Un’opinione sulla prof. di Palermo

Con tutto il clamore che si è fatto in questi giorni sul caso della sospensione di 15 giorni inflitta alla prof. Dell’Aria di Palermo, viene spontaneo a chi ha un blog come il mio di esprimere il proprio parere; non perché conti molto, ma perché ne sento l’esigenza, un po’ come l’antico poeta Giovenale diceva di scrivere satire non per ispirazione ma perché il vizio era talmente diffuso nella società romana da non poter fare a meno di commentarlo. In effetti è stato detto in TV e sui social tutto il possibile su questa professoressa di italiano di un istituto tecnico di Palermo, la quale ha subito un provvedimento di sospensione dal servizio, con lo stipendio ridotto a metà, per non aver sorvegliato adeguatamente i suoi alunni e non aver impedito loro di fare un video in cui il decreto sicurezza del ministro Salvini viene accostato alle famigerate leggi razziali del 1938 emanate dal governo fascista.
A mio parere il provvedimento preso contro l’insegnante è fuori luogo, per due motivi: primo, perché siamo in campagna elettorale e vicinissimi alle elezioni, per cui chi ha avuto l’idea avrebbe dovuto prevedere il vespaio che ne sarebbe derivato, con tanto di appelli agli art. 21 e 33 della Costituzione, con le solite lamentele sulla “censura” che vi sarebbe contro gli insegnanti ecc.; secondo, perché non ci sono prove certe che sia stata la professoressa a istigare negli alunni le assurdità che hanno messo in quel video. L’insegnante, interrogata dai giornalisti, si è detta dispiaciuta per il provvedimento a suo carico e per il clamore suscitato dalla vicenda, affermando la sua totale disponibilità ad accettare tutte le idee e la sua volontà di contribuire alla formazione negli alunni di un pensiero critico, senza ulteriori condizionamenti. Da parte mia non ho difficoltà a credere alle parole della collega e ad accettare la sua buona fede; pertanto, se i suoi studenti hanno allestito quel video con quei contenuti, può darsi che la causa di ciò vada ricercata altrove. Del resto un docente non può controllare o inibire tutto ciò che fanno o pensano i suoi alunni, e non è detto che sia personalmente d’accordo con loro. Non vedo motivi cogenti per mettere in dubbio le parole dell’insegnante, la quale può aver pensato che i suoi alunni, pur essendo minorenni, fossero già in grado di assumersi la responsabilità delle proprie azioni.
Il problema secondo me è un altro: i ragazzi che vanno a scuola, come e più degli adulti, restano condizionati da ciò che vedono in televisione o che leggono sui social, che sono diventati oggi per molte persone la principale fonte di informazione. E poiché esiste da mesi, e sempre più con l’avvicinarsi delle elezioni, una violenta campagna di denigrazione e di odio nei confronti del ministro Salvini, che oltretutto comprende numerosi accostamenti e paragoni della sua politica con quella di Mussolini o di Hitler, non c’è da stupirsi se dei ragazzi di un istituto tecnico, con la base culturale non certo eccelsa che hanno, siano rimasti condizionati e plagiati da questo clima. Quando si sentono trasmissioni come quelle della Gruber o di Fazio, tanto per comprendere sia la TV di Stato che la privata, che sono dall’inizio alla fine una serie di accuse senza contraddittorio contro un ministro regolarmente nominato, il quale viene bollato con tutti i peggiori titoli di fascista, razzista, sovranista, populista ecc., è normale che tante persone credano a quel che viene loro propinato a senso unico. Quando si leggono sui social i peggiori insulti contro chi sta cercando di difendere i confini nazionali e di ridare all’Italia quella dignità e quella sovranità che questa Europa dei burocrati ci ha tolto, è facile cadere nel tranello di chi spaccia per umanità e carità cristiana quello che è solo un interesse di parte. Ormai l’odio feroce degli avversari ha trovato in Salvini il nemico da abbattere con tutti i mezzi, anche con quello giudiziario. Con lui non dialogano, lo condannano e basta, senza appello, senza neanche cercare di comprendere ciò che, nel bene e nel male, sta cercando di fare. Questa è la strategia della sinistra radical-chic: niente dialogo, solo insulti e disprezzo. L’hanno fatto con Berlusconi per vent’anni e adesso lo fanno con Salvini, senza che a nessuno venga il sospetto che questa tattica sia sbagliata e che possa anche trasformarsi in un boomerang che ritorna contro chi l’ha lanciato. In questo clima vergognoso di caccia alle streghe è naturale che degli studenti si siano lasciati condizionare e abbiano paragonato un decreto di oggi alle leggi razziali del 1938, visto che hanno quei maestri di cui dicevo prima. Non c’è da meravigliarsi di quanto accaduto, visto che ad ogni livello la sinistra – compresi i suoi celebri “intellettuali” come Canfora, Luperini ed altri – continua ancor oggi nel 2019 a parlare di “fascismo” dopo 74 anni dalla fine di quel regime solo perché le fa comodo inventarsi un nemico che non esiste più per tenere in vita e giustificare un’ideologia ed una politica fatta di odio. Se celebri intellettuali credono alla fandonia del fascismo, che meraviglia c’è se a crederlo sono ragazzi di quindici o sedici anni?
Per questi motivi io ritengo che la professoressa non abbia colpa direttamente di quanto accaduto, che è invece del clima avvelenato diffuso in questi tempi. Il problema della politica nella scuola però esiste e non è certo limitato a quell’istituto di Palermo: sono cinquant’anni, dal ’68 in poi, che nelle scuole molti docenti hanno cercato e cercano di indottrinare i loro alunni e uniformarli alle loro idee, con un comportamento che io giudico distorto e delittuoso, chiunque lo metta in pratica, sia di destra o di sinistra. La scuola dovrebbe essere un luogo di formazione del pensiero critico ed il docente una guida ed un tramite essenziale per raggiungere questo obiettivo, senza però che cerchi di plagiare gli studenti e senza che metta in pratica (come più volte è successo) comportamenti addirittura penalizzanti per chi ha una visione della realtà diversa dalla sua. Io ho sempre avuto le mie idee, che traspaiono abbastanza da ciò che scrivo adesso, quando sono in pensione e non più a contatto diretto con gli studenti; ma finché sono stato in servizio ho sempre accettato tutti gli orientamenti dei miei alunni e non ho mai cercato di indottrinare nessuno. Del resto, insegnando latino e greco con poche ore settimanali, non avrei avuto neanche il tempo di divagare dagli argomenti che dovevo svolgere ed ai quali mi attenevo. Questo merito almeno me lo posso attribuire, ed i miei ex studenti che ancora mi contattano me lo hanno sempre riconosciuto.

