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Il virus fa politica

Il periodo terribile che stiamo vivendo ha dimostrato senza dubbio una cosa: che non tutto il male viene per nuocere, soprattutto per chi detiene il potere in questo nostro sciagurato Paese, dove i più elementari diritti umani sono stati spazzati via da un governo di incapaci che ha sbagliato tutto o quasi nella gestione del problema. Le libertà costituzionalmente garantite ai cittadini sono state annullate da una serie di provvedimenti illegali come quelli adottati attraverso i DPCM, che dovrebbero avere solo valore amministrativo; al contrario, in base a quelli, siamo stati rinchiusi in casa per due mesi senza che nessuno battesse ciglio e lo siamo a tutt’oggi, visto che per spostarsi da un luogo all’altro occorre ancora compilare una stupida e inutile autocertificazione. L’azione del governo – ed è bene sottolinearlo fino alla noia – non è stata ottenuta con la persuasione e l’appello alla responsabilità delle persone, come è stato fatto nei paesi civili, ma con lo stato di polizia, con la repressione violenta di poveri cittadini che magari, non riuscendo più a stare chiusi tra quattro mura, hanno osato fare una passeggiata da soli senza contagiare nessuno. Si sono viste scene da Germania nazista o da Unione Sovietica del peggior periodo staliniano, quando abbiamo dovuto assistere a uno spiegamento di polizia e di carabinieri che, se fosse stato messo in campo per arrestare i veri criminali e non per perseguitare cittadini onesti, la criminalità sarebbe scomparsa da tempo nel nostro Paese. Scene vergognose di persone multate di 400 euro per una passeggiata a 200 metri da casa, perpetua infamia per le cosiddette “forze dell’ordine” e per il governo che le ha utilizzate. E tutto ciò è stato ottenuto con l’utilizzo alla Goebbels della televisione di Stato, alla quale è stato imposto di trasmettere come un mantra, per migliaia di volte al giorno, lo stesso perentorio ritornello “state in casa, state in casa”, senza accorgersi che per le persone libere nell’animo quel ritornello invogliava piuttosto ad uscire e liberarsi dalle catene che ci hanno messo trattandoci tutti come schiavi. Una vergogna indicibile per un governo che, non avendo la minima esperienza della politica e formato da damerini che non hanno mai lavorato in vita loro, non riusciva ad affrontare il problema e commetteva ogni giorno errori su errori, idiozie su idiozie; ecco quindi che il ricorso alla forza bruta, alla dittatura dell’avvocatucolo pugliese e dei suoi compagni di merende è stato l’unico mezzo per sopravvivere. Diffondere il terrore è sempre un mezzo sicuro per esercitare il comando, perché quando la gente ha paura diventa manovrabile, diventa accondiscendente e persino collaborazionista del regime, come quei cittadini che sono diventati spie e hanno denunciato, come nella Germania Est della Stasi, il vicino che vedevano a passeggio sulla strada.
Quel che è successo è gravissimo. La Costituzione è stata stracciata, come illustri giuristi tipo Sabino Cassese hanno ribadito fin dall’inizio, e lo Stato si è imposto non con la persuasione e la fiducia, ma con la forza delle denunce e delle multe a carico di chi non faceva nulla di male e non aveva alcuna possibilità di infettare o di infettarsi, come quel poveraccio a passeggio sulla spiaggia inseguito dai carabinieri con droni, elicotteri e quant’altro. Gli altri paesi civili non si sono comportati così perché sanno che cos’è la democrazia; ma da noi il governo Conte non ne ha la minima idea e preferisce imporsi con la forza, quando avrebbe ottenuto lo stesso risultato invitando i cittadini ad usare mascherine e distanze di sicurezza ma senza rinchiuderli forzatamente in casa, che è un intollerabile sopruso. Io personalmente, che credo nella libertà e odio chi la limita arbitrariamente come questi individui hanno fatto, sarei stato a casa molto di più e molto più volentieri se fossi stato solo invitato a rimanerci, non forzato con le minacce e le sanzioni, metodi che vanno bene forse in Cina ma non dove ci si fa vanto di una democrazia che non esiste più.
Ma perché dico che il virus è il maggiore alleato di Conte e della sua banda? Perché devo constatare che, nonostante l’operato inqualificabile del governo, molte persone comuni e persino di cultura continuano a giustificarlo e lo sostengono ancora. A me pare impossibile che qualcuno possa approvare enormità come quelle che sono avvenute nel nostro Paese, eppure debbo purtroppo constatare, seguendo le trasmissioni televisive, che la nostra sinistra radical-chic prende ancora le difese di Conte e lo esalta come il salvatore della Patria. Ma non si vergognano questi intellettualoidi da quattro soldi, tranquilli e pacifici nelle loro ville con piscina e gratificati dallo stipendio che arriva loro ogni mese, a difendere uno Stato di polizia, una repressione violenta come quella che è avvenuta da noi, proprio loro che negli anni ’70 ed oltre urlavano contro i padroni ed il sistema borghese che volevano abbattere? Loro, la sinistra, gli alfieri della libertà e della democrazia, ora applaudono alle multe e ai droni che perseguitano quei cittadini onesti che pagano le tasse e che consentono a questi professoroni con falce e martello di avere ancora uno stipendio molto spesso immeritato! Bella coerenza la loro, bella applicazione di un’ideologia che, sconfitta in tutto il mondo, è raffiorata adesso nella cinesizzazione del nostro Paese ad opera dell’avvocatucolo. Bravi, complimenti! Vorrei vedere cosa avrebbero detto costoro se al governo ci fosse stato ancora Salvini e avesse preso provvedimenti del genere. Ah la rivoluzione, la rivoluzione dei comunisti con il Rolex!
