Antisemitismo e pensiero unico

Ho letto di recente un intervento del giovane (e ingombrante!) filosofo Diego Fusaro, il quale si è espresso sulla costituzione della cosiddetta “commissione Segre”, che dovrebbe combattere l’odio sui social ed in particolare l’antisemitismo di ultima generazione. La tesi di Fusaro è quella secondo cui questa commissione, ideata in seguito agli insulti antisemiti rivolti alla senatrice a vita Liliana Segre, sarebbe in realtà una copertura, una forma di censura applicata per chiudere la bocca a chi dissente dal pensiero unico oggi dominante che protegge anche verbalmente alcune “categorie” di persone prese di mira dall’odio mediatico, come gli immigrati, i gay e gli ebrei, appunto. Così il potere neocapitalistico e globalizzante, che si crede messo in pericolo dai conservatori, dai sovranisti e da chiunque esprime una forma di dissenso, proteggerebbe se stesso mediante l’uso della forza contro gli avversari, minacciati con lo strumento censorio ed anche giudiziario, visto lo spauracchio delle denunce e delle sanzioni di tipo penale.
Ovviamente qualunque persona civile e dotata di un minimo di cultura non può che condannare gli insulti rivolti alla senatrice Segre, reduce da Auschwitz e persona al di sopra di ogni sospetto, alla quale va tutta la mia solidarietà: sono azioni stupide e riprovevoli così come lo sono i cori razzisti negli stadi o le scritte antisemite che qualche esaltato dissemina qua e là; ma l’azione di pochi individui ignobili non può ripercuotersi su tutti coloro che dissentono dal potere costituito, perché altrimenti siamo di fronte ad una censura del libero pensiero ed al ritorno di una vera e propria dittatura. Un tempo si usava l’olio di ricino, il manganello e la deportazione nei campi di lavoro in Siberia per reprimere il dissenso; oggi invece, nell’epoca dei mass-media, ci si maschera dietro il pretesto di voler colpire il razzismo e l’antisemitismo per mettere a tacere, in realtà, tutti coloro che non accettano il pensiero unico “politicamente corretto” che i partiti di sinistra (compresi i 5 stelle ormai schierati da quella parte politica) ci impongono ogni giorno. Una censura violenta mascherata da protezione della libertà, un’inaccettabile coercizione che pretende di colpire il pensiero, il sentimento delle persone e soprattutto il loro diritto di esprimersi liberamente, un diritto garantito dall’art.21 di quella Costituzione che proprio la sinistra, quando le fa comodo, non manca di osannare e di esaltare come il Vangelo. L’attacco alla libertà di espressione, del resto, non è nato con la commissione Segre: già da tempo si minaccia persino la denuncia penale (v. disegno di legge Scalfarotto) contro chi non condivide le unioni gay e non approva l’adozione da parte di quelle persone di bambini che, secondo la più elementare legge naturale, hanno bisogno di crescere con un padre ed una madre; si insulta con l’infamante marchio del razzismo chiunque si oppone all’invasione degli immigrati, che non la pensa così per crudeltà ma perché sa che è difficile garantire un futuro a persone che vengono da fuori in un paese in cui non c’è lavoro nemmeno per gli italiani; si minaccia la radiazione dall’albo per i medici obiettori di coscienza che si rifiutano di praticare l’aborto. E l’elenco potrebbe continuare.
Anch’io, nel mio piccolo, ho fatto esperienza di questo tipo di censura del pensiero proprio su Facebook, il social network forse più importante dei nostri tempi, che, proprio perché frequentato da milioni di persone, è sotto il controllo del potere costituito: sono stato cacciato per tre volte, per 30 giorni ciascuna, soltanto per aver espresso pensieri contrastanti con il “politically correct” che ci domina e ci toglie la libertà di espressione. La prima volta, addirittura, fui bloccato perché avevo usato la parola “negro”, termine impiegato da secoli e presente nei vocabolari, nelle opere letterarie e persino nelle canzoni senza che nessuno ci avesse mai trovato nulla da ridire. Ma oggi non si può, bisogna dire “di colore”, come se questo schiarisse la pelle di quelle persone: è come dire “non vedente” invece di “cieco”, quasi che così facendo quella persona recuperasse la vista.
La denuncia di Diego Fusaro trova quindi tutta la mia approvazione: con il pretesto dell’antisemitismo in realtà il potere clerico-comunista vuole impedire a chi dissente di esprimere liberamente il proprio pensiero. Questa è censura, questa è dittatura ancor più ipocrita e viscida delle dittature espresse dai regimi totalitari del secolo XX: quelli, almeno, avevano il coraggio di uscire allo scoperto, di seminare il terrore senza nascondere i propri fini; quella di oggi invece è una dittatura nascosta, strisciante, che colpisce le persone nel loro sacrosanto diritto di espressione mascherandosi da libertà. E non a caso il fenomeno, presente in Italia da anni, si è accentuato con questo sciagurato governo, nato da un inciucio vergognoso, che si è rivelato più a sinistra di quelli di Prodi e di D’Alema, quando il ministro della giustizia Diliberto andò all’aeroporto ad accogliere con tutti gli onori una terrorista rossa. Anche questa è una forma di terrorismo: lanciare cioè contro i dissidenti marchi d’infamia come quello del fascismo, del razzismo, dell’antisemitismo, tutti ottimi pretesti per sparare nel mucchio, per far tacere chi non condivide le scelte politiche ed economiche di questo neoliberismo radical-chic, di questa insana alleanza tra marxismo e clericalismo, tra ex democristiani e postcomunisti. Cambiano i metodi, ma il fine è sempre lo stesso. Il lupo perde il pelo ma non il vizio.