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9 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica

9 risposte a “Un’opinione sulla prof. di Palermo

  1. Devo essere sincero. Il mio temperamento non e’ compassionevole: se non ti conosco e non ti ho invitato, puoi anche morire, ma in casa mia non ci entri, senza distinzione di etnia, credo politico, religioso, orientamento sessuale, rendimento scolastico o qualsiasia altra tua caratteristica personale. Punto.
    Peraltro, mi sembra che l’altruismo di molti sostenitodi dell’accoglienza ad oltranza si affievolisca fino a sparire nel momento in cui si ventila di ospitare dei migranti nelle loro personali abitazioni. Eppure sarebbe l’uovo di Colombo: se vuoi accogliere un migrante, gli mandi un invito (se non sai chi invitare, sicuramente qualche organizzazione in grado di darti un nome la puoi trovare), lui/lei entra in italia con visto turistico e va a stare a casa tua finchè non si sistema. Che motivo c’è di infastidire chi è di opinione diversa?
    Ma sto divagando. Il punto centrale di questo articolo è la politica in classe e l’opportunità di sanzionare i professori sulla base delle opinioni espresse dagli studenti. Qui, secondo me, dipende dai casi. Si tratta di un compito assegnato? Di un lavoro in più? E’ soggetto a valutazione del docente o permette l’acquisizione di crediti? Nel caso specifico, agli studenti che hanno fatto il lavoro, sono stati attributi dei crediti o buoni voti per averlo effettuato? Tutte informazioni che non mi sembra abbiamo.
    Però ora questo video, originariamente destinato ad essere visto da una classe sola, ora è su internet, per cui siamo in grado di visionarlo e dare quanto meno un giudizio sulla sua qualità: presenta gli argomenti in modo obbiettivo, corretto e veritiero? Effettua i raffronti in modo organico e chiaro? E’ appopriato in una giornata della Memoria (il cui obbiettivo è ricordare, in primo luogo un *genocidio* particolare, e poi anche altri)? Contiene affermazioni ingiuriose? Fa un uso corretto della lingua italiana? Ovviamente io mi sono già fatto le mie idee, ma non le esprimerò qui, perchè sono le Sue e quelle dei Suoi colleghi ad interessarmi. Mi limito a citare l’intera descrizione che viene data, intorno al ventesimo secondo del video inciminato, delle Leggi Razziali “1938: il Consiglio dei Ministri approva le Leggi per la Difesa della Razza, che discriminano gli Ebrei e li escludono dalla vita sociale”. E la trattazione delle Leggi Razziali è finita lì, a meno che non mi sia sfuggito qualcosa. Insomma, che dire, che fare, che pensare?

