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Le novità annunciate sulla scuola

Vengo a sapere dalla televisione che il Ministero dell’istruzione, facendo seguito con un decreto legislativo all’attuazione della legge 107, vorrebbe introdurre delle considerevoli novità nei curricula e negli esami di ogni ordine di scuole. Si tratta di un testo limitato ma fortemente incisivo, cui potrà aggiungersi in seguito un’altra “riforma” di più ampio respiro che vorrebbe potenziare, quasi che ce ne fosse ancora bisogno, la presenza dell’informatica nella scuola, l’inglese e l’alternanza scuola-lavoro, ossia il collegamento con il mondo produttivo. Dopo aver tanto esecrato Berlusconi, ora la parte politica a lui avversa torna ai suoi dettami, in particolare le famose “tre i” che ci hanno angustiato durante il periodo del governo dell’ex Cavaliere.
Per restare al decreto legislativo attuale, ancora da visionare in Parlamento e forse sovrastato da questioni di maggior conio (v il referendum costituzionale) e quindi di là dall’essere veramente applicato, vale comunque la pena di farvi qualche riflessione. La prima, purtroppo, è per me fortemente negativa, in quanto il testo abolisce di fatto per legge le bocciature nella scuola primaria. Partiamo da questo punto. In effetti anche oggi le bocciature alle elementari e alle medie sono rarissime, ma ne resta comunque la possibilità, il remoto caso che possano applicarsi; così, in qualche modo, già i bambini ed i ragazzi sono spinti all’impegno, perché sanno che ripetere un anno, benché difficile, non è impossibile. In seguito invece, avendo la matematica certezza della promozione, molti di loro non apriranno più libro né quaderni, non faranno più nulla in assoluto, dedicandosi più di quanto non facciano oggi agli insulsi social network o altre fuorvianti occupazioni. Agendo così, in pratica, si toglie dall’individuo, pur bambino che sia, ogni senso di responsabilità, gli si fa credere che tutto nella vita sia facile e che tutti ti regaleranno ogni cosa senza mai dover faticare: un paese dei balocchi che però purtroppo, nella realtà del mondo adulto, non esiste. Quindi ritengo diseducativo, dissennato e criminale abolire per legge le bocciature, perché è un chiaro invito al nichilismo e all’indolenza, di cui nella nostra società c’è già tanta abbondanza. L’ignoranza e la barbarie che emergono anche in televisione e nel dibattito politico (basti vedere il comportamento dei grillini e di quel buffone che è il loro fondatore) si estenderanno fino a coprire tutto il nostro Paese di un velo di barbarie e di incultura. Altro che buona scuola! Il Governo dovrebbe sapere che, se la scuola non funziona, va in malora tutta un’intera nazione.
Altro ragionamento va fatto per quel che riguarda la scuola superiore, per la quale è in vista un’ulteriore riforma dell’esame di Stato. In questo ambito le novità presentate non mi sembrano del tutto da disprezzare, ed in particolare ve ne sono due che condivido. La prima è l’abolizione della terza prova scritta, un pot pourri che non esprime compiutamente la preparazione dell’alunno ma spesso soltanto nozioni scarsamente probanti oppure addirittura un futile esercizio formale quando è eseguita con la famosa tipologia C,, cioè con i test a crocette. Questi test, pur usati a fondo in altri paesi, sono la forma di accertamento della preparazione più futile e menzognera di quanto ci possiamo immaginare. Oltre all’abolizione della terza prova, mi trova favorevole anche l’aumento del credito scolastico da 25 a 40 punti, perché è giusto che il curriculum scolastico contribuisca di più al voto finale, oggi dipendente al 75 per cento dall’esito dell’esame; e tutti sappiamo, né è difficile capirlo, che uno studente emotivo o messo di fronte a una situazione inaspettata può rendere molto meno di quanto solitamente rendeva in precedenza, restando con ciò penalizzato. Ma il mio assenso alle proposte ministeriali sull’esame si ferma qui. Non mi trova affatto d’accordo la proposizione di un test Invalsi ai maturandi per uniformare la preparazione dei candidati da Nord a Sud, a causa del problema per cui al Sud ci sarebbero voti troppo alti all’esame di Stato. Una soluzione del genere non risolve nulla, perché se i professori del sud vorranno continuare a essere di larga manica e ad attribuire voti alti ai loro studenti, non li sgomenterà certo un test ministeriale: lo svolgeranno loro e lo passeranno ai ragazzi, così come avviene già oggi nelle altre prove d’esame, e non soltanto al Sud. Trovo assurda anche l’altra proposta, quella di tornare alla commissione d’esame tutta formata da docenti interni, evidentemente al fine di risparmiare denaro. Abbiamo già sperimentato, al tempo del ministro Moratti, questa formula, ed è stata fallimentare: che senso ha che io stesso, dopo che ho verificato la preparazione dei miei alunni nel mese