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Osservazioni sul fascismo

Come tutti (o quasi) sanno, il fascismo è stato un regime totalitario che è durato in Italia per un ventennio o poco più, dal 1922 al 1945. Questo ci dice la storia, alla quale questo periodo della vita italiana avrebbe dovuto essere riconsegnato; ed invece per tutti questi anni, dalla fine della guerra ad oggi, c’è stato chi ha voluto tenerlo in vita, come uno zombie, per più di settant’anni, paventando un “pericolo fascista” anche oggi, nel 2019, mentre in altri paesi il passato è passato e come tale viene considerato. Forse in Grecia si accusano ancora gli avversari politici di essere fautori del regime dei colonnelli? In Francia si accusano forse i dissidenti di Macron di essere “collaborazionisti di Vichy”? In Germania si accusa forse qualcuno di far parte della “Stasi”, la terribile polizia comunista del passato regime filosovietico? A me non sembra. E allora perché solo da noi in Italia si continua a bollare con il marchio d’infamia di “fascista” chiunque non appartenga alla lobby dei radical-chic o si opponga agli sbarchi incontrollati degli immigrati di colore o sia comunque contrario al “politically correct” che ci costringe ad accettare un linguaggio falso ed ipocrita?
Tentiamo di dare una risposta, che secondo me è una sola: le ideologie, così come le religioni, hanno assoluto bisogno del “nemico” per poter sopravvivere e prosperare, per potersi alimentare di continuo attraverso l’odio verso chi impedisce od ostacola la loro realizzazione ed il loro dominio in società. La Chiesa Cattolica non avrebbe potuto durare 2000 anni ed acquisire tutto il potere che ha se non si fosse inventata il “Maligno” e gli “infedeli” da combattere nelle crociate, e ciò vale anche per le altre religioni; allo stesso modo, l’ideologia marxista, che non a caso usava il termine “lotta di classe”, non avrebbe potuto sopravvivere né instaurare regimi liberticidi in tutto il mondo se non ci fossero stati i “padroni” da combattere, i “kulaki” o ricchi possidenti terrieri russi che i bolscevichi annientarono, i “fascisti”, appunto, da sconfiggere per affermarsi. Per un certo periodo la contrapposizione con il presunto “nemico”, ciò che tiene in vita religioni ed ideologie, poteva avere un fondamento nella realtà; ma poi, con il cambiamento delle condizioni storiche e la fine del terribile “demone” da distruggere, le costruzioni ideologiche rischiavano di implodere su se stesse perché la loro lotta, il loro livore diventavano inutili contro un avversario che non esisteva più. Ed allora, cosa si è escogitato? Un espediente geniale: quello di tenere in vita artificialmente il “nemico” anche dopo la sua morte, in modo da poter continuare a far finta di sentirsi aggrediti, di subire pericolose minacce, e tutto ciò per poter sopravvivere, poter continuare a sostenere ideologie criminali e assurde come quella marxista, fallita in tutto il mondo ma da noi ancora attiva ed operante.
Certo, la sinistra in Italia ha cambiato aspetto in questi decenni, anche sensibilmente. C’è stata una sinistra violenta negli anni ’60 e ’70 che si opponeva al “sistema” con l’uso delle spranghe, delle bottiglie molotov ed anche con l’assassinio degli avversari, una vera e propria eversione che alimentò anche il terrorismo omicida delle Brigate Rosse a cui lo Stato non seppe opporsi con l’energia che sarebbe stata necessaria. Già quella sinistra, che oggi per fortuna non esiste più se non in gruppuscoli isolati di fanatici, definiva “fascista” chiunque non appartenesse a quella ideologia, tanto che furono bollati con quel termine anche esponenti del PCI che non condividevano certi metodi. Oggi parlare di sinistra estrema o di “comunisti” in senso proprio sarebbe fuori luogo, perché di certe posizioni filosovietiche ed eversive non se ne vedono quasi più; la sinistra non solo si è imborghesita, ma addirittura ha assunto modi e comportamenti tipici di coloro che un tempo erano i suoi avversari, i “padroni”. Oggi essere di sinistra non vuol dire più stare dalla parte degli operai e dei contadini, classi sociali che non esistono neanche più nel senso che questi termini avevano decenni fa; anzi, attualmente ci sono i “comunisti con il Rolex”, cioè i cosiddetti “radical-chic”, persone che continuano a professare idee di sinistra, a volte persino radicali, ma vivono nel benessere e persino nel lusso. Loro caratteri precipui sono: l’ostentazione di una presunta cultura che apparterrebbe solo a loro mentre tutti gli altri sarebbero ignoranti e disinformati, una visione buonista della realtà per cui si dovrebbero aprire le frontiere a milioni di immigrati senza controllo e la contrapposizione frontale verso chiunque esprima un’idea contraria alle loro. Si tratta per lo più di una violenza verbale, ma che spesso si misura anche in pratica mediante il tentativo di chiudere la bocca agli oppositori con leggi liberticide come quelle di Fiano e di Scalfarotto sulla presunta “omofobia”, norme che reintroducono in Italia il reato di opinione, finora tipico soltanto delle dittature. Particolarmente aspra e subdola è stata, inoltre, la loro campagna diffamatoria contro gli esponenti politici del centro-destra, prima Berlusconi (perseguitato sul piano giudiziario con accuse ridicole come quelle del “processo Ruby”) e poi Salvini, fatto bersaglio dell’odio più disumano e dei più grossolani insulti. Questa sinistra di oggi è per certi versi l’opposto di quella del PCI di Berlinguer, che veramente difendeva le fasce deboli della società, ed anche di quella bombarola degli anni ’70, ma una cosa ha in comune con esse: l’uso ossessivo del marchio infamante di “fascista” contro chiunque si opponga alla loro mentalità ed alla loro visione della realtà.