Il Covid-19 è il maggiore alleato del governo perché ha coperto le sue malefatte ed i suoi grossolani errori nella gestione del problema, ha fatto passare in secondo piano le bugie e le vane promesse di Conte ed ha impedito che questa banda di incapaci fosse sottoposta al giudizio dei cittadini e cacciata da un potere che non merita e per il quale non è stata eletta da nessuno. Il Movimento Cinque Stelle, dopo lo sciagurato voto del marzo 2018 che gli ha dato la maggioranza, ha applicato su scala nazionale quella vocazione dittatoriale e antidemocratica che ha avuto fin dall’inizio al suo interno, quando chi non si allineava al pensiero unico di Grillo e Casaleggio veniva immediatamente cacciato. E il PD, dopo aver ricevuto insulti e contumelie dai grillini per dieci anni, ha fatto con loro un vergognoso inciucio, partorendo una creatura deforme, cioè un governo di incompetenti che fa disonore ad una nazione civile, come possiamo constatare anche adesso con il caso del disc-jockey Bonafede, di cui non voglio parlare perché meriterebbe un post a parte. Nonostante la manifesta inadeguatezza, la masnada rimane al suo posto perché, come ci dicono con fare paternalistico gli “intellettuali” di sinistra, in un momento così difficile per la salute pubblica bisogna stare tutti uniti e collaborare, non criticare. Così alle imposizioni sovietiche cui siamo stati e siamo sottoposti se ne aggiunge anche un’altra: il divieto di critica, perché chi critica Conte per loro è uno sfascista (con o senza la s?), uno che agisce per biechi interessi di propaganda elettorale. E allora andiamo avanti così, incensiamo ancora l’avvocatucolo, così il virus della povertà e del disordine sociale finirà per mandarci in rovina e farà più vittime del Covid. Ma nulla di buono si può sperare quando con la paura diffusa a bella posta, con le immagini di morte continuamente trasmesse per terrorizzare i cittadini, sono riusciti a togliere alle persone la facoltà di ragionare e hanno portato all’ammasso il loro cervello. Il governo ha così trovato nel virus il più sicuro alleato per poter restare sulle poltrone e continuare a distruggere quel poco di buono che ancora restava intatto nel nostro Paese.

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Pensiero del mattino

Se la conferenza di Conte di domenica sera non fosse tragica, sarebbe tutta da ridere: bisognerebbe ridere in faccia a questo avvocatucolo pugliese che, messo lì da un partito di incompetenti e di incapaci come i 5 stelle, con ridicola presunzione si atteggia a dittatore e continua a dire: “noi non permetteremo”, “noi consentiremo” ecc. Ma cosa devi consentire tu, pallone gonfiato non eletto da nessuno e privo di qualunque esperienza politica? Come ti permetti di fare carta straccia della Costituzione e togliere a milioni di cittadini i loro sacrosanti diritti? E vieni oltretutto a prenderci in giro, con provvedimenti demenziali e contraddittori?
Oltre alle idiozie che il governo ha fatto finora, adesso ha rincarato la dose, con decisioni che solo dei pazzi ubriachi potrebbero adottare. In pratica la cosiddetta “fase 2” è una “fase 1,2”, perché cambia pochissimo rispetto a prima: per spostarsi occorrerà ancora l’autocertificazione, il che significa che saremo ancora tutti bloccati, perché non possiamo prendere l’auto per fare un giro o andare al mare in montagna, a meno che non abbiamo dei “congiunti” che non si sa chi siano, da andare a trovare. Questo è semplicemente demenziale, come lo è riaprire il 4 maggio il commercio all’ingrosso e solo il 18 quello al minuto: in quelle due settimane per chi preparano i prodotti i grossisti, se poi i dettaglianti non li possono vendere? E che senso ha far aspettare fino a giugno parrucchieri, bar e ristoratori? Se ci sono i dispositivi di sicurezza potrebbero riaprire subito, come sta avvenendo in tutta Europa, dove a differenza nostra hanno governi dotati di materia grigia e di buon senso. Ogni settimana che passa con tutto chiuso sono 12 miliardi di ricchezza comune che vengono bruciati: lo sanno questi pagliacci? Oltre a ciò, è altrettanto idiota trattare tutta l’Italia allo stesso modo: se in Lombardia ci sono 40000 casi e in Basilicata 200 e tutti guariti o sotto controllo, che senso ha tenere in casa a marcire i cittadini di quella regione? E che senso ha multare una persona che fa una passeggiata da sola senza poter ricevere o trasmettere il virus a nessuno?
Un governo a trazione 5 stelle, con un presidente che è una macchietta vera e propria, non ci si poteva aspettare molto di più. Incapaci e incompetenti, che si sono fatti imbeccare dal cosiddetto “comitato tecnico scientifico” che è formato da virologi, cioè da medici, persone che vedono la realtà in modo ottuso, solo dal loro punto di vista, senza capire nulla del disastro economico che stanno provocando né dei danni psichici che stanno affiorando in milioni di persone. Conte non è capace di decidere nulla da solo, è una figura insulsa, e poi viene in televisione a fare il dittatore: “noi non permetteremo”, “noi non consentiremo”. Ed io invece so che presso gli avvocati e le procure si stanno già preparando querele contro questo governo, ed i cittadini – almeno quelli che non si fanno rimbecillire dalla propaganda Goebbels della televisione di regime – faranno bene a riprendersi i loro diritti, anche sfidando la repressione delle multe e del clima di terrore che questi incapaci si sono inventati per salvare le loro poltrone.

