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Un ottimo libro in difesa del latino

Prima di parlare dell’argomento di questo post vorrei fare una riflessione di tipo editoriale. Un tempo la recensione di un libro (ossia la sua presentazione, con indicazione dei pregi e dei difetti) veniva pubblicata su riviste specializzate, le quali impiegavano molto tempo per accoglierla e poi stamparla. In particolare, ai direttori delle riviste scientifiche dedicate alle letterature classiche occorrevano dai tre ai sei mesi, in media, per decidere se accettarla o no; poi c’era da aspettare i tempi editoriali che talvolta, specie se il numero in uscita e quello successivo erano già al completo, si prolungavano moltissimo. Per farla breve, da quando la recensione veniva scritta a quando compariva sulla rivista potevano passare anche due anni o più. E poi quante persone la leggevano? Poche, pochissime direi, solo gli specialisti interessati a quel tipo di pubblicazione. Oggi invece, con l’avvento di internet, chiunque abbia un blog può decidere autonomamente di pubblicare una recensione, la scrive e la mette a disposizione in poche ore e forse, anzi quasi certamente, ha più lettori di quelli che avrebbe se il suo scritto restasse sulla carta in una rivista specializzata. Ecco dunque uno dei lati positivi delle nuove tecnologie, che sotto questo profilo non posso fare a meno di apprezzare.
Fatta questa osservazione estemporanea, veniamo al dunque. Ho da poco finito di leggere un nuovo libro che, pur avendo carattere divulgativo, si occupa nello specifico di un argomento che sta molto a cuore a tutti noi classicisti e docenti di materie umanistiche. L’autore è Nicola Gardini, studioso italiano nato nel 1965 e attualmente docente di Letteratura italiana e comparata all’Università di Oxford, ed il libro si intitola Viva il Latino. Storie e bellezza di una lingua inutile, uscito presso l’editore Garzanti nel maggio 2016 e già più volte ristampato. Confesso che prima di leggerlo conoscevo l’autore soltanto di nome, mentre poi ho scoperto che ha al suo attivo molte altre pubblicazioni di grande spessore; ma ciò che più me lo rende congeniale è il fatto ch’egli ha smascherato senza mezzi termini il marcio che ammorba l’Università italiana, dove i “baroni” cinici e arroganti continuano a fare il bello ed il cattivo tempo ed a pretendere l’ignobile servilismo dei portaborse, a cui l’Autore non si è voluto sottomettere ed è emigrato in Inghilterra per vedere finalmente riconosciuto, senza nepotismi e favoritismi, il proprio valore di studioso. Facendo salve le dovute differenze, quello di cui si lamenta Gardini è successo anche al sottoscritto, molti anni fa, quando si è visto escluso dall’Università proprio per non volersi adattare al sistema mafioso che è purtroppo ancora vivo e operante. Io però non ebbi l’ardire o la forza di volontà di emigrare, perché ero troppo attaccato al mio Paese; preferii entrare nella scuola, dove sono sempre rimasto con grande soddisfazione e pieno appagamento, continuando in modo autonomo l’attività scientifica che avevo iniziato da giovanissimo.
Entriamo finalmente in medias res. Il libro di Gardini si inserisce in quel dibattito attuale sull'”utilità” delle lingue classiche, o per meglio dire sulla legittimità della loro presenza nella scuola e nella cultura italiana. Sotto questo profilo può assomigliare ad altri volumi usciti sul tema come quello, celebre e molto fortunato nelle vendite, della studiosa italiana Andrea Marcolongo, che si occupa del greco e sul quale a suo tempo composi un post su questo blog (il 9 novembre 2016, rintracciabile dagli Archivi sulla colonna di destra oppure da “Cerca”, scrivendo il nome dell’Autrice). Diciamo che l’argomento è di attualità, non solo perché sono usciti questi libri che rivalutano meritoriamente gli studi classici, ma perché il dibattito è vivo anche sui social come Facebook (dove vi sono vari gruppi di discussione), sui giornali e su molti siti web, in cui le sorti del latino e del greco sono giustamente analizzate in parallelo con l’andamento nazionale delle iscrizioni al Liceo Classico, che da quest’anno finalmente – forse anche per merito del dibattito di cui dicevo – sembrano finalmente in ripresa.
Il libro di Gardini, pur proponendosi lo stesso fine di quello della Marcolongo, ha un’impostazione diversa e secondo me più efficace: mentre infatti la studiosa insiste di più sugli aspetti formali della lingua greca (il valore del medio, ad esempio, o quello dell’ottativo, oppure l’aspetto del verbo), rivelandone le peculiarità e mettendo in evidenza gli aspetti psicologici e sociali che tali fenomeni rappresentano, Gardini effettua sul mondo latino un’indagine eminentemente letteraria, facendo comprendere come gli scrittori romani siano stati veramente i padri del nostro tempo e come la loro sensibilità di fronte alla realtà circostante sia stata di una straordinaria qualità e spessore. Analizzando gli scritti dei principali poeti e scrittori della classicità romana, l’Autore ne coglie l’essenza e soprattutto l’eredità formale e sostanziale che hanno lasciato nelle letterature ed in generale nella cultura del mondo moderno. Sotto questo profilo, per me che ho sempre studiato e approfondito più gli aspetti letterari che quelli linguistici delle civiltà classiche, l’analisi di Gardini appare particolarmente illuminante e capace di avvicinare al mondo antico anche coloro che finora non ne sono mai stati attratti. Sono queste persone, soprattutto, che dovrebbero leggere il libro, più di coloro che da sempre sono convinti dell'”utilità” degli studi classici. E’ però un termine, questo, da collocare tra virgolette, perché il concetto di “utile” è profondamente frainteso in questa nostra società. Su questo ci sarebbe da svolgere un discorso piuttosto lungo, e quindi in questa sede preferisco soprassedere.
Riporto qualche esempio, tratto da questo libro, che mi è sembrato particolarmente suggestivo. Nel cap.8 l’Autore parla della prosa di Cesare, soffermandosi soprattutto su alcune sue pagine di ingegneria, quelle in cui descrive la costruzione, pezzo per pezzo, del ponte sul Reno, il grande fiume che separa la Gallia (l’attuale Francia) dalla Germania: qui egli rileva, con grande acume, che questa descrizione “mette in scena simbolicamente il lavoro stesso della lingua”, che è anch’essa assemblaggio di elementi diversi (ciò che chiamiamo sintassi) in vista di una certa funzione, e quindi la costruzione del ponte è in pratica una metafora della lingua stessa. Molto interessante è anche il cap. 11, dove i procedimenti compositivi adottati da Virgilio nell’Eneide ci rivelano appieno qual era il concetto romano dell’originalità, che non consisteva, secondo il pregiudizio romantico, nel non assomigliare a nessuno, ma nell’aggiungere o togliere qualcosa da ciò che era già stato scritto da altri (Ennio, Lucrezio, Catullo); ed è proprio questo “qualcosa” che ci dà la misura della grandezza artistica del poeta mantovano, in cui “la ripresa sistematica di espressioni, vocaboli o ritmi avviene perché certe espressioni, vocaboli e ritmi appaiono eccellenti, perfetti, perfino assoluti, e dunque possono significare, anche fuori dal contesto che li ha prodotti, qualunque nuovo significato possano assumere.”

