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Il cardinale Robin Hood

Sono rimasto sconvolto e indignato dalla notizia ascoltata in questi giorni in TV secondo cui un cardinale, l’elemosiniere del papa, è entrato personalmente in un palazzo ed ha arbitrariamente rotto i sigilli e riattaccato la corrente che era stata staccata per morosità. Di questo suo gesto si è poi vantato pubblicamente e ha persino detto, con un’ipocrisia difficilmente eguagliabile, di essere pronto ad affrontare le conseguenze giudiziarie di quanto ha fatto, sapendo benissimo che queste conseguenze non ci saranno, sia perché ciò che è avvenuto viene qualificato come un atto di carità cristiana, sia soprattutto perché è un cardinale, quindi di fatto intoccabile da parte della giustizia ordinaria.
Quel palazzo è uno stabile occupato da molto tempo, dove si svolgono varie attività alcune delle quali poco chiare, a scopo di lucro e quasi certamente al nero, cioè senza pagare le tasse che per quelle attività sarebbero dovute; però vi abitano anche famiglie con bambini e questo, a detta dei buonisti, giustificherebbe il gesto del prelato, perché non si possono lasciare dei bambini al freddo e al buio. Il ragionamento pare funzionare, ma ci sono vari interrogativi da porsi, il primo dei quali è il seguente: è lecito violare le leggi e compiere illegalità per scopi umanitari? Secondo me no, altrimenti si dovrebbero autorizzare tutti i poveri, di qualunque razza e provenienza siano, a rubare il cibo nei negozi e nei supermercati, a tornare alle famigerate “spese proletarie” degli anni ’70. Se fosse lecita una cosa del genere, allora il cardinale dovrebbe girare tutta Italia e andare a riattaccare la corrente a tutti coloro che, per morosità e per difficoltà nel pagare le bollette, se la sono vista staccare. Il secondo interrogativo è: un cardinale, cioè un alto prelato, ha il diritto di porsi al di sopra della legge solo per il grado che ricopre? A me pare di no, perché non credo che gli ecclesiastici abbiano diritti particolari rispetto agli altri cittadini. Come si è permesso questo signore di farsi arbitro della situazione e arrogarsi un potere che non possedeva? L’unica risposta che mi viene in mente deriva dall’inveterata arroganza della Chiesa, a cominciare dal papa attuale che si intromette pesantemente in questioni politiche che non lo riguardano, una supponenza degna dell’epoca dello stato Pontificio, che con la scusa della carità cristiana compie atti illegali ed a carico di tutta la comunità, perché adesso l’arretrato di quel palazzo sarà pagato da tutti i cittadini onesti che già sono tartassati dalle tasse e che si dovranno assumere anche l’onere di pagare la corrente a chi non la paga.
L’arrogante violenza del cardinale, una vera e propria dimostrazione di potere e di impunità mascherata da carità cristiana, è pericolosa e offensiva verso tutta la comunità. Se l’intenzione di questo signore fosse stata veramente munifica e dettata dal senso di umanità, allora avrebbe dovuto pagare lui di tasca sua (o con il denaro del Vaticano, lo Stato più ricco del mondo) l’arretrato di 300.000 euro che quel condominio doveva alla società che fornisce la corrente, anziché violare la legge. Quella sarebbe stata vera carità cristiana, non andare a fare il Robin Hood con i soldi degli altri! E’ facile predicare il buonismo quando poi ci si rifiuta di rimetterci di tasca propria; e qui bisogna dire che in Italia ci sono tante persone che la pensano come il cardinale e che predicano l’accoglienza, la bontà ecc., ma a condizione che non siano loro a dover partecipare in proprio. La Chiesa ha ricchezze inestimabili, ha l’8 per mille che tanti cittadini le danno con le proprie tasse; allora, invece di compiere atti illegali approfittando della propria intoccabilità, provveda in prima persona, mettendosi le mani in tasca, ad aiutare veramente chi ha bisogno. L’esempio che questo signore ha dato è pessimo e vergognoso, e dimostra ancora una volta come il nostro Paese sia ancora soggetto ad un’autorità parallela, quella ecclesiastica, alla quale tutto è permesso e che si ritiene al di sopra di tutto e di tutti. Sarebbe giusto, invece, che questo individuo fosse chiamato a rispondere di quel che ha fatto e magari costretto a pagare una bella multa (visto che è ricchissimo, come tutti gli alti prelati), il cui ricavato dovrebbe essere destinato ad aiutare i bisognosi. Così, suo malgrado, la beneficienza l’avrebbe fatta davvero.

