Un ministro contro la legge e il buon senso

Sto pensando che in tutta la mia vita all’interno della scuola non ho mai sentito un Ministro dell’istruzione incoraggiare gli studenti a fare “sciopero” e perdere giornate di lezione, chiedendo addirittura che le assenze per queste manifestazioni vengano automaticamente giustificate.
Anche se la motivazione dell’iniziativa può sembrare importante, i problemi del clima e del riscaldamento globale della Terra non si risolvono certamente andando in piazza o a stravaccarsi sulle panchine dei giardini pubblici; è giusto parlarne a scuola, ci si può documentare mediante gli organi di informazione senza perdere giornate di lezione che non saranno recuperate. Il dovere dei giovani è quello di andare a scuola, imparare a ragionare e curare la propria formazione: solo così saranno cittadini responsabili in grado di esprimere con contezza le proprie opinioni sul clima e su altri problemi, senza bisogno di vagare per le strade a fare inutilmente confusione. Gli scioperi studenteschi, le occupazioni e le altre forme di insana protesta sono sempre state totalmente inutili, ed ora lo sono più che mai.
Ma quel che mi indigna più di ogni altra cosa è che un Ministro della Repubblica, che dovrebbe educare i giovani al senso civico ed alla legalità, li inciti invece a compiere atti illegali e dannosi per la loro istruzione e formazione. C’è stato a tal proposito un precedente, l’esaltazione delle “okkupazioni” da parte del sottosegretario Faraone, non a caso esponente della sinistra; ed ora un altro esponente di questo sciagurato governo dell’inciucio ripete questa idiozia. Però più di tanto non me ne meraviglio: da chi proviene dalla sinistra sessantottina e dai loro alleati a 5 stelle non c’è da aspettarsi nulla di positivo. Da un partito fondato da un buffone non ci si può attendere che buffonate.

11 commenti

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11 risposte a “Un ministro contro la legge e il buon senso

  1. Non so se le è sfuggita ma c’è una “vigliaccata” ancora più grande. A quanto scrivono i giornali il ministro non ha deciso lui che l’assenza non sia da giustificare ma ha lasciato autonomia decisionale alla scuola. Lavandosene, pilatescamente, le mani e lasciando la patata bollente alla scuola. Scuola che molto probabilmente deciderà, sotto pressione dei soliti noti, per il ritenere giustificata l’assenza.

    • La faccenda non cambia di molto, nel senso che anche gli scioperi e le occupazioni degli anni precedenti, pur essendo veri e propri reati, sono sempre passati impuniti e nessuno ne ha subito le conseguenze. Ora però il fatto intollerabile è che sia un ministro, cioè un uomo di governo che dovrebbe dare esempio di serietà e di senso civico, ad avallare l’illegalità, incitando addirittura gli studenti a compierla.

  2. Ho scritto prima ancora di leggere sullo stesso argomento anch’io (ti invito a leggermi: https://paolomazzocchini.wordpress.com/2019/09/27/sciopero-di-stato/). Sono in questo caso completamente d’accordo con te.

  3. Da quando ho letto questo articolo, ho un dubbio che mi arrovella: ma la scuola, per sapere che l’alunno è andato in manifestazione in modo da considerarlo automaticamente giustificato, non ha bisogno di una dichiarazione firmata dal genitore che lo attesti? E questa dichiarazione non è proprio la classica “giustificazione”? In sostanza, che cosa ha autorizzato il ministro che non fosse già perfettamente lecito?

    • Per gli alunni minorenni occorre la giustificazione firmata da un genitore, i maggiorenni invece si firmano da soli le giustifiche. La novità è che se le varie scuole, seguendo quanto richiesto dal ministro, giustificassero automaticamente l’assenza, non ci sarebbe più bisogno della giustifica firmata, a meno che qualcuno fosse stato assente non per lo sciopero ma per altri motivi.