Gardini ci regala ottime osservazioni anche nei confronti di altri autori (Seneca, Orazio, Sant’Agostino ecc.) che non posso però qui riprodurre per non allungare indefinitamente l’articolo, un semplice post di un blog. Dirò soltanto che il filo conduttore che informa di sé i 22 capitoli del libro è l’importante tema della memoria, cioè tutto quel che concerne le riprese dirette, le allusioni, le corrispondenze ideali tra un poeta o uno scrittore ed i suoi predecessori. E’ un argomento questo che, analizzato per la prima volta nel mondo classico dal grande filologo Giorgio Pasquali, ha ricevuto in seguito una messe di buoni studi ma che ancora, per la sua vastità, deve essere esplorato a fondo.
Dobbiamo essere grati, in questo sciagurato periodo storico in cui la cultura diviene sempre più la Cenerentola della società, a studiosi come la Marcolongo, Gardini ed altri che si sono prodigati nella difesa delle discipline umanistiche e del latino e del greco in particolare. Forse proprio per loro merito qualcosa nella coscienza civile comincia a risvegliarsi, qualcuno comincia a comprendere che l’inglese e l’informatica non debbono essere gli unici idoli da adorare, ma che occorre invece un pieno recupero di quella tradizione umanistica che ha fatto del nostro Paese, per molti secoli, il faro culturale del mondo intero.