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Osservazioni sul fascismo

Come tutti (o quasi) sanno, il fascismo è stato un regime totalitario che è durato in Italia per un ventennio o poco più, dal 1922 al 1945. Questo ci dice la storia, alla quale questo periodo della vita italiana avrebbe dovuto essere riconsegnato; ed invece per tutti questi anni, dalla fine della guerra ad oggi, c’è stato chi ha voluto tenerlo in vita, come uno zombie, per più di settant’anni, paventando un “pericolo fascista” anche oggi, nel 2019, mentre in altri paesi il passato è passato e come tale viene considerato. Forse in Grecia si accusano ancora gli avversari politici di essere fautori del regime dei colonnelli? In Francia si accusano forse i dissidenti di Macron di essere “collaborazionisti di Vichy”? In Germania si accusa forse qualcuno di far parte della “Stasi”, la terribile polizia comunista del passato regime filosovietico? A me non sembra. E allora perché solo da noi in Italia si continua a bollare con il marchio d’infamia di “fascista” chiunque non appartenga alla lobby dei radical-chic o si opponga agli sbarchi incontrollati degli immigrati di colore o sia comunque contrario al “politically correct” che ci costringe ad accettare un linguaggio falso ed ipocrita?
Tentiamo di dare una risposta, che secondo me è una sola: le ideologie, così come le religioni, hanno assoluto bisogno del “nemico” per poter sopravvivere e prosperare, per potersi alimentare di continuo attraverso l’odio verso chi impedisce od ostacola la loro realizzazione ed il loro dominio in società. La Chiesa Cattolica non avrebbe potuto durare 2000 anni ed acquisire tutto il potere che ha se non si fosse inventata il “Maligno” e gli “infedeli” da combattere nelle crociate, e ciò vale anche per le altre religioni; allo stesso modo, l’ideologia marxista, che non a caso usava il termine “lotta di classe”, non avrebbe potuto sopravvivere né instaurare regimi liberticidi in tutto il mondo se non ci fossero stati i “padroni” da combattere, i “kulaki” o ricchi possidenti terrieri russi che i bolscevichi annientarono, i “fascisti”, appunto, da sconfiggere per affermarsi. Per un certo periodo la contrapposizione con il presunto “nemico”, ciò che tiene in vita religioni ed ideologie, poteva avere un fondamento nella realtà; ma poi, con il cambiamento delle condizioni storiche e la fine del terribile “demone” da distruggere, le costruzioni ideologiche rischiavano di implodere su se stesse perché la loro lotta, il loro livore diventavano inutili contro un avversario che non esisteva più. Ed allora, cosa si è escogitato? Un espediente geniale: quello di tenere in vita artificialmente il “nemico” anche dopo la sua morte, in modo da poter continuare a far finta di sentirsi aggrediti, di subire pericolose minacce, e tutto ciò per poter sopravvivere, poter continuare a sostenere ideologie criminali e assurde come quella marxista, fallita in tutto il mondo ma da noi ancora attiva ed operante.
Certo, la sinistra in Italia ha cambiato aspetto in questi decenni, anche sensibilmente. C’è stata una sinistra violenta negli anni ’60 e ’70 che si opponeva al “sistema” con l’uso delle spranghe, delle bottiglie molotov ed anche con l’assassinio degli avversari, una vera e propria eversione che alimentò anche il terrorismo omicida delle Brigate Rosse a cui lo Stato non seppe opporsi con l’energia che sarebbe stata necessaria. Già quella sinistra, che oggi per fortuna non esiste più se non in gruppuscoli isolati di fanatici, definiva “fascista” chiunque non appartenesse a quella ideologia, tanto che furono bollati con quel termine anche esponenti del PCI che non condividevano certi metodi. Oggi parlare di sinistra estrema o di “comunisti” in senso proprio sarebbe fuori luogo, perché di certe posizioni filosovietiche ed eversive non se ne vedono quasi più; la sinistra non