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A Verona si è visto il Medioevo?

Molte dichiarazioni e discussioni si sono fatte in questi giorni sul Congresso della famiglia svoltosi a Verona gli ultimi tre giorni di marzo; ed io, sentendo le dichiarazioni di vari esponenti della sinistra radical-chic, dei 5 stelle (disgraziatamente partito di governo!) e persino dell’attuale papa mi sono sentito ribollire il sangue. Si è cercato in tutti i modi di boicottare il Congresso, di ridicolizzarlo, di lanciargli contro le più insultanti e false accuse solo perché queste persone hanno espresso un’idea giusta e sacrosanta, senza toccare i diritti altrui: che cioè la vera ed unica famiglia è quella formata da padre, madre e figli, l’unica che può procreare e definirsi appunto “famiglia” in senso naturale. I giornali di sinistra servi della dittatura strisciante del “politically correct”, cui si sono aggiunti esponenti politici ignoranti e penosi come Di Maio, hanno vomitato contro il Congresso le accuse più vergognosamente false: che chi sostiene la famiglia naturale vuole togliere i diritti alle coppie gay, che vuole costringere le donne a starsene a casa a stirare, che vuol cancellare la legge 194 sulla protezione della maternità e l’interruzione volontaria di gravidanza. Tutte queste accuse sono false e ridicole perché nessuno ha mai detto queste cose al Congresso: certo, che la legge 194 è applicata male ed è stata intesa soltanto come autorizzazione all’aborto mentre poco o nulla si è fatto per proteggere la maternità, è vero. Quanto all’aborto di per sé, nessuno vuole e può abolirlo, perché previsto da una legge corroborata da un referendum popolare; ci deve però essere, perché la Costituzione democratica lo garantisce, la libertà di pensare e di dire che l’aborto è un omicidio, perché la vita è già nata e già batte il cuore del bambino che viene ucciso. Non c’è bisogno della religione per avere questa opinione, perché la presenza della vita nel feto è un fatto oggettivo: perciò io e tanti altri, pur non essendo credenti né tanto meno clericali, condanniamo l’aborto per convinzione morale, che può essere tanto laica quanto religiosa.
La vergogna della sinistra italiana arriva in questi casi al culmine della falsità e della malafede, ed è veramente una brutta situazione che si verifica quando si è costretti ad inventare falsità per sostenere i propri punti di vista. Ma la cosa peggiore è stato il tentativo, se non di impedire, almeno di ridicolizzare e di demonizzare questo Congresso, che in base all’art.21 della Costituzione, che garantisce la libertà di parola e di espressione, aveva tutto il diritto di svolgersi in piena tranquillità. Così non è stato: le lobby gay e radical-chic, sostenute da una parte del Governo (i 5 stelle) che dovrebbe garantire le libertà costituzionali, hanno inscenato una ridicola protesta con una contromanifestazione dove persone vestite in modo ridicolo e con scritte e cartelli blasfemi ed osceni hanno sfilato con una patetica serie di insulti contro chi stava semplicemente manifestando le proprie convinzioni. Da qui si vede la natura che ha ormai assunto la dittatura del pensiero unico, quello che protegge i gay e caldeggia l’invasione incontrollata degli immigrati, il quale tenta con ogni mezzo di chiudere la bocca a chi la pensa diversamente da loro, minacciando addirittura azioni legali (v. i disegni di legge di Fiano contro il presunto “fascismo” e quello di Scalfarotto contro l'”omofobia”) pur di far tacere gli oppositori. Questi erano mezzi usati largamente dai regimi dittatoriali del XX secolo, dal fascismo italiano al nazismo di Hitler al comunismo di Stalin. La differenza è che a quei tempi, per far tacere gli oppositori, si usavano i manganelli, l’olio di ricino, i finti processi ed i gulag della Siberia; oggi, non potendo fare altrettanto per annientare chi si oppone al pensiero unico, i radical-chic della penisola usano i giornali loro asserviti, le notizie false guidate ad arte sul web, la demonizzazione dell’avversario. Sotto questo aspetto è molto curioso l’uso del termine “fascista” con cui bollano, come fosse un marchio di infamia, tutti coloro che si oppongono alle loro idee. Sotto questo profilo mi sento di dire che l’unico comportamento fascista che vedo è quello degli antifascisti, perché la destra non va a disturbare le manifestazioni degli avversari, mentre loro lo fanno; nessuno toglie la parola con la contestazione violenta alla Boldrini o a Saviano, i quali si permettono di insultare tutti i giorni gli avversari, mentre loro lo fanno. Ora mi chiedo: chi sono i “fascisti” in questo clima di caccia alle streghe che costoro hanno scatenato? Chi impedisce ai sostenitori della famiglia naturale o a chi non approva le unioni gay di esprimere liberamente il loro pensiero? Io ho fatto personalmente esperienza dell’intolleranza delle lobby radical-chic quando sono stato sospeso per mesi da Facebook solo perché avevo osato esprimere un’opinione diversa dal pensiero comune.