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Raggiunto il traguardo delle 100.000 visite al blog!

In questi giorni ho finalmente raggiunto un obiettivo che mi proponevo da molto tempo, quello di superare il target delle 100.000 visite a questo blog, la cui fondazione risale al febbraio 2012. Un simile risultato può sembrare scontato e di poco valore in confronto a quello dei blog di personaggi noti ed illustri, che annoverano milioni di visite; ma per me, oscuro docente di liceo e per giunta di provincia, che non è mai pervenuto alla notorietà che avrebbe desiderato, si tratta di un traguardo importante, perché dimostra che le tematiche riguardanti la scuola e l’istruzione interessano a molte persone e costituiscono un argomento di riflessione di un certo rilievo.
In effetti è vero che circa l’80% dei 180 post che ho pubblicato qui sul blog si riferiscono alla scuola ed alla politica scolastica; è un dato di fatto che mi sembra normale dato che, come ben sa chi mi conosce, ho dedicato tutta la vita all’insegnamento liceale, ed ho voluto seguire questa mia vocazione nonostante che la mia famiglia non la vedesse di buon occhio, sperandomi destinato ad altre più rispettate e lucrose attività. Io ho voluto fare a modo mio e dico senza remore (come afferma il Manzoni a proposito di don Abbondio) che, tornando il caso, farei lo stesso. Stare a contatto con i giovani, formare la loro cultura e la loro personalità, trasmettere loro non solo nozioni ma soprattutto valori come la giustizia e l’onestà, questo credo che sia uno dei compiti più nobili che una persona possa svolgere nella vita. La più diffusa lamentela di molti colleghi è che questa professione sia poco pagata e poco considerata socialmente; ed anch’io su questo posso essere parzialmente d’accordo, ma i lettori di questo blog non mi hanno mai sentito lamentare dell’esiguità dello stipendio, perché ho sempre pensato che l’amore per l’insegnamento e le soddisfazioni che ne derivano siano infinitamente superiori al mero interesse economico. E quando sostengo che il denaro non è tutto nella vita, ma ci sono valori ben più importanti, non ho la sensazione di enunciare una frase fatta, ma di esprimere un concetto in cui ho sempre fermamente creduto.
Tornando al blog, sono contento di aver raggiunto questo numero di visite e di poterlo aggiornare con nuovi post, più o meno, una volta alla settimana; a volte però, quando sono più oberato dagli impegni del mio lavoro, possono passare anche due settimane senza che aggiunga nuovi articoli. Oltre agli argomenti scolastici, nel blog sono contenute anche recensioni di libri che ho letto, resoconti brevi sulla mia attività di studioso e sulle mie pubblicazioni ((v. post sul 4° libro dell’Eneide o sul Pascoli, ad esempio) ed anche riflessioni sulla politica e l’attualità, dalle quali traspaiono le mie idee conservatrici che molti non condividono. L’unica cosa che mi rammarica, come altre volte ho detto, è lo scarso numero dei commenti: certi giorni ho avuto anche più di 200 visite al blog senza nessun commento, perché molte persone, evidentemente, si limitano a leggere senza avere poi il tempo o la voglia di esprimere il loro parere  (che non deve necessariamente collimare con il mio) su quanto ho scritto. Mi auguro che il numero dei commenti cresca con il passare del tempo, poiché il motivo per cui ho creato questo blog non è solo quello di esprimere in modo apodittico il mio pensiero, ma soprattutto quello di suscitare dibattiti e discussioni che, se svolti pacatamente e con rispetto per le opinioni altrui, non possono che giovare a tutti, ed a me in primis . Anche questo, pur minuscolo che sia se deriva da un blog di un povero sconosciuto, è un segno di democrazia.

