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I “social” veicolo di inciviltà

Nel post precedente ho parlato della maleducazione così diffusa oggi in ogni ambito della vita sociale. Adesso invece vorrei soffermarmi su un’abitudine che si è diffusa rapidamente con l’affermarsi dei “social network” come Facebook, e che è qualcosa di più della cafoneria e della maleducazione: è vera e propria inciviltà, diretta manifestazione di quella violenza che ciascuno di noi porta dentro di sé e che scatena senza freno allorché crede, stando dietro a una tastiera, di essere protetto dall’anonimato. Per rendersene conto basta essere iscritti a Facebook e osservare (anche senza parteciparvi direttamente) una discussione su qualunque argomento: qui il dissenso e la diversità di opinione non si esprimono, se non raramente, in modo pacato e tollerante, ma con rabbia, violenza, insulti gratuiti della peggiore specie, espressi fra l’altro senza conoscere affatto l’interlocutore ma giudicandolo sommariamente dalle poche parole scritte sul social, talvolta anche male interpretate. Basta esprimere una qualunque opinione per essere sommersi da insulti, volgarità, minacce e quant’altro, il che indica certamente che l’intolleranza, la violenza e l’inciviltà dei nostri connazionali è molto maggiore di quanto si potrebbe credere. E’ una situazione disgustosa, che provoca molta tristezza e fa venire voglia di togliere la propria iscrizione ai social, visto che ormai sono diventati un’arena da gladiatori senza esclusione di colpi e senza alcun controllo da parte delle Autorità. Questi vigliacchi che insultano gratuitamente gli altri sui social commettono veri e propri reati, quelli di ingiurie e di diffamazione, aggravate dall’uso del mezzo stampa (perché tale è appunto la rete internet). Molti di loro non si rendono nemmeno conto della gravità del loro comportamento; altri invece, pur sapendolo, continuano indisturbati perché credono di non poter essere scoperti. In realtà non è così, la Polizia Postale può benissimo identificare il computer o altro strumento elettronico da cui le frasi incriminate sono partire, ma in pratica non lo fa, sia perché di indagini di questo tipo dovrebbe svolgerne a migliaia, sia perché per perseguire questi reati occorre una denuncia della parte lesa, e quasi nessuno si prende la briga di mettersi nelle pastoie giudiziarie solo per rivalersi su qualche idiota che si diverte ad insultare gratuitamente gli altri.
Purtroppo questa è la situazione, la violenza verbale dei “leoni da tastiera” prosegue indisturbata e neanche i moderatori dei vari social fanno nulla per eliminarla. Ne restano colpiti anche personaggi politici di primo piano: di recente la presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, ha annunciato di voler denunciare chi la insulta sui social, e a mio giudizio ha tutto il diritto di farlo, perché il dissenso che questa persona ha provocato con le sue esternazioni, pur essendo legittimo, si deve esprimere civilmente e non con insulti volgari e irripetibili che solo degli stupidi vigliacchi possono concepire. Lo dico con piena convinzione perché, pur essendo fermamente contrario alle posizioni assunte dalla Boldrini sulle donne, sugli immigrati ecc., non mi permetterei mai d’insultarla; e non solo perché è la terza carica dello Stato, ma anche perché è una persona e una donna, e come tale va rispettata come chiunque altro. L’insulto, la volgarità, la diffamazione dell’avversario dimostrano soltanto l’inciviltà e la stupidità di chi li usa, ricadono addosso a loro come un boomerang.
Quel che dispiace più di tutto è il dover constatare che nel nostro Paese vi è un gran numero di trogloditi e di incivili che, nella loro ignoranza, non sanno argomentare nulla e ricorrono all’insulto perché non hanno null’altro da dire per controbattere il pensiero altrui. E’ successo anche a me di essere insultato su Facebook per certe mie posizioni espresse in modo deciso ma pacato, senza offendere nessuno. Poiché mi sono azzardato a dire che questa invasione di immigrati deve essere arginata perché l’Italia ha già molti problemi e non può accollarsi il mantenimento di centinaia di migliaia di stranieri, sono stato attaccato in modo meschino e volgare da certi “buonisti” che, evidentemente, sono così generosi verso gli immigrati quanto egoisti e intolleranti verso i propri connazionali che non la pensano come loro. Tra gli insulti che mi sono stati rivolti ne spiccano in particolare due: “razzista” e “fascista”. Al proposito vorrei dimostrare come l’ignoranza e la pochezza mentale di queste persone le induce ad usare questi termini senza neanche conoscere il loro vero significato. La parola “razzista” designa propriamente colui che, pregiudizialmente, ritiene che la propria razza o ceppo etnico sia superiore alle altre, come avveniva, ad esempio, nella Germania di Hitler; ma chi si oppone a questa incontrollata invasione di immigrati non lo fa per questo motivo, cioè perché pensa che la propria razza sia superiore a quella degli africani o dei siriani che arrivano sui barconi, ma perché sa che il nostro Paese ha già molti problemi economici, che tanti italiani vivono sotto la soglia di povertà o con pensioni da fame, e pensa che sia giusto provvedere prima a loro che agli stranieri, come fanno tutti gli altri paesi civili; altrimenti dovremmo pensare che la Svizzera, l’Austria, la Francia ecc. siano in toto nazioni razziste, il che francamente non mi sembra sostenibile. Anche il secondo aggettivo, quello di “fascista”, gettato come un marchio infamante contro chi si oppone al pensiero comune, è impiegato in modo del tutto improprio. Se infatti con questo termine si vuole indicare un sostenitore del regime fondato da Benito Mussolini al potere in Italia dal 1922 al 1943, si commette una vera e propria idiozia, perché quel regime è finito più di 70 anni fa e appartiene ormai alla storia passata: quindi dare del “fascista” a qualcuno è assurdo, come sarebbe assurdo dire a qualcuno che è carbonaro, giacobino o lanzichenecco. Se invece si usa la parola “fascista” in senso lato, come sinonimo di “intollerante, violento, prevaricatore”, allora i veri fascisti sono proprio loro, quelli che insultano gli altri perché non condividono le loro idee. Non c’è nulla di più fascista dell’atteggiamento di colui che, sotto la maschera del buonista, dell’accogliente, dell’altruista, infama gli altri e vuol impedire loro di esprimere le proprie idee. Purtroppo questo atteggiamento prevaricatore non è diffuso solo nei social, dove ogni ignorante e troglodita qualsiasi può scrivere, ma ha esempi anche dall’alto, da quella politica che sostiene provvedimenti volti a conculcare la libertà di opinione. Se l’esempio è questo, non possiamo condannare più di tanto i “leoni da tastiera”, ma solo compatirli per la loro imbecillità.

