Profeti di sventura

Nel I° libro dell’Iliade tra i Greci che stanno assediando la città di Troia scoppia un’epidemia, un po’ come quella di oggi. Allora Achille invita l’indovino Calcante a chiarirne le cause e costui, non senza paura perché sa che offenderà un potente, rivela che il dio Apollo è irato con Agamennone, capo supremo della spedizione, perché ha disonorato il suo sacerdote Crise rifiutando di restituirgli la figlia, che aveva fatto schiava. Allora il potente sovrano, pieno d’ira feroce ma incapace di rivalersi fisicamente sull’indovino perché costui è protetto dal grande Achille, si sfoga contro di lui a parole, urlandogli: “Profeta di sciagure, mai per me tu dici parole di buon augurio; sempre al tuo cuore è caro predire malanni, non dici mai una parola buona!” (vv. 106-108). Così è passato alla storia il povero Calcante, che conosceva il passato ed il futuro e poteva quindi ben rivelare l’ira del dio causa dell’epidemia.
Oggi nessuno ha più il potere di predire con certezza il futuro, eppure i Calcanti non mancano di certo: i profeti di sciagure, gli alfieri del catastrofismo, gli oscuri profeti del male abbondano come non mai. Pare che certe persone abbiano un gusto perverso, sadico, a delineare scenari apocalittici nel futuro per terrorizzare i cittadini e togliere loro quel minimo di tranquillità e di serenità che rende meno amara la vita di ciascuno di noi. E’ una triste abitudine da sempre presente nel nostro Paese, dove il pessimismo più nero trova sempre fertile terreno. Gli esempi sono innumerevoli e mi limiterò a citarne qualcuno. Nel lontano 1973, quando ci fu la crisi petrolifera e ci fu imposto di non usare auto e altri mezzi a motore la domenica e i giorni festivi, lessi un articolo su un giornale nazionale di grande tiratura nel quale un esimio giornalista dichiarava che il petrolio di lì a dieci anni si sarebbe esaurito, con la conseguenza di veder bloccare del tutto il progresso e dover tornare al Medioevo, con le carrozze a cavalli al posto delle automobili. Lo diceva con sicurezza assoluta, avrebbe convinto chiunque: eppure oggi, a distanza di ben 47 anni, non solo il petrolio c’è ancora, ma ne è perfino diminuito fortemente il prezzo perché la produzione supera di gran lunga la domanda, e se si cercano fonti energentiche alternative non è per timore dell’esaurimento, ma per evitare l’inquinamento e le conseguenze della combustione sull’ambiente.
Altro esempio di catastrofismo imperante nel nostro Paese sono le previsioni che gli “esperti” avanzano sull’economia, dove è facile predire sciagure di tutti i generi. Ricorderò solo un caso per non appesantire questo post, ma ve ne sarebbero a iosa. Nel 2014 Beppe Grillo, prima comico e poi illustre politico e fondatore del partito attualmente di maggioranza relativa, dichiarò che con il governo di allora entro pochi mesi (cioè da aprile, quando rilasciò quell’intervista, a settembre) lo Stato non avrebbe più avuto i fondi per pagare stipendi e pensioni. Lo diceva con estrema convinzione, affermava di averne le prove, tanto che anch’io – pur non avendo nessuna stima né per lui né per la sua banda di incompetenti – mi preoccupai; ma non successe nulla, e lo stipendio continuò ad arrivarmi sempre, come mi è arrivata sempre (almeno fino ad oggi) la pensione. Ma previsioni del genere ce ne sono state e ce ne sono molte altre, tutte senza alcun fondamento ed al solo scopo di terrorizzare e mettere in allarme le persone, con quel gusto sadico di cui dicevo prima. La stessa cosa, seppure in tono minore, la constatiamo nei periodi dell’anno in cui il tempo atmosferico è più inclemente e viviamo momenti eccezionali per il freddo o per il caldo: in questi casi i giornalisti televisivi non tranquillizzano mai le persone con l’annuncio di un cambiamento positivo, si divertono anzi a demoralizzarci prevedendo ulteriori peggioramenti: se fanno 40 gradi ci dicono sempre e comunque che la situazione non accenna minimamente a migliorare, ma si arriverà a 45 gradi, magari a 48, tanto per farci stare allegri. E’ un gioco che da noi trova tanti ed appassionati giocatori.
Ma arriviamo al presente, cioè l’epidemia di coronavirus. I dati che ci vengono forniti, e che i profeti di sciagure ignorano volutamente, ci dicono che il virus se ne sta andando e che la situazione è enormemente migliorata rispetto al picco di circa due mesi fa: il numero dei contagiati si è ridotto a meno di un terzo, i guariti sono ormai oltre l’80 per cento del totale, le persone ricoverate in terapia intensiva sono circa 400 contro gli oltre 4000 che erano. Non solo, ma illustri medici che ogni giorno osservano la situazione reale negli ospedali ci dicono che il virus si è indebolito e che chi si ammala adesso non ha più gli effetti drammatici che si manifestavano all’inizio dell’epidemia. Dunque, di fronte a queste buone notizie, tutti dovrebbero rallegrarsi e auspicare un allentamento definitivo delle misure coercitive che ci hanno tenuti chiusi in casa con la forza (denunce, multe, droni, un clima orwelliano) e che ancora adesso impongono regole e protocolli eccessivi che impediscono agli esercenti di poter lavorare e ai cittadini di tornare ad una vita normale. E invece no! I profeti di sciagure, siano essi virologi televisivi, politici o giornalisti vari, continuano imperterriti a delineare scenari apocalittici per impaurire le persone, per tenerle prigioniere di una cappa di terrore che impedisce alla gente di respirare: bisogna stare attenti, il virus c’è ancora, occorre cautela, non si possono vanificare gli sforzi fatti ecc. E’ un ritornello che ci sentiamo ripetere tutti i giorni, in tutte le regioni d’Italia, anche dove il virus non c’è e di fatto non c’è mai stato se non in singoli focolai che sono stati da tempo domati. E c’è anche chi, come l’esimio scienziato Brusaferro, già agita lo spauracchio di una seconda ondata, o forse di una terza o una quarta, non so. Ora io dico: ma se di questo virus si sa ancora poco, la malattia che produce è ancora in gran parte sconosciuta, come può questo nuovo Calcante essere così sicuro che ci sarà un’altra ondata? Gliel’ha forse rivelato un sogno premonitore? O non ci sarà piuttosto un accordo tra scienza ufficiale e politica per tenere in pugno i cittadini, sapendo che la paura è il miglior strumento per schiacciare le masse e tenerle prone e obbedienti agli ordini che vengono dall’alto? Ecco, l’ho detto: quello è ciò che sospetto io e che ho sospettato fin dall’inizio, che cioè il virus esista davvero ma che esista anche chi se ne serve per scopi non proprio umanitari. E c’è poi da aggiungere che dietro tutto ciò c’è anche il business del vaccino che, se verrà realizzato, farà guadagnare miliardi alle case farmaceutiche e ai funzionari che ne sono affiliati. Questo può spiegare il terrorismo psicologico di chi ci vuole ancora e per sempre preoccupati e disorientati? Non lo so, ma so che a pensar male si fa peccato ma qualche volta ci si azzecca.

