Elena umiliata e offesa

Sabato scorso ho avuto l’infelice idea di seguire su RAI 5 (canale 23) la ripresa televisiva dell’Elena di Euripide, registrata la scorsa estate al teatro greco di Siracusa nell’ambito delle rappresentazioni delle tragedie greche classiche che ogni anno si svolgono in quella splendida cornice artistica e naturale, che io conosco per avervi accompagnato qualche anno fa una mia classe. L’opera fu portata in scena per la prima volta nel 412 a.C. e narra la vicenda di Elena, la bellissima donna moglie di Menelao che fu rapita da Paride e fu, nel pensiero antico comune, la causa della leggendaria guerra di Troia. Al di là della versione comunemente nota del mito, che serve al progressista Euripide solo come paravento per trattare in realtà problemi quotidiani e contemporanei, la tragedia riprendeva una variante introdotta da Stesicoro, poeta lirico del VI secolo a.C., secondo la quale Elena non era mai veramente andata a Troia, ma al suo posto gli dèi avevano creato un fantasma che le rassomigliava in tutto, mentre la vera Elena era stata trasportata in Egitto dove viveva nel ricordo e nel desiderio del suo legittimo marito Menelao, e resisteva alle avances del re locale Teoclimeno che voleva obbligarla a sposarlo. Questa variante aveva un duplice scopo, che si traduceva poi nei due aspetti del messaggio culturale che Euripide intendeva proporre al suo pubblico: da un lato la lotta contro i luoghi comuni misogini diffusi in Grecia, in quanto si dimostrava che Elena non aveva affatto le colpe che il sentimento popolare le attribuiva, anzi era il modello di una donna fedele e saggia; dall’altro la tragedia era un aperto manifesto pacifista, perché ne risultava che la più grande guerra dell’immaginario greco, quella di Troia, si era in realtà combattuta per un fantasma, per qualcosa di inconsistente e di fatuo. L’ideologia antimilitarista di Euripide, portata avanti in tutte le tragedie del gruppo centrale della sua produzione, si manifestava appieno anche in questa tragedia, oltretutto diversa dalle altre perché dotata di un finale positivo, la fuga cioè che Elena e Menelao riescono a mettere in atto ai danni dell’ingenuo Teoclimeno.
Purtroppo nulla è rimasto di questo grande messaggio culturale nella scipita rappresentazione siracusana, che il regista David Livermore (che a quanto pare è famoso ma che io non ho l’onore di conoscere) ha stravolto e banalizzato totalmente. Con una trovata tipica delle bizzarre regie moderne, l’opera era recitata all’interno di una specie di piscina con l’acqua bassa, di modo che tutti gli attori stavano con i piedi a mollo e si inzuppavano il fondo dei vestiti; non solo, ma in mezzo a questo stagno è stata collocata la tomba del re Proteo, raffigurata come una zattera che vaga tra le onde. Qualcuno mi saprebbe dire il significato di questa genialata? Io sarò ottuso e ignorante, ma non ce l’ho saputo trovare. Il coro, che nell’originale era costituito da giovani donne greche vendute come schiave in Egitto, qui invece era una buffa mescolanza di uomini e donne conciati in modo bizzarro, del tutto diverso da come erano realmente vestiti gli antichi Greci; il racconto conclusivo della fuga di Elena e Menelao inoltre, che in Euripide secondo la prassi è affidato alla figura di un messaggero, nella versione siracusana è recitato da una delle donne del coro che oltretutto, in maniera inverosimile, parla al maschile. Alcuni personaggi dell’opera originale (ad es. Teucro) sono spariti del tutto, mentre alcuni di quelli presenti sono totalmente stravolti: il re Teoclimeno e sua sorella, la sacerdotessa Teonoe, vengono raffigurati con parrucche e calzettoni tipici dei damerini del ‘700, con una voce in falsetto che ricorda quella dei castrati dell’opera settecentesca, il tutto con sottofondo di musica barocca, che nulla c’entra con la tragedia euripidea. A questo totale stravolgimento dell’originale si aggiungono poi alcune attualizzazioni veramente penose: Menelao che fuma una sigaretta (ci mancava che rispondesse al cellulare!) e il dialogo tra lo stesso Menelao e la vecchia serva, che in effetti si trova nel secondo episodio dell’originale; nella versione del signor Livermore però, tanto per blandire il “politically correct” attuale e l’ideologia sinistroide tanto gradita a questi registi radical-chic, quando Menelao afferma di essere un naufrago e di avere diritto all’accoglienza, la vecchia ribatte: “Non si può. I porti sono chiusi”. L’allusione alla politica di contenimento degli sbarchi dei migranti voluta dal ministro Salvini non poteva essere più banale e più squallida, un patetico tentativo di attirarsi il favore del pubblico mediante la solita vuota polemica ideologica. Mi sembra di esser tornati agli anni ’70, quando i registi ideologizzati incarnavano nella figura di Zeus, dal comportamento tirannico nel Prometeo di Eschilo, il presidente degli Stati Uniti durante la guerra del Vietnam.
Come ho detto anche altrove, io sono stato sempre contrario alle attualizzazioni delle opere classiche, che furono composte per la fruizione della mentalità e del pubblico dei loro tempi, non di oggi quando la società è totalmente cambiata da quella di allora. E’ vero che certi valori umani sono immutabili ed i classici possono essere ancora maestri di vita, anzi è questo uno dei motivi principali per cui li leggiamo e li studiamo; ma stravolgere un’opera scritta nel 412 a.C. per alludere a Salvini è squallido e persino criminoso, perché distoglie il lettore e lo spettatore dal vero significato dell’opera di Euripide, della quale il suddetto regista ed i suoi collaboratori non hanno capito nulla. Il vero messaggio culturale del grande tragediografo greco è stato ignorato per la massima parte e travisato per quel poco che di esso era rimasto. Per questo mi viene da dire che sarebbe meglio lasciar stare le opere classiche quando si è ignoranti del loro vero significato, piuttosto che usarle per propagandare concetti e ideologie che a quegli autori e quelle opere sono del tutto estranei. Per questo considero la rappresentazione dell’Elena al teatro di Siracusa un vero e totale fallimento, una boiata pazzesca come si suol dire con espressione comune benché poco elegante. E’ una vergogna che si permetta a persone tanto incompetenti di rovinare così opere d’arte che sono invece un immortale patrimonio di tutta l’umanità.

