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Tanto rumore per… poco

A me francamente sembra che l’arresto del terrorista rosso Battisti in Bolivia e la sua estradizione in Italia abbiano fatto troppo rumore, al punto che oltre metà dei telegiornali nazionali sono stati dedicati a questo avvenimento. Perché troppo rumore? Anzitutto perché il nostro governo ha gonfiato l’evento attribuendosene l’esclusivo merito, quando invece la causa della cattura è da imputare totalmente al cambiamento del clima politico nei paesi dell’America latina dove questo signore si era rifugiato, il che evidentemente gli ha fatto mancare ad un bel momento le protezioni di cui godeva in precedenza; quindi il suo arresto sarebbe avvenuto a prescindere da quale fosse stato il colore del governo italiano, che ne ha fatto invece un simbolo della sua tanto esaltata quanto inconsistente efficienza. Ma c’è un secondo motivo per cui la cosa è stata volutamente sopravvalutata, il fatto cioè che Battisti è solo uno dei tanti terroristi che sono sfuggiti alla giustizia e quindi il suo arresto, pur importante che sia, non risolve certo il problema generale della scarsa capacità dei nostri governi, ed in generale di tutti quelli delle cosiddette “democrazie”, di punire adeguatamente i nemici dello Stato.
Come già pensava Platone, e dopo lui tanti altri grandi filosofi, lo Stato è un concetto assoluto, è l’insieme di tutti i cittadini e di tutte le istituzioni che li rappresentano: per tutti gli uomini e le donne esso dovrebbe essere quindi qualcosa di sacro, di intoccabile, e chi si pone volutamente contro di esso e tenta di distruggerlo non dovrebbe ricevere nessuna pietà, nessuna comprensione, nessun beneficio di sorta. Per questo, pur augurandomi che l’assassino Battisti finisca i suoi tristi giorni in galera, non mi spiego perché altri terroristi rifugiatisi all’estero siano tuttora liberi e non vengano ricercati e perseguiti come è stato fatto per lui; il rischio concreto di questo clima creatosi in questi giorni, infatti, è che si cerchi di dare in pasto all’opinione pubblica un parziale successo per nascondere tutti gli altri insuccessi che lo Stato, nella sua debolezza e nel suo buonismo, ha incassato nella lotta con il terrorismo degli anni di piombo. La mia opinione in proposito, in effetti, è sempre stata quella di pensare che chi si è vantato di aver sconfitto il terrorismo ha detto colossali bugie per ingannare i cittadini sconvolti dal fenomeno: in realtà il terrorismo, specie quello di estrema sinistra, è imploso da solo quando i suoi capi si sono accorti dell’inutilità di una lotta armata che non avrebbe mai potuto raggiungere gli scopi previsti. Non è stato sconfitto dallo Stato, che si è mostrato sempre imbelle e incapace di affrontare il problema in modo veramente efficace.
Il perché di questa affermazione è semplice: se lo Stato avesse compreso fino in fondo il fenomeno, se avesse valutato la gravità dei fatti compiuti – primo tra tutti l’eccidio di Aldo Moro e della sua scorta – non avrebbe mai, e dico mai,consentito che gli assassini responsabili di quel massacro uscissero di galera. Se si fosse seguito il criterio indicato da Platone e da tutti coloro che hanno scritto di filosofia politica si sarebbe dovuto applicare la pena di morte, perché chi attenta alla vita dello Stato e uccide alcuni suoi rappresentanti e servitori è come se avesse ucciso tutti i cittadini, e non merita di vivere; prova ne è il fatto che chiunque avesse compiuto un atto simile fino a pochi decenni fa, quando il buonismo dei regimi democratici non si era ancora affermato, sarebbe finito sulla forca; e questo non per crudeltà, ma perché lo Stato ha il diritto di difendersi e di comminare punizioni che distolgano altri criminali da proseguire su quella strada. Perciò io non mi vergogno a dire che, quando ci fu il rapimento e l’uccisione di Moro, io invocai la pena di morte per i terroristi, condividendo il pensiero della maggior parte dei cittadini pur se gli organi ufficiali tentavano di nascondere questo sentimento popolare. D’altro canto, dovendosi accettare che ormai nel mondo occidentale la pena di morte è stata abolita, sarebbe però stato conforme ai più elementari principi di giustizia che quegli assassini restassero in galera per tutta la vita, senza vedere più la luce del sole fino alla fine della loro sciagurata esistenza. Invece gente come la Balzerani (tanto per fare un nome) hanno fatto pochi anni di prigione, oltretutto trattati in guanti bianchi, e poi sono usciti fuori; oggi sono tutti liberi, si permettono di avere profili facebook, di scrivere libri, di andare a fare conferenze e parlare degli omicidi che hanno commesso come se fossero eventi normali, giustificati dalla loro ideologia e dal clima politico che si respirava in quegli anni. Benché del loro pentimento non interessi nulla a nessuno, va anche aggiunto che nessuno di loro si è veramente pentito di quel che ha fatto. Il buonismo rivoltante e scandaloso di una falsa democrazia, che ha fatto sì che assassini confessi e mai pentiti siano liberi alla faccia delle famiglie delle loro vittime e dello Stato da loro offeso e colpito, è una vera e pesante sconfitta, altro che vittoria sul terrorismo! La vera vittoria sarebbe stata quella di far sparire quelle belve dalla faccia della terra, solo questo avrebbe reso giustizia agli innocenti massacrati ed ai loro congiunti.