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Elogio dell’idiozia

Nel XVI secolo Erasmo da Rotterdam scrisse un’opera famosa, l’Elogio della follia, ma se vivesse oggi e osservasse la politica del governo Conte dovrebbe scrivere piuttosto un “Elogio dell’idiozia” e dell’incompetenza. Il modo con cui questa emergenza del coronavirus viene gestita è privo di qualunque logica e di qualunque razionalità, mira al male e non al bene del Paese e condurrà tutti alla rovina. L’unica cosa che i nostri governanti hanno saputo fare bene, in questa circostanza, è stata quella di rimbecillire i cittadini attraverso la televisione, facendo trionfare il pensiero unico e impedendo a chiunque dissentiva di far valere la propria voce. Hanno fatto a tutti il lavaggio del cervello ripetendo ogni giorno, come un mantra, che dovevamo stare in casa, che lo facevano per il nostro bene, che saremmo tornati ad abbracciarci in futuro ecc. E intanto la dittatura del “tutto chiuso” andava e va ancora avanti, con i cittadini privati inutilmente di ogni loro sacrosanta libertà garantita dalla Costituzione. In questa situazione di terrorismo psicologico, di diffusione esagerata del terrore del virus, non solo il governo ha ottenuto il suo scopo di asservire le persone e distruggere la democrazia creando di fatto una dittatura di tipo cinese, ma è riuscito anche a farlo accettare alla maggioranza delle persone: hanno creato il consenso utilizzando la televisione come Goebbels conduceva l’informazione nella Germania nazista, ripetendo tante volte delle falsità e facendole infine sembrare vere. L’esperimento di dittatura è riuscito benissimo, perché quasi tutti si sono convinti che il governo aveva ragione e non si poteva fare diversamente; chi cercava di mantenere un barlume di libero pensiero veniva e viene insultato ed emarginato, mentre si sono verificati anche episodi di vera e propria delazione, cioè di cittadini che fanno la spia e vanno a denunciare alle “forze dell’ordine” (le virgolette sono d’obbligo) chiunque vedevano uscire di casa. Cose che succedevano soltanto nella Germania Est della Stasi e dei Vopos. E se qualcuno insisteva nel reclamare un barlume della libertà che è dovuta a tutti i cittadini di uno stato democratico, allora entrava in campo la repressione: denunce, multe e maltrattamenti per i poveracci che andavano a fare una passeggiata senza poter contagiare nessuno, cosa che continua anche oggi mentre il governo Conte fa uscire dal carcere i mafiosi pluriomicidi.
Il virus è stato quindi un’ottima occasione per Conte per poter rimanere ben saldo su una poltrona che non ha mai mostrato di meritare e per la quale non è stato eletto da nessuno. C’è stato collocato da un partito, il Movimento Cinque Stelle, che ha dimostrato fin dai suoi inizi la più totale incompetenza ed incapacità di gestire non uno Stato, ma un condominio. Ma finché sbraitavano le loro volgari assurdità, si poteva accettare; ma adesso, quando con la chiusura totale stanno portando il Paese alla bancarotta e alla rovina, non possiamo più accettarlo. Tenere chiusa tutta o quasi la nostra economia mentre quelle degli altri paesi sono ripartite da tempo, è un’idiozia; tenere chiuse le scuole quando tutti i paesi le stanno riaprendo, è un’idiozia; obbligare i cittadini a stare chiusi in casa quando basterebbe usare le mascherine e la distanza interpersonale, è un’idiozia, oltre che un’azione criminale. Questi provvedimenti di Conte e dei suoi compagni di merende, oltre ad essere liberticidi, sono anche assurdi e ridicoli. Faccio un solo esempio: hanno riaperto i negozi di abbigliamento ma solo per i bambini, gli adulti non possono acquistare nulla; così c’è gente costretta ad andare in giro con i calzini bucati perché non può comprarsene di nuovi, e donne costrette a mettere sempre i pantaloni perché non hanno calze nuove o non smagliate e non possono acquistarne. Siamo al ridicolo, all’idiozia più pura. E fa veramente orrore il fatto che il Partito Democratico di Zingaretti, pur di mantenere le poltrone, continui ad assecondare l’imbecillità dei suoi alleati. L’avversione per questo partito di ex comunisti che hanno abbracciato il più bieco capitalismo e hanno prostituito la loro dignità non può essere più grande da parte mia. Se ripenso a Enrico Berlinguer, il cui pensiero pure non ho mai condiviso, mi dispiace sinceramente che abbia avuto successori tanto indegni.
C’è anche da dire che la paura del virus, diffusa volontariamente dal governo mediante la TV di regime, azione ben degna di Goebbels e di Stalin, ha oscurato la mente delle persone facendole diventare perfino spie e distruggendone la libera volontà. Non intendo sottovalutare l’emergenza, ma neanche sopravvalutarla enormemente come tuttora viene fatto. Ogni epidemia ha una fase acuta ed una discendente, alla quale si sarebbe arrivati anche osservando semplici regole di igiene e senza rinchiudere i cittadini agli arresti domiciliari. Anche il dato sui decessi, sfruttato ignobilmente per terrorizzare i cittadini, è stato manipolato. Quante di queste morti si possono effettivamente attribuire al coronavirus? Le statistiche ci dicono che ogni anno la normale influenza fa migliaia di vittime e che il 90% dei deceduti di adesso aveva un’età molto tarda e patologie pregresse. Questo, con tutto il rispetto per chi non ce l’ha fatta, avrebbe suggerito un comportamento diverso da parte del governo, com’è avvenuto in altri paesi dove i cittadini, pur dovendo evitare gli assembramenti, sono liberi di uscire e di godere delle proprie libertà. E quanto ai medici che hanno pagato con la vita la dedizione al loro lavoro, chi dovrebbe rispondere di ciò non è chi fa una passeggiata al sole, ma la burocrazia che non ha fornito in tempo ai sanitari i presidi necessari per evitare il contagio. Ma per il governo Conte questo non conta, quel che va fatto senza meno è mandare degli sgherri a multare un prete che dice una messa davanti a 13 persone distanti metri l’una dall’altra ed in un ambiente di oltre 300 metri quadri.

