La destra e la sinistra

Un tempo l’espressione “essere di destra” o “essere di sinistra” aveva un valore preciso che nessuno poteva equivocare, perché la base ideologica che la sosteneva era ben nota a tutti. Le persone aderivano a determinate ideologie e vi restavano fedeli per tutta la vita, o quasi: basti osservare i risultati delle consultazioni elettorali avvenute durante la cosiddetta “prima repubblica”, dove gli scostamenti di ciascun partito dalle elezioni precedenti si limitavano a percentuali dell’1 o 2 per cento. Poi, a partire da quel famigerato periodo 1992-93, quando ad opera della magistratura fu distrutta un’intera classe politica, le cose cambiarono e al posto dell’ideale si cominciò ad alimentare il personalismo, il culto del “personaggio” prodigioso che avrebbe risolto tutti i problemi: ed in quella fase fu Silvio Berlusconi il primo che instaurò questa nuova concezione della politica, in base alla quale non era l’ideologia che guidava l’azione politica, ma il culto della persona; ed infatti Berlusconi non affermava più di essere “di destra”, ma si definiva un “liberale”, intendendo però con questo termine qualcosa di profondamente diverso da quello che significava quando esisteva – durante la prima Repubblica – il partito che portava quel nome. Ma anche dall’altra parte ci si adeguò a questo nuovo modo di approcciarsi alla politica: anche Romano Prodi, tanto per fare un solo esempio, non si definiva più “di sinistra”, ma semmai “progressista” o qualcosa di simile, tentando in tal modo di intercettare anche i voti di chi di sinistra non era ma non amava, per varie ragioni, il suo avversario.
In tempi più recenti, poi, i concetti di “destra” e di “sinistra” sono stati ancor più conculcati da una mentalità generalista e qualunquista che, non richiamandosi più ad alcuna ideologia né avendo alcuna esperienza nella gestione dello Stato, ha creduto e fatto credere che bastasse essere cittadini semplici e onesti, benché non forniti di alcuna cultura specifica, per poter ricoprire degnamente ruoli istituzionali. Questa visione semplicistica e rozza della politica è stata alla base della nascita del cosiddetto “Movimento Cinque Stelle” di Beppe Grillo, che ha alimentato per anni l’antipolitica, cioè la protesta generica e sterile contro il “sistema” e contro la “casta” fino a quando, spinto dal successo elettorale, è diventato a sua volta “sistema” e “casta”, ponendo a capo del governo un avvocato senza alcuna esperienza come Conte e occupando ruoli istituzionali di primo piano (come ad esempio i Ministeri degli Esteri e della giustizia) con persone del tutto incompetenti e prive di qualsiasi cultura specifica. Costoro fin dall’inizio hanno delegittimato le ideologie (salvo poi adattarsi agli aspetti peggiori di esse, come avviene oggi) ed i concetti stessi di “destra” e di “sinistra”, che uno dei loro esponenti più in vista, Alessandro Di Battista, definì “categorie ottocentesche”. Anzi, hanno giustificato il loro squallido trasformismo proprio su questa base: non avendo ideologie, infatti, i grillini si sono ritenuti in diritto di governare con chiunque, con la Lega di Salvini e il PD di Zingaretti, adattandosi come le prostitute a chiunque si accompagna a loro. Ma i risultati di questo camaleontismo sono sotto gli occhi di tutti: decisioni prese senza le necessarie conoscenze di base, approssimazione, errori ripetuti di un governo privo di capacità e di esperienza che, messo alle strette dalle proprie contraddizioni, reagisce con l’autoritarismo e lo stato di polizia come è stato fatto negli ultimi mesi di fronte alla pandemia del Covid-19. Ciò dimostra che non basta eliminare le ideologie e affermare solennemente di non essere né di destra né di sinistra per risolvere i problemi di un popolo, e dimostra anche che a poco serve l’onestà (ammesso che i 5 stelle ce l’abbiano) quando manca la competenza. La sciagurata condizione in cui ci troviamo adesso, con un governo di incapaci che ha creato un caos indicibile, ci fa rimpiangere la prima Repubblica e i politici di allora, cioè, appunto, la “destra” e la “sinistra”.
Tuttavia, per non appesantire troppo questo post, mi fermo qui con l’analisi della situazione politica attuale, che io considero la peggiore in assoluto dalla fine del secondo conflitto mondiale, e con il giudizio sul governo Conte, che ugualmente giudico il peggiore che ci sia mai stato nella storia del nostro Paese. Aggiungo però una mia impressione: quella cioè che i concetti di destra e di sinistra, per quanto molto attenuati e cambiati rispetto al passato, esistano ancora sotto qualche forma. Delle due parti la più stravolta rispetto al passato è senza dubbio la sinistra, che è passata dalle barricate libertarie all’autoritarismo, dalla difesa del proletariato a quella dell’alta finanza europea, dalla falce e martello al Rolex ed alle ville con la piscina; ma anche la destra non è quella di prima, se non altro perché non è più sostenuta dai ceti economicamente più elevati ma dalle classi medie, dai commercianti, dagli artigiani e persino dagli operai una volta rigorosamente dall’altra parte. Eppure, nonostante gli stravolgimenti, in qualcosa la distinzione esiste ancora, tanto che ancor oggi è lecito parlare di atteggiamenti di “sinistra” e di “destra”; solo ch’essi non sono più fissi in base alle vecchie ideologie, ma mutano con il mutare degli eventi. Tre esempi di fatti recenti. Il primo è ampio e generico: nella questione dei migranti tutta la sinistra sostiene la loro integrazione, anche in forma patetica come ci hanno mostrato le lacrime della ministra Bellanova, mentre la destra invita alla cautela prima di accogliere sul nostro territorio migliaia di persone che non si sa poi come integrare e far vivere. Gli altri due casi sono più specifici: nella questione del riscatto pagato per la liberazione di Silvia Romano tutta la sinistra, in blocco, si è schierata in difesa della ragazza e della trattativa con i terroristi, mentre la destra, pur compiacendosi per la felice conclusione della vicenda, ha giustamente ricordato che in Italia esiste una legge che proibisce di pagare il riscatto ai sequestratori, e che anche nel caso di Aldo Moro non si trattò con i terroristi delle Brigate Rosse, oltre a deplorare la “conversione” di quella persona all’islamismo che l’ha portata a presentarsi con quel ridicolo pastrano verde al momento della liberazione che è un’offesa a tutti gli italiani. Infine, ultimo esempio, è l’atteggiamento nei confronti delle cosiddette “riaperture” dopo la detenzione forzata che il governo ci ha imposto in occasione dell’epidemia del coronavirus: tutta la sinistra, in modo compatto, insiste per la “cautela” e continua a prospettare pericoli nuovi e scene apocalittiche di contagio per spaventare ancor di più i cittadini, perché sa che chi è oppresso dal terrore accetta tutto e non si ribella dinanzi ai soprusi, mentre la destra è a favore di un ritorno alla normalità che, pur graduale, deve avvenire necessariamente, se non vogliamo morire tutti di fame per poterci vantare di essere scampati al virus. Mi pare dunque che queste due categorie oggi così disprezzate, la “destra” e la “sinistra”, non siano scomparse del tutto, benché si sia tentato da più parti di ucciderle; al contrario, esse risollevano la testa ogni volta che un problema si presenta e richiede una soluzione. Forse le vecchie ideologie non erano poi così male, soprattutto se confrontate all’ignoranza, all’approssimazione, all’incompetenza, al nulla da cui è costituita la politica attuale.

4 commenti

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4 risposte a “La destra e la sinistra

    • Ho dato un’occhiata al suo blog, notevolmente diverso dal mio anche se vi coincide per alcuni interessi culturali e la presenza di recensioni a libri ed opere letterarie; vi si parla molto anche di cinema, che non rientra invece tra i miei interessi. Sulla figura di Cossiga sono sostanzialmente d’accordo; anzi, vista la totale nullità intellettuale e culturale dei politici di adesso, dico che mi viene spontaneo rivalutare tutti i protagonisti della cosiddetta “prima Repubblica”, compresi i più discussi e vituperati.

      • Io invece Craxi non riesco a rivalutarlo. Le sue colpe sono troppo gravi, e non posso dimenticare anche il modo maldestro in cui cercò di giustificarle, con la presunta attenuante del “Così fan tutti”: una scusa davvero patetica.
        Lei forse non se lo ricorda, ma sono anch’io un professore di Lettere, e già qualche anno fa commentai qualche Suo post. Negli ultimi anni invece mi sono limitato a leggerlo, nella convinzione che quando non si ha nulla di significativo da dire è meglio restare zitto.
        Stavolta invece ho deciso di tornare a farmi sentire, ed è stato un vero piacere. Grazie per la risposta! 🙂

  1. Veramente non mi ricordo di lei, ma questo è da imputare certamente all’età che ormai avanza e che di tanto in tanto compromette la memoria. Se mi manda commenti mi fa senz’altro piacere, anche quando – e non sarà cosa rara – troverà nel mio blog delle idee che le sembreranno balzane e “fuori dal coro”, come si dice oggi.

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