  4. Grazie professore, ha confermato il timore che era alla base del mio dubbio. Messa così, oltre ad avere tutti i limiti che ha descritto, l’idea del ministro sembra dimostrare una certa quale ignoranza della natura umana, e un discreto disinteresse nei confronti degli obblighi ed esigenze del buon padre di famiglia che si trovasse ad avere dei figli adolescenti.
    In pratica, nei giorni in cui è dichiarata una manifestazione ambientalista, un minore può eclissarsi senza che la scuola se ne interessi, e non essendoci l’obbligo di giustificazione (che obbligherebbe il figlio a rendere conto di questo ai genitori, per farsela firmare) i genitori potrebbero restarne del tutto all’oscuro. Naturalmente, solo finchè il minore in questione non si caccia in qualche grosso guaio…
    La cosa più triste è che un’idea del genere sia venuta dal ministro con il livello di istruzione più elevato degli ultimi tre governi. Ora, i detrattori dei titoli di studio hanno un argomento in più…

  5. Caro Massimo, a sconcertarmi è proprio il fatto che sia uno “sciopero con il permesso del padrone”. Cioè, sta passando l’idea che se vuoi protestare, su qualunque cosa ed in qualunque circostanza, non basta nemmeno più l’autorizzazione: devi avere il consenso di chi sta sopra di te.
    Al di là delle divergenze politiche tra me e te, credo che converrai con me che se nel 1789 si fossero posti il problema di chiedere al re il permesso di occupare la sala della pallacorda, i ribelli sarebbero stati presi a pernacchie e oggi vivremmo ancora nell’ancien régime.
    (Parlo così, oltre che da uomo di sinistra, perché nella mia scuola sto cercando di far passare proposte tipo l’abolizione delle prove comuni, contro la quale l’obiezione è “ma non si può”, al che io rispondo “se aspettiamo che ci tolgano dall’alto questi oneri possiamo aspettare pure 50 anni”).

  6. “Al riguardo, in previsione dell’ampia adesione degli studenti italiani alle iniziative locali, alle quali molto spesso le istituzioni scolastiche e le associazioni studentesche hanno fornito il proprio supporto organizzativo, l’onorevole Ministro esprime l’auspicio che le scuole, nella propria autonomia, possano considerare l’assenza degli studenti per la giornata del 27 p.v. motivata dalla partecipazione alla manifestazione, utilizzando le ordinarie modalità di giustificazione delle assenze adottate dalle stesse scuole.
    Si invitano, inoltre, i Collegi dei docenti a valutare la possibilità che tale giornata non incida sul numero massimo delle assenze consentite dal monte ore personalizzato degli studenti, stante il valore civico che la partecipazione riveste”. Carmela Palumbo Miur

    Se proprio si vuol essere precisi, il Miur non ha annullato la validità della giustificazione da esibire a scuola; semmai ha invitato gli studenti, e le famiglie per i minorenni, a giustificare l’assenza segnando come motivazione “partecipazione alla manifestazione” e i collegi dei docenti, ma ad esclusiva loro discrezione, a non computare “tale” assenza(per manifestazione)ai fini della validazione dell’anno scolastico.

    Il ministro, o chi per lui, ha pertanto agito nel pieno rispetto delle regole e delle leggi. Che poi uno non sia d’accordo è un altro conto.

    • Non mi pare proprio che il ministro abbia agito nel rispetto delle regole; e poi, anche se formalmente fosse così, rimane il fatto che ha istigato gli studenti a compiere un atto inopportuno e dannoso come saltare giorni di scuola per iniziative che non ottengono nulla. Da un rappresentante dello Stato io mi aspetterei qualcosa di diverso.

      • Certamente da un ministro ci si aspetta altro, concordo.
        Che poi il ministro ha agito alla Ponzio Pilato, in perfetto stile italiano, scaricando la responsabilità sui collegi che, ancora più velocemente di quanto avrebbero fatto gli studenti, hanno supinamente dato il beneplacito
        all’assenza giustificata senza, peraltro, un minimo di confronto di posizioni differenti e di dibattito. Ecco, questo essere supini rende il quadro ancora più triste.

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