Europa e indipendenza nazionale

Da un po’ di tempo si sono diffusi nel linguaggio politico nuovi termini che prima non conoscevamo. Ad esempio, “populista”, che un tempo aveva valore positivo come simbolo di colui o coloro che tenevano al benessere del popolo, oggi si è trasformato in un sinonimo di “demagogico”, indica cioè colui o coloro che si acquistano il favore popolare con promesse elettorali allettanti, come il famoso “reddito di cittadinanza” adatto al Paese dei Balocchi di collodiana memoria. Ma oltre a questo ne circolano altri non meno soggetti ad essere impiegati con accezione negativa come “sovranista”, che nelle intenzioni di chi l’ha coniato dovrebbe designare colui che sostiene in modo pervicace e un po’ ottuso l’indipendenza decisionale del suo Paese all’interno di un organismo sovranazionale. La parola deve essere di recentissima introduzione, perché nel vocabolario della lingua italiana dello Zingarelli del 2009 ancora non è compresa. Non ho le edizioni successive e quindi non so se negli ultimi anni sia stata riconosciuta come facente parte effettiva della lingua italiana; vedo però che alla TV e nei social il suo impiego è in costante aumento.
A prima vista il termine “sovranista”, a chi come me crede nell’indipendenza nazionale e nell’identità culturale del nostro Paese, non sembra affatto offensivo né sconveniente: è bene, a mio parere, che ogni stato si differenzi dagli altri e prenda liberamente le proprie decisioni politiche, economiche ecc. Non è forse vero che l’Italia ha lottato per secoli contro le dominazioni straniere per raggiungere l’indipendenza e la libertà dei propri cittadini? Non è forse vero che l’Italia ha oltre la metà del patrimonio culturale mondiale e che quindi non può essere, sotto questo piano, inferiore a nessun altro? Perché allora dovremmo vergognarci del nostro sovranismo, cioè che ci sia qualcuno – anche a livello politico – che vorrebbe affermare l’importanza del nostro Paese a livello internazionale e poter prendere liberamente le decisioni che riguardano i nostri cittadini? Dobbiamo e dovremo sempre obbedire ai diktat di stranieri che ovviamente fanno il loro interesse e non il nostro?
La situazione in cui versa l’Italia oggi a livello internazionale non è degna di un Paese civile e culturalmente avanzato come il nostro dovrebbe essere. Dopo l’entrata nella Comunità Europea e soprattutto nella moneta unica il nostro governo può decidere autonomamente poco o nulla. Siamo soggetti ai ricatti della finanza internazionale (soprattutto tedesca e francese) che mortificano qualunque nostra iniziativa con le loro norme restrittive o con altri sistemi coercitivi: basta che un governo italiano non sia gradito alla cricca dei finanzieri di Bruxelles e subito aumenta il cosiddetto “spread”, che fino a pochi anni fa nessuno neanche conosceva, costringendoci con la minaccia dell’aumento degli interessi pagati sul debito a ritornare a più miti consigli. Le norme europee strozzano la produzione italiana imponendoci addirittura quote precise sul latte, sulla frutta, su tutto ciò che riusciamo ad ottenere con il nostro lavoro. Questa non è indipendenza, è soggezione vera e propria, è il ritorno della dominazione straniera sull’Italia; non utilizza più l’occupazione militare e la repressione come accadeva nei secoli passati, ma l’effetto ottenuto è qualcosa di simile, perché non siamo più liberi di autodeterminarci e di controllare la nostra economia, cosa non più possibile anche perché non abbiamo più una moneta nazionale. Se i protagonisti del Risorgimento come Cavour, Garibaldi o Mazzini vivessero oggi si indignerebbero forse più che ai loro tempi per lo stato di soggezione in cui versa il nostro Paese, ma forse comprenderebbero che non vale la pena sacrificarsi per vedere poi che il loro impegno ed il loro sacrificio vanno a finire nel nulla.
Il nostro Paese ha perso dignità e credito internazionale non solo per i ricatti dei potentati economici stranieri, ma anche perché siamo diventati la pattumiera d’Europa: gli immigrati sbarcano qui ed i cosiddetti “partners” europei non solo non aiutano l’Italia, ma sono pronti a criticarci ed offenderci quando finalmente il ministro Salvini cerca di far comprendere a tutti che il problema dell’immigrazione non può essere solo italiano. Io mi chiedo con che coraggio i francesi hanno la faccia di criticare l’Italia sul problema dell’immigrazione quando loro hanno respinto ai confini di Ventimiglia con mezzi violenti migliaia di persone che tentavano di passare la frontiera, comprese donne e bambini. Con quale coraggio vengono a criticare noi quando sono loro che, con la dissennata politica di quell’incapace di Sarkozy, hanno provocato l’attuale situazione esplosiva della Libia ed il conseguente aumento esponenziale di coloro che cercano rifugio in Europa? E adesso i disumani saremmo noi che in questi anni, grazie a ministri incompetenti ed ad un falso buonismo, abbiamo accolto oltre 700.000 immigrati? Pensino loro a fare il proprio dovere di accoglienza, perché il loro agire (dei francesi ma anche di tanti altri paesi europei) è stato sordo e ipocrita da questo punto di vista: a parole hanno riconosciuto che il problema deve ricadere su tutti, ma di fatto hanno continuato a chiudere le frontiere ed a lasciare l’Italia da sola a dover accogliere e sistemare migliaia di profughi e di clandestini.