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Bilancio di tre anni di blog

Oggi 12 febbraio il mio blog compie tre anni, essendo stato inaugurato alla medesima data del 2012. Da allora il numero delle visite è andato sempre crescendo fino a superare quasi sempre le 100 quotidiane, sia perché le tematiche relative alla scuola interessano molte persone, sia anche per il fatto che su internet le notizie rimbalzano e si trasmettono con sempre maggiore velocità, per cui, da un link all’altro, la notorietà di un certo sito tende ad espandersi. Quello che purtroppo ancora è limitato è il numero degli interventi attivi dei lettori, cioè i commenti: la grande maggioranza dei visitatori, infatti, preferisce limitarsi alla lettura, evitando di farmi sapere il suo parere sugli argomenti che tratto. Quei pochi commenti che mi arrivano, inoltre, sono quasi tutti di una ristretta cerchia di persone, con le quali ho ormai instaurato un dialogo telematico che dura da tempo. Eppure io accolgo e pubblico tutto ciò che mi arriva (tranne ovviamente i commenti insultanti o inutili), e scrivo sempre una risposta, ciò che non tutti i “bloggers” si degnano di fare. Eppure gli interventi dei lettori continuano ad essere molto sporadici, mentre vedo che in altri blog il numero dei commenti è molto maggiore. Mi sono spesso chiesto il motivo di ciò, e ne ho pensate tante. Forse il mio modo di esprimermi è troppo dogmatico, apodittico, per invogliare il lettore ad una precisazione? O forse le mie idee sono troppo bizzarre o provocatorie perché valga la pena di rispondere? O forse i lettori non hanno abbastanza fiducia nell’utilità del confronto dialettico? Può essere che le cause siano queste che ho indicato, o altre che non conosco; sta di fatto che i commenti sono meno dell’1% delle visite al blog, e ciò non è molto incoraggiante per chi, avvalendosi di queste nuove opportunità di discussione che la tecnologia ci mette oggi a disposizione, sperava di suscitare in rete un utile scambio di idee.
Nonostante la delusione per la scarsa partecipazione dei lettori, io continuo per adesso ad alimentare il blog, inserendovi – più o meno – un post alla settimana, trattando in massima parte argomenti scolastici ma toccando talvolta altre tematiche che riguardano la politica, i mezzi di informazione, la vita sociale del nostro paese. Qualcuno potrebbe chiedersi il motivo per cui un docente ormai anziano, con quasi 35 anni di insegnamento, sente la necessità di tenere un blog; ed in effetti questa domanda mi è stata fatta più volte da chi giudica inutile e persino dannoso mettersi in gioco sulla rete ed esternare così le proprie convinzioni, le proprie certezze ed anche i propri punti deboli. Io rispondo che i motivi per cui mi sono preso questo impegno (a volte gravoso) riguardano anzitutto la mia volontà di mettere a disposizione di altri la mia esperienza di docente, al fine di dare qualche consiglio che magari possa essere utile ai colleghi più giovani; ma non nascondo che da parte mia c’è anche il desiderio di suscitare una discussione dalla quale io stesso possa trarre giovamento, ed è proprio per questo che mi rammarico dello scarso numero dei commenti. Non vedo infatti cosa ci sia di male a tenere un blog ed a far conoscere le proprie idee, che io non ho mai nascosto, anzi ho sempre dichiarato apertamente alla presenza di alunni, colleghi ed altre persone che conosco. Fino a pochi anni fa il confronto e la discussione potevano svolgersi solo in forma reale, cioè alla presenza fisica di altre persone con le quali esercitare la propria dialettica; adesso il mondo del web ci offre la possibilità di relazionarci non soltanto con chi ci sta fisicamente vicino, ma anche con chi vive a centinaia o migliaia di chilometri di distanza, in forma virtuale. A me questo appare come uno dei lati migliori delle nuove tecnologie, che purtroppo presentano anche tanti aspetti negativi; è giusto quindi, a mio parere, approfittare di queste nuove opportunità, senza offendere nessuno e senza pretendere di aver ragione ad ogni costo. Dico anzi che sono ben lieto di accogliere e discutere opinioni diverse dalle mie, perché dal confronto civile tutti si arricchiscono. Spero quindi che, se pure avrò la forza di proseguire in questa attività, i lettori diventino più attivi e mi facciano pervenire il loro punto di vista sugli argomenti che tratto. Anche questo è un piccolissimo ma utile passo verso la democrazia.