precedente le prove d’esame, durante queste li verifichi di nuovo sugli stessi argomenti? Diventa in pratica un “esamino” come quello di terza media, senza che costituisca per i ragazzi un momento di vera riflessione, di timore anche (perché il timore è necessario) e di preparazione alla vita futura. Se proprio si vuole risparmiare soldi, si abbia il coraggio di cambiare il detto costituzionale (la Costituzione non è il Vangelo, si può cambiare e adattare ai tempi) e di abolire del tutto questa inutile e costosa farsa dell’esame di Stato, dove spesso sono i professore a fare i compiti agli alunni e dove il merito emerge a metà, se non ancora meno. Quanto ai nuovi contenuti previsti, si parla di una relazione degli studenti all’esame sulle loro esperienze di alternanza scuola-lavoro; ma poiché a questa alternanza io sono fortemente contrario perché penso che nei Licei, scuola dove conta l’astrazione ed il pensiero autonomo, essa sia solo un’inutile perdita di tempo, su questo argomento non mi esprimo. Concludo affermando tristemente che la vicinanza della pensione, che forse chiederò già da quest’anno, mi solleva un po’ dall’angoscia di trovarmi in un ambiente totalmente diverso da quell’ideale di scuola-cultura che ho sempre caldeggiato e tentato di realizzare.

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Consigli agli studenti per l’Esame di Stato

Si avvicina l’Esame di Stato (un tempo chiamato di maturità) per tanti giovani che hanno frequentato l’ultimo anno delle scuola secondarie superiori. Ciascuno di loro lo affronta a suo modo: c’è chi è ansioso e preoccupato, chi invece assume un atteggiamento spavaldo e apparentemente disinteressato, chi si attende una valutazione alta e chi invece si accontenterebbe del punteggio minimo. L’attesa è molto diversificata, ma nella sostanza tutti aspirano ad ottenere un risultato positivo; ed in effetti la promozione arriverà per quasi tutti, visto che le bocciature all’esame si limitano a percentuali bassissime; ciò non significa però che gli studenti rimangano soddisfatti degli esiti finali, perché anche chi riconosce di aver ottenuto il punteggio che prevedeva (e forse anche più) avrà comunque da ridire sul risultato del compagno o della compagna che, pur con un iter scolastico meno brillante, avranno avuto più di lui (o di lei). Comunque, a parte queste che sono vicissitudini inevitabili in ogni esame, mi sento di dare ai maturandi qualche consiglio per sostenerlo nel migliore dei modi, visto che da trent’anni e più mi trovo sempre in commissione, dove ho svolto tutte le funzioni: membro interno, membro esterno e presidente.
Riallacciandomi a quanto detto sopra, il primo consiglio che mi sento di dare agli studenti è quello di affrontare le prove con serenità, senza porsi preventivamente obiettivi che potrebbero non essere raggiunti e quindi provocare irritazione e risentimenti. Occorre tener conto che una parte non indifferente del risultato finale non dipende da voi, cari studenti, ma dalla buona o cattiva sorte che vi può toccare: bisogna vedere quali sono i parametri valutativi della vostra commissione, giacché non tutte giudicano con lo stesso metro, e una determinata prova può valere 10 per un commissario e 5 per un altro; potreste trovarvi di fronte a domande o quesiti che non vi aspettavate, ed in questo caso occorre comunque cercare di rispondere, perché lasciare il foglio bianco o restare muti è la soluzione peggiore in quanto denota, a volte falsamente, una totale ignoranza sull’argomento proposto; c’è da considerare anche l’effettiva difficoltà delle prove ministeriali, che variano da un anno all’altro. Insomma, c’è tutta una serie di fattori che può influenzare sensibilmente il vostro esame ed i vostri risultati, ragion per cui la migliore scelta è quella di stare sereni e sostenere con calma le prove facendo propria la massima oraziana del carpe diem, anche perché l’ansia e l’emotività non fanno altro che peggiorare la vostra immagine dinanzi alla commissione. Dovete poi tener conto che il voto finale scaturisce al 75% dalle prove d’esame e che solo il 25% è costituito dal credito che la vostra scuola vi ha assegnato; è perciò possibile – anzi è quasi certo – che i risultati finali non rispecchieranno la reale scala dei valori emersi durante il quinquennio di studi, perché basta che uno studente fallisca una prova per perdere più punti di quanti ne contiene l’intera scala dei crediti scolastici. Sarebbe giusto, a mio giudizio, che il curriculum scolastico contasse nel voto finale almeno il cinquanta per cento; ma così non è, gran parte della valutazione conclusiva dipende dalle prove d’esame, e quindi la fortuna, come si suol dire, ci mette lo zampino, anzi ci si butta con tutte le zampe e anche col resto del corpo. Tanto vale, quindi, stare tranquilli: sempre per citare il buon Orazio, ut melius quicquid erit pati!