E noi cosa abbiamo fatto? Per molti anni abbiamo continuato a protestare debolmente e a subire l’ipocrisia altrui senza saper reagire come la nostra dignità nazionale, se si credesse ancora in questo principio, avrebbe dovuto suggerirci di fare. Siamo stati come l’asino che china il capo nei confronti di chi gli pone sulla schiena un carico troppo pesante, senza dimostrare quell’orgoglio nazionale che invece gli altri paesi europei hanno mantenuto, e con ragione. Ci siamo fatti imporre diktat e umiliazioni da tutti, siamo stati trattati come lo scemo del paese. Era quindi l’ora che qualcuno rialzasse finalmente la testa e facesse capire ai signori di Parigi e di Berlino che l’Italia non è più disposta a fare la serva degli altri ed essere la pattumiera d’Europa. Quando l’esecrato ministro Salvini dice “prima gli Italiani” dice una cosa giusta e sacrosanta, perché così fanno tutti gli altri paesi e quindi anche noi, come gli altri, ne abbiamo diritto. Forse la Francia, la Germania o l’Inghilterra mettono gli immigrati al di sopra dei loro cittadini? A me non sembra proprio, a giudicare dal fatto che da anni hanno lasciato sola l’Italia ad affrontare questo enorme problema. E poiché anche noi abbiamo (o almeno dovremmo avere) un orgoglio nazionale, è giusto che ci riprendiamo la nostra autonomia decisionale e che indirizziamo i barconi e le navi anche verso quei paesi che finora hanno fatto la politica dello struzzo. E’ del resto chiaro ed evidente che, con la situazione economica che abbiamo, non possiamo essere in grado, da soli, di accogliere milioni di persone, che quindi debbono essere dirottate altrove. L’immigrazione, con buona pace dei buonisti di sinistra e clericali, crea grossi problemi che non possiamo ignorare, come l’aumento della criminalità e del degrado che affligge le nostre città, e mi sembra chiaro che i cittadini italiani abbiano diritto a vivere in luoghi puliti e sicuri. Sul piano dell’accoglienza noi abbiamo fatto già tanto, troppo oserei dire se consideriamo che tanti immigrati di colore continuano ad essere ospitati e mantenuti negli alberghi mentre tanti italiani vivono con 500 euro di pensione al mese. Questa è una situazione paradossale che non può trovare giustificazione, ed è pura follia (se non idiozia) paragonare l’immigrazione attuale a quella italiana dello scorso secolo, perché ai nostri emigrati nessuno dava da mangiare e dormire negli alberghi, ma erano costretti a lavorare duramente, sfruttati e malpagati, per poter sopravvivere. Chi afferma una cosa del genere è ignorante oppure, ancor peggio, è in malafede.
Io penso che l’Europa, se intesa come comunità di Stati indipendenti e sovrani, liberi ciascuno di prendere le proprie decisioni senza dover subire diktat e ricatti dagli altri, sarebbe una realtà utile ed anche necessaria; ma tale non è nelle condizioni attuali, quando i paesi economicamente più forti sottomettono gli altri ai loro voleri. Troppo sono state sacrificate l’indipendenza e l’autonomia nazionali, tanto da impedire ai singoli stati – a meno che non agiscano con la forza come ha fatto l’Ungheria – di salvaguardare e difendere i propri confini. E’ stato un errore grave, a mio parere, abolire le frontiere e le dogane, tanto che oggi i singoli cittadini possono passare indisturbati e senza nessun controllo da un paese all’altro. Questo favorisce indubbiamente la criminalità, perché permette il trasporto di armi, droga e quant’altro, ed impedisce ai singoli stati di controllare chi entra e chi esce. In nome della comunità, che di per sé non è cosa sbagliata, si è esagerato nell’uniformare tutto e nel creare questo enorme pasticcio che è la comunità europea di oggi, dove i più forti schiacciano i più deboli perché questi ultimi non hanno più né confini ben precisi, né un’economia autonoma e funzionale al proprio benessere, né una moneta da poter adattare alle esigenze nazionali. Siamo in balìa di chi ci getta addosso tutti i doveri, primo tra tutti quello dell’accoglienza degli immigrati, e ci nega i nostri diritti. E’ quindi l’ora di farsi sentire a Bruxelles e di battere i pugni sul tavolo, facendo comprendere a tutti che siamo stanchi di fare i pulcinella e di essere trattati da figli di un dio minore.

