alla persona. Per questo mi sono fortemente indignato quando gli zoticoni del “movimento 5 stelle” (o stalle come dico io) si permisero di insultare Napolitano, un politico che neanche a me piaceva per il suo passato comunista ma che, una volta eletto, non mi sono mai permesso di criticare per il rispetto dovuto all’istituzione ed alla funzione da lui ricoperta.
Senza dunque nulla togliere al prestigio del nuovo capo dello Stato, non mi è però piaciuto il modo il cui è stato eletto, perché ciò è scaturito da un atto di arroganza e di incoerenza commesso dal nostro giovane primo ministro Renzi e dal suo partito. La contraddizione è duplice, in questo caso. In primo luogo, Renzi si era presentato sulla scena politica come il “rottamatore” dei vecchi politici, e su quello ha fondato la propria fortuna; adesso invece, pur di riunificare il suo partito e dare agli altri una dimostrazione di forza, ha scelto una persona certamente rispettabile, ma proveniente proprio da quel vecchio sistema politico (quello della cosiddetta “prima repubblica”) ch’egli ha sempre detto di voler mandare in pensione. La ricerca del nuovo a tutti i costi si concretizza poi nel vecchio adagio del “Gattopardo”: perché tutto rimanga com’è, è necessario che tutto cambi. La seconda contraddizione di Renzi, inoltre, è quella che riguarda la sua apparente volontà di conciliazione con il centro-destra ed il partito di Forza Italia, con il quale, mediante il famoso patto del Nazareno, ha sostenuto di volersi accordare per procedere insieme ad una serie di riforme condivise. Ma queste riforme, questi cambiamenti politici ed istituzionali (con ampia revisione della, Costituzione) non possono non comprendere anche l’elezione del Presidente della Repubblica, perché anche questo passaggio istituzionale doveva rientrare in un accordo ed in una scelta condivisa. Invece Renzi cosa ha fatto? Quando ha visto che aveva i numeri per eleggere Mattarella, l’ha imposto a tutti gli altri senza ascoltare nessuno, in una maniera che ricorda tanto quella dei regimi totalitari che ben conosciamo per funesta memoria. Si è trattato di un atto di arroganza senza pari, una sorta di machiavellismo che con il tempo rischia però di rivolgersi contro il suo autore; non si può pretendere, infatti, di lavorare su due o tre maggioranze diverse e di considerare alleati gli altri solo quando ci fa comodo, perché gli alleati non sono marionette che il Burattinaio può maneggiare a piacimento, e credo che Renzi ed i suoi si accorgeranno presto di quanto era importante la condivisione e l’appoggio di coloro che, fino a poco tempo prima, avevano additato come i responsabili di tutti i nostri mali.
L’evento qui descritto è un’ulteriore dimostrazione – se mai ve ne fosse bisogno – di come la politica, chiunque sia chi la esercita, si serve sempre degli stessi metodi e degli stessi intrighi pur di raggiungere i suoi scopi. Renzi, che si è presentato come il “nuovo che avanza” e che su questa base ha ottenuto tanti consensi, non fa eccezione. Direi anzi che costui dovrebbe rottamare se stesso ed il suo partito, a questo punto, perché si è comportato proprio come quei vecchi politici affaristi e intriganti che tutti ricordiamo. Mi dispiace solo di avere avuto fiducia in lui al momento in cui, pur in maniera discutibile, si insediò come capo del Governo. Fiducia nella persona, intendiamoci, non nel suo partito, né tantomeno nella parte politica da cui proviene.

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