Ed ecco che ritorna la necessità imprescindibile per l’ideologia marxista, sia pur cambiata rispetto al passato, di avere un “nemico” per poter sopravvivere, per poter reagire nelle discussioni quando non si hanno validi argomenti. E’ successo a chiunque non appartenga alla cerchia dorata dei radical-chic: appena si intavola una discussione e si riesce a dimostrare che le loro idee sull’immigrazione o sulla famiglia sono inaccettabili costoro, anziché ribattere con solidi argomenti, ti danno del “fascista” e con quella parolina magica chiudono il dibattito. E’ un modo per non cedere, per non dover ammettere l’inconsistenza e le contraddizioni della loro ideologia.
Questa è l’unica spiegazione per cui il fascismo è ancora oggi vivo e operante sulla bocca, nella penna e nella tastiera di tante persone. Il regime cui dovrebbe legittimamente riferirsi questa terminologia è finito nel 1945, per cui gridare oggi al “pericolo fascista”, al ritorno di quel regime, è assurdo; anzi, diciamolo pure, è da idioti in malafede, perché attualmente la democrazia italiana è solida e nessuno potrebbe abbatterla. Chi potrebbe avere oggi i mezzi culturali e materiali per restaurare un regime come quello del 1922? Soltanto affermare una cosa del genere dovrebbe far auspicare la riapertura dei manicomi. Se la sinistra nostrana teme davvero che quei pochi ragazzotti di “Casapound” o di “Forza Nuova” che alle elezioni raggiungeranno sì e no lo 0,5% siano un pericolo reale, allora ci fa veramente dubitare di quella intelligenza e di quella cultura che tanto ostentano i radical-chic. Io sono convinto che neanche loro pensano questo; il tenere in vita artificialmente il fascismo, quindi, altro non è che un espediente per perpetuare nel tempo un’ideologia sconfitta dalla storia, che ha cambiato forma e nome tante volte ma che nel profondo resta intollerante e faziosa, e che non ammette altra Verità se non la propria. Questa è, nel nostro Paese, l’unica cosa veramente pericolosa.

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A Verona si è visto il Medioevo?

Molte dichiarazioni e discussioni si sono fatte in questi giorni sul Congresso della famiglia svoltosi a Verona gli ultimi tre giorni di marzo; ed io, sentendo le dichiarazioni di vari esponenti della sinistra radical-chic, dei 5 stelle (disgraziatamente partito di governo!) e persino dell’attuale papa mi sono sentito ribollire il sangue. Si è cercato in tutti i modi di boicottare il Congresso, di ridicolizzarlo, di lanciargli contro le più insultanti e false accuse solo perché queste persone hanno espresso un’idea giusta e sacrosanta, senza toccare i diritti altrui: che cioè la vera ed unica famiglia è quella formata da padre, madre e figli, l’unica che può procreare e definirsi appunto “famiglia” in senso naturale. I giornali di sinistra servi della dittatura strisciante del “politically correct”, cui si sono aggiunti esponenti politici ignoranti e penosi come Di Maio, hanno vomitato contro il Congresso le accuse più vergognosamente false: che chi sostiene la famiglia naturale vuole togliere i diritti alle coppie gay, che vuole costringere le donne a starsene a casa a stirare, che vuol cancellare la legge 194 sulla protezione della maternità e l’interruzione volontaria di gravidanza. Tutte queste accuse sono false e ridicole perché nessuno ha mai detto queste cose al Congresso: certo, che la legge 194 è applicata male ed è stata intesa soltanto come autorizzazione all’aborto mentre poco o nulla si è fatto per proteggere la maternità, è vero. Quanto all’aborto di per sé, nessuno vuole e può abolirlo, perché previsto da una legge corroborata da un referendum popolare; ci deve però essere, perché la Costituzione democratica lo garantisce, la libertà di pensare e di dire che l’aborto è un omicidio, perché la vita è già nata e già batte il cuore del bambino che viene ucciso. Non c’è bisogno della religione per avere questa opinione, perché la presenza della vita nel feto è un fatto oggettivo: perciò io e tanti altri, pur non essendo credenti né tanto meno clericali, condanniamo l’aborto per convinzione morale, che può essere tanto laica quanto religiosa.