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Molti lettori, pochi commenti

Nel febbraio 2012, quasi tre anni fa, decisi di aprire questo blog per esprimere i miei pensieri e le mie opinioni sugli argomenti che più attengono alla mia vita ed alla mia professione. Non mi pento di averlo fatto, anzi ho intenzione – almeno per adesso – di continuare a postare articoli, che alla data odierna sono ben 130.
Debbo però constatare, con rammarico, che mentre le visite al blog sono abbastanza soddisfacenti per il numero (circa 100 al giorno), ciò non può dirsi invece per i commenti, che continuano ad essere molto rari anche per quei post che dovrebbero interessare un gran numero di persone, almeno gli operatori della scuola, visto che parlo soprattutto di quello. Il mondo della scuola oggi è in subbuglio, dopo le note proposte di Renzi e del ministro Giannini; perciò ne parlo spesso, esprimendo le mie idee che talvolta sono diverse da quelle della maggioranza dei colleghi e persino provocatorie: è noto, ad esempio, che io concordo con la valutazione del merito individuale e la conseguente differenziazione degli stipendi, mentre la maggior parte degli insegnanti vorrebbe continuare con l’appiattimento retributivo derivato dalla presenza dei soli scatti di anzianità.
Per questo motivo, per il fatto cioè che sono spesso su posizioni non condivise, mi aspetterei che al mio blog arrivasse un maggior numero di commenti, anche per poter avviare un dibattito e magari chiarirsi le idee; invece continuo a notare che la quasi totalità dei visitatori si limita a leggere senza intervenire. Invito perciò chiunque si accosti a questo blog a mandare commenti, a dire la propria opinione anche se in contrasto con la mia, purché ovviamente non si dicano banalità o insulti, cosa che purtroppo talvolta succede. In fondo ad ogni articolo c’è lo spazio per i commenti: se il post fino ad allora non ne ha avuto nessuno, si trova la scritta “lascia un commento”; altrimenti si trova espresso il numero dei commenti già ricevuti dal post. Cliccando sopra questi link si può aggiungere un proprio pensiero, una propria opinione, che da me sarà sempre gradita, giacché nessuno – e tanto meno il sottoscritto – può vantarsi di possedere la verità assoluta, e quindi il confronto è sempre utile e costruttivo.

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Avere un blog: i pro e i contro