solo si è imborghesita, ma addirittura ha assunto modi e comportamenti tipici di coloro che un tempo erano i suoi avversari, i “padroni”. Oggi essere di sinistra non vuol dire più stare dalla parte degli operai e dei contadini, classi sociali che non esistono neanche più nel senso che questi termini avevano decenni fa; anzi, attualmente ci sono i “comunisti con il Rolex”, cioè i cosiddetti “radical-chic”, persone che continuano a professare idee di sinistra, a volte persino radicali, ma vivono nel benessere e persino nel lusso. Loro caratteri precipui sono: l’ostentazione di una presunta cultura che apparterrebbe solo a loro mentre tutti gli altri sarebbero ignoranti e disinformati, una visione buonista della realtà per cui si dovrebbero aprire le frontiere a milioni di immigrati senza controllo e la contrapposizione frontale verso chiunque esprima un’idea contraria alle loro. Si tratta per lo più di una violenza verbale, ma che spesso si misura anche in pratica mediante il tentativo di chiudere la bocca agli oppositori con leggi liberticide come quelle di Fiano e di Scalfarotto sulla presunta “omofobia”, norme che reintroducono in Italia il reato di opinione, finora tipico soltanto delle dittature. Particolarmente aspra e subdola è stata, inoltre, la loro campagna diffamatoria contro gli esponenti politici del centro-destra, prima Berlusconi (perseguitato sul piano giudiziario con accuse ridicole come quelle del “processo Ruby”) e poi Salvini, fatto bersaglio dell’odio più disumano e dei più grossolani insulti. Questa sinistra di oggi è per certi versi l’opposto di quella del PCI di Berlinguer, che veramente difendeva le fasce deboli della società, ed anche di quella bombarola degli anni ’70, ma una cosa ha in comune con esse: l’uso ossessivo del marchio infamante di “fascista” contro chiunque si opponga alla loro mentalità ed alla loro visione della realtà.
Ed ecco che ritorna la necessità imprescindibile per l’ideologia marxista, sia pur cambiata rispetto al passato, di avere un “nemico” per poter sopravvivere, per poter reagire nelle discussioni quando non si hanno validi argomenti. E’ successo a chiunque non appartenga alla cerchia dorata dei radical-chic: appena si intavola una discussione e si riesce a dimostrare che le loro idee sull’immigrazione o sulla famiglia sono inaccettabili costoro, anziché ribattere con solidi argomenti, ti danno del “fascista” e con quella parolina magica chiudono il dibattito. E’ un modo per non cedere, per non dover ammettere l’inconsistenza e le contraddizioni della loro ideologia.
Questa è l’unica spiegazione per cui il fascismo è ancora oggi vivo e operante sulla bocca, nella penna e nella tastiera di tante persone. Il regime cui dovrebbe legittimamente riferirsi questa terminologia è finito nel 1945, per cui gridare oggi al “pericolo fascista”, al ritorno di quel regime, è assurdo; anzi, diciamolo pure, è da idioti in malafede, perché attualmente la democrazia italiana è solida e nessuno potrebbe abbatterla. Chi potrebbe avere oggi i mezzi culturali e materiali per restaurare un regime come quello del 1922? Soltanto affermare una cosa del genere dovrebbe far auspicare la riapertura dei manicomi. Se la sinistra nostrana teme davvero che quei pochi ragazzotti di “Casapound” o di “Forza Nuova” che alle elezioni raggiungeranno sì e no lo 0,5% siano un pericolo reale, allora ci fa veramente dubitare di quella intelligenza e di quella cultura che tanto ostentano i radical-chic. Io sono convinto che neanche loro pensano questo; il tenere in vita artificialmente il fascismo, quindi, altro non è che un espediente per perpetuare nel tempo un’ideologia sconfitta dalla storia, che ha cambiato forma e nome tante volte ma che nel profondo resta intollerante e faziosa, e che non ammette altra Verità se non la propria. Questa è, nel nostro Paese, l’unica cosa veramente pericolosa.