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Il pensiero dominante

No, questo titolo non è una citazione da Leopardi, ma una definizione della realtà attuale del nostro Paese, in piena emergenza da coronavirus. Il pensiero dominante è quello che ci viene imposto dalla televisione, dai giornali e da tutti gli altri organi di informazione, al quale tutti devono adeguarsi; ed è tanta la forza persuasiva del sistema che impone il suo pensiero ch’esso si diffonde dappertutto, capillarmente, fino a diventare l’unica Verità possibile. In questa situazione le voci dissenzienti, quelle di coloro che si oppongono al pensiero unico, vengono sbeffeggiate, disprezzate, emarginate, senza che le loro ragioni vengano minimamente ascoltate o prese in considerazione. E’ sempre successo, fin dall’Antichità, che il potere abbia diffuso determinate idee a cui tutti dovevano aderire; e chi non lo faceva, come Giordano Bruno o Galilei, finiva al rogo o alla tortura e veniva costretto con la forza a riconoscere il proprio “errore”, che tale non era affatto: l’errore era del bieco e violento potere ecclesiastico o politico al quale faceva comodo che tutti la pensassero allo stesso modo, che non vi fosse dissenso, ogni voce discordante andava messa a tacere. Nella Russia sovietica, come ci mostrano bene i racconti di Solgenitsin e di Salamov, i dissidenti non venivano mandati solo nei gulag ma anche, spesso, nei manicomi criminali, intendendo con ciò che chi si ribella al potere non è solo un pericoloso terrorista, ma anche un pazzo, uno squilibrato che non sa o non vuole riconoscere i grandi benefici che il regime offre al popolo.
Nelle democrazie moderne, ammesso che la nostra possa ormai chiamarsi tale, non si usano più ovviamente questi metodi, ma il principio è lo stesso: diffondere e far trionfare un pensiero unico che è quello gradito a chi detiene il potere e vuole tutti gli altri sordi e ciechi. Non si usa più la violenza fisica, si è preferito ripiegare su quella psicologica, per cui chi non è allineato alle idee comuni viene dileggiato, insultato, escluso dal dialogo e da ogni potere decisionale. I suoi suggerimenti, le sue idee, tutto viene gettato al macero perché proviene dalla parte “sbagliata”; e l’esempio lo abbiamo in questi giorni, quando il governo Conte che – ribadisco! – non è stato eletto da nessuno, rifiuta ogni proposta dell’opposizione per il semplice fatto che proviene dall’opposizione, senza neanche valutare se possa mai contenere qualcosa di sensato o di realizzabile.
La diffusione del coronavirus, emergenza reale e difficile da affrontare perché senza precedenti, ha dato la possibilità a chi ci governa di mettere in atto una serie di provvedimenti decisi in modo autonomo e totalitario dal presidente del Consiglio, senza neanche consultare il Parlamento e le forze sociali. La clausura forzata di 60 milioni di cittadini è stata imposta con la forza dello Stato di polizia, con la minaccia di multe e di denunce, senza che a nessuno sia venuto il minimo dubbio circa la legittimità di un comportamento, quello del sig. Conte, che non ha nulla di democratico e che vanifica in un minuto un diritto fondamentale dei cittadini, garantito dalla Costituzione, quello di spostarsi da un luogo all’altro. In altri Paesi il problema dei diritti dei liberi cittadini se lo sono posto, da noi no: qui è bastato che Conte scrivesse un decreto di mano sua per chiuderci tutti agli arresti domiciliari, senza che si stiano studiate altre possibili soluzioni e senza neanche verificare l’efficacia del provvedimento, che a mio giudizio è dubbia visto che ancor oggi, a più di un mese dalla reclusione forzata, i contagi continuano a crescere. Non solo: il danno economico che viene prodotto da questa chiusura forzata di tutte le attività produttive si calcola in oltre dieci miliardi di euro alla settimana, senza contare che molte imprese non riapriranno più e molte persone si troveranno in condizioni economiche precarie, al punto che c’è da temere anche rivolte sociali che in simili casi non mancano di verificarsi. Il bello è che negli altri Paesi, che pure hanno adottato l’isolamento dei cittadini, non sono state fermate le attività produttive, e quindi la nostra inerzia totale, a fronte dei progressi altrui, ci renderà ancora più poveri e vulnerabili di tutti gli altri. Si aggiunga il fatto che gli indennizzi ed i rimborsi promessi dal nostro dittatorello in doppio petto devono ancora arrivare, le persone non hanno ancora ricevuto nulla, e quindi al danno si è aggiunta irrimediabilmente la beffa.