    • In effetti non possiamo essere precisamente informati su tutto ciò che riguarda questa vicenda, come lei giustamente afferma; non sappiamo quale fosse la qualità del lavoro di questi studenti (in verità, a visionare il video, non sembra eccelsa) nè quel che la professoressa si aspettava da questo compito svolto dai suoi alunni. Io non avrei sanzionato la docente, che per la verità mi è parsa in buona fede; però sarebbe il caso di affrontare il problema, diffuso da noi fin dagli anni ’70, della politica a scuola, cioè dell’indottrinamento che alcuni professori tentano di fare sugli alunni. Io sono sicuro di non averlo mai fatto, ma concosco colleghi che hanno approfittato della loro posizione per indurre gli studenti a pensarla come loro, addirittura sanzionando e penalizzando chi manifestava idee diverse. Non so se il caso di Palermo rientri in questa tipologia; in ogni caso, mi sembra che su di esso si sia fatto troppo chiasso mediatico, presentandolo come un’eccezione quando è invece molto comune, poiché video di quel genere nelle scuole ne vengono prodotti a centinaia.

  2. Caro Massimo, malgrado politicamente siamo assolutamente opposti, trovo conforto nelle tue parole. Se passa un principio del genere (come del resto per la maestra di Torino, addirittura licenziata) si avalla una forma di controllo sulle persone che direi orwelliana, sovietica (eh già).
    Basta un attimo, e si finisce nel tritacarne. Lo Stato etico è dietro l’angolo e ci aspetta.

    • Su questo ci troviamo d’accordo: le sanzioni contro i docenti andrebbero comminate quando si è certi che abbiano plagiato gli alunni, ma non mi sembra questo il caso. Diversa è la situazione della maestra di Torino: ha insultato pubblicamente gli agenti di polizia ed ha augurato loro la morte, il che è incompatibile con l’insegnamento, perché chi sta a contatto con i bambini non può istigare in loro l’odio, specie contro i rappresentanti dello Stato. Quindi è stata licenziata giustamente, su questo non ho dubbi.

      • Beh Massimo, su questo non mi trovi d’accordo perché era in contesti extrascolastici (e 40-50 anni fa nelle manifestazioni si urlava anche di peggio e nessuno, nessuno ha mai pensato di licenziare chicchessia).
        La questione del tritacarne è semplice nella sua brutalità: una volta azionato, ci può finire chiunque di noi, per qualunque motivo. E questo mi fa ben più paura di un paio di maledizioni urlate in pubblica piazza.

  3. Quello che avveniva 40 o 50 anni fa non va certo preso a modello: era un periodo terribile, con la violenza di piazza e il terrorismo, che speriamo di non dover più rivivere. E secondo me c’è stata troppa debolezza e tolleranza dello stato verso i terroristi che avrebbero dovuto, quanto meno, marcire in carcere tutta la vita. Quanto al tritacarne, se fai il tuo dovere e resti nella piena legalità, è ben difficile che tu ci finisca, a meno che tu non abbia molta sfortuna.

  4. Il prof Demart1, mi ha notevolmente incuriosito. Ricorda di qualche docente o pubblico ufficiale che è finito su tutti i giornali per avere inveito contro la polizia durante una manifestazione (in qualsiasi periodo della nostra storia), ed ha conservato il posto? Riesce a ricordare qualche nome, qualche luogo, qualche data, qualche testata su cui cercare riscontri?

    • A mia memoria, non ricordo di casi in cui si sia perso il posto. Anche nei giorni del licenziamento televisivo della maestra, che io ricordi, non sono stati citati casi analoghi. Ma sicuramente si tratta di una mia mancanza, ammetto di non aver approfondito (e peraltro dal 1970 c’era anche un certo articolo 18 a tutela del lavoratore).
      Comunque, il discorso che faccio è ben diverso, e riguarda la possibile deriva orwelliana cui i casi di Torino e Palermo (Palermo è più figlio di Torino di quanto non appaia) possono dare inizio. Nessuno di noi è la moglie di Cesare, a nessuno di noi si chiede di essere la moglie di Cesare. E soprattutto, un conto è il penale, un conto è il licenziamento, senza una sentenza, senza niente a conforto, per comportamenti tenuti fuori dalla scuola e che con la scuola non avevano a che fare (e se non fosse stata ripresa da un cellulare?). E tutto ciò va prima e oltre il giudizio prettamente politico.
      Fai un botto con la macchina, l’altro si presenta come carabiniere o poliziotto -e magari ha torto-, tu per la rabbia lo insulti, uno ti riprende, et voilà, eccoti nel tritacarne.

  5. Neanch’io ricordo che siano mai avvenuti licenziamenti a seguito di partecipazioni a scontri con la polizia. Ma non ricordo neanche di aver sentito che un pubblico ufficiale (docente o altro) vi abbia mai partecipato. Negli anni ’70 ero al liceo, e credo che la cosa avrebbe fatto abbastanza scalpore e sarebbe stato sicuramente uno spunto di discussione in più di un collettivo studentesco. Per quello che mi sembra di avere capito di come va il mondo, penso che, se una cosa del genere fosse accaduta, anche allora, il docente sarebbe stato licenziato. Ad ogni modo, anche un suo eventuale mancato licenziamento avrebbe fatto molto discutere, e penso che me ne ricorderei comunque. Ovviamente queste sono solo mie opinione, e se ci sono dei fatti che le smentiscono, sono curioso di conoscerli e pronto a rivederle.

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