La vergogna della sinistra italiana arriva in questi casi al culmine della falsità e della malafede, ed è veramente una brutta situazione che si verifica quando si è costretti ad inventare falsità per sostenere i propri punti di vista. Ma la cosa peggiore è stato il tentativo, se non di impedire, almeno di ridicolizzare e di demonizzare questo Congresso, che in base all’art.21 della Costituzione, che garantisce la libertà di parola e di espressione, aveva tutto il diritto di svolgersi in piena tranquillità. Così non è stato: le lobby gay e radical-chic, sostenute da una parte del Governo (i 5 stelle) che dovrebbe garantire le libertà costituzionali, hanno inscenato una ridicola protesta con una contromanifestazione dove persone vestite in modo ridicolo e con scritte e cartelli blasfemi ed osceni hanno sfilato con una patetica serie di insulti contro chi stava semplicemente manifestando le proprie convinzioni. Da qui si vede la natura che ha ormai assunto la dittatura del pensiero unico, quello che protegge i gay e caldeggia l’invasione incontrollata degli immigrati, il quale tenta con ogni mezzo di chiudere la bocca a chi la pensa diversamente da loro, minacciando addirittura azioni legali (v. i disegni di legge di Fiano contro il presunto “fascismo” e quello di Scalfarotto contro l'”omofobia”) pur di far tacere gli oppositori. Questi erano mezzi usati largamente dai regimi dittatoriali del XX secolo, dal fascismo italiano al nazismo di Hitler al comunismo di Stalin. La differenza è che a quei tempi, per far tacere gli oppositori, si usavano i manganelli, l’olio di ricino, i finti processi ed i gulag della Siberia; oggi, non potendo fare altrettanto per annientare chi si oppone al pensiero unico, i radical-chic della penisola usano i giornali loro asserviti, le notizie false guidate ad arte sul web, la demonizzazione dell’avversario. Sotto questo aspetto è molto curioso l’uso del termine “fascista” con cui bollano, come fosse un marchio di infamia, tutti coloro che si oppongono alle loro idee. Sotto questo profilo mi sento di dire che l’unico comportamento fascista che vedo è quello degli antifascisti, perché la destra non va a disturbare le manifestazioni degli avversari, mentre loro lo fanno; nessuno toglie la parola con la contestazione violenta alla Boldrini o a Saviano, i quali si permettono di insultare tutti i giorni gli avversari, mentre loro lo fanno. Ora mi chiedo: chi sono i “fascisti” in questo clima di caccia alle streghe che costoro hanno scatenato? Chi impedisce ai sostenitori della famiglia naturale o a chi non approva le unioni gay di esprimere liberamente il loro pensiero? Io ho fatto personalmente esperienza dell’intolleranza delle lobby radical-chic quando sono stato sospeso per mesi da Facebook solo perché avevo osato esprimere un’opinione diversa dal pensiero comune.