Uno Stato che non si sa difendere, che perdona l’imperdonabile, che si vanta di meriti che non ha è uno Stato fallito, la cui debolezza provoca dolore e frustrazione nei cittadini, è uno stato che non vale nulla, che tenta goffamente di nascondere sotto principi evangelici la propria inefficienza. Per questo io non ho particolarmente gioito per l’arresto di Battisti, che deve pagare sì per quel che ha fatto, ma che rischia di pagare anche per tutti gli altri che sono sfuggiti alla giustizia e che sono liberi in modo assolutamente ingiusto e scandaloso. Se questo governo volesse fare veramente qualcosa contro il terrorismo, che non va mai perdonato neppure dopo 40 anni, dovrebbe rimettere in galera, e tenerceli a vita a pane ed acqua, tutti i terroristi di tutti i colori che sono in libertà nel nostro Paese e che vivono indisturbati facendosi beffe delle loro vittime. Questo sarebbe veramente un atto di giustizia, un segno di efficienza in mezzo a tante vanterie buffonesche alle quali le persone assennate non dovrebbero mai credere.

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Censura!!!

Ci siamo, è successo nuovamente: sono stato sospeso da Facebook per trenta giorni solo per aver espresso una mia opinione, che evidentemente non collimava con il pensiero unico impostoci dalla Rete e dagli altri mezzi di informazione. In un mio commento sul problema dell’immigrazione ho usato la parola “negro”, un termine normale per indicare le persone di colore che è normalmente compreso nella lingua italiana. Dice il vocabolario Zingarelli (anno 2009) alla voce “negro”: “persona che appartiene al gruppo etnico di pelle nera o scura”, aggiungendo però subito dopo che il termine può essere inteso come spregiativo e quindi spesso sostituito con “nero”; ma si tratta di un’assurda sottigliezza, perché entrambi i termini derivano dal latino nigrum, accusativo dell’aggettivo niger. Non si vede dunque dove sta l’intento offensivo di chi lo scrive, specie se – come nel mio caso – non c’era alcuna volontà denigratoria, ma la parola compariva in un commento scritto a proposito del problema dell’immigrazione che fa tanto oggi discutere nel nostro Paese.
La cosa veramente grottesca è che su Facebook continuano ad essere presenti termini offensivi molto pesanti, parolacce di ogni tipo, che gruppi eversivi e in odore di mafia e di malavita continuano tranquillamente a prosperare e poi si esclude per un mese una persona solo per aver usato una parola sgradita. La contraddizione è evidente, e probabilmente chi provvede a questo tipo di censura non sono persone in carne ed ossa, ma un algoritmo o qualche software automatico che, appena si imbatte in un termine “politically incorrect” lo segnala e da lì parte l’emarginazione di chi l’ha usato. Bisogna per forza pensare questo, perché altrimenti, se ci fossero veramente persone reali a fare i censori, vorrebbe dire che sono degli idioti oppure, cosa più probabile, che sono manovrati dall’alto, da parte di un potere occulto che impone a tutti il pensiero unico di oggi, quello che protegge e considera sacre e intoccabili certe categorie di persone (immigrati, gay ecc.) e castiga persino penalmente chi osa non essere d’accordo con tale impostazione ideologica. C’è da chiedersi allora dove va a finire l’art. 21 della nostra tanto osannata Costituzione, che garantisce la libertà di parola e di opinione. Dico questo perché non credo che i social della Rete (primo tra tutti Facebook) siano liberi e indipendenti: in realtà dipendono da certi poteri e ne fanno gli interessi, sono collegati in ogni Paese a determinati indirizzi ideologici.
