Il potere e la cultura

Fin da tempi molto antichi chi voleva conquistare e mantenere il potere in uno Stato doveva in qualche modo fare i conti con la classe intellettuale, il cui appoggio si rivelava non solo utile ma addirittura indispensabile. Tutti i regimi, di qualunque origine e con diverse modalità, si sono procurati il sostegno ideale di poeti, scrittori, filosofi, artisti, ecc., il cui operato diventava una cassa di risonanza formidabile per giustificare e rendere accettabile qualsiasi forma di potere. Gli esempi storici sono svariatissimi e non è possibile citarli tutti. Già Pericle, capo del regime democratico ateniese del V° secolo a.C., assoldò pittori, architetti e scultori per erigere monumenti che dessero al visitatore l’immagine di una città non solo bella, ma efficiente e ben governata; Ottaviano Augusto a Roma fece la stessa cosa, ed in più si procurò l’appoggio della classe intellettuale del tempo mediante l’amico Cilnio Mecenate, che proteggeva e sostentava anche economicamente poeti e scrittori purché fornissero al mondo l’immagine artefatta di un sistema politico perfetto e persino derivante dalla volontà divina, secondo il messaggio subliminare contenuto nella più grande opera letteraria dell’epoca, l’Eneide di Virgilio. Senza citare tutti gli artisti, gli scrittori ed i poeti “di corte” succedutisi in duemila anni, basti ricordare che nel XX secolo anche Mussolini, Hitler e Stalin hanno avuto i loro intellettuali di regime, giacché anch’essi comprendevano che il potere più stabile e forte è quello che si fonda sul consenso, non soltanto sulla forza; ed è la classe intellettuale di un paese, più che i proclami e le parate di regime, a favorire e procurare il consenso delle masse.
Senza bisogno di ulteriori prove, credo che sia evidente a tutti l’importanza fondamentale che la cultura possiede, in qualsiasi nazione e con qualsiasi forma di governo, per orientare il pensiero dei cittadini e sostenere i valori in cui essi ripongono la loro fiducia. Ma purtroppo in Italia, dagli anni ’60 del XX secolo in poi, questo concetto basilare è stato trascurato e colpevolmente dimenticato dalla classe dirigente democristiana dell’epoca: essa ha commesso il più grave errore che si potesse compiere, che non è il clientelismo e la corruzione che dilagavano durante i lunghi anni dei vari governi a base DC, ma l’aver lasciato insensatamente il monopolio della cultura alla sinistra, da quella moderata a quella più estrema dei gruppi extraparlamentari e terroristici. Dal ’68 in poi l’unica cultura presente in Italia è stata quella marxista, che ha occupato prepotentemente tutte le università, quasi tutte le scuole superiori, la maggioranza dei giornali e delle televisioni, tanto da riuscire a presentare all’opinione pubblica la sua Verità come fosse l’unica possibile e plausibile. Nessuno ha saputo opporsi a questa dittatura culturale: né i cattolici, che hanno avuto poco spazio ed hanno finito poi per accettare molte istanze culturali dell’ex nemico comunista (ed è venuto fuori il famoso “cattocomunismo” che dura anche oggi), né tanto meno la destra, rinchiusa dalla brutale violenza avversaria nel lazzaretto degli appestati, gravata dall’infamante bollatura di “fascista” e incapace di esprimere personalità culturali di rilievo, a parte pochissime eccezioni.
Questa situazione di sudditanza di tutto il Paese a un’unica cultura, ad un pensiero unico, dura ancor oggi, benché la sinistra abbia ormai abbandonato e tradito del tutto le proprie origini e non parli più da molti anni di rivoluzioni con falce e martello; anzi, gli ex sessantottini bombaroli di allora oggi sono distinti funzionari di banca o dirigenti d’azienda, vanno in giro con macchine di lusso, alcuni di loro hanno il portafogli gonfio ed il Rolex al braccio, del tutto dimentichi di quello che un tempo fu il proletariato. Operai e contadini, chi sono costoro? La sinistra di oggi non li conosce più, ed infatti sono quasi tutti migrati verso la Lega e i Cinque stelle. Eppure, nonostante