Osservazioni sul “nuovo” esame di Stato

Tanto per essere chiari, la denominazione “esame di Stato”, quello che si svolge al termine della scuola secondaria di secondo grado, ha sostituito da oltre 20 anni quella vecchia di “esame di maturità”; ma i giornalisti a quanto pare non l’hanno ancora capito, perché continuano, dopo tutto questo tempo, a chiamarlo “maturità”. Non c’è da stupirsene, perché costoro sanno poco o nulla di scuola, e quando ne parlano dicono spesso delle emerite sciocchezze. Comunque, a parte questo, l’esame di Stato di quest’anno ha diversi elementi di novità rispetto al precedente. Su di essi avevo già espresso, in precedenti articoli, un giudizio positivo; pur tuttavia, come sempre avviene, il buon esito di una prova di questo genere dipende dalla professionalità dei docenti e quindi anche le novità, buone di per sé, possono essere applicate in modo discutibile, come già sento che in molti luoghi è avvenuto.
Cominciamo dall’aumento del credito scolastico, cioè la parte di punteggio riservata al curriculum dello studente negli ultimi tre annni di corso, da 25 a 40 punti sul totale di 100. Di per sé la cosa è positiva, perché l’andamento didattico degli studenti durante il percorso di studi deve avere un peso sensibile, altrimenti si rischia che il voto finale dipenda quasi del tutto dall’esame, con le ben note varianti dovute alla fortuna, all’emotività dell’alunno, agli umori dei commissari ecc. Però sono già venuto a sapere che in certe scuole hanno utilizzato questo aumento del punteggio per favorire ancor più i loro alunni e garantirne la promozione: ci sono classi, infatti, in cui i punteggi del credito vanno tutti da 30 a 40, il che in pratica garantisce il superamento dell’esame, per il quale bastano 60 punti su 100. Ecco un altro esempio di malcostume, la lievitazione dei voti e dei crediti per far fare bella figura alla scuola; io sono infatti convinto, e lo sono sempre stato, che il blandire ed il favorire così smaccatamente gli studenti venga fatto non tanto per amor loro, quanto di se stessi e della propria scuola, dandosi per sottinteso che se una classe riporta alte valutazioni il merito vada attribuito ai docenti che li hanno avuti durante l’anno e che sono stati così bravi da tirar fuori una classe intera di geni. Le valutazioni delle quinte classi dei Licei sono sempre o quasi gonfiate dai consigli di classe; quest’anno poi, quando il credito conta più di prima, la cosa è ancor più efficace e atta a garantire – almeno nella facciata esteriore – il buon nome dell’istituto.
Altra novità è quella che riguarda il colloquio orale: abolita la cosiddetta “tesina”, ora gli studenti dovranno estrarre a sorte una busta dove sarà stato collocato un argomento da sviluppare con collegamenti interdisciplinari. Di per sé questo sembra un passo in direzione di una maggiore serietà dell’esame, ma anche qui ci sta l’inghippo, anzi ce ne sono più d’uno. A parte il fatto che i membri interni in molti casi avranno certamente modo di comunicare in anticipo agli studenti questi argomenti (in numero pari a quelli degli alunni +2), i quali se li possono studiare prima dell’esame, ma c’è anche, in aggiunta a questo, la prescrizione ministeriale ai docenti di non porre domande extra all’argomento centrale, perché si tratta di un “colloquio” e non di un’interrogazione. Qui però bisognerebbe intendersi: se i docenti non possono divagare al di là delle linee contenute nella famigerata busta estratta, allora uno studente con un minimo di conoscenze e di spigliatezza potrà compiere un unico soliloquio collegando a suo piacimento l’argomento base con altre discipline, così da condurre da solo tutto il colloquio. Se poi si aggiunge che in 50 minuti circa il candidato dovrà parlare anche della sua esperienza di alternanza scuola-lavoro ed anche di educazione civica (così pare), e che a ciò si aggiunge anche la revisione delle due prove scritte, quanto tempo rimarrà alla commissione per verificare la preparazione oggettiva dello studente? Praticamente poco o nulla. Si rischia così che l’esame, nonostante l’apparente maggiore serietà rispetto al precedente, si risolva in una farsa ridicola dove la promozione è scontata in partenza e dove le commissioni non avranno alcuna possibilità di esprimere un giudizio preciso e oggettivo.
Io personalmente, visto che sono in pensione e non ho più l’obbligo di partecipare agli esami, quest’anno me ne sono tenuto fuori proprio perché temevo incomprensioni e contenziosi legati alle novità non sempre chiare che il Ministero ha deciso di varare. A mio giudizio, tuttavia, si sarebbe potuto anche con queste novità migliorare la serietà e l’equità delle valutazioni. Al colloquio, ad esempio, va bene la scelta casuale degli argomenti, ma questa avrebbe dovuto costituire solo l’inizio del colloquio, diciamo i primi dieci minuti; poi i vari commissari avrebbero dovuto avere la facoltà di porre domande specifiche su tutte le materie di loro competenza, e sul programma dell’intero anno scolastico. Proprio perché è stata abolita la terza prova, che era multidisciplinare, sarebbe stato giusto sondare la preparazione dello studente con maggiore severità; al liceo classico, per esempio, sarebbe stato opportuno porre domande di storia letteraria, far tradurre un breve testo classico di latino e di greco, fare domande su tutte le altre materie, comprese quelle scientifiche. Con queste prescrizioni ministeriali, invece, si rischia che lo studente faccia l’esame tutto da solo e che i docenti stiano lì ad ascoltare soltanto senza poter neanche fare domande. A me pare assurdo ed in netto contrasto con l’intenzione con cui, almeno nelle dichiarazioni ufficiali, erano state presentate le novità di quest’anno, che dovevano andare nella direzione di un accertamento più rigoroso delle conoscenze e delle competenze degli studenti.
Concludo dicendo che in Italia, a quanto io ricavo da molti segnali che giungono anno dopo anno, pare che non ci sia proprio la volontà di rifondare una scuola seria, una scuola che formi veramente e che sia selettiva, perché la selezione è necessaria per il giusto collocamento di ogni cittadino in società. Una scuola che promuove tutti, magari con voti alti e altissimi come ormai accade da noi, è una scuola che non vale nulla, perché non istruisce ma produce solo diplomi di carta straccia e analfabeti di ritorno. Gli studenti migliori, poi, restano delusi e mortificati da questo andazzo, perché un’ottima valutazione è veramente soddisfacente quando è unica o rara; se invece tutti o quasi hanno voti alti, questi voti finiscono per non valere più nulla. Sta già accadendo, e ancor più accadrà in futuro.

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2 commenti

Archiviato in Politica scolastica, Scuola e didattica

2 risposte a “Osservazioni sul “nuovo” esame di Stato

  1. mangiarini alberto

    Buongiorno collega, ho partecipato da commissario interno agli esami di Stato. Per quel che mi riguarda, tenendo conto anche dei chiarimenti sulla conduzione dell’orale forniti dal ministero, ho insistito perché dopo i primi 10-15 minuti i commissari potessero approfondire con domande varie gli argomenti toccati dal candidato e così è stato. E’ comunque chiaro che l’interpretazione della commissione e del suo Presidente potrebbe anche essere diversa e quindi l’esame potrebbe ridursi ad un monologo del candidato e pertanto ad una vera e propria farsa. Aggiungo anche che gli studenti, se davvero all’oscuro del contenuto delle buste, non sono certo favoriti da un tipo di esame nel quale in fondo molto è lasciato anche al caso (il materiale inserito nelle buste dai commissario). E’ chiaro poi che uno studente serio e studioso preferisce avere ben chiaro il programma su cui verrà interrogato per potersi preparare di conseguenza. Il problema annoso della scuola italiana, di cui non si vede la soluzione, è sempre quello che gli studenti migliori sono mortificati e quelli furbi premiati. Cordialissimi saluti

    • Caro collega, hai ragione da vendere. Io credo, da parte mia, che il problema annoso della scuola italiana sia che chi mette mano a queste ripetute “riforme” degli esami non ha in realtà una chiara percezione di come stiano le cose in realtà. Le riforme, ammesso che ve ne sia bisogno, andrebbero fatte da chi vive ogni giorno nella scuola. Questa novità delle buste infatti, senza chiarimenti precisi da parte del Ministero, si è risolta in una serie di interpretazioni diverse ed anche contrarie tra di loro. Tu, come membro interno onesto e responsabile, hai voluto che la commissione potesse approfondire con domande varie gli argomenti del candidato, ma non ovunque è stato così: io so di commissioni dove i candidati hanno parlato a ruota libera di argomenti di loro conoscenza (spesso neanche molto collegati con quello trovato nella busta, o collegati forzatamente), mentre i docenti sono stati solo ad ascoltarli, o quasi. Così l’esame si è ridotto ad una farsa ancor peggiore di quelle degli anni precedenti. La verità, a mio avviso, è che manca la volontà di far sostenere agli studenti un esame serio, che preveda anche (perché no?) la bocciatura; e manca sia da parte del ministero sia (purtroppo!) da parte dei docenti stessi.

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