Ma l’accusa più falsa e ridicola lanciata dai presunti “progressisti” contro il congresso di Verona era quella di “voler riportare il Paese al Medioevo”. Forse costoro, che si credono tanto acculturati, non sanno neppure cosa sia stato il Medioevo, visto che lo prendono a modello di oscurantismo e di arretratezza. Al contrario di quel che credono costoro (e non mi meraviglio dei 5 stelle che sono puri analfabeti, ma certi professoroni della sinistra si dovrebbero vergognare) il Medioevo è stato un periodo colto e creativo, nel quale hanno visto la luce opere immortali e dove San Francesco, Dante e Giotto hanno creato grandissimi capolavori. Il vero oscurantismo, la vera barbarie, la vera caccia alle streghe sono fenomeni di oggi, di questa nostra sciagurata società che vive nell’incultura, nell’intolleranza e nella negazione di quei valori immortali su cui si sono sempre fondate tutte le società civili, per esaltare unioni contro natura e uccidere bambini nel ventre della madre. Ma l’aspetto più repellente di questa situazione è proprio l’atteggiamento dei cattolici, i quali non si sanno opporre a questo stato di cose ed anzi, in un delirio di modernismo ipocrita, lo sostengono pure. Il primo ad abbandonare gli ideali cristiani è proprio chi meno dovrebbe farlo, questo papa che indegnamente porta il nome di Francesco: nel desiderio di rendersi gradito al pensiero comune dei radical-chic ha persino criticato il congresso di Verona con il quale avrebbe dovuto trovarsi, se fosse degno del suo ministerio, in totale sintonia. Purtroppo la decadenza morale dei nostri tempi ha investito anche la chiesa, la quale, per meri interessi personali, è saltata sul carro del vincitore ed esalta persino l’immigrazione clandestina. Pur di sopravvivere, pur di ricevere ancora l’8 per mille e non pagare le tasse dovute allo Stato, il gesuita argentino si sottomette servilmente a coloro che un tempo non molto lontano erano i più agguerriti nemici del Cristianesimo.

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Un altro effetto del pensiero unico

Prendo spunto per questo articolo da un recentissimo fatto di cronaca, che riguarda il tema generale della libertà di opinione ma che ha suscitato in particolare il mio interesse perché coinvolge il mondo della scuola. Ieri 14 gennaio si è saputo che un’insegnante di inglese del liceo “Marco Polo” di Venezia è stata addirittura licenziata dall’autorità scolastica per alcune frasi razziste, contro gli immigrati e i musulmani, che aveva scritto sul suo profilo facebook. Qui, a quanto si è saputo, ella avrebbe auspicato la morte di tutti i migranti sui barconi e la necessità di bruciare vivi loro ed i loro figli; e sembra anche, come se non bastasse, che abbia scritto anche frasi offensive contro l’ex capo del governo Renzi, la presidente della Camera Boldrini ed altre perle di questo genere.
A scanso di equivoci di ogni sorta premetto e confermo che io non condivido affatto le affermazioni di questa collega, che non voglio giustificare in alcun modo e da cui mi dissocio totalmente. Il problema però, a mio avviso, è un altro, e cioè questo: è lecito licenziare una persona, cioè toglierle il lavoro ed in pratica emarginarla dalla società, soltanto perché ha espresso un’opinione? Io me lo chiedo e spero che qualcuno mandi commenti a questo mio scritto, perché il problema mi pare notevole e coinvolge non tanto il caso di una persona quanto il concetto stesso di democrazia che abbiamo nel nostro Paese. La nostra Costituzione, all’art. 21, sancisce la libertà di opinione, un principio sacrosanto che non si può circuire o vanificare come sta facendo oggi il pensiero unico che domina ormai, attraverso la televisione e gli altri organi di informazione. Ho detto altre volte cosa intendo quando parlo di pensiero unico: le idee dominanti nella nostra società, in base alle quali vengono diffusi principi di buonismo, di tolleranza, di uguaglianza sociale ecc., per cui è diventato praticamente obbligatorio essere d’accordo con l’accoglienza degli immigrati, con le nozze gay, con il prolificare nel nostro paese di religioni e culture diverse e spesso distanti dalle nostre. Chi si oppone a questo pensiero unico è immediatamente bollato con il marchio infamante di fascista, razzista, omofobo, egoista, cinico, un insieme di etichette dettate dal pregiudizio che tendono a mettere in cattiva luce, condannare moralmente ed isolare chiunque con si allinei con l’opinione che ci viene imposta dall’alto attraverso i media e i social oggi tanto in voga. E mentre fino a poco tempo fa questo processo di ghettizzazione avveniva solo a livello morale, attualmente si sta cercando di trasformarlo in una vera persecuzione sociale e persino giudiziaria: mi riferisco, ad esempio, alla legge che punisce penalmente il negazionismo sull’olocausto, o a quella contro l’omofobia che trasforma in un reato penale l’opinione di chi non gradisce i gay e le loro ostentazioni. L’esempio della professoressa licenziata perché contraria agli immigrati costituisce l’ultimo esempio di questo processo in atto.