In questi giorni il mio blog, inaugurato nel febbraio del 2012, ha raggiunto il lusinghiero traguardo delle 50.000 visite. So che non è molto in confronto ai blog dei “vip” conosciuti a livello nazionale, che ragionano in termini di centinaia di migliaia di visitatori, ma per un semplice professore di liceo non mi par poco aver raggiunto un numero del genere. Ciò significa che gli argomenti di cui parlo, tra cui primeggiano ovviamente i problemi della scuola e le situazioni quotidiane in essa vissute, interessano a molte persone. E dato che pubblicare un libro di memorie, di racconti o di saggi è oggi diventata un’impresa disperata, anche e soprattutto a causa della crisi che investe l’editoria cartacea, ben venga questo strumento moderno, cioè internet, che consente di far conoscere agli altri il proprio pensiero.
Avere un blog è quindi una grande opportunità, che fino a pochi anni fa non esisteva; e questo rappresenta un indubbio vantaggio per chi, come il sottoscritto, sente l’impulso di far conoscere pubblicamente le proprie idee e le proprie convinzioni, pur non ricavandone ovviamente alcun guadagno materiale. E’ insito nella natura umana, come ben sottolineavano i nostri padri greci e romani, il desiderio di far conoscere se stessi, le proprie opinioni e le proprie qualità, perché ciò che si sa e si pensa non deve restare chiuso in noi stessi ma fatto conoscere a quante più persone possibile che ne siano interessate. Questa attività alimenta la discussione e lo scambio delle idee, utili a tutti coloro che riconoscono l’opportunità del dialogo civile e democratico; per questo io leggo molto spesso i blog degli altri, perché conoscere molti punti di vista, anche diversi dal proprio, serve comunque a riflettere e talvolta anche a ravvedersi su certe posizioni. E’ stato detto, e giustamente, che solo gli idioti non cambiano mai idea.
Però gestire un blog comporta anche impegni e inconvenienti, non dobbiamo dimenticarlo. Prima di tutto esso va “alimentato” con nuovi post abbastanza di frequente, altrimenti succede che i lettori se ne vanno e non tornano più. Esistono blog che vengono aggiornati, quando lo sono, poche volte l’anno, e così a poco a poco vengono dimenticati. Per questo io cerco di inserire un nuovo post, in media, una volta alla settimana, anche se a volte mi costa fatica trovare il tempo per scrivere qui e mi riduco a farlo a tarda notte, dopo aver corretto i compiti o essermi aggiornato sulle mie discipline di insegnamento. E poi c’è il problema dei commenti: quando i lettori ne mandano qualcuno a un articolo del mio blog, mi sento in dovere di rispondere, e anche questo porta via del tempo. Non capita raramente, poi, che nei commenti e nelle mail che ricevo si trovino anche spiacevoli critiche o addirittura insulti, da parte di chi non si riconosce in quello che ho scritto. Ciò non mi spaventa, perché da sempre sono abituato a dire apertamente ciò che penso, anche a costo di procurarmi risentimenti e inimicizie; mi è successo tante volte nella vita reale, può succedere dunque anche in quella virtuale. Per fortuna su internet c’è la possibilità di non pubblicare i commenti offensivi o volgari, e così faccio; ma il disappunto per il comportamento di certe persone, purtroppo, rimane.
Se il blog, come nel mio caso, è quello di un docente che deve avere anche funzione di educatore e di formatore, ciò comporta un altro problema, cioè che occorre stare attenti a ciò che si scrive per non rischiare di essere fraintesi o di far passare un messaggio che il pensiero comune oggi non accetta. Ammettiamo per assurdo che un professore che gestisce un blog sia favorevole alla pena di morte o contrario all’accoglimento di tutti questi extracomunitari che sbarcano ogni giorno sulle nostre coste: non può dirlo apertamente, perché sarebbe subito tacciato di essere forcaiolo o razzista, e questo è incompatibile con la funzione formativa dei giovani che sono affidati alle nostre cure. Pare strano, ma questa è una vera e propria limitazione della libertà di espressione, nel senso che l’opinione comunemente diffusa da giornali e tv non permette ad alcuno di schierarsi apertamente contro senza rischiare un linciaggio mediatico, e questo un docente non se lo può permettere. Quindi la sincerità di cui parlavo prima non può essere, in questo caso, applicata fino in fondo, e occorre sempre trovare compromessi. Lo stesso vale per le opinioni politiche, che un docente non dovrebbe manifestare apertamente con i suoi studenti, per non essere accusato di volerli indottrinare; pertanto ciò che è permesso a qualsiasi altro cittadino non lo è al professore, il quale deve sempre destreggiarsi in una visione generalista e approssimativa della realtà politica che ci circonda. E debbo confessare che a me questo non riesce del tutto, nel senso che non è difficile, a chi legga attentamente i post passati del mio blog, comprendere il mio punto di vista. E’ ben vero che oggigiorno le ideologie sembrano non esistere più, tanto che si fa fatica a distinguere ciò che è di destra da ciò che è di sinistra; ma per chi, come il sottoscritto, ha vissuto gli anni degli scontri e del terrorismo, questi concetti sono ancora vivi nella mente, e non è facile adattarsi al grigiore ed al consumismo che caratterizzano la società attuale.