8 commenti

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8 risposte a “Antisemitismo e pensiero unico

  1. Simone Giovanni Venezia

    E’ evidente lo scopo della cosiddetta commissione Segre, cioè qullo di colpire chi non sia daccordo con le ideologie oggi, ahimè, dominanti. Per questo non posso essere che d’accordo con quanto scritto dal Prof. Rossi!

  2. Rodolfo Funari

    Perfettamente d’accordo. Si potrebbe perfino sospettare che certi casi di dominio pubblico, particolarmente eclatanti, vengano escogitati a sommo studio per suscitare reazioni e indignazione utili al “bavaglio mediatico” che si vuole imporre ad ogni espressione di pensiero e opinione non “politicamente corretta”.

  3. Ilaria Serifo

    “[…] che, secondo la più elementare legge naturale, hanno bisogno di crescere con un padre ed una madre […]” lei è molto colto ed esperto in letteratura, ma le conoscenze delle scienze di base direi che sono un bel po’ scarse. Se non è d’accordo con le adozioni, utilizzi delle argomentazioni religiose, culturali o quel che sia (le quali, in tal caso, sarebbero profondamente rispettate), ma non tiri in ballo “leggi naturali” o altre amenità del genere se non ha conoscenze in materia.

    • E invece io ritengo, guarda un po’, di avere conoscenze sufficienti per dire che, se la Natura (o Dio per chi ci crede) ha stabilito che la procreazione avvenga mediante l’incontro del maschio con la femmina, è altrettanto naturale (o logico, se preferisce) che il bambino venga allevato dai due esseri che l’hanno concepito, non da due uomini o due donne. E comunque lei, nel suo commento arrogante e offensivo, ha commesso un errore grave: ha detto che se io avessi portato altre argomentazioni le mie opinioni sarebbero state “profondamente rispettate”. Non è vero: le persone come lei non rispettano le idee degli avversari, hanno sempre l’odiosa supponenza di essere in assoluto possessori della Verità.

  4. Bisogna sempre tenere la guardia alta per difendere la libertà di espressione. Bisogna anche stare in guardia dai giornali, perchè vivono sulle polemiche. Ad esempio la proposta legge Scalfarotto (basta un giretto su Google per trovarla), , ha uno specifico comma che recita “Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente ovvero anche se assunte all’interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica,sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative all’attuazione dei princìpi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni”. Quindi, discriminazione è vietata (non posso dire: “il pane non te lo vendo perchè sei un trans”), ma la libertà di opinione rimane tutta.

    • Io non sarei così sicuro. Purtroppo il confine tra discriminazione e libertà di espressione non è sempre così netto. Lei ha fatto l’esempio della vendita del pane: su quello posso essere d’accordo, ma su altri aspetti potrei non esserlo. Ad esempio, se io voglio affittare una appartamento e decido di non affittarlo a gay o trans, voglio essere libero di farlo, perché essendo titolare di una proprietà privata posso disporne come voglio. E’ solo un esempio, ma serve a far comprendere che non sempre è facile definire cosa sia discriminazione e cosa non lo sia. E’ sicuro invece che un organismo censorio, con il pretesto di combattere la discriminazione, si servirebbe di questo potere per chiudere la bocca a chi esprime idee contrastanti con le sue. Su questo si potrebbe scommettere.

      • Emma

        Non voler affittare un appartamento a una determinata categoria di persone é senz’altro una discriminazione, ovvero una diversitá di comportamento nei confronti di quella categoria.

        Se io dico, per esempio, che non mi piacciono i meridionali, esercito la mia libertá di pensiero. Se peró rifiuto di affittare casa a qualcuno perché é meridionale, allora commetto una discriminazione. A me sembra che tra le due cose ci sia un abisso.

  5. Sono cose diverse, ma non c’è certamente un abisso come dice lei, perché l’una è la conseguenza dell’altra. Se io sono titolare di una proprietà posso disporne come voglio, e quindi anche decidere di affittarla a chi voglio. Secondo me non è una discriminazione, è una scelta di libertà.

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