Nonostante questo comportamento indegno di un Paese civile, il governo Conte continua ad avere dalla sua la maggior parte dei cittadini italiani. Come si spiega questo? Con la diffusione del pensiero dominante, la verità unica che ci trasmette la televisione di regime, che cioè queste scelte erano le uniche possibili e che bisogna stare tutti a casa. Questo precetto martellante, petulante, continuo ci viene propinato migliaia di volte al giorno assieme ad un clima di terrore artatamente creato, di modo che i cittadini vengono convinti che il governo ha ragione e che non si può fare nient’altro, quando invece si dovrebbe fare tutt’altro. Posto che con questo virus dovremo convivere per almeno due anni, è impensabile che i cittadini possano subire per tanto tempo questa violenza di Stato: occorre quindi ripartire e subito, non solo con le attività produttive ma anche con la libertà delle persone, che devono poter andare dove vogliono assumendo naturalmente tutte le precauzioni del caso: distanza interpersonale, uso delle mascherine e degli altri dispositivi di sicurezza ecc. Ma tenere in prigione – perché di questo si tratta – milioni di persone non serve a nulla; o meglio, serve a dare la facoltà al sig. Conte di usurpare tutti i poteri e formare di fatto uno Stato dittatoriale.
Questo riesce a fare il pensiero dominante, soggiogare i cittadini e spegnere il dissenso, anche attraverso la comunicazione di menzogne che vengono accettate per vere da persone cui il terrore del virus ha tolto la facoltà di ragionamento. Un esempio per tutti: ci fanno credere che se il virus continua a diffondersi, ciò non deriva dai ritardi con cui l’epidemia è stata riconosciuta (il virus circolava in Lombardia già da gennaio), dalle inefficienze della protezione civile che non ha fornito ai sanitari i necessari strumenti di protezione, o da coloro che hanno trasferito persone infette nelle RSA dove la maggior parte degli ospiti si è ammalata. No, la colpa non è del governo e della sua organizzazione manchevole e clientelare: la colpa infamante è di coloro che, magari da soli, vanno a fare una passeggiata perché non ce la fanno più a stare reclusi. Questi per la TV di Conte e dei 5 stelle sono i criminali, su di loro si scagli il più tremendo anatema!

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Un altro effetto del pensiero unico

Prendo spunto per questo articolo da un recentissimo fatto di cronaca, che riguarda il tema generale della libertà di opinione ma che ha suscitato in particolare il mio interesse perché coinvolge il mondo della scuola. Ieri 14 gennaio si è saputo che un’insegnante di inglese del liceo “Marco Polo” di Venezia è stata addirittura licenziata dall’autorità scolastica per alcune frasi razziste, contro gli immigrati e i musulmani, che aveva scritto sul suo profilo facebook. Qui, a quanto si è saputo, ella avrebbe auspicato la morte di tutti i migranti sui barconi e la necessità di bruciare vivi loro ed i loro figli; e sembra anche, come se non bastasse, che abbia scritto anche frasi offensive contro l’ex capo del governo Renzi, la presidente della Camera Boldrini ed altre perle di questo genere.
A scanso di equivoci di ogni sorta premetto e confermo che io non condivido affatto le affermazioni di questa collega, che non voglio giustificare in alcun modo e da cui mi dissocio totalmente. Il problema però, a mio avviso, è un altro, e cioè questo: è lecito licenziare una persona, cioè toglierle il lavoro ed in pratica emarginarla dalla società, soltanto perché ha espresso un’opinione? Io me lo chiedo e spero che qualcuno mandi commenti a questo mio scritto, perché il problema mi pare notevole e coinvolge non tanto il caso di una persona quanto il concetto stesso di democrazia che abbiamo nel nostro Paese. La nostra Costituzione, all’art. 21, sancisce la libertà di opinione, un principio sacrosanto che non si può circuire o vanificare come sta facendo oggi il pensiero unico che domina ormai, attraverso la televisione e gli altri organi di informazione. Ho detto altre volte cosa intendo quando parlo di pensiero unico: le idee dominanti nella nostra società, in base alle quali vengono diffusi principi di buonismo, di tolleranza, di uguaglianza sociale ecc., per cui è diventato praticamente obbligatorio essere d’accordo con l’accoglienza degli immigrati, con le nozze gay, con il prolificare nel nostro paese di religioni e culture diverse e spesso distanti dalle nostre. Chi si oppone a questo pensiero unico è immediatamente bollato con il marchio infamante di fascista, razzista, omofobo, egoista, cinico, un insieme di etichette dettate dal pregiudizio che tendono a mettere in cattiva luce, condannare moralmente ed isolare chiunque con si allinei con l’opinione che ci viene imposta dall’alto attraverso i media e i social oggi tanto in voga. E mentre fino a poco tempo fa questo processo di ghettizzazione avveniva solo a livello morale, attualmente si sta cercando di trasformarlo in una vera persecuzione sociale e persino giudiziaria: mi riferisco, ad esempio, alla legge che punisce penalmente il negazionismo sull’olocausto, o a quella contro l’omofobia che trasforma in un reato penale l’opinione di chi non gradisce i gay e le loro ostentazioni. L’esempio della professoressa licenziata perché contraria agli immigrati costituisce l’ultimo esempio di questo processo in atto.