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9 commenti

Archiviato in Attualità

9 risposte a “Europa e indipendenza nazionale

  1. Rodolfo Funari

    Condivido completamente le tue riflessioni.

  2. Sapere di più per fare di più

    Tutto vero, ma il problema di fondo è che noi Italiani, quando ci rapportiamo con l’Europa, non siamo nè uniti nè preparati. Siamo co-fondatori della UE, molte delle regole di cui ci lamentiamo, probabilmente, hanno avuto anche il voto di qualche nostro europarlamentare, e sicuramente tutti trattati sono stati sottoscritti dai nostri governi. Possibile che tutto questo non si potesse evitare, magari facendo un po’ meglio i propri compiti a casa? Ma soprattutto, cosa stiamo facendo per evitare di essere nuovamente ‘cornuti e mazziati’ in futuro?

    • A me sembra che questo governo, nonostante gli errori e le promesse impossibili che ha fatto in campagna elettorale, stia facendo qualcosa per rilanciare il ruolo dell’Italia in Europa. Il ministro Salvini sta giustamente facendo capire ai partner europei che l’Italia non può essere lasciata sola ad affrontare il problema dell’immigrazione, e che tutti devono fare la propria parte, senza che il nostro paese diventi la discarica d’Europa. Sarà poco, ma almeno si è cominciato a fare qualcosa.

      • A me sembra che questo governo, nonostante gli errori e le promesse impossibili che ha fatto in campagna elettorale, stia facendo qualcosa per rilanciare il ruolo dell’Italia in Europa. Il ministro Salvini sta giustamente facendo capire ai partner europei che l’Italia non può essere lasciata sola ad affrontare il problema dell’immigrazione, e che tutti devono fare la propria parte, senza che il nostro paese diventi la discarica d’Europa. Sarà poco, ma almeno abbiamo cominciato a farci sentire.