Pier Paolo Pasolini, nei primi anni ’70 dello scorso secolo, diceva che il potere della televisione sull’anima umana era molto più forte di quello delle classiche dittature del ‘900: il fascismo, secondo lui, aveva raccolto nel popolo italiano solo un’adesione esteriore, ma non ne aveva cambiato la vita, la mentalità, il modo di essere; la televisione invece, condizionando quotidianamente ciascuno di noi e piegandolo alle esigenze del mercato e del consumismo, costituiva una dittatura ben più efficace e coercitiva di quella di Mussolini o di Stalin. Ed in effetti, se un regime come quello fascista dovesse rinascere oggi e non nel 1922, non credo che utilizzerebbe il manganello e l’olio di ricino, ma gli sarebbe sufficiente un’accurata propaganda televisiva e mediatica. Pasolini non parlava della Rete perché allora non esisteva, altrimenti avrebbe sicuramente stigmatizzato l’uso dei social più di quanto non abbia fatto con la televisione.
Ma per lungo tempo la propaganda televisiva e mediatica si è limitata a influenzare psicologicamente i cittadini, proponendo modelli di vita che hanno profondamente cambiato le abitudini degli italiani (i consumi sfrenati,la cura dell’estetica, le vacanze al mare o all’estero viste come un’assoluta necessità ecc.) e promulgando una finta tolleranza ed un finto pluralismo che davano comunque l’impressione a tutti di essere liberi e di poter esprimere altrettanto liberamente le proprie opinioni; adesso invece, da qualche anno a questa parte, il pensiero unico deve sentirsi minacciato in qualche maniera, perché è passato dalla proposta alla coercizione, dalla finta tolleranza all’imposizione violenta del pensiero unico dominante. Un esempio sono le proposte di legge di Scalfarotto (PD) e di Fiano (sempre del PD), le quali auspicano addirittura di punire penalmente, anche con il carcere, chi esprime idee non allineate alle loro per quanto riguarda gli omosessuali e la cosiddetta “propaganda fascista”, forse perché hanno paura che risorga un regime che è finito più di 70 anni fa. Non sarà più possibile a nessuno dire che i gay non gli piacciono o che le coppie di quel tipo non seguono le leggi di natura, né cercare di studiare e di comprendere ciò che il fascismo fu in realtà senza lasciarsi condizionare dai libri di storia e dalle altre fonti di informazione orientate a sinistra e quindi insincere e faziose. La libertà di opinione sancita dall’art. 21 della Costituzione è oggi fortemente minacciata dal pensiero unico, che ci viene imposto da tutte le fonti di informazione, nonostante che da qualche mese si sia insediato un governo che pare orientato diversamente. E questa ideologia onnipresente e oppressiva, che non ammette contraddittorio, ci arriva addosso anche attraverso i social della Rete, che sono certamente manovrati dall’alto: non si spiegherebbe in altro modo, infatti, il motivo per cui basta che si usi la parola “negro” e si viene cacciati dalla comunità ed esclusi dal dialogo con tutti, anche con coloro che abbiamo accettato nella nostra amicizia. Io mi auguro che sempre più persone si accorgano che quello che stiamo vivendo in Italia è un regime ipocrita e peggiore di ogni altro perché, per tornare a Pasolini, il fascismo almeno era una dittatura dichiarata e conclamata, mentre quella di oggi si traveste da democrazia e finge di concedere libertà che invece non ci sono affatto. Chi non si allinea alle idee dominanti alla Saviano o alla Boldrini è automaticamente emarginato, escluso, disprezzato e bollato con termini infamanti come “razzista”, “fascista” ecc. anche quando dice cose giuste ed evidenti a tutti, come ad esempio disapprovare la grottesca politica per la quale i cittadini italiani spendano 5 miliardi di euro all’anno per mantenere negli alberghi immigrati nullafacenti e quasi sempre clandestini, che non fuggono da nessuna guerra ma vogliono solo fare la bella vita a spese nostre. Se questa è democrazia!!!!

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