Chi distrugge i valori distrugge la società

In occasione della festa della donna lo scorso 8 marzo, la (poco) onorevole Monica Cirinnà del PD si è fatta fotografare tutta sorridente non solo vestita come una zingara, ma con un eloquente cartello in mano dove era scritto: “Dio, la patria e la famiglia. Che vita de m…”, che esibiva come un trofeo. Una tale esibizione di volgarità e di ignoranza da parte di una rappresentante del popolo italiano eletta in Parlamento dovrebbe far indignare tutti coloro che hanno a cuore non dico l’eleganza, ma anche soltanto il decoro che ogni persona dovrebbe mostrare in pubblico. Il nuovo segretario del PD, se non fosse anche lui un polpettone privo di qualunque buona norma del vivere civile, dovrebbe espellere questa persona indegna, che non fa certo onore al suo partito ed alla sua parte politica.
Siamo da tanto tempo, purtroppo, abituati alla volgarità e all’ignoranza dei parlamentari, soprattutto quelli dei 5 stelle e quelli di sinistra, ma questo livello di bassezza morale, che sfiora la bestemmia, non mi pare che si fosse mai raggiunto. La Cirinnà, che già ha legato il suo nome ad una discutibile legge che equipara delle unioni contro natura alla famiglia tradizionale, si permette ora di irridere a tutti quei valori in cui le società civili hanno sempre creduto. La triade “Dio, patria e famiglia” viene attribuita al fascismo da questa gentaglia ignorante che manifesta in piazza la propria nullità, ma non è così: tutte le società hanno sempre creduto in questi valori universali, pur se in forme e maniere diverse. Per mio conto io credo soprattutto a due di essi, cioè la patria, un valore che dovremmo tutti recuperare in questo sciagurato periodo di globalizzazione e di mancato controllo dei confini, e la famiglia, dalla quale tutti noi siamo nati e che giustamente consideriamo la cellula della società, purché si tratti di una unione naturale che possa portare alla nascita dei figli; quanto a Dio, personalmente non sono credente, ma ciò non significa che questo per me non sia un valore, anche soltanto perché rispetto profondamente chi crede, il quale ha una dignità che dovrebbe essere da tutti mantenuta. E adesso viene la Cirinnà, persona repellente anche solo a guardarla, con quel cartello blasfemo che esibisce con quel brutto sorriso che ha. Dobbiamo ammettere, quando vediamo certe esibizioni, che la nostra società attuale, benché abbia tanto progredito sul piano materiale, è la più barbara e incivile che mai si sia vista sulla faccia della terra.
A livello morale ed anche estetico il gesto della Cirinnà è vergognoso e vomitevole, soprattutto perché si tratta di una parlamentare che dovrebbe dare agli altri, e specialmente ai suoi elettori, esempio di quella civiltà e di quella educazione che evidentemente non possiede. Ma il gesto della senatrice è solo la punta dell’iceberg: se siamo arrivati a questo punto la responsabilità va cercata nella storia dei decenni addietro, a partire dal “mitico” ’68, che fece della distruzione dei valori tradizionali e della lotta al principio dell’autorità la propria
bandiera di combattimento. Da allora in poi la politica della sinistra, mascherandosi dietro la rivendicazione di “diritti” fatti passare per giusti e inalienabili, ha demolito pezzo a pezzo tutto ciò che restava di un sistema morale che poteva sì avere dei difetti e degli angoli da smussare, ma che non andava distrutto completamente e sostituito da un libertarismo sfrenato che non ha fatto altro che minare le basi stesse del vivere civile. Si spaccia per “libertà” la diffusione del vizio, della pornografia, della prostituzione femminile e maschile ed altro ancora, tutti mali che esistevano anche prima ma che erano conculcati dal senso morale e civile dei cittadini; adesso invece sono esplosi e vengono anche imposti a chi non li condivide, persino con minacce di denuncia penale contro chi non accetta le unioni o le adozioni gay. Ma la cosa più grave è che a questo degrado politico e morale pochissimi si oppongono, pochi si sentono turbati e offesi da gesti vergognosi come quello della Cirinnà. Sotto questo profilo siamo tutti colpevoli, perché l’indifferenza a volte è peggiore del male.

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2 commenti

Archiviato in Attualità

2 risposte a “Chi distrugge i valori distrugge la società

  1. Rodolfo Funari

    Caro Massimo,
    non dimentichiamo che personaggi come la deputata di cui parli muovono da una inguaribile presunzione di superiorità, di primato intellettuale, nei confronti della gente cosiddetta comune, quella legata ai valori tradizionali (patria, religione, famiglia), che essi profondamente disprezzano come prodotti di una sottocultura piccolo-borghese, retriva, superata. Nella loro testa (e soltanto nella loro testa) si sentono quindi in diritto di giudicare dall’alto in basso tuta la massa, a loro dire, volgare e ignorante che non condivide l’illuminazione di cui loro sono invece portatori ed esponenti. Che dire? L’Italia, purtroppo, è ancora oggi satura di personaggi di questo genere, i quali, oltretutto, occupano posizioni-chiave nella politica, nell’università (qui sono in larghissima maggioranza), nella società tutta. Non dimentichiamo che proprio una mentalità di questo genere è uno dei veri fattori di ANOMALIA del nostro Paese: troppi politici, pensatori televisivi e opinionisti, ragionano ancora oggi non sulla realtà effettuale, ma su una proiezione/presunzione utopica, un cerebralismo idealistico e quasi romantico. per questo stiamo lentamente, me neanche poi tanto, scivolando agli ultimi gradini dell’Europa e dl mondo intero.

    • Caro Rodolfo, sono contento che tu approvi quanto ho scritto. Ne ho sentito il bisogno non solo per stigmatizzare l’atto vergognoso della Cirinnà, ma per reagire a questa imposizione del pensiero unico che dal ’68 in poi, sotto l’egida della sinistra e della sua presunta “superiorità culturale”, ci opprime e tenta perfino di impedirci di esprimere idee diverse dalle loro. Forse ho compreso perché tu ti sei allontanato dall’università italiana, perché anch’io, quando ero in quell’ambiente, sentivo l’oppressione del pensiero marxista e della spocchia dei radical-chic che guardano dall’alto in basso gli altri e li trattano da dementi, quasi fossero loro gli unici depositari della Verità. Io, tu ed altri abbiamo messo a nudo l’inconsistenza della presunzione sinistroide, dimostrando che per essere persone di cultura non occorre necessariamente essere marxisti. Io non ho mai nascosto a nessuno di essere di destra, nel senso di credere a quei valori che il becerume radical-chic tenta in ogni modo di distruggere.

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