  3. Antonio Rivolta

    Totalmente d’accordo, professore. Tuttavia occorre ammettere che l’Italia ha perso gran parte della sua sovranità molto prima, ovvero da quando dopo la Seconda Guerra Mondiale entrò sotto la dipendenza degli Stati Uniti. Con il Patto Atlantico e la Nato l’Italia ha permesso la presenza di basi militari straniere in un territorio italiano con la scusa di far fronte alla minaccia comunista, come se la difesa da questa minaccia fosse più importante che mantenere la propria sovranità diventando colonia americana. Gli Stati Uniti da quel momento hanno impedito con ogni mezzo il ritorno di un’Italia forte e coesa e hanno così controllato la nostra politica e aumentato la lotta tra i partiti controllandone anche alcuni. Neanche quando sono poi crollati i paesi comunisti l’Italia ha avuto il coraggio di uscire dalla sudditanza americana, tanto meno di reclamare le terre di Istria, Fiume e Dalmazia che dopo tragici eventi fino a poco tempo fa vergognosamente taciuti, sono state ingiustamente cedute, dato che la Iugoslavia con cui avevamo firmato il trattato di pace aveva cessato di esistere. Penso che sia sbagliato ritenere che oggi sia passato troppo tempo e che nella storia non si possa tornare indietro, penso ad esempio alla Russia di oggi, che ha riottenuto la Crimea, se magari l’Italia si alleasse con essa il nostro paese potrebbe tornare davvero sovrano e una grande potenza.

    • Sulla sudditanza dell’Italia agli Stati Uniti io la penso un po’ diversamente da lei: se non avessimo avuto gli aiuti bellici ed economici americani durante la seconda guerra mondiale, non ci saremmo potuti liberare dal fascismo né ricostruire il nostro Paese, senza contare il rischio di finire sotto le grinfie di Baffone. E poi, nonostante fossimo nella sfera d’influenza americana, abbiamo mantenuto la nostra moneta e la libertà nelle nostre scelte economiche e politiche, mentre adesso il ricatto della finanza internazionale e dello “spread” ci schiaccia al punto che quel che il nostro governo crede di poter decidere è aria fritta, e non possiamo neanche controllare il nostro bilancio perché non abbiamo più una moneta nazionale. E’ molto peggiore, secondo me, questo tipo di sottomissione agli stranieri che non l’influenza americana. E quanto all’Istria e alla Dalmazia, ormai dobbiamo lasciarle stare, perché non possiamo fare una guerra per recuperarle. Altrimenti dovremmo rivendicare anche la Corsica, Nizza e la Savoia, ma non mi pare il caso.

  4. Angelo Belloni

    Altro pezzo da incorniciare.
    Due sole riflessioni.
    A scuola, al tempo che fu, mi furono insegnate due cose.
    La prima è che una caratteristica distintiva e primaria del sovrano è la facoltà di battere moneta: avendoci rinunciato a favore di un’entità terza abbiamo rinunciato alla nostra sovranità e non siamo più dunque liberi. La cosa assurda è che abbiamo rinunciato alla nostra sovranità a favore di un’entità di fatto privata, non di uno Stato federale del quale siamo parte (che non c’è).
    La seconda cosa è che per distribuire ricchezza bisogna prima produrla: a partire dagli anni ottanta, con la finanza che ha preso il sopravvento sull’economia, abbiamo via via distrutto la nostra capacità di produrre ricchezza. Oggi non abbiamo più quasi niente, e con i chiari di luna che si vedono è praticamente impossibile invertire la tendenza.
    La seconda riflessione, che mi preoccupa molto, è che fino a quindici-venti anni fa noi tutti europei eravamo entusiasti dell’idea di un’unione: uniti in nome di radici e sentimenti comuni, nel rispetto e nella (ricerca di) comprensione delle identