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Chiudere le discoteche

Dopo la tragedia avvenuta qualche giorno fa in una discoteca di Corinaldo, nelle Marche, viene spontaneo porsi qualche domanda su cosa sono e come funzionano questi locali destinati ai nostri giovani, nei quali essi cercano il divertimento, lo “sballo” come lo chiamano loro. Ciò che è accaduto in quel locale è gravissimo, per le giovani vite spezzate e per l’atto criminale di chi ha provocato la strage; ma per me costituisce soprattutto un’ulteriore occasione per riflettere sulle modalità assurde con cui i giovani di oggi cercano di divertirsi. C’è da chiedersi, infatti, che piacere possa esserci per un ragazzo o una ragazza normali a stare dentro locali affollati fino all’inverosimile, dove si spacciano regolarmente alcolici e sostanze stupefacenti e il volume della musica è talmente alto da impedire la comunicazione verbale e da provocare addirittura danni all’apparato auditivo. Io proprio non lo comprendo. Non sarebbe meglio svolgere una qualunque altra attività che permettesse di comunicare, di imparare, di riflettere, ad esempio una passeggiata con gli amici, una lettura di un buon libro, un ascolto tranquillo di una tenue musica di sottofondo? Se poi a qualcuno piace suonare o danzare, non sarebbe preferibile organizzare una festa privata, a casa di qualche amico, durante la quale si possa dialogare, conoscersi e magari intrecciare nuove relazioni? C’è bisogno di andarsi ad infilare in un inferno di fumo e di fracasso dal quale, nella migliore delle ipotesi, si esce frastornati e inebetiti?
Ma le discoteche provocano danni ben più gravi di quelli descritti sopra. La libera circolazione di alcolici e droghe fa sì che i ragazzi, all’uscita, non siano più padroni delle loro facoltà mentali: da qui derivano numerosi episodi di violenza, da qui il gran numero di incidenti stradali causati dalla guida in stato di ebbrezza che tante vittime provocano tra i giovani. Quasi ogni domenica, al telegiornale delle 13, veniamo informati di spaventosi incidenti avvenuti il sabato notte all’uscita dalle discoteche. In questi locali, purtroppo, non c’è controllo alcuno: i gestori fanno i loro egoistici interessi e le forze dell’ordine agiscono solo se chiamate da qualcuno, mentre invece la presenza di carabinieri e polizia sarebbe necessaria sia fuori che dentro i locali, viste le illegalità che quotidianamente vi si verificano. Anche i genitori fanno ben poco per impedire questo scempio, perché ormai non hanno più alcuna autorità sui figli; sono costretti a lasciarli andare in discoteca pur sapendo i rischi che corrono, mentre la loro angoscia si protrae durante le ore notturne, confortate solo dalla speranza che ai loro figli non accada nulla.
E la società tollera tutto questo, permette che i giovani si ubriachino rovinandosi la salute e che usino sostanze proibite, sentendo lamentarsi la propria coscienza soltanto quando accadono fatti come quelli di Corinaldo. Per quella tragedia si sono ricercate responsabilità particolari come quella dell’idiota che ha spruzzato lo spray al peperoncino, ma non si è tenuto conto che avrebbe potuto verificarsi anche per altre cause, come un corto circuito o altro malfunzionamento di qualche dispositivo, possibile perché i proprietari non pensano alla sicurezza di chi frequenta i loro locali, ma solo al guadagno. Il problema quindi non è specifico di quel luogo o di quel particolare incidente, ma generale e riguarda tutte le discoteche, luoghi pericolosi per i giovani e fortemente dannosi per la loro salute fisica e mentale. Quello che la società dovrebbe fare è indirizzare i ragazzi verso altre forme di divertimento, altri interessi più sani e produttivi, cosa che finora non è stata fatta; si ha anzi l’impressione che i nostri giovani siano stati abbandonati a se stessi da genitori spesso assenti che hanno preferito collocarli da piccoli davanti al televisore, poi con i videogiochi ed infine in discoteca. Questo abbandono della società ha lasciato i giovani stessi in preda ad una mentalità deviata, una vita fatta di vuoto e di noia che li porta a reagire con la ricerca dello “sballo” a tutti i costi, compiendo giochi e frequentando luoghi pericolosi come sono appunto le discoteche. E’ accaduto così che i nostri ragazzi, rimasti senza paradigmi morali e privi di veri valori, si siano lasciati attrarre da miti e personaggi assurdi come quel “rapper” che erano andati a seguire a Corinaldo, un imbecille che neanche canta, ma recita testi demenziali pieni di assurdità e di sconcezze. Come è possibile che dei ragazzi intelligenti, che frequentano dei Licei, trovino interesse a seguire un individuo simile? E’ possibile perché tutto si è deteriorato in questa nostra società, dove si sono perduti tutti i valori e gli ideali di un tempo. E mi fanno sorridere coloro che affermano qualunquisticamente che i giovani sono sempre stati trasgressivi e hanno avuto gusti diversi dalle generazioni precedenti; sarà anche vero, ma noi ascoltavamo De André, De Gregori, Battisti, Bennato ecc., che erano cantanti veri, non degli idioti cerebrolesi come gli idoli di oggi. Anche noi eravamo giovani ribelli, ma in modo molto diverso da quelli di adesso. Non c’è paragone.
Se siamo arrivati a questo punto, questa è un’altra dimostrazione di come nella società di oggi dominino il qualunquismo, l’ignoranza e la barbarie, dato che i giovani sono affascinati da questi fenomeni da baraccone che qualcuno, pronunziando una vera e propria bestemmia, ha il coraggio di chiamare “artisti”. La responsabilità di questo immane declino culturale è di tutti: dell’economia globalizzata che impone il consumismo come regola di vita, della televisione che esalta come modelli da seguire persone volgari e ignoranti (v. il “Grande fratello”), della disgregazione della famiglia che non segue più i figli e li lascia andare in rovina con il suo comodo quando stupido permissivismo. Così nasce lo “sballo”, così si diffondono alcool e droga, di cui le discoteche sono i primi distributori. Se vogliamo fare qualcosa di utile per i nostri giovani, il primo provvedimento dovrebbe riguardare proprio le discoteche. Andrebbero chiuse, tutte e per sempre.

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I giovani e lo “sballo”, segno di una società malata

Fa veramente male sentire alla TV certe notizie di giovani che muoiono il sabato notte in incidenti dopo lo “sballo” in discoteca o per alcool e droghe assunte negli stessi locali. La morte di un giovane è sempre un evento triste, anzi orribile perché innaturale; ma lo diventa ancor più se pensiamo a quanto sia assurdo morire in queste circostanze, e per questi motivi. Perché questi luoghi che dovrebbero costituire un divertimento, uno svago per i nostri giovani diventano invece la loro tomba, o provocano comunque, nel migliore dei casi, danni permanenti alla loro salute?
Per rispondere a questa domanda occorrerebbe conoscere le ragioni per le quali i ragazzi di oggi si danno a questo tipo di attività e frequentano locali dove tutto è permesso e nessun controllo viene messo in atto per la tutela dell’integrità fisica e morale delle persone. Confesso che questo è un compito superiore alle mie possibilità, perché non sono uno psicologo né un sociologo; ma qualche idea in proposito ce l’ho soprattutto su chi si approfitta di queste situazioni per arricchirsi e su chi invece non fa abbastanza (anzi, non fa quasi nulla) per impedire che il peggio accada.
Bisogna dire che la generazione dei giovani attuali (dai 15 ai 30 anni, per avere uno spettro quanto più possibile ampio) ha avuto un singolare destino: quello cioè di vivere nel passato e nel presente con tutti i possibili agi e comodità, ma di avere di converso un futuro incerto e imprevedibile. Abituati fin dalla nascita a possedere tutto e a non dover desiderare nulla perché ogni loro richiesta è subito soddisfatta da genitori che male interpretano il loro ruolo, disabituati ad ogni forma di responsabilità e di dovere, i ragazzi si sentono smarriti in un mondo che non offre loro alcuna certezza per la loro vita da adulti; e questo può costituire uno dei motivi per cui essi tendono a vivere nell’ hic et nunc, cioè in un eterno presente, in un paese dei balocchi dove esiste solo il divertimento e lo “sballo”, come lo chiamano loro, in un’adolescenza dorata che on finisce mai, rimandando sempre più il momento in cui dovranno finalmente diventare adulti. Altrimenti come si spiegherebbe il fatto che nei tempi passati, quando i ragazzi dovevano lavorare duramente fin da bambini, quando l’indigenza e l’opprimente autorità dei familiari li costringeva ad una vita durissima, questi fenomeni non c’erano, e né alcool né droga avevano alcuna cittadinanza?
Ma questo smarrimento dei giovani di oggi, che spesso si annoiano e non trovano altro cui dedicarsi se non lo “sballo”, deriva anche dalla mancanza di punti di riferimento morale e di valori di cui soffre moltissimo la nostra società. Figli di famiglie spesso disgregate e di genitori separati, i quali, per accattivarsi la benevolenza dei figli altro non sanno fare se non offrire loro quanto più possono di oggetti materiali per nascondere il vuoto spirituale di cui li circondano, i nostri ragazzi non hanno più ideali né progetti da perseguire e realizzare nella vita, e ciò che resta loro sono solo lo smartphone, la macchina, i vestiti firmati e altri oggetti del genere, i quali non possono certo costituire un obiettivo a lungo termine ma solo uno “status symbol” temporaneo ed insignificante. I valori che un tempo sorreggevano l’ossatura morale della società sono adesso del tutto tramontati: non solo la famiglia, minata ormai dall’abbandono dei ruoli tradizionali dell’uomo e della donna e privata della sua funzione educatrice, ma anche la politica è ormai al di fuori dell’interesse dei giovani. Se negli anni ’70 e ’80 il dibattito ideologico era molto sviluppato e poteva costituire un ideale di vita per molte persone, oggi tutto si è dissolto nell’antipolitica alla Grillo o nell’abbandono di qualunque forma di interesse per la cosa pubblica, sostituito da un esasperato individualismo che porta a valorizzare solo il denaro e i beni materiali. Un vuoto non solo ideologico ma anche morale e spirituale, che induce spesso i ragazzi a tuffarsi nello “sballo” e a rovinarsi la vita con l’alcool e le droghe, perché non c’è altro che possa per loro costituire un’ancora di salvezza o un barlume di speranza o uno scopo di vita.
Tutto questo è poi reso possibile da un concetto di libertà profondamente errato, quello cioè che ognuno possa fare quello che vuole senza alcun controllo; di questa mentalità io sono certo di conoscere l’origine, e anche di sapere quale sia stata l’ideologia che l’ha diffusa e fatta prevalere, ma non voglio dirlo per non farmi tacciare di partigianeria politica. Dico soltanto che questo libertarismo cui assistiamo da decenni è ciò che rende possibile non solo la rovina dei giovani nelle discoteche, ma anche l’azione di chi si approfitta di questa situazione per vantaggio personale, e non parlo con ciò solo degli spacciatori, ma anche dei proprietari di certi locali, che non mettono in atto alcun freno alla vendita di alcool ai minori o allo spaccio di droghe, pur sapendo bene quel che avviene nei loro locali. Se le leggi esistono vanno rispettate, e se non esistono ne vanno promulgate delle nuove: si potrebbe, ad esempio, istituire un servizio permanente di polizia o carabinieri in tutti i locali a rischio ed anche, nel caso di trasgressione delle norme, far chiudere definitivamente le discoteche, dove soprattutto avvengono gli episodi drammatici di cui abbiamo avuto notizia negli ultimi tempi. La legge va fatta rispettare, anche con la forza, e nessun sistema politico o educativo può avere efficacia se non prevede adeguate sanzioni per chi trasgredisce; perciò dovrebbe essere prevista la carcerazione senza sconti e senza riduzioni di pena non solo per chi spaccia sostanze proibite, ma anche per chi vende alcool ai minorenni o approfitta della debolezza altrui per arricchirsi. Quando le buone maniere non hanno effetto è inevitabile il ricorso alla repressione, senza tema di essere tacciati di violenza o di “stato di polizia”. Se lo Stato avesse agito con decisione in tante circostanze forse di problemi sociali ne avremmo oggi di meno, e forse molte vite, sacrificate in nome di un falso concetto di libertà, sarebbero state risparmiate.

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