A questo punto, per tornare all’argomento particolare dell’articolo, cerco di precisare un aspetto non irrilevante del problema. Nel provvedimento di licenziamento è detto che questa docente, con le sue frasi razziste, provocherebbe un danno al prestigio dell’istituzione scolastica. Non risulta però che questa persona abbia espresso idee di questo tipo durante le sue lezioni; le ha scritte sul suo profilo facebook, quindi al di fuori dell’ambiente di lavoro, e chi non vuole leggerle non è obbligato a farlo. Dov’è il danno all’istituzione scolastica? I suoi studenti hanno chiesto una conferenza stampa in cui, parlando un linguaggio che sa di vecchio sessantottismo (nominano il “collettivo” degli studenti ecc.) affermano che nella loro scuola il fascismo e il razzismo non debbono entrare; ma l’impressione che se ne ricava è che i ragazzi stessi siano stati condizionati da persone o messaggi della fazione opposta, o che comunque non abbiano neanche loro ben chiaro il concetto di democrazia. Sulla base dell’art. 21 della Costituzione il pensiero e le opinioni sono liberi e tali debbono restare: se cioè una persona si limita a esporre un suo pensiero – dovunque lo faccia – ma non commette alcun delitto, come può giustificarsi che, in base all’opinione prevalente, si ritorni al reato di opinione e si licenzi una persona per questi motivi? Questo è il vero atto fascista, proprio delle dittature come quelle di Hitler e di Stalin, allontanare ed emarginare una persona perché ha espresso una sua opinione non consona con quelle che la televisione ed i politici di quasi tutti gli schieramenti vogliono imporci. Diverso sarebbe se la docente in questione avesse metto in atto quelle sue idee, avesse cioè – paradossalmente – ucciso di persona quegli immigrati a cui augura la morte; allora sarebbe un’assassina e dovrebbe pagare il suo delitto per tutta la vita, ma se ha solo espresso un suo auspicio, per quanto assurdo e disumano esso sia, non può essere sottoposta ad un provvedimento così grave, a cui non si è mai ricorsi neanche per coloro che hanno commesso reati ben più gravi. Si può, anzi si deve dissociarsi da quelle idee, si può condannare moralmente la persona che le ha espresse, si può biasimarla, odiarla, detestarla; ma se nella nostra mente è ancora chiaro il concetto di democrazia e di pluralismo, di cui tanti si vantano senza neppure sapere cos’è, non è né lecito né giusto infliggere provvedimenti così pesanti solo per aver scritto quelle frasi e oltretutto in un contesto che è al di fuori dell’ambito scolastico. Non si è sempre detto, da parte di molti colleghi, che la vita privata di un insegnante deve essere separata da quella professionale? Mi ricordo il caso di una professoressa che, irreprensibile nel suo lavoro, alla sera frequentava locali equivoci e si esibiva in spettacoli osceni. In quel frangente ci fu un’alzata di scudi a favore di quella docente, sulla base del principio secondo cui, se uno fa bene il proprio lavoro, non deve rispondere a nessuno di ciò che fa nella vita privata. Se si crede in questo principio, allora non va condannata neanche la collega che ha scritto frasi razziste, perché non risulta che l’abbia fatto durante le ore di lezione o all’interno della scuola.
Ripeto che non ho alcuna intenzione di difendere il razzismo di questa collega, che non conosco ed al cui pensiero mi ritengo estraneo. Quel che mi preoccupa è che attualmente nella nostra Italia, con la scusa del progresso, dei diritti civili, dell’accoglienza ecc., si sia giunti non solo a denigrare chi la pensa diversamente ed è ancora fedele a certi valori attualmente in disuso, ma persino all’emarginazione ed alla persecuzione giudiziaria contro chi non si allinea con il pensiero unico. Su questa reintroduzione del reato di opinione occorre fare molta attenzione, perché proseguendo su questa strada il passo verso la dittatura e l’oppressione è breve, ed in parte è stato già compiuto. Ho detto altrove, e qui lo ripeto, che se Mussolini, Hitler e Stalin vivessero oggi non avrebbero bisogno di manganello, olio di ricino o gulag: basterebbe la televisione per distruggere ogni dissenso.

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