4 commenti

Archiviato in Arte e letteratura, Attualità

4 risposte a “Elena umiliata e offesa

  1. Angelo Belloni

    Caro il mio Prof., in un altro post aveva disquisito sugli intellettuali e su chi ne può dare la patente; con questo post dimostra non solo di non essere un intellettuale, ma nemmeno di avere lontanamente i requisti per poterne avere la patente. Segua gioiosamente la strada indicata dagli illuminati senza farsi domande: ostinandosi ad usare la testa è irrimediabilmente degno del gulag.
    Se i classici hanno – come dite – un valore universale, è ovvio che il loro messaggio deve poter essere contestualizzato alla situazione corrente, con lo scontato riferimento ai migranti, ai porti chiusi ed a Salvini: osa metterlo in dubbio? Euripide era un progressista, dunque gli si può far dire quel che non dice, perché di sicuro oggi lo penserebbe e lo direbbe; tanto non può più venire a smentirlo e comunque mai lo farebbe, con il rischio magari di perdere la patente.
    Come poi può non capire la vicenda della piscina e dei piedi a mollo? È il tributo all’ambientalismo gretino. Quando sta seduto alla scrivania, non tiene i piedi a mollo in una bacinella di acqua fresca (o calda d’inverno)? È il modo migliore per restare al fresco (o al caldo), senza usare l’aria condizionata! Oppure, da becero ed egoista troglodita qual è, si ostina ad usare il condizionatore in estate ed il riscaldamento in inverno, distruggendo il pianeta per le future generazioni? Irresponsabile! Così come la vicenda del re Proteo che, morto, vaga sulla zattera è una chiara allegoria dei rifiuti che i trogloditi come noi spargono da criminali nell’ambiente. Così come Teoclimene e Teonoe sono un chiaro riferimento ai babbioni ed ai parrucconi come noi che si oppongono alle magnifiche sorti e progressive.
    Suvvia, un minimo di apertura mentale! Ridiamo per non piangere …

    • Caro sig. Belloni, sa che questo suo commento mi ha illuminato? Lei ha risolto molti quesiti ai quali io non ero stato in grado di rispondere. In effetti, l’allegoria dell’ambientalismo potrebbe esserci stata davvero nelle intenzioni del regista, benché vada detto che quando l’opera è andata in scena (maggio-giugno scorsi) tutta la vicenda di Greta e del “gretinismo” non era ancora in auge com’è oggi. Vorrà dire che d’ora in poi, per non inquinare, metterò i piedi a mollo in una bacinella d’acqua calda e terrò spento il riscaldamento: mi sembra un’ottima idea. Poi mi procurerò anche una parrucca alla Mozart, visto che le mie idee sono così reazionarie. Comunque, a parte le battute, il suo commento è davvero ironico e molto acuto. Non posso che farle i miei complimenti.

  2. Ernesto Anastasio

    Sempre restando nella variante stesicorea-euripidea del mito, è suggestivo l’Eidolon Helenae di Giovanni Pascoli: un presagio degli amori virtuali!

    • E’ uno dei tanti esempi della raffinatezza della poesia latina del Pascoli. Al proposito è indispensabile leggere il libro “La poesia latina del Pascoli” di Alfonso Traina, il grande latinista scomparso da pochi giorni.

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