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Nuovi barbari in Parlamento

Tutti noi, purtroppo, abbiamo visto in tv le vergognose scene svoltesi alla Camera dei deputati, dove la gazzarra scatenata dai deputati del “Movimento cinque stelle” ha fatto il giro del mondo e ha mostrato a tutti il livello di maleducazione, di volgarità e di barbarie vera e propria a cui i politici nostrani sono arrivati. Attila, al confronto, era un agnellino! L’esempio che viene dato ai cittadini, ed in particolare ai giovani che noi nella scuola stiamo faticosamente cercando di educare alla legalità ed alla tolleranza, è sotto gli occhi di tutti. In un paese civile, dove le leggi vengono rispettate, tutti coloro che si comportano così all’interno di un’istituzione, appartengano alla maggioranza o all’opposizione, sarebbero già stati sbattuti fuori dal Parlamento e inquisiti per i reati che hanno commesso. Si è perfino arrivati al vilipendio alle istituzioni, quando un deputato del M5S si è permesso perfino di dare del “boia” al Presidente della Repubblica. Come si possono tollerare simili comportamenti? Non c’è nessuno che reagisca, che faccia presente che in Italia c’è troppo garantismo, troppa impunità per chi commette reati di questo tipo? Tale è infatti l’agire di chi offende e diffama le istituzioni, a prescindere da chi le rappresenta. Per il suo passato comunista Napolitano non è simpatico neanche a me, e personalmente non l’avrei scelto per quell’incarico; ma una volta che è stato eletto, è dovere sacro di ogni cittadino rispettarlo per il ruolo che ricopre.
La verità è che Grillo ed i suoi si stanno accorgendo che chi li ha votati sta cambiando idea, perché tutti si sono resi conto che da un anno costoro stanno lì senza fare assolutamente nulla, ma sono capaci solo di urlare, insultare e dire di no sempre e comunque. La politica, ovunque nel mondo, è collaborazione, alleanza, compromesso con altri dalle diverse idee; costoro invece continuano a evitare il confronto con tutti, non collaborano con nessuno, rendendo totalmente inutili i voti di quei milioni di persone che hanno dato loro fiducia. L’urlo, l’insulto e il turpiloquio, oltre ad essere vergognosi di per sé, non cambiano nulla e finiscono per ritorcersi contro chi li usa, rendendo vani anche quegli argomenti che potrebbero essere condivisibili. Se conoscessero la storia, i cinque stelle saprebbero che solo con il dialogo pacato e civile si può ottenere di essere ascoltati; l’antipolitica, l’anarchia, la protesta fine a se stessa non hanno mai prodotto nulla di buono.

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