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Qualche precisazione sul cosiddetto “razzismo”

Abbiamo sentito in questi giorni alla TV e sui giornali notizie di aggressioni nei confronti di immigrati di colore, compreso tra queste pure un lancio di un uovo sul viso di una campionessa di atletica leggera (non ricordo il nome) di origini nigeriane ma nata in Italia, che ha subito danni alla cornea ed è costretta a portare una benda sull’occhio. Chi compie queste azioni, secondo me, più che essere un razzista è un cretino che non risolve nulla se non rinfocolare – come se ce ne fosse bisogno – l’annosa polemica sull’immigrazione, sull’accoglienza, sul razzismo ecc., polemica sulla quale sarebbe bene far chiarezza. In un post precedente ho spiegato che, a mio giudizio, oggi non viene usata correttamente la parola “razzista”, che viene applicata come un marchio d’infamia contro tutti coloro che si oppongono a questi continui arrivi di clandestini sul nostro territorio. Ritengo invece che chi si preoccupa per questo fenomeno e pensa che, come fanno tutti gli altri Stati, così anche l’Italia dovrebbe pensare prima agli italiani e proteggere i propri confini, non sia affatto razzista, ma che stia invece dalla parte della giustizia, perché l’Italia ha già i suoi problemi e non può permettersi di accogliere e di sistemare centinaia di migliaia di stranieri. Ciò non vuol dire chiudere le porte del tutto o rifiutare l’asilo a chi ha veramente bisogno; vuol dire accogliere chi ne ha titolo e rimandare al proprio paese gli altri, oppure distribuirli in tutta Europa e anche altrove. Gli altri paesi europei, che spesso noi prendiamo a modello di perfezione (quando non lo sono affatto, anche in Germania Inghilterra e Francia ci sono tante cose che non funzionano!) e cerchiamo maldestramente di imitare, difendono i loro confini, limitano il numero di immigrati e, con un’indifferenza che rasenta il cinismo, lasciano sola l’Italia ad affrontare questo immane problema. Il fatto è che da noi il buonismo dei cattolici e della sinistra ha sempre bisogno di trovare un “nemico” da combattere, e questo nemico è il cosiddetto “razzista”, parola che usano come insulto contro chi non la pensa come loro, senza rendersi conto che anche linguisticamente il termine è improprio: infatti il razzismo, propriamente, è il pensiero di chi ritiene la propria razza aprioristicamente superiore alle altre, come avveniva nella Germania di Hitler; ma oggi chi si oppone a questi sbarchi continui non lo fa perché considera inferiori quelle persone, ma perché è preoccupato dei problemi che può arrecare la loro presenza incontrollata. Ciascuno può constatare che i fatti di cronaca nera avvengono sì ai danni degli immigrati, ma ve ne sono anche di più commessi in Italia dagli immigrati stessi: violenze, furti, stupri e altre azioni criminali hanno spesso matrice straniera, non solo africana ma sudamericana, esteuropea, slava ecc. Questi criminali vanno cacciati immediatamente. Altro che razzismo!
Tornando ai fatti di cronaca recente, tutti riconosciamo senza difficoltà che queste aggressioni ai danni degli immigrati sono azioni deprecabili. Però io mi chiedo: avrebbero avuto una simile risonanza se fossero stati commessi ai danni di italiani? Ormai la caccia al “razzista” è talmente perseguita dal pensiero comune impostoci dai mass-media che qualunque graffio che riceva un immigrato viene sbattuto in prima pagina con tutto il susseguente coro di esecrazione e di sdegno; se un italiano viene ferito, invece, non ne parla nessuno, a meno che, come si dice, non ci sia “scappato il morto”. Questa è un’evidente discriminazione ai danni degli italiani, cioè razzismo alla rovescia; e di questo fenomeno esistono tante attestazioni, la più vergognosa delle quali è quella di mantenere a spese nostre tanti giovani immigrati di colore negli alberghi e lasciar vivere nella miseria tanti italiani con 500 euro di pensione al mese. Finché durerà questa situazione, finché molti stranieri saranno trattati meglio degli italiani, nessuno dovrà stupirsi se la Lega Nord prenderà sempre più voti; e ciò non avverrà per simpatia per Salvini o per l’abilità di quel politico, bensì perché certe situazioni sono sotto gli occhi di tutti, ed in molte città è diventato proibitivo uscire la sera a causa della crescente presenza della criminalità; la quale, beninteso, esisteva anche prima dell’arrivo dei stranieri, ma ciò non è certo un buon motivo per rafforzarne le file permettendo l’arrivo di altri malviventi oltre ai nostri che già avevamo.
Per parte mia considero assurdo e ingiustificato questo buonismo imperante che finisce per favorire gli stranieri a danno dei nostri connazionali, minimizzando le azioni illecite compiute dai primi e ingigantendo quelle dei secondi. Anch’io trovo deprecabile insultare o picchiare un immigrato o tirargli un uovo in faccia; ma è deprecabile l’azione in sé, contro chiunque sia rivolta, perché sempre di persone si tratta. Perché un pugno dato a un immigrato dovrebbe far più male di uno dato a un italiano? Se c’è un’azione criminosa essa va punita a prescindere da chi sia colui o colei che l’ha subita. Per questo mi sono sempre sembrate assurde le aggravanti dell’odio razziale della violenza di genere ecc., anche perché se qualcuno picchia una donna o un immigrato di colore non è detto che l’abbia fatto perché erano tali, ma potrebbero esserci anche altri motivi, che comunque non giustificherebbero mai il suo operato. La violenza è un crimine e va condannata e punita, indipendentemente da chi la fa e chi la subisce; altrimenti si creano categorie di privilegiati che non si vede per quale motivo lo siano. Avere la pelle scura o essere un immigrato non debbono essere una discriminazione, ma non debbono neanche diventare titoli di preferenza rispetto alle altre categorie di cittadini.

