Perché l’odio sui social

Si fa tanto parlare in questo periodo del problema dell’odio sui social network ed in particolare su Facebook, dove in effetti sono spesso presenti sarcasmi, insulti ed anche minacce di morte contro presunti avversari politici o di altro genere. Il fenomeno è diffuso e preoccupa chi sta al potere, tanto che si vogliono persino istituire commissioni per contrastarlo, sebbene, a rigor di logica, non ce ne sarebbe bisogno, dato che già esiste il Codice Penale che punisce l’insulto, la diffamazione, la minaccia ecc. Basterebbe identificare le fonti dell’odio (cosa che con i mezzi informatici moderni è possibile, nessuno è totalmente garantito dall’anonimato) ed operare le relative denunce, processi e condanne. Invece si preferisce istituire commissioni parlamentari con il rischio concreto che queste, con la scusa di combattere l’odio, esercitino in realtà una vera e propria censura contro chi dissente dal pensiero unico comune e dal “politicamente corretto” oggi in voga. Ma di questo non voglio parlare, perché ho già chiarito la mia posizione in altri post.
Due sono invece le osservazioni che intendo fare a proposito di questo fenomeno. La prima è che l’odio contro il “nemico”, che certe ideologie tengono in vita anche quando non esiste più proprio per scatenare il proprio livore contro chi la pensa in modo diverso, è sempre esistito ed anche in forma più virulenta di quello di oggi; la differenza è che adesso c’è internet, e quindi ciò che prima si diceva al bar, in casa o su una panchina dei giardini pubblici adesso si diffonde a macchia d’olio e moltissime persone ne vengono a conoscenza. Ma ciò non significa che oggi ci sia più odio politico di quanto non ce ne fosse prima: basti pensare agli anni ’70 dello scorso secolo, che io grazie alla mia età ho vissuto, dove si assisteva continuamente a scontri di piazza ed ad una violenza fisica che arrivava persino all’omicidio, molto peggio quindi di adesso quando ci si limita all’insulto telematico. Con ciò non voglio assolutamente giustificare l’inciviltà e la rozzezza di coloro che si servono dei social per insultare e minacciare, scambiando le convinzioni politiche personali con il tifo da stadio; è un fenomeno riprovevole, questo è certo, ma non paragonabile alla violenza degli “anni di piombo” ed al terrorismo che purtroppo abbiamo vissuto nel nostro Paese. La differenza è che oggi tutto si diffonde ampiamente e rapidamente, ma non credo che l’intensità del fenomeno sia maggiore di quella precedente. E’ un po’ come il bullismo nelle scuole: oggi sembra più grave perché la diffusione di internet e dei social costituisce una gogna mediatica per certi ragazzi perseguitati che, in alcuni casi estremi, ha provocato persino dei suicidi; ma la derisione del diverso, la minaccia e persino la scazzottata fuori dai cancelli della scuola sono cose sempre esistite, direi anzi che ai tempi miei erano più marcate e grossolane di quelle attuali.
La seconda considerazione che vorrei fare riguarda la causa, l’origine di tutto questo odio sui social. Lo scarso controllo che c’è di internet da parte degli organi giudiziari, l’incuria dei gestori dei social che lasciano passare di tutto (non sempre, ma qui il discorso darebbe lungo e quindi lascio perdere) e la falsa credenza di poter restare anonimi hanno provocato in molte persone una vera e propria liberazione da quei deterrenti sociali, come l’urbanità e la buona educazione, che tutti siamo costretti a mantenere nel dialogo “faccia a faccia” con i nostri simili. Se abbiamo di fronte materialmente un’altra persona, pur in forte disaccordo con noi, tendiamo a sostenere magari animosamente le nostre convinzioni, ma non arriviamo quasi mai all’insulto volgare o alla minaccia, a meno che gli interlocutori non siano dei veri e propri “burini”, come dicono a Roma; dietro lo schermo di un computer invece, proprio perché l’avversario non è fisicamente presente, molte persone lasciano cadere tutti i freni inibitori e si sentono autorizzati a scatenare tutti i propri più bassi istinti. Torna a proposito, in questa questione, quel che sosteneva Pirandello, che cioè ciascuno di noi non è se stesso quando vive in società, ma porta una maschera fatta di perbenismo, di ipocrisia, di succube accettazione delle cosiddette “buone norme” del vivere sociale. Ma ecco che oggi, con l’avvento di internet e dei social, è diventato possibile esprimersi come parlando da soli ad una folla di ascoltatori, cioè avere un pubblico che legge quel che scriviamo, cosa che un tempo era riservata agli scrittori o ai grandi oratori che parlavano in pubblico; diventa quindi possibile gettare la maschera e tirar fuori quell’acredine, quella dose di rabbia e di violenza che alberga in ciascuno di noi. Di qui l’entità di un fenomeno che va sempre crescendo, come io stesso constato in base agli insulti che ricevo quasi ogni giorno a motivo delle mie idee non allineate con il pensiero unico comune; ma a tutto si fa l’abitudine, anche alla maleducazione altrui, e quindi io mi limito a rispondere in molti casi, giacché non ho la virtù cristiana di chi porge l’altra guancia, oppure a cestinare certi commenti al blog che non meritano di essere conosciuti.
Io non credo che il fenomeno possa essere eliminato o ridotto, a meno che non si voglia chiudere definitivamente tutte le porte e impedire alle persone di far sentire la propria voce sui social, i forum e gli altri luoghi virtuali dove a ciascuno è permesso di esprimersi. Contrastare l’odio con le commissioni parlamentari è inutile, perché non si possono conculcare per legge i sentimenti umani. Si può far rispettare le leggi con lo strumento giudiziario, ma l’operazione è estremamente difficile perché si dovrebbero incriminare centinaia di migliaia, se non milioni di persone. Resta il buon senso e la cultura, gli unici strumenti che possono veramente circoscrivere questo stato di cose; ma è difficile fare appello a questi valori in una società dove la scuola è continuamente svalutata da riforme assurde e dove i cattivi esempi vengono dall’alto. Quando un miserevole buffone fonda un partito sulla base del “vaffa…” è difficile poter sperare in qualcosa che assomigli anche lontanamente all’umanità ed alla cultura.