questo clamoroso voltafaccia di partiti come il PD, che farebbe rivoltare Berlinguer nella tomba, il pensiero unico esiste ancora sotto mutate forme e continua a condizionare l’opinione pubblica in maniera pesante ed esclusiva. Ancora oggi i centri della diffusione culturale sono in gran parte in mano alla sinistra; e non mi riferisco solo alle università ed alle scuole, dove l’80 per cento dei docenti si riconosce in quella parte politica, ma anche alle emittenti televisive, alcune delle quali sono smaccatamente faziose e continuano a propagandare, come macchine da guerra, il pensiero unico buonista che sostiene l’immigrazione clandestina, le teorie gender, l’abbandono dei valori morali e religiosi propri della nostra tradizione, accusando tutti coloro che non si allineano a questa dittatura culturale di essere arretrati, sovranisti e soprattutto fascisti. A questo proposito ho denunciato più volte su questo blog l’assurda posizione di chi, dopo 75 anni dalla fine del fascismo, continua a tenerlo forzatamente in vita per poter avere un “nemico” contro cui scagliarsi e additarlo così al pubblico disprezzo. Nell’antica Roma chi aveva compiuto reati infamanti era proclamato sacer, cioè consacrato agli dèi infernali, ed era perciò considerato un reietto, un rifiuto della società, tanto che nessuno gli rivolgeva più la parola ed era lasciato molto spesso morire di fame. La stessa cosa si fa oggi con chi non si allinea ai “santi principi umanitari” della sinistra: è fascista, quindi sacer, escluso dal consorzio civile.
La colpevole inerzia dei governi democristiani, che hanno lasciato alla sinistra il monopolio della cultura in questo paese, continua ancora oggi a produrre danni incalcolabili. L’odio e la violenza verbale dilagano sui social e sulla stampa, sostenuti e amplificati da canali televisivi come Rai 3 o la 7, veri centri di diffusione di menzogne e di false accuse; ed il guaio è che l’uomo comune, a forza di sentir ripetere idiozie come il “pericolo fascista” o accuse infamanti contro il nemico di turno (ieri Berlusconi, ora Salvini) finisce per crederci, e da questo clima dei tensione artatamente creato nascono poi persino movimenti di piazza formati da beoti arrivisti e pecoroni che li seguono, come sono appunto le cosiddette “Sardine”. Quando una parte politica riesce ad affermare il proprio credo mediante strumenti culturali (ed anche la televisione lo è, nonostante il suo infimo livello) e nessuno la contrasta, diventa facile orientare l’opinione pubblica e far credere a tante persone ignoranti e superficiali che quella è l’unica possibile verità. C’è poi un’altra cosa importante da considerare: che il monopolio culturale della sinistra, durato molti decenni (dal ’68 ad oggi), ha fatto sì che appartenere a quell’area politica sia ancor oggi “trend”, tanto da far credere che abbracciando quella ideologia e quel pensiero si diventi automaticamente intellettuali, persone rispettate e rispettabili. Per questo tanti professorini che aspirano a diventare professoroni, tanti scribacchini che aspirano a diventare scrittori, tanti giornalai che aspirano a diventare direttori di grandi testate, tutti costoro si fregiano dell’onore e del prestigio che viene loro dall’essere di sinistra. Magari poco sanno e nulla condividono di quelli che furono gli ideali di Gramsci, di Nenni e di Berlinguer, ma si dichiarano di sinistra perché è alla moda, fa tendenza. E così nel nostro sventurato paese si continua a negare le verità storiche più evidenti, a paventare fantasmi del passato che non esistono e ad accettare diktat e ricatti ignominiosi dagli stranieri per non passare da sovranisti. E a questo punto c’è da esser certi che a rivoltarsi nella tomba non sono soltanto i fondatori del marxismo tradito dai comunisti con il Rolex, ma anche tutti coloro che hanno combattuto e dato la vita per la l’indipendenza e la sovranità di un Paese che oggi, proprio per la diffusione del pensiero unico, è diventato nuovamente terra di conquista e di immigrazione incontrollata.