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Immigrazione e buonismo inopportuno

Ormai i talk-show televisivi (si dice così?) si stanno occupando in prevalenza del problema dell’immigrazione nel nostro Paese da parte di profughi e clandestini provenienti dall’Africa, che arrivano sulle nostre coste a migliaia rischiando molto spesso la vita; ma dietro questo fenomeno c’è anche, cosa che tutti sanno, uno squallido commercio di esseri umani che viene compiuto da delinquenti senza scrupoli, i quali sfruttano ignobilmente questi sventurati e li spingono ad attraversare il mare in cerca di fortuna, esponendoli però ad ogni rischio ed essendo in molti casi direttamente responsabili della loro morte.
Certamente nessuno può chiudere gli occhi davanti a questo fenomeno che ormai ci riguarda tutti, perché anche il nostro Paese, come gli altri d’Europa (e non solo) è diventato multirazziale, ed a nessuno fa più meraviglia vedere per la strada persone di colore o di altre etnie. Però c’è un enorme problema che si è determinato e che si va allargando sempre più, e che riguarda il numero degli immigrati che arrivano da noi ed il modo con cui si debbano accogliere ed integrare. Finché gli stranieri sul nostro territorio erano pochi, e disponibili ad integrarsi ed a lavorare onestamente, il loro arrivo è stata per noi una risorsa, non un problema: quali italiani infatti, che rifiutano persino di lavorare all’Expo di Milano con buoni stipendi per non voler rinunciare alle vacanze, avrebbero accettato di andare a raccogliere pomodori sotto il sole della Puglia, di fare i manovali nei cantieri edili o (le donne) di fare da badanti alle persone non autosufficienti? Nessuno! Ecco dunque che l’opera degli stranieri è stata utile o addirittura indispensabile, e giustamente queste persone vanno integrate nel nostro Paese e considerati cittadini a tutti gli effetti, con tutti i diritti di cui godono gli italiani.

Ma adesso la situazione è cambiata, ed è molto più difficile: adesso arrivano a migliaia su questi barconi, bisognosi di tutto e privi di qualunque competenza, spesso profughi da paesi in guerra o spinti dalla povertà. Perciò l’accoglienza diventa un problema serio, perché non esistono le strutture dove ospitarli, perché rappresentano un costo sociale insostenibile, ed anche perché tra di loro si possono nascondere dei criminali che poi, fuggendo dai centri di accoglienza, andranno a commettere reati; questo d’altra parte già succede, perché nonostante quel che dicono i buonisti nostrani, di molti reati si rendono responsabili gli stranieri, da quelli dell’est Europa, dagli africani, gli asiatici ecc. E non è difficile spiegare il fenomeno, che non avviene certo soltanto per necessità; il fatto è che in Italia la giustizia ha maglie molto larghe, ed è sempre più difficile che i criminali paghino per intero i loro delitti, quindi venire a delinquere qui espone queste persone a rischi molto minori di quelli che correrebbero nei loro paesi.

E’ anche evidente che l’Italia da sola non può assumersi per intero il carico dell’immigrazione dall’Africa e da altri luoghi, visto l’egoismo e la vigliaccheria con cui gli altri paesi “civili” dell’Europa (in primo luogo Francia, Germania ed Inghilterra) ci hanno lasciati da soli, rifiutando di accogliere gli immigrati e addirittura rimandandoli in Italia quando superano il confine: siamo perciò diventati la pattumiera d’Europa, senza che il nostro governo riesca a farsi minimamente rispettare a anche solo considerare dai partners europei, che sono sì capaci di controllare la nostra economia ed imporci i loro diktat, ma non muovono un dito quando si tratta di aiutarci. Questo comportamento, secondo me, è vergognoso, e ciò mi spinge ad essere ancor più nazionalista e antieuropeo di quanto non lo stato fino ad ora. Al di là di questo, comunque, il problema dell’immigrazione va affrontato, e va fatto partendo dal presupposto che l’Italia non è in grado di accollarsi il peso ed il costo di tutti questi stranieri, anche perché sarebbe giusto ed equo, a mio avviso, che certi vantaggi e certi aiuti economici fossero dati prima agli italiani, così come viene fatto in ogni altra nazione del mondo. Nonostante la pietà che possono suscitare questi profughi che arrivano sui barconi, resta il fatto che il nostro non è un Paese ricco che possa mantenere gratis migliaia e migliaia di persone, magari in alberghi a 4 stelle, mentre ci sono tanti italiani che non hanno neppure una casa e vivono con pensioni da fame. Tutto ciò è ingiusto e immorale, così come lo è il buonismo di facciata di certi politici come l’impresentabile presidente della Camera dei deputati o di certi giornalisti come Concita De Gregorio, che in un programma televisivo ebbe a dire che noi non abbiamo alcun diritto sul nostro territorio e che tutti sono liberi di venirci ad essere mantenuti a spese dello Stato. Giudico queste posizioni assurde ed ipocrite, proprie di chi trova comodo adeguarsi al “politically correct” e prendere l’aureola del buon samaritano, ma in realtà vive nel lusso e non deve ogni giorno affrontare il problema di vedersi la casa occupata dagli immigrati o di dover vivere nell’insicurezza, nella criminalità e non poter nemmeno uscire la sera. Con ciò non intendo dire che questi poveretti vadano lasciati a morire sul mare, ma è comunque evidente che non possiamo accogliere tutti, e che è profondamente ingiusto ed immorale che lo stato mantenga queste persone in albergo facendo mancare il necessario ai cittadini italiani e magari tormentandoli con il fisco più alto del mondo.

La prima cosa da fare,a mio avviso, sarebbe di impedire le partenze di queste persone, utilizzando anche il blocco navale e l’azione militare in Libia ed altrove, il che permetterebbe anche di stroncare l’ignobile commercio di esseri umani di cui tutti sono al corrente. Occorrerebbe anche avviare politiche internazionali (ma qui dovrebbero collaborare l’ONU e le altre organizzazioni a livello mondiale) per creare un clima di pace e favorire lo sviluppo di quei paesi, di modo che quelle persone potessero restare a casa propria anziché affidarsi ad un destino incerto che per loro è spesso fatale, o che se non lo è porta comunque molti a condizioni di vita disumane o ad ingrossare le fila della criminalità. Questo non è egoismo, non è razzismo, è constatazione della situazione reale; è invece da ipocriti e da irresponsabili continuare con questo buonismo di chi va dicendo che dobbiamo accogliere tutti e che ciò è conforme alla carità cristiana. Se così fosse lo farebbero anche gli altri paesi, invece di chiudere le frontiere e respingere i profughi rimandandoli a casa nostra, dove non possiamo dire di no a nessuno per non essere tacciati di razzismo, di fascismo e altri bei titoli di questo tipo. Vuol dire che moriremo noi per consegnare ad altri il nostro Paese.

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Immigrazione e buonismo nostrano

In occasione della tragedia di Lampedusa, di cui sono rimasti vittime oltre 300 immigrati africani, ne abbiamo sentite di tutti i colori dai nostri politici, dai giornalisti e persino dal papa, sempre pronto a commentare a suo modo (e spesso a sproposito) i fatti che accadono nel mondo. In tale occasione il capo della chiesa cattolica, facendo eco a personalità delle istituzioni come la solerte presidente della Camera dei deputati, ha parlato di “vergogna” dell’Italia di fronte a quanto è accaduto.
Ora forse io sarò ignorante o disinformato, ma proprio non ho capito di cosa noi dobbiamo vergognarci. Siamo stati noi italiani forse ad ammazzare queste persone? Li abbiamo forse invitati a casa nostra e poi fatti naufragare? Non li abbiamo forse soccorsi, salvati e rifocillati, i superstiti, procedendo poi a spese nostre al recupero dei cadaveri? Cosa dovevamo fare di più, visto che gli altri Paesi europei, ai quali noi italiani spesso pensiamo come fossero paradisi terrestri, ci hanno da sempre abbandonato come se il problema dell’immigrazione fosse soltanto nostro? A me pare l’esatto contrario, cioè che l’Italia abbia fatto e faccia anche troppo per queste persone, che nessuno ha invitato a venire e che spesso, dopo aver avuto anche più di quanto si aspettassero, si permettono anche di ribellarsi ai centri di accoglienza, fare violenze e devastazioni, ritenendo un loro diritto ciò che è invece un aiuto umanitario, del quale dovrebbero semmai ringraziarci. Io ho sempre saputo che se qualcuno entra in casa mia, anzitutto deve esservi invitato; e di certo, se decido di ospitarlo, non può lamentarsi del trattamento che gli riserbo. Se quel che io faccio per lui non gli va bene, se ne resti a casa propria.
Le accuse rivolte dal papa, dai demagoghi di estrema sinistra e dai buonisti infiltrati nelle istituzioni non hanno alcuna ragion d’essere, se non la malafede di chi le formula. Sono anch’esse espressione di quella dittatura della religione laica di cui ho parlato in un altro post, una mentalità ormai dominante e diffusa attraverso i mezzi di informazione in base alla quale i “diversi” sono da preferire e da favorire in ogni modo rispetto agli altri. E così, dopo i portatori di handicap e i gay, sono adesso gli immigrati africani ad essere incensati sull’altare di questa religione laica, che bolla subito con il marchio del disprezzo e del razzismo chiunque si azzarda a non condividere questo buonismo dissennato.
Se la sono presa anche con la legge Bossi-Fini, l’unica norma giusta che tenta in qualche modo di regolare, se non di eliminare, il flusso degli arrivi, senza pensare che questa legge non c’entra assolutamente nulla con la tragedia di Lampedusa, che sarebbe avvenuta anche se la Bossi-Fini non ci fosse stata. Del resto, vogliamo chiederci perché i nuovi santoni della religione laica stile Boldrini o Rodotà, mentre attaccano la nostra legge, non dicono nulla di ciò che avviene in Spagna, dove gli arrivi dal Marocco sono regolati e spesso proibiti, o negli Stati Uniti, dove i soldati sparano addosso ai disperati che dal Messico cercano di raggiungere il loro Paese? Non viene da pensare che costoro siano un po’ in malafede e che utilizzino queste idee così libertarie e progressiste per fini di propaganda politica? Adesso vogliono abolire anche il reato di immigrazione clandestina (col beneplacito dei mentecatti del M5S), col risultato di vedere aumentato in progressione geometrica il numero degli stranieri senza lavoro e quindi anche della criminalità.
Ma la sicurezza dei cittadini italiani non interessa a nessuno? Nessuno si pone il problema del 40% di disoccupazione giovanile esistente in Italia, un dato che sconsiglierebbe qualunque persona di buon senso ad autorizzare l’arrivo in massa di stranieri che, non trovando occupazione, finiscono per ingrossare le file del crimine organizzato. E’ questo un dato di fatto che nessuno può smentire: proprio ieri, tanto per dire l’ultima, è stata sgominata a Milano una banda di dominicani che compivano furti, rapine e ogni sorta di reati, per non voler dire di più. Il problema esiste e come, e la sciagurata nuova religione laica non farà che accrescerlo, fermo restando il fatto che esistono anche tantissimi stranieri che lavorano onestamente e sono anzi un supporto insostituibile della nostra economia. Perciò dobbiamo regolare, non impedire del tutto l’accesso agli stranieri; ma essi debbono dimostrare di avere buone intenzioni, di lavorare onestamente e di rispettare le nostre leggi e la nostra cultura. Altrimenti vanno rispediti nei loro paesi di origine. Attualmente, con la crisi economica in atto, l’Italia non può affrontare da sola questa emergenza, non può permettersi di accogliere migliaia e migliaia di persone che arrivano qua senza nulla e senza prospettive. Forse sbaglierò, ma penso che ogni Paese debba provvedere prima ai propri cittadini, assicurando loro anzitutto un lavoro e una vita dignitosa; poi, se ve n’è la possibilità, possiamo aiutare anche gli altri. Ma accoglierli, mantenerli, dare loro casa e lavoro mentre ci sono italiani che dormono in macchina e vivono di stenti non mi pare degno di una nazione civile.

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