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I due anni del blog

In questi giorni il mio blog compie due anni, durante i quali ho pubblicato 84 post che hanno per argomento predominante la scuola e il mio lavoro di docente; alcuni di essi, però, commentano avvenimenti di attualità sociale o politica, altri invece hanno un contenuto culturale modellato sui miei interessi personali come la letteratura, la musica o altro.
Ho cercato di mantenere sempre in vita il blog con interventi continui e distanziati al massimo di dieci giorni l’uno dall’altro, per evitare il rischio principale che corrono tutti coloro che hanno un blog su internet: che cioè questo diario elettronico inizi bene, con grande entusiasmo, e poi invece, con l’andare del tempo, vada incontro ad una morte lenta per inedia, nel senso che il titolare finisce per non trovare più argomenti e cessa quindi di scrivere. Ho visto io stesso sul wb tanti blog iniziati anni fa, proseguiti per qualche mese e poi abbandonati a se stessi. Non credo però che questo succeda a me, che di argomenti ne ho tanti e vorrei scrivere ogni giorno; il problema è che spesso gli impegni di lavoro e di famiglia impediscono di trovare il tempo materiale per questa attività.
Sono contento dei risultati ottenuti: in questi due anni ho avuto oltre 27.000 visite, molte di più di quelle ricevute dal mio sito nei dieci anni precedenti. Di recente, poi, il mio vecchio sito è diventato quasi irraggiungibile perché è stato infettato dagli hacker (ma chi sono costoro?), ed ha quindi bisogno di essere rinnovato. La mia soddisfazione non è però completa perché ho dovuto constatare che, nonostante il numero alquanto elevato di visite al blog, i commenti sono ancora pochi e molti visitatori si limitano a leggere senza intervenire. Visti gli spunti di discussione che cerco di offrire agli operatori della scuola (docenti ma anche studenti) dico sinceramente che mi sarei aspettato di più; ma forse è il mio modo di esprimermi spontaneo e diretto che dissuade molti dall’intavolare un dibattito, nel timore di innescare polemiche. Purtroppo questo è un difetto che da sempre mi riconosco, quello cioè di essere poco “diplomatico” nelle mie esternazioni, così che il rischio di irritare qualcuno o di scivolare nella polemica è sempre dietro l’angolo. E’ così anche nella vita reale, come dimostrano i non pochi scontri che ho avuto sul lavoro e fuori con colleghi, genitori o altre persone. Il fatto è che a me viene spontaneo dire ciò che penso, anche se non è gradito al mio interlocutore; se poi si arriva allo scontro, non sono certo abituato a porgere l’altra guancia. Ciò non esclude però il rispetto reciproco ed il fatto che, nonostante questo mio carattere, io apprezzo chi dissente da me e lo fa in modo aperto; basta che non scada nell’insulto volgare come qualche idiota a volte ha fatto spedendomi commenti offensivi che ovviamente non ho pubblicato. Il bello del blog è proprio questo: che cioè esso è come una casa, nella quale il proprietario fa entrare chi vuole e pone le sue regole. Chi le rispetta è ben accetto; chi non le rispetta se ne resta fuori e non viene preso in considerazione, anche perché, come è noto, i ragli d’asino non arrivano in cielo.

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Un piccolo traguardo

Oggi il mio blog ha superato la soglia delle 20.000 visite, in poco più di un anno e mezzo. Sono contento di questo buon risultato, anche se non può definirsi esaltante in confronto con altri blog famosi che contano migliaia di visite al giorno. Sono lusingato dal fatto che ho un numero abbastanza alto di persone che mi seguono costantemente e molte altre che, pur entrando sporadicamente nel blog, vi hanno trovato spunti di riflessione che sono stati loro utili per il loro lavoro scolastico o per altri motivi.
Una cosa che mi rammarica, invece, è il numero dei commenti, ancora troppo limitato: evidentemente molte persone si contentano di leggere senza intervenire nella discussione, forse per timore di dire inesattezze o per semplice indolenza. A me invece fanno sempre piacere i commenti, perché rivelano il pensiero altrui e danno modo di riflettere sul proprio, ed anche perché costituiscono un approfondimento culturale indubbiamente utile per me, che cerco sempre di far tesoro delle esperienze degli altri, senza però farmi influenzare nelle mie convinzioni. E forse questa mia fermezza nel sostenere le mie posizioni, le idee nelle quali credo fermamente, allontana qualcuno dal mandare commenti; ma io da sempre nella mia vita, proprio per carattere, sono abituato a dire ciò che penso, anche con il rischio di farmi dei nemici e di restare antipatico a chi non è disposto a sentirsi dire cose che non condivide o non gli fanno piacere. Anche nella vita reale la mia schiettezza, il dire in faccia a tutti quel che penso, mi ha provocato attriti e inimicizie, come quando certi colleghi non mi hanno rivolto la parola per un anno intero solo perché avevo criticato le loro idee politiche o le loro pretese assurde in materia di didattica o di orario di servizio. Comunque ripeto che sul mio blog i commenti sono sempre graditi, anche se non rispecchiano le mie convinzioni; basta che non siano stupidi e offensivi, nel qual caso non vengono né letti né pubblicati. Il bello del blog è proprio questo: che cioè il titolare può decidere se rispondere o no ad un interlocutore, cosa che invece purtroppo nella vita reale non è quasi mai possibile.

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