A questo punto, per tornare all’argomento particolare dell’articolo, cerco di precisare un aspetto non irrilevante del problema. Nel provvedimento di licenziamento è detto che questa docente, con le sue frasi razziste, provocherebbe un danno al prestigio dell’istituzione scolastica. Non risulta però che questa persona abbia espresso idee di questo tipo durante le sue lezioni; le ha scritte sul suo profilo facebook, quindi al di fuori dell’ambiente di lavoro, e chi non vuole leggerle non è obbligato a farlo. Dov’è il danno all’istituzione scolastica? I suoi studenti hanno chiesto una conferenza stampa in cui, parlando un linguaggio che sa di vecchio sessantottismo (nominano il “collettivo” degli studenti ecc.) affermano che nella loro scuola il fascismo e il razzismo non debbono entrare; ma l’impressione che se ne ricava è che i ragazzi stessi siano stati condizionati da persone o messaggi della fazione opposta, o che comunque non abbiano neanche loro ben chiaro il concetto di democrazia. Sulla base dell’art. 21 della Costituzione il pensiero e le opinioni sono liberi e tali debbono restare: se cioè una persona si limita a esporre un suo pensiero – dovunque lo faccia – ma non commette alcun delitto, come può giustificarsi che, in base all’opinione prevalente, si ritorni al reato di opinione e si licenzi una persona per questi motivi? Questo è il vero atto fascista, proprio delle dittature come quelle di Hitler e di Stalin, allontanare ed emarginare una persona perché ha espresso una sua opinione non consona con quelle che la televisione ed i politici di quasi tutti gli schieramenti vogliono imporci. Diverso sarebbe se la docente in questione avesse metto in atto quelle sue idee, avesse cioè – paradossalmente – ucciso di persona quegli immigrati a cui augura la morte; allora sarebbe un’assassina e dovrebbe pagare il suo delitto per tutta la vita, ma se ha solo espresso un suo auspicio, per quanto assurdo e disumano esso sia, non può essere sottoposta ad un provvedimento così grave, a cui non si è mai ricorsi neanche per coloro che hanno commesso reati ben più gravi. Si può, anzi si deve dissociarsi da quelle idee, si può condannare moralmente la persona che le ha espresse, si può biasimarla, odiarla, detestarla; ma se nella nostra mente è ancora chiaro il concetto di democrazia e di pluralismo, di cui tanti si vantano senza neppure sapere cos’è, non è né lecito né giusto infliggere provvedimenti così pesanti solo per aver scritto quelle frasi e oltretutto in un contesto che è al di fuori dell’ambito scolastico. Non si è sempre detto, da parte di molti colleghi, che la vita privata di un insegnante deve essere separata da quella professionale? Mi ricordo il caso di una professoressa che, irreprensibile nel suo lavoro, alla sera frequentava locali equivoci e si esibiva in spettacoli osceni. In quel frangente ci fu un’alzata di scudi a favore di quella docente, sulla base del principio secondo cui, se uno fa bene il proprio lavoro, non deve rispondere a nessuno di ciò che fa nella vita privata. Se si crede in questo principio, allora non va condannata neanche la collega che ha scritto frasi razziste, perché non risulta che l’abbia fatto durante le ore di lezione o all’interno della scuola.
Ripeto che non ho alcuna intenzione di difendere il razzismo di questa collega, che non conosco ed al cui pensiero mi ritengo estraneo. Quel che mi preoccupa è che attualmente nella nostra Italia, con la scusa del progresso, dei diritti civili, dell’accoglienza ecc., si sia giunti non solo a denigrare chi la pensa diversamente ed è ancora fedele a certi valori attualmente in disuso, ma persino all’emarginazione ed alla persecuzione giudiziaria contro chi non si allinea con il pensiero unico. Su questa reintroduzione del reato di opinione occorre fare molta attenzione, perché proseguendo su questa strada il passo verso la dittatura e l’oppressione è breve, ed in parte è stato già compiuto. Ho detto altrove, e qui lo ripeto, che se Mussolini, Hitler e Stalin vivessero oggi non avrebbero bisogno di manganello, olio di ricino o gulag: basterebbe la televisione per distruggere ogni dissenso.

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Osservazioni sugli esami di Stato 1. Il perché degli insuccessi

Leggo in questi giorni, sui forum di alcuni siti specializzati ed in particolare quello di “Orizzonte Scuola”, le lamentele di molti docenti che sono stati impegnati nell’esame di Stato delle scuole superiori che si è concluso da pochi giorni. Alcuni di loro riaffermano l’assoluta necessità di cambiare la struttura dell’esame e la composizione delle commissioni, altri se la prendono con i colleghi ed i presidenti, altri addirittura invocano l’abolizione totale dell’esame stesso, considerato un’inutile fatica per docenti e studenti.
Potremmo dire anzitutto che l’esame finale dei vari corsi di studi non si può eliminare “tout court”, perché è previsto dalla nostra Costituzione; ma poi, oltre a questo dato oggettivo, la mia opinione è che esso vada mantenuto perché è l’unico momento in cui i giovani si mettono veramente in gioco, si confrontano con persone che non hanno mai conosciuto prima, imparano insomma a crescere e ad affrontare le difficoltà della vita, comprendendo finalmente (anche sulla loro pelle) che non tutto è dovuto e che occorre impegnarsi in prima persona per ottenere un qualche risultato. Sotto questo profilo l’esame ha una funzione educativa e formativa e credo quindi che vada mantenuto; resta però da stabilire se vada bene così com’è adesso o se invece andrebbe in qualche modo modificato. Lasciando da parte per il momento la questione, che non compete a noi ma agli organi legislativi, cerchiamo invece di parlare della realtà attuale restando, per così dire, con i piedi per terra, senza elucubrazioni che lasciano per lo più il tempo che trovano.
