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La vita curiosa di un blog

Questo mio blog è stato aperto nel febbraio del 2012, e sono quindi sette anni che sopravvive, malgrado tutto, mentre altri consimili hanno chiuso da tempo. Ciò si deve soprattutto alla mia pervicacia di comunicatore via internet, perché in situazioni simili altre persone si sarebbero arrese da tempo. In questi sette anni questo mio spazio web, che ha la pretesa di essere un blog culturale, ha avuto esiti diversi da quelli che mi aspettavo e che speravo: non ha contribuito, se non pochissimo, a farmi conoscere come studioso del mondo classico e della letteratura italiana, né tanto meno come opinionista; non mi ha procurato agganci con organi di informazioni e case editrici, a cui ho offerto spesso la mia collaborazione senza esito, pur rivelandomi capace – come molti hanno notato – di scrivere in modo alquanto corretto ed incisivo; ed infine, cosa ancor più deludente sotto un altro punto di vista, non mi ha dato neanche la possibilità di instaurate scambi di opinioni e confronti di idee, in quanto i commenti – che pure ho lasciato liberi e aperti a chiunque volesse intervenire – sono stati sempre pochi, anzi pochissimi. Ho avuto modo di notare che altri blog tenuti da persone di media e scarsa cultura, spazi web che parlano di hobbies, di moda, di storielle amorose ed erotiche più o meno frutto di fantasia hanno un numero di interventi e di commenti largamente superiore a quello che può avere un blog che possa chiamarsi culturale. La cosa di per sé è triste, ma non tanto per me perché mi riguarda direttamente, quanto perché conduce ad una poco felice conclusione: che cioè nel nostro Paese la cultura è considerata ormai come un noioso passatempo da “sfigati” (per usare il linguaggio corrente), si vive bene (anzi meglio) anche senza di essa e che l’ignoranza e quello che è ancor peggiore, ossia la mancanza di curiosità culturale, la fanno da padrone in una società che definire “barbara” è un’offesa verso coloro che erano considerati i veri barbari che occuparono l’Europa occidentale nei secoli IV-VI dell’era cristiana.
Nessuna meraviglia, quindi, se le visite al mio blog sono andate progressivamente diminuendo negli ultimi anni: dopo un progresso nei contatti giornalieri verificatosi dal 2012 al 2017 (forse l’anno migliore) l’interesse dei lettori è poi sensibilmente diminuito e si è passati dalle 250 visite al giorno di media alle attuali 140-150 al massimo. Anche questo si inserisce nel clima culturale di cui parlavo prima, senonché, in questi ultimi mesi, si è verificato un fenomeno singolare, che mi preme di riferire perché pare in parziale contraddizione con quanto affermato sopra. A fronte della netta diminuzione della popolarità del blog, sono però aumentate le letture riguardanti alcuni articoli di argomento letterario, che qui cito indicando il mese di pubblicazione affinché il lettore, se vuole,possa ritrovarli e rileggerli andando sulla finestra di ricerca o su quella “Archivi” poste in alto sulla colonna a destra della pagine:

– Le donne al Parlamento (gennaio 2013)
– Il mito dell’età dell’oro (marzo 2013)
– Le notti bianche (agosto 2013)
– Giovanni Pascoli e i poeti latini (novembre 2013)
– Il IV libro dell’Eneide: storia di una donna “in carriera” (gennaio 2015)
– La democrazia da Euripide ai giorni nostri (luglio 2015)
– Oliver Twist, un romanzo figlio del suo tempo (agosto 2015)
– L’uomo nella fodera (su un racconto di Anton Cechov, novembre 2015)
– La depressione di Jacopo Ortis (luglio 2016)
– Rileggendo qualcosa del Manzoni (novembre 2016)
– Dante e le donne: l’arte della psicologia (dicembre 2016)
– Visita a casa Leopardi (gennaio 2017)
– Gabriele d’Annunzio, l’intellettuale indefinibile (aprile 2017)
– Catullo, poeta degli anni 2000 (novembre 2017)
– Qualche osservazione su Pindaro e le odi di Orazio (dicembre 2017)
– Terenzio e il suo modello di educazione (marzo 2018)
– La metafora in Dante, veicolo di un’arte sublime (luglio 2018)
– Controcorrente (sul romanzo di Huysmans, agosto 2018)
– Una nuova edizione di Catullo (gennaio 2019)
Questi post letterari, ed altri di argomento culturale, sono stati visitati negli ultimi tempi con una certa continuità, come se qualcuno avesse uno specifico interesse per questi argomenti; in particolare hanno avuto molte visite quelli su Dante e quello su Terenzio ed il suo modello di educazione, che tratta il tema sempre attuale del rapporto generazionale e contiene anche dei raffronti tra il modo di affrontare il problema nell’antica Roma e quello della società attuale. L’aspetto insolito e un po’ sconcertante del fenomeno, a mio avviso, non è tanto la “fortuna” (chiamiamola così) di questi post culturali, quanto che i visitatori non abbiano sentito mai – e dico mai – la necessità di apporre un commento a quanto letto, di chiedere una spiegazione o un approfondimento, di esprimere la loro opinione. I visitatori si limitano a leggere, senza intervenire; preferiscono rimanere nell’ombra, non avviare alcuna discussione né analizzare ulteriormente l’argomento con l’autore del post che, se ha parlato di quegli scrittori, vuol dire che ne ha fatto esperienza e che in certo qual modo li conosce e desidera perciò confrontarsi con i suoi lettori. Questo non avviene, e perciò i misteri legati a questo mio blog sono diversi, sono domande che non hanno risposta. Perché le visite in generale sono così diminuite negli ultimi due anni? Perché, in controtendenza con la perdita di prestigio della cultura di questi nostri tempi, sono proprio i post culturali che, pur nella generale decadenza, ricevono più visite? E se chi legge questi post letterari ha interesse per queste tematiche, perché non commenta e non contribuisce allo sviluppo di uno scambio di idee? Io non so dare risposte precise a questi interrogativi, ma solo fare congetture; tuttavia sta di fatto che tenere un blog in queste condizioni non è molto gratificante e credo quindi che questo mio tentativo di comunicazione sul web, non avendo raggiunto nessuno dei suoi obiettivi, sia sul punto di terminare, senza che nessuno se ne rammarichi più di tanto. Però una cosa da questa esperienza l’ho imparata di sicuro: la cultura, tranne pochissime eccezioni, non è un buon mezzo per uscire dall’anonimato.

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Articoli culturali sul blog

I vari post che vengono pubblicati su un blog rischiano con il tempo di essere dimenticati, soprattutto se sono vecchi di qualche anno; ben pochi lettori, infatti, vanno a riguardare articoli usciti molto tempo prima, ma tendono invece a leggere solo gli ultimi o comunque quelli che restano visibili nella pagina. E’ vero che esiste lo strumento detto “Archivi” sulla colonna di destra, ma il suo utilizzo è complesso perché con esso si risale sì ai mesi ed agli anni passati, ma senza riferimenti precisi al tipo di argomenti che sono stati postati e senza alcun ordine tematico. Per ritrovare tematiche di suo interesse, dunque, il lettore dovrebbe riguardare tutti i mesi indietro uno per uno, ed in ogni mese visionare i titoli di tutti i post, il che diventa un lavoro lungo e piuttosto noioso. Per questo ho pensato di elencare ogni tanto tutti i post che ho pubblicato su di una determinata tematica, in modo che chi fosse interessato può andare a colpo sicuro, mediante l’Archivio, al mese ed all’anno dove quello che gli interessa è stato pubblicato. In questo post elenco quindi tutti gli articoli di ordine letterario, cioè gli autori dei quali mi sono occupato per recensire la loro opera oppure, semplicemente, per esprimere il mio giudizio nei loro confronti. Premetto che si tratta sempre di autori classici, antichi e moderni ma sempre classici; io non riconosco infatti agli scribacchini di oggi la qualifica di “scrittori” o di “poeti”, che appartiene invece a chi veramente, nei secoli passati, ha dato prova di possedere quel grande talento artistico che purtroppo adesso non esiste più. Oggi l’arte letteraria è morta definitivamente, e pertanto, se vogliamo godere dell’emozione e dell’arricchimento culturale che la lettura può darci, dobbiamo necessariamente rivolgerci agli autori del passato, vissuti non oltre il periodo coincidente, più o meno, con la seconda guerra mondiale.
Questi, quindi, gli autori di cui mi sono occupato, in ordine di apparizione del post a loro dedicato. Chi fosse interessato a leggerli, può cliccare sul link “Archivi” della colonna di destra e andare all’anno ed al mese corrispondente.