4 commenti

Archiviato in Attualità

4 risposte a “Perché l’odio sui social

  1. Carmine Mellone

    Massino, concordo con te. Hai fatto una analisi perfetta. Personalmente mi astengo sempre dal fare commenti.Umberto Eco disse una verità sacrosanta a proposito di Internet.

    • Grazie, Carmine, mi fa piacere constatare che anche tu hai letto il mio blog. Vi si trovano soprattutto articoli sulla scuola e l’istruzione, ma anche di politica, attualità e cultura: uno dei più seguiti, ultimamente, è quello su Dante e l’uso della metafora. Cordiali saluti.

  2. Analisi ineccepibile. Aggiungo qui un paradossale risvolto dell’odio sui social, di cui ho cominciato a rendermi conto solo nelle ultime settimane. In una certa misura, quest’odio viene anche coltivato da alcuni di coloro che ne sembrano oggetto. E la forma che ne viene coltivata è, ancora più paradossalmente, quella più grezza. Alcuni miei conoscenti mi hanno riferito di avere notato in più occasioni che dei loro commenti, garbati quanto critici, sono spariti da pagine social di noti politici, nelle quali commenti di natura più villana e insultante erano invece lasciati dov’erano. Potrebbe trattarsi di una ingegnosa tecnica passiva per screditare le fazioni avverse (molti nemici, molto onore, soprattutto se questi nemici sono visibilmente ignoranti), o sono io che sto diventando paranoico?

    • Le confesso che anch’io ho avuto spesso questa impressione, cioè che i politici abbiano un certo interesse nell’essere odiati e insultati; e ciò perché questo può loro servire ad acquistare consenso, in quanto è risaputo che la simpatia dell’uomo comune va a chi subisce una qualsiasi forma di violenza, non a chi la fa. Mantenere sul proprio profilo commenti insultanti scritti da avversari può essere quindi un espediente per screditare gli avversari stessi, accomunati tutti arbitrariamente agli autori di quei commenti.

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