Quanto all’atteggiamento “pratico” da tenere all’esame, il primo consiglio che mi sento di darvi, cari studenti, è quello di essere onesti e contare soltanto sulle proprie forze senza cercare “scorciatoie” come le copiature o altri simili atti di disonestà. Starete più tranquilli con la vostra coscienza e sarete fieri del vostro risultato, il quale, pur modesto che possa essere, sarà tutto vostro e potrete quindi andarne fieri. Niente cellulari alle prove scritte, anche perché c’è una norma ben precisa che commina l’esclusione da tutte le prove d’esame, e quindi la bocciatura, per chiunque sia trovato in possesso di questi o altri aggeggi elettronici; e chissà, potrebbe anche esistere qualche presidente di commissione che venga preso dalla volontà di applicare letteralmente la norma. Ricordate che l’onestà paga sempre alla fine, la truffa e l’illegalità non pagano mai. Nel presentarvi agli esaminatori siate cortesi e gentili, ma non passivi; se avete una vostra idea, una vostra posizione, sostenetela anche se il commissario ne esprime una diversa dalla vostra, ma sempre con garbo e gentilezza. Non mostrate atteggiamenti protervi o spavaldi, che risultano sempre indisponenti per i commissari. Tenete presente che quattro componenti su sette della commissione non vi conoscono, sono membri esterni, e quindi il vostro comportamento, le vostre parole, il modo stesso con cui vi presentate possono avere un rilievo non indifferente nel loro giudizio su di voi, che si tradurrà inevitabilmente in un voto. Queste persone vi vedono per la prima volta, non conoscono il vostro reale carattere, quello che è emerso nei cinque anni di permanenza nella vostra scuola; perciò basta poco per influenzare, in senso buono o cattivo, l’impressione che farete loro. E a tal proposito, a conclusione di questa nota, mi sento anche di darvi un suggerimento pratico, che a molti potrà apparire fuori luogo perché rientra nelle scelte personali di ciascuno, ma che finisce anch’esso per avere la sua importanza. Mi riferisco al modo di abbigliarsi e di vestirsi durante i giorni delle prove d’esame. In tali occasioni, a quanto mi è capitato di constatare nei tanti esami cui ho partecipato, sono da evitare da parte degli studenti abbigliamenti eccentrici o da spiaggia come bermuda, sandali, magliette con scritte ecc., perché per molti docenti (specie quelli di una certa età, me compreso) la scuola è un luogo diverso dalla spiaggia o dalla discoteca, e richiede un certo decoro anche nel modo di vestirsi e di presentarsi all’esame. Sono da evitare anche i pantaloni a vita bassa, che lasciano intravedere parti che dovrebbero restare coperte, ed i famosi jeans strappati, che fanno una pessima impressione. Un abbigliamento sobrio e adatto all’ambiente, come ad esempio la giacca o la camicia per i ragazzi, un vestito o tailleur al posto dei jeans per le ragazze, sarebbero le scelte migliori. E’ vero che quel che conta è la preparazione individuale nelle materie d’esame, questo è chiaro; ma anche il vostro aspetto, il vostro modo di presentarvi e di interagire ha un certo rilievo. Ricordate che chi non ci conosce prima ci vede e poi ci ascolta. E dico questo a ragion veduta, in base alle circostanze in cui mi sono trovato personalmente; poi è evidente che ciascuno può fare come vuole, questi sono soltanto consigli, parole che volano al vento come tante altre, scritte in un momento in cui, dopo tutto lo stress che mi ha provocato l’anno scolastico, non avevo nulla di meglio da fare.

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