– Le notti bianche (su Dostoevskij) – Agosto 2013
– Giovanni Pascoli e i poeti latini – Novembre 2013
– Come si può rovinare un’opera d’arte (sulla “Traviata” di Verdi) – Dicembre 2013
– La mia malinconia è tanta e tale (sulla depressione in letteratura) – Giugno 2014
– Il IV libro dell'”Eneide”: storia di una donna in carriera – Gennaio 2015
– La democrazia da Euripide ai nostri giorni – Luglio 2015
– Oliver Twist, un romanzo figlio del suo tempo – Agosto 2015
– L’uomo nella fodera (su un racconto di Cechov) – Novembre 2015
– La depressione di Jacopo Ortis – Luglio 2016
– Rileggendo qualcosa del Manzoni – Novembre 2016
– Dante e le donne: l’arte della psicologia – Dicembre 2016
– Visita a casa Leopardi – Gennaio 2017
– Impressioni di lettura (su vari autori) – Marzo 2017
– Gabriele D’Annunzio, l’intellettuale indefinibile – Aprile 2017
– Catullo, poeta degli anni 2000 – Novembre 2017
– Qualche osservazione su Pindaro e sulle “Odi” di Orazio – Dicembre 2017
– Aristofane e i 5 stelle – Marzo 2018
– Terenzio e il suo modello di educazione – Marzo 2018

Credo di aver fatto cosa utile per chi conservasse ancora interesse per la letteratura antica e moderna e soprattutto per i classici, cioè quegli scrittori che non hanno mai finito di dire ciò che hanno da dire. Nei post sopra ricordati io mi sono limitato a esprimere mie opinioni e personali impressioni, senza pretendere di scoprire cose nuove, né che i miei scritti abbiano valore di saggi o di pubblicazioni scientifiche. Ho voluto solo dare qualche spunto di lettura e di riflessione, scrivendo man mano ciò che mi veniva in mente leggendo questi autori o trattandoli durante lo svolgimento dei normali programmi scolastici. Se qualche lettore, esaminando i miei articoli di argomento letterario, vorrà mandarmi dei commenti o delle critiche, positive o negative che siano, gliene sarò per sempre grato.

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Quali letture per le vacanze?

L’estate è forse la stagione in cui le persone leggono di più, almeno quelle che sono abituate a farlo; negli altri periodi dell’anno, infatti, tutti noi siamo oberati dagli impegni di lavoro, e quindi resta poco tempo per le letture piacevoli, quelle di svago, diciamo. Noi docenti non smettiamo mai di leggere e di aggiornarci perché ciò è richiesto dalla nostra professione; ma d’estate possiamo anche uscire fuori dai testi che ci accompagnano di solito e dedicarci ad libri e autori non direttamente legati ai nostri programmi. Questa affermazione non vale per il sottoscritto, perché durante il prossimo anno scolastico insegnerò italiano in una quinta, classe da condurre all’esame, e quindi ciò che mi aspetta nel periodo estivo sono i grandi autori dell’800 e del ‘900 che saranno oggetto del mio prossimo lavoro: Foscolo, Manzoni, Leopardi, Verga, Pirandello, Svevo, Montale, Saba, Pasolini ecc. C’è tanto materiale da soffocare, per il quale ci vorrebbero non una ma dieci estati. Sono autori che ovviamente già conosco, ma che debbo approfondire in quanto da molti anni ho lasciato l’insegnamento dell’italiano per quello del latino e del greco nel triennio del liceo Classico; poi, avendo chiesto e ottenuto questo insegnamento in una terza, dovevo pur sapere che questi ragazzi sarebbero arrivati in quinta; quindi era tutto previsto, anche che la mia estate di quest’anno fosse occupata in maniera totale.
Escluso quindi il sottoscritto, quali autori e quali libri mi sento di consigliare alle persone di cultura, che non vogliono limitarsi a sfogliare giornali o romanzetti da quattro soldi (quelli che vengono scritti oggi) che dell’arte non hanno nemmeno l’odore? Occorre tener conto che concentrarsi nella lettura sotto l’ombrellone è difficile, perché in spiaggia ci sono tanti rumori fastidiosi che ci disturbano continuamente: la musica fracassona dello stabilimento balneare, i seccatori che ti vengono a chiedere di comprare qualcosa, i sempliciotti che giocano a racchettoni o a pallone sul bagnasciuga e ti tirano la palla addosso, i cani che abbaiano, le vicine d’ombrellone che cinguettano maldicenze sui mariti o sulle nuore e tante altre cose. Consiglio perciò di dedicarsi alla lettura in luoghi diversi dalla spiaggia: chi va in montagna può sedersi su una panchina al fresco e aprire lì il libro, ad esempio, oppure ci si può recare in un giardino pubblico o una pineta, o anche sul balcone di casa, basta che non ci siano troppi rumori molesti. Dico ciò perché quando si legge un libro bisogna andare lentamente, assaporare ogni pagina, rileggere più volte ciò che ci è piaciuto o ciò che non si è compreso bene, esaminare sì il contenuto ma anche la lingua e lo stile dell’autore, poiché anche gli elementi formali fanno parte del valore letterario di un’opera.
Detto questo, è chiara la mia preferenza per gli scrittori classici, termine con cui ovviamente non mi riferisco solo agli antichi, ma anche ai moderni, anzi soprattutto a questi, giacché non posso pretendere che chi non ha fatto studi classici si entusiasmi di fronte a Omero, Virgilio, Tucidide o Tacito. Forse leggerà anche questi, ma sarà portato maggiormente agli autori degli ultimi secoli. Per me va benissimo, purché siano classici, quegli autori cioè che, secondo una celebre definizione, non finiscono mai di dire ciò che hanno da dire. Personalmente, oltre alla letteratura italiana che viene sempre al primo posto, ho una spiccata predilezione per gli scrittori russi, che raccomando a chiunque voglia conoscere qualcosa di profondo e grandioso, che faccia riflettere sui grandi problemi del mondo e della vita umana: tra di essi consiglio prima di tutto Dostoevskij, forse il maggiore di tutti, e poi Tolstoi, Puskin, Gogol e Cechov. Anche su questo blog ho avuto occasione di recensire, con grande piacere e ammirazione, Le notti bianche di Dostoevskij e L’uomo nella fodera di Cechov, un racconto attualissimo che riflette la mentalità di tante persone del nostro tempo e che narra – guarda caso – la storia personale di un professore di greco. Molto belli sono anche i romanzi francesi dell’800, da Hugo a Flaubert, da Stendhal a Maupassant fino al Camus della Peste; lo stesso dicasi per gli inglesi e americani, sebbene siano un po’ più distanti dalla nostra mentalità “mediterranea”: io ho letto con grande interesse i romanzi gotici inglesi per il fascino dell’horror e del soprannaturale, dal Frankenstein di Mary Shelley a Edgar Allan Poe, allo stupendo Dracula di Bram Stoker. Questa per il gotico è una preferenza mia personale, ma altri grandi scrittori anglosassoni sono capaci di suscitare grandi emozioni: cito ad esempio i romanzi di Dickens (qui sul blog ho recensito Oliver Twist), quelli di Stevenson (non si può non conoscere Lo strano caso del dottor Jekyll e Mister Hide!) e, per quanto riguarda l’America, Hawthorne (in particolare La lettera scarlatta, prima importante denuncia contro i pregiudizi popolari) ed Hemingway.
Questa ovviamente è una semplificazione estrema, perché gli scrittori ed i poeti sono migliaia, di tutte le letterature, ed è naturale che ciascuno scelga ciò che più gli piace. L’importante, secondo me, è che non si perda mai l’abitudine a leggere, dato che, come recitava uno slogan in voga qualche anno fa, leggere allunga la vita. Più che allungarla, a mio parere, la rende migliore, perché il nostro cervello – come ogni altra parte di noi – ha bisogno di restare in attività, essere esercitato in ogni momento per poter durare più a lungo e nelle migliori condizioni. E’ però fondamentale che ciò che si legge non ci lasci indifferenti, ma cambi qualcosa nel nostro animo, come diceva l’anonimo autore antico del trattato Del sublime; ma perché ciò avvenga è necessario, a mio parere, che gli scrittori scelti siano classici, autori cioè di opere immortali; da questo novero escludo totalmente gli scribacchini di oggi, che pubblicano libri osceni e dalla sintassi claudicante, scritti in cui una maestra elementare troverebbe molti errori da segnare con la penna rossa. Non voglio fare nomi, perché dovrei farli di tutti quelli che oggi riescono, magari con conoscenze o altri mezzi discutibili, a vedere pubblicate le nefandezze che scrivono. Ed un’ultima cosa mi sento di consigliare: che la lettura avvenga con il libro cartaceo, infinitamente più bello e più utile di quelli sui supporti elettronici, che dipendono dalla carica della batteria e rovinano la vista del lettore. Un libro di carta è un tesoro di cultura che resta sempre in una casa; un hard disk si può invece rompere e allora si perde tutto. La tecnologia è utile in certi casi, ma in altri è meglio tornare alla tradizione, più genuina e di gran lunga più affascinante.

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