Sulla base della mia esperienza mi sembra di dover suggerire alle scuole e ai docenti di preparare meglio durante il percorso scolastico gli alunni a sostenere questo impegno. Mi spiego: ai miei tempi portavamo all’esame solo due materie scritte e due orali (che oltretutto sceglievamo noi, diciamo la verità) e pertanto, anche se la verifica su quelle materie era più approfondita di quanto avviene adesso, la struttura dell’esame consentiva però di prepararsi al meglio, perché potevamo tranquillamente trascurare tutte le discipline che non fossero quelle che avevamo scelto. Oggi non è più così. La terza prova scritta, tanto per cominciare, è per lo più organizzata nei Licei con domande a risposta aperta (con numero limitato di righe) su quattro o cinque materie e su argomenti spesso specifici che non sempre lo studente può ricordare perché magari svolti all’inizio dell’anno scolastico. Al colloquio orale, per giunta, il malcapitato deve passare, nello spazio di mezz’ora o 40 minuti, di fronte a tutti i commissari, che lo interrogano su 9-10 materie quasi contemporaneamente. Vengono ovviamente fatte poche domande per ogni materia, ma lo studente deve comunque essere preparato – e riferire in poco tempo – sui programmi dell’intero anno scolastico di tutte o quasi le discipline del suo corso di studi. Questo è molto gravoso, non possiamo negarlo, e conduce molto spesso a risultati deludenti e molto inferiori a quelli ottenuti dai ragazzi durante l’anno scolastico nelle singole materie; io stesso, da commissario interno, ho sempre verificato questa situazione, dovendo constatare che purtroppo all’esame gli studenti rendono molto meno di quanto avveniva in precedenza, tanto che spesso non sono preparati su argomenti che ben conoscevano soltanto un mese prima. A cosa dobbiamo attribuire questo fallimento? Talvolta ad uno scarso impegno degli allievi, che sottovalutano l’esame e pensano di potersela cavare con la sola “tesina”; ma il più delle volte la vera ragione dell’insuccesso è la massa pletorica degli argomenti da studiare e da coordinare tra di loro, cosa a cui non sono abituati durante l’anno scolastico, quando le verifiche scritte e orali vengono organizzate quasi a compartimenti stagni, nel senso che se una settimana c’è la verifica di storia non c’è quella di matematica, se c’è il compito di latino non si può interrogare nello stesso giorno ecc. In pratica, gli studenti non sono abituati ad orientarsi contemporaneamente su argomenti afferenti a diverse discipline, né a collegare i contenuti tra di loro: ecco perché all’esame, costretti a galleggiare in un fuoco di fila di domande diverse ed argomenti molto vasti, finiscono per annaspare e qualche volta, purtroppo, per annegare del tutto. Come si può affrontare concretamente il problema, cercando di ridurre almeno, se non di eliminare, il disastro dell’esame? Occorrerebbe cambiare la didattica dell’intero percorso quinquennale, ad esempio, dando spazio agli argomenti interdisciplinari ed abituando gli alunni a operare collegamenti e confronti, non a studiare a compartimenti stagni come se frequentassero tanti corsi diversi tra di loro. Si potrebbe anche (e qualche scuola lo fa, in verità) organizzare delle simulazioni non solo della terza prova scritta, ma anche del colloquio orale, magari al di fuori dell’orario curriculare: alcuni pomeriggi ad esempio potrebbero essere dedicati a colloqui interdisciplinari su tutte le discipline studiate, con la partecipazione di tutti i docenti del consiglio di classe. So bene che questo è un impegno aggiuntivo che non viene retribuito, ma la nostra funzione di insegnanti e di formatori ci impone di fare qualche sforzo in più per il bene dei nostri studenti e anche di noi stessi; se infatti la nostra classe – sia che abbiamo svolto o meno la funzione di membri interni – ha un insuccesso globale all’esame e voti molto più bassi di quelli che ci saremmo aspettati, è una delusione anche per noi, la constatazione di un fallimento, di una vanificazione dell’impegno che abbiamo profuso durante tutto il corso di studi. Meglio lavorare qualche ora in più, anche senza retribuzione aggiuntiva, che piangersi poi addosso per il deludente esito dei nostri studenti; meglio abituarli prima a sostenere l’esame, senza buonismo e senza ipocrisie, piuttosto che vedere poi durante le prove scritte lo sconcio spettacolo di alcuni membri interni che vanno girando per i banchi suggerendo le risposte agli alunni o che tentano di falsificare totalmente l’esito del colloquio orale proponendo valutazioni improponibili a chi non ha saputo rispondere nemmeno alle domande più elementari. La nostra dignità professionale, dico io, dovrebbe venire prima di tutto.

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Tragedia greca e mass-media moderni. Strumenti di democrazia o di totalitarismo?

Come sa chiunque studi o abbia studiato letteratura greca, la tragedia nell’Atene del V° secolo a.C. non era affatto uno spettacolo come possiamo intenderlo oggi; era, al contrario, una sorta di scuola, di palestra formativa nella quale agli spettatori, di fatto obbligati ad assistere alle rappresentazioni, venivano inculcati alcuni valori comunitari da assorbire e rispettare: l’omaggio alla religione, l’obbedienza alle leggi, la necessità di combattere in difesa della patria, l’orgoglio di essere greci e non “barbari” e altri ancora. Mediante una vicenda mitologica, che tutti più o meno già conoscevano, gli autori dei testi e delle musiche intendevano così formare una mentalità diffusa, un pensiero omologante a cui tutti i cittadini dovevano attenersi. Si trattava, in altri termini, di un procedimento di tipo psicologico e sociale che mirava a consolidare la stabilità interna della città-stato (la polis). Con una simile omologazione del pensiero comune, poco importava se, in una forma di governo democratica, poteva esserci il dissenso: l’importante era che la maggioranza dei cittadini fosse unita nel credere e sostenere dei principi comuni e condivisi. Anzi, facendo leva sulla mentalità preponderante così ottenuta, diventava agevole etichettare come retrogrado o – al contrario- come pericoloso sovversivo (v. Euripide) colui che non si conformava al credo comune, che veniva osteggiato, emarginato e persino perseguitato. Così, nei sistemi democratici, si tutela il potere e chi, più o meno legittimamente, lo detiene.
Dopo venticinque secoli, nella nostra Italia moderna assistiamo ad un fenomeno per certi versi analogo a quello dell’antica Atene; solo che adesso, invece degli spettacoli teatrali messi in scena poche volte l’anno, si impiegano i moderni mezzi di informazione come il cinema, la televisione ed anche internet. Mediante questi micidiali strumenti che entrano in ogni casa (specie la TV) si tende a diffondere idee dominanti che, in uno spazio temporale neanche troppo lungo, si spargono in ogni direzione e condizionano a tal punto la mente dei cittadini da portarli direttamente all’alienazione ed all’omologazione del pensiero. Coloro invece che resistono a questo condizionamento ideologico, che pure ancora esistono, vengono ostracizzati come si faceva nell’Atene del V° secolo a.C., affibbiando loro etichette infamanti ed escludendoli di fatto dalla comunità sociale. E’ questa una forma di dittatura strisciante, la peggiore di tutte perché mira a omologare la mentalità comune ed a schiacciare il dissenso; ed il bello è che non ha bisogno del manganello, dell’olio di ricino o di spedire i dissidenti nei gulag della Siberia. Basta la televisione e qualche persona giusta nei posti di comando e nelle istituzioni.
Facendo qualche esempio, si può citare la massiccia campagna ideologica messa in atto dalla televisione, dai giornali e da ambiti istituzionali (v. la presidente della camera dei deputati Boldrini) a sostegno dei diritti dei gay e degli immigrati extracomunitari. Ormai non è più lecito ad un cittadino affermare la propria contrarietà ai matrimoni gay o agli sbarchi incontrollati degli africani sulle nostre coste senza essere marchiato a fuoco come retrogrado, xenofobo, razzista, oscurantista, fascista, nazista e chi ne ha più ne metta. E’ vero che nessuno impedisce materialmente di manifestare un’opinione, ma quando si crea ad arte una mentalità dominante, quando si aliena la mente dei cittadini mediante proclami televisivi o si fa passare per carità cristiana il buonismo dissennato, diventa inutile per chi la pensa diversamente tentare di modificare il pensiero vincente: si è costretti a mugugnare in disparte, a non manifestare le proprie idee per paura delle etichette infamanti, in pratica si viene neutralizzati con l’imposizione – non violenta ma ugualmente vincente – di un credo che cala dall’alto, da chi detiene il possesso della cultura ufficiale e della propaganda televisiva. Costoro, una volta che hanno visto fallita la rivoluzione proletaria che agognavano, ci impongono adesso una rivoluzione strisciante, occulta e mascherata da democrazia, e per questo ancor più pericolosa.
Faccio un altro esempio. Io sono convinto che se i cittadini, liberi da ogni condizionamento, potessero esprimere in piena coscienza e libertà ideologica il loro parere sul sistema giudiziario italiano, ne darebbero un pessimo giudizio, soprattutto per le leggi vergognose che permettono agli assassini di uscire di galera dopo poche settimane o pochi mesi. Sono anzi certo che la maggioranza, se potesse parlare in libertà, prenderebbe in considerazione anche il ripristino della pena di morte, almeno per i delitti più atroci ed efferati. Ma chi ha il coraggio oggi di esprimere un simile parere, dopo che da decenni assistiamo al prevalere di un buonismo incontrollato, imposto ossessivamente dai mezzi di informazione, che vorrebbe addirittura aprire le carceri e mandare fuori tutti i criminali? Si dice che le prigioni siano troppo affollate; ma se è così la soluzione non può essere che quella di costruire nuove carceri, non certo quella dell’amnistia che rimette in circolazione persone che si sono macchiate di reati per i quali è giusto che siano puniti. Ma anche questo non si può dire pubblicamente: se qualcuno oggi si dichiarasse a favore della pena di morte subirebbe un linciaggio mediatico dal quale non si risolleverebbe più e vedrebbe distrutta la propria personalità e la propria carriera.
A volte poi gli alfieri del buonismo e della rivoluzione strisciante non si accontentano della gogna mediatica, ma ricorrono all’autoritarismo imponendo con la forza le loro convinzioni e mettendo a tacere i dissidenti con la minaccia del processo e della galera. Alludo alle leggi che adesso, in pieno dispregio della Costituzione democratica, ripristinano il reato d’opinione, come quella sull’omofobia e l’altra sul negazionismo, la quale sanzionerà anche con il carcere chiunque non presti fede al cosiddetto olocausto, cioè lo sterminio degli ebrei perpetrato dal regime nazista durante la seconda guerra mondiale. Poiché io ho sempre creduto nella nostra Costituzione e nella libertà di opinione ch’essa garantisce, trovo mostruosa una legge come questa. Come si può imporre ad una persona un’opinione che non ha ed impedirgli di esprimere le proprie idee? Simili metodi li usavano Hitler e Stalin, non i parlamenti delle moderne democrazie. Chi sa di essere dalla parte della verità può facilmente dimostrarla, nel caso dell’olocausto, fondandosi sulle numerose prove e nelle testimonianze che esistono a tal riguardo; non deve imporla con la forza minacciando il carcere contro chi non la condivide, perché così facendo presta il fianco proprio a chi cerca di trovare incrinature in quella verità. L’imposizione forzata di un’idea o un’opinione non può che far male anche a chi la impone, e soprattutto mina alla base i principi essenziali della libertà e della democrazia, accomunandosi proprio a quelle dittature che a parole sono da tutti condannate.

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