4 commenti

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4 risposte a “Profeti di sventura

  1. Angelo Belloni

    Facciamo una scommessa? Alcuni dati ISTAT/INAIL dicono che in alcune aree meno colpite dal virus la mortalità è calata nel corso del lockdown (es., Roma con -9% rispetto allo scorso anno), ma soprattutto in generale si è azzerata la mortalità per incidenti stradali o sul lavoro, qualche anima candida verrà a proporre di restare per sempre tutti confinati in casa, per il nostro bene neh.

    • Mi sembra che siamo davvero alla follia. Certo, se stiamo tutti in casa, non andiamo al lavoro e non usiamo la macchina, di incidenti ce ne sono di meno o non ce ne sono affatto. Ma così va in rovina il Paese intero, e chi non muore per il virus muore di fame. Sarebbe come dire che, siccome c’è sempre la probabilità che si verifichi un terremoto, abituiamoci tutti a dormire all’aperto, anche quando ci sono dieci gradi sotto zero. A me sembrano ragionamenti da cretini, sapendo che il rischio zero non può mai esistere, nella vita di nessuno.

  2. FABIOLA SEBASTIANI

    Buon pomeriggio. Ringrazio con vivo cuore dell’attività didattica di alto spessore culturale e rigore scientifico. Sono letteralmente ammaliata da tali argomenti di portata umanistica che riescono molto bene anche nel loro intento di far riflettere, pensare, educare. Io vivo in un ambiente imprenditoriale e professionale tecnico/scientifico ed avendo avuto una docente di italiano e storia sessantottina (nulla da eccepire sulle sue convinzioni), in una scuola Istituto Tecnico Commerciale, dove un futuro ragioniere ed esperto contabile, forse non ha necessità di erudimenti nel settore…non serve saper citare un verso di un poeta famoso, durante una relazione ad un consiglio di amministrazione, sento terribilmente la lacuna. Italiano basic e storia nulla, se non collegata alla politica attuale, ma storia, incredibile ma vero,fu una materia di esame di esame di stato.selezionata. Grazie ancora. Fabiola

    • Grazie di cuore per le sue parole laudative del mio blog. Se va a vedere i post che ho inserito nei mesi e negli anni addietro troverà molti argomenti culturali di letteratura italiana, antica o straniera. Anche un ragioniere, a mio avviso, dovrebbe avere una preparazione di tipo letterario e umanistico, non solo per poter fare citazioni durante le riunioni ma anche per accrescere la propria cultura e la propria autonomia di ragionamento.

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