Ma l’accusa più falsa e ridicola lanciata dai presunti “progressisti” contro il congresso di Verona era quella di “voler riportare il Paese al Medioevo”. Forse costoro, che si credono tanto acculturati, non sanno neppure cosa sia stato il Medioevo, visto che lo prendono a modello di oscurantismo e di arretratezza. Al contrario di quel che credono costoro (e non mi meraviglio dei 5 stelle che sono puri analfabeti, ma certi professoroni della sinistra si dovrebbero vergognare) il Medioevo è stato un periodo colto e creativo, nel quale hanno visto la luce opere immortali e dove San Francesco, Dante e Giotto hanno creato grandissimi capolavori. Il vero oscurantismo, la vera barbarie, la vera caccia alle streghe sono fenomeni di oggi, di questa nostra sciagurata società che vive nell’incultura, nell’intolleranza e nella negazione di quei valori immortali su cui si sono sempre fondate tutte le società civili, per esaltare unioni contro natura e uccidere bambini nel ventre della madre. Ma l’aspetto più repellente di questa situazione è proprio l’atteggiamento dei cattolici, i quali non si sanno opporre a questo stato di cose ed anzi, in un delirio di modernismo ipocrita, lo sostengono pure. Il primo ad abbandonare gli ideali cristiani è proprio chi meno dovrebbe farlo, questo papa che indegnamente porta il nome di Francesco: nel desiderio di rendersi gradito al pensiero comune dei radical-chic ha persino criticato il congresso di Verona con il quale avrebbe dovuto trovarsi, se fosse degno del suo ministerio, in totale sintonia. Purtroppo la decadenza morale dei nostri tempi ha investito anche la chiesa, la quale, per meri interessi personali, è saltata sul carro del vincitore ed esalta persino l’immigrazione clandestina. Pur di sopravvivere, pur di ricevere ancora l’8 per mille e non pagare le tasse dovute allo Stato, il gesuita argentino si sottomette servilmente a coloro che un tempo non molto lontano erano i più agguerriti nemici del Cristianesimo.

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I disastri del buonismo, ovvero il mondo alla rovescia

Il nostro Paese, ormai da quasi mezzo secolo, cioè dal “mitico” ’68 in poi, è profondamente malato di una malattia che ha prodotto danni incalcolabili ma della cui pericolosità ben pochi si sono accorti e che quindi ancor oggi continua a prosperare: il buonismo, la tendenza a trattare in guanti gialli i delinquenti ed in genere tutti coloro che infrangono la legge in qualsiasi modo, tanto da dare l’impressione che le leggi esistano solo per castigare i cittadini onesti, talvolta penalizzati e trattati peggio dei criminali. Gli esempi di questa deleteria mentalità sono svariatissimi e si manifestano in tutti i campi della vita sociale, da quello che mi riguarda più da vicino, cioè la scuola, dove ormai vengono promossi quasi tutti e dove vengono tollerati comportamenti offensivi e persino delittuosi di studenti e genitori, fino a quello più ampio della giustizia, che spesso condanna gli innocenti e premia i criminali. In base alla prassi giudiziaria attuale infatti, per fare un solo esempio, se un ladro entra in una casa privata per rubare e poi, di fronte alla reazione del proprietario o anche senza questa, lo uccide, si prende al massimo sei anni di reclusione che poi, tra indulti, amnistie e buona condotta si riducono a tre o quattro al massimo; così potrà tornare immediatamente a delinquere, sapendo che resterà comunque impunito, o quasi. Se invece il cittadino onesto che viene derubato, rapinato o anche picchiato selvaggiamente, reagisce uccidendo il criminale, ha una serie di denunce, condanne e fastidi che si protraggono per anni, ed è perfino costretto a risarcire economicamente la famiglia del delinquente. Ecco un esempio di giustizia che funziona alla rovescia: la legittima difesa deve essere sempre lecita e mai punita, quando si dimostra che un delinquente è entrato in casa nostra per rubare o assalirci, qualunque ne siano le conseguenze. Se il ladro muore, peggio per lui, se l’è cercata. Nessuna pietà deve esistere per i criminali.
A proposito di criminalità c’è un altro fatto che ha per me dell’incredibile e che giudico grottesco e inaccettabile. I terroristi degli anni ’70, che portavano l’attacco “al cuore dello Stato” come dicevano loro, e che hanno sulla coscienza decine di omicidi, non solo sono stati trattati con riguardo e non hanno mai ricevuto il trattamento che meritavano, ma adesso sono addirittura liberi, tanto da poter tenere conferenze all’università, avere un profilo Facebook e rientrare nella società civile come se nulla avessero fatto. La terrorista delle Brigate Rosse Barbara Balzerani, implicata nel rapimento Moro e colpevole di diversi omicidi, mai pentita degli orrendi crimini che ha commesso, né dissociata, si permette di mandare su Facebook messaggi sovversivi ancora oggi e nessuno interviene per cacciarla o sospenderla da quel network, dal quale sono invece stato sospeso io per trenta giorni solo per aver espresso idee contrarie al “politically correct” che va di moda oggi e di cui parlo in altri post. A me una circostanza del genere sembra propria di un mondo che funziona alla rovescia e che agisce in modo assolutamente contrario ad ogni logica ed ogni giustizia. A mio parere quei terroristi assassini non sarebbero mai, e dico mai, dovuti uscire dal carcere; anzi, avrebbero dovuto ricevere un trattamento consono alle loro azioni, una vita tale da far loro maledire il giorno in cui erano nati, perché chi uccide in nome di una ideologia perversa e si dichiara nemico dello Stato non ha diritto di ricevere alcun trattamento umano né alcuna pietà. Nel mondo antico, in Grecia e a Roma, chi attentava ai poteri dello Stato veniva immediatamente messo a morte, perché distruggere la legalità e le istituzioni dello Stato è molto più grave che compiere atti di criminalità comune. Quanto rimpiango la saggezza degli antichi, in questo ed in tante altre circostanze!
Venendo ora a fatti meno eclatanti ma comunque gravi, vorrei dire due parole sulle cosiddette “baby gang”, gruppi di ragazzini che compiono violenze di ogni genere, a Napoli ma anche in altre città. Qual è l’atteggiamento dei politici, dei sociologi, dei religiosi di fronte a questo fenomeno? Un altro caso di incomprensibile buonismo, una visione distorta che finisce per colpevolizzare gli adulti, i genitori, la scuola, la società in genere che avrebbe “abbandonato” questi ragazzi a se stessi consentendo loro di diventare delinquenti; quindi la colpa di queste azioni viene riversata su tutti meno che sui veri responsabili, che sono invece proprio questi piccoli criminali. Essi agiscono in tal modo proprio perché sanno che in Italia si rimane comunque impuniti, o quasi; e del resto non mi si venga a dire che sono inconsapevoli, perché non ci credo affatto. Conoscono benissimo la gravità di quel che fanno, e la responsabilità penale delle azioni di ciascuno è individuale; perciò non ha senso accusare chi non c’entra nulla per giustificare azioni che sono criminali, punto e basta, come ho visto fare in una trasmissione televisiva domenica scorsa, che si poneva per slogan questa bella frase: “Non esistono ragazzi cattivi”. Non esistono? E allora quelli che rubano, violentano, accoltellano compagni e persone innocenti cosa sono, angeli della bontà? Purtroppo da noi il buonismo arriva a distorcere completamente la realtà, diffondendo un messaggio fazioso che finisce per incentivare e incrementare la criminalità. Nessuno dei partecipanti a quella trasmissione ha mai parlato di sanzioni o di punizioni per questi piccoli criminali, che invece sarebbero l’unico modo per limitare e arginare il fenomeno. Se quelli che vengono sorpresi fossero rinchiusi in appositi luoghi di pena (ad esempio i riformatori, che andrebbero ripristinati) e passassero due o tre anni non a fare villeggiatura ma ad espiare veramente i loro delitti, forse al momento di uscire deciderebbero di mettersi su un’altra strada, per non trovarsi di nuovo a subire il trattamento che meritano. Chi usa la violenza e comprende solo la legge del coltello non può essere portato alla ragione con le preghiere o le omelie, tranne qualche caso isolato; occorre perciò che lo Stato sia forte e sia veramente inflessibile con i criminali, senza mostrare un’indulgenza che costoro non meritano. Il buonismo porta soltanto a peggiorare la situazione, perché chi sa che la farà franca e se la caverà con poco continua a delinquere, perché per certe persone è sempre meglio affrontare un piccolo rischio piuttosto che dover lavorare e vivere onestamente. Ma da noi, purtroppo, due ideologie apparentemente diverse ma convergenti in tanti aspetti si sono unite nel nome del buonismo, e da questo accoppiamento perverso è uscita fuori la situazione che viviamo: l’ideologia sessantottina, che ancor oggi a distanza di mezzo secolo continua a fare danni, e quella cattolica, che da noi è più forte che in qualsiasi altra parte del mondo, tanto da insinuarsi nei meandri delle istituzioni statali, dell’informazione, della televisione ecc. E così sono i cittadini onesti a rischiare i rigori della legge, mentre i criminali sguazzano in questo marasma sociale che garantisce loro la quasi totale impunità, ed è per questo che tanti stranieri vengono in Italia a delinquere, perché nei loro paesi di origine farebbero certamente una brutta fine. Finché ci saranno politici, sociologi e preti che daranno la colpa alla società ed alla scuola e giustificheranno i delinquenti credo che ben poco potrà cambiare. Quindi, se ci entra un rapinatore in casa, sarà meglio che gli diciamo “Prego, si accomodi, vuole un caffè?” per evitare non solo la violenza sua, ma anche quella della legge e dei suoi “tutori”.

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