5 commenti

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5 risposte a “Il potere e la cultura

  1. austerliz

    che dire: mi sembra si usi la bomba atomica contro una parte ridotta a difendersi con archi e frecce, ma d’altra parte arrendersi quando si perde è da codardi, per cui si risponde.
    il discorso è condotto con ampia conoscenza di una serie di fatti della nostra storia recente e meno recente, mi sento però di fare qualche obiezione, sperando che sia se non accetta almeno tollerata.
    mi sembra che la veemenza del pezzo sia specularmente simile a quella del pensiero dominante di sinistra che riconosco c’è stato nel nostro Paese negli anni ’70 e in buona parte degli anni ’80; usare però stereotipi stile il Rolex (citato ben due volte) mi ricorda la ripetitività omerica non tanto dell’aedo quanto del rapsodo; il termine buonista usato da una parte ha la stessa valenza critica ma soprattutto ripetitiva e quindi acritica che si vuol vedere nell’uso della parola fascista da parte della sinistra; in fondo nell’un caso e nell’altro il suffisso -ista a questo si presta bene; associare il fenomeno bombe al ’68 o meglio al sessantottismo lo trovo sinceramente un autogoal. dato che le bombe della strategia della tensione le mettevano i fascisti e le peggiori stragi le hanno fatte loro come da sentenze passate in giudicato; le povere sardine vengono bistrattate prima ancora che abbiano fatto qualcosa di riprovevole, a meno che non si voglia ritenere riprovevole sostenere che non tutti gli Italiani si sono accodati a chi urla di più; anche io riconosco che in passato c’è stato un pensiero fortemente dominante (non unico!); vorrei però che non si cercasse di sostituirvi un pensiero altrettanto unico e urlato; con simpatia: resto un affezionato lettore di questo blog sopratutto quando si parla di aspetti didattici e di aspetti della cultura del passato

    • Rispondo volentieri al commento, e ti do del tu perché so chi sei: abbiamo sostenuto insieme il concorso a cattedre per i Licei e poco tempo fa avevamo anche l’amicizia su Facebook, che poi ho tolto proprio per incompatibilità ideologica. Mi fa piacere che tu segua il mio blog, però è inevitabile che, accanto ad articoli didattici o relativi alla cultura classica, tu trovi anche le mie esternazioni di tipo politico, anche se non ti piacciono.
      Entriamo un po’ nel merito. Accusare me di usare stereotipi come il Rolex o il termine “buonista” è quantomeno bizzarro, perché è la sinistra che ha sempre fatto uso non solo di stereotipi ma addirittura di insulti infamanti contro quelli che considera i propri nemici: ne è un esempio il termine “fascista”, che era applicato negli anni ’70-’80 come un marchio d’infamia contro chiunque non approvasse il Verbo di Marx e Lenin, e continua ad essere applicato anche oggi: segno che l’intolleranza e la faziosità della sinistra ha cambiato metodi (allora ti sprangavano se non eri dalla loro parte, oggi ti infamano su facebook), ma la sostanza del pensiero è sempre quella, il non accettare alcun confronto con chi la pensa diversamente, e tutto ciò unito ad un’insopportabile supponenza che induce a considerare culturalmente inferiori e “disinformati” tutti coloro che votano i partiti di centro-destra.
      Se hai frequentato una università toscana negli anni ’70 dovresti avere l’onestà intellettuale di riconoscere che in quegli anni il clima era invivibile là dentro, dove se non eri marxista-leninista non avevi alcuno spazio; non era permesso esprimere idee diverse di alcun genere, nessuna pubblicazione entrava in Facoltà se non era di estrema sinistra, e quindi posso dire tranquillamente che il mondo accademico italiano (e toscano in particolare) era diventata una succursale della Cina di Mao e della Russia di Breznev. Il pensiero marxista non era solo dominante, era unico e insindacabile, senza alcun spazio per gli avversari e i dissidenti; ma quello che sostengo io è che questa dittatura culturale della sinistra, mutatis mutandis, continua ancora sotto altre forme e continua a far proseliti perché ormai in Italia, se si vuol essere considerate persone di cultura, occorre necessariamente essere di sinistra. Per questo io combatto ancora la mia battaglia, per dimostrare che noi di destra non siamo tutti ignoranti disinformati, ed io mi giudico persona di cultura pur non essendo di sinistra, anzi provandone un vero sentimento di schifo. Lascia stare poi chi ha messo le bombe negli anni della strategia della tensione e le sentenze passate in giudicato. Sai quante sentenze sono state emanate solo per trovare un colpevole e darlo in mano alla folla urlante? Che stragi orrende come il rapimento Moro e il massacro degli uomini della scorta siano invece targate falce e martello è cosa che nessuno può contestare. E quanto alle “sardine”, si tratta di pecoroni che seguono un’insegna qualunque come quella degli ignavi di Dante, e la loro origine è ben scoperta: dicono di essere apartitici e poi si profondono nei soliti insulti contro Salvini, il demonio da abbattere con qualunque mezzo. Sono anch’essi un’emanazione della sinistra, che cerca ogni mezzo, lecito e soprattutto illecito, per continuare ad esistere e per nascondere le malefatte che ha compiuto dal 1968 ad oggi.

      • austerliz

        scusami se mi sono presentato come Austerliz ma non era nei miei propositi: ho risposto nel box rispondi e mi è stato attribuito questo pseudonimo . anche se non è nel mio uso fare ricorso a questi mezzi; se mi sento di dire una cosa col mio nome, Alessandro De Cristofano, la dico, altrimenti rinuncio; apprezzo che tu mi risponda; riconosco che nelle università negli anni ’70 il mainstream era di sinistra; io stavo nel mezzo perché votai socialista dal ’75 finché non votai i Verdi dall’84 in là; la discesa in campo di Berlusconi nel ’94 mi ha definitivamente orientato verso la parte che non ti piace; la strage della scorta di Moro mi indigna fortemente, non so che dire; li ricordo con dolore ogni anno, sia lui che i cinque uomini della scorta; resta che forse nella tua amplificazione retorica le bombe non vanno associate al ’68 “de sinistra”; ti ringrazio comunque dell’attenzione che mi dedichi; sulle sardine ho un’altra opinione ma la cosa si va definendo in itinere per cui che dire… chi vivrà vedrà; se riesci a controllare il blog spostami da Austerliz al mio nome perché non uso celarmi, non perché sia coraggioso lo ribadisco, ma semplicemente perché dico le cose che mi sento di dire col mio nome; un caro saluto e auguri di Buon Natale; apprezzo che tu mi abbia risposto

  2. Emma

    Sempre piú coppie convivono e fanno figli senza sposarsi oppure si sposano con rito civile. In praticamente tutti i paesi occidentali gli omosessuali si sposano o si uniscono civilmente. Sempre piú persone si dichiarano non religiose o non praticanti. Sempre piú persone vogliono decidere autonomamente sulla propria sorte in caso di grave malattia senza doversi adattare ad una fede religiosa che non sentono.
    La scelta di parte della destra di rifiutare questi cambiamenti sociali (o perlomeno di rifiutarli in pubblico) puó essere un vantaggio nell’immediato. Non permette, tuttavia, di costruire un monopolio culturale perché il mondo -almeno nei paesi occidentali- sta andando in un’altra direzione.

    Alcuni partiti (generalmente di destra o anti-sistema) hanno poi fatto la scelta di sostenere bufale scientifiche conclamate, ad esempio strizzando l’occhio agli antivaccinisti, con il risultato che negli ambienti scientifici gli elettori di destra sono una specie protetta. Non perché tutti gli scienziati siano di sinistra (anzi) ma come conseguenza di precise scelte elettorali.

  3. So che non volevi nasconderti, infatti ti ho riconosciuto subito. Che tu abbia idee diverse dalle mie non è affatto un male, anzi; quando il dibattito si svolge tra persone acculturate e civili il risultato è sempre positivo. Ti ricambio gli auguri e magari riprendo l’amicizia con te su Facebook: questo sarà necessario se vogliamo continuare il dialogo, perché questo blog sta per chiudere, nel senso che resterà online ma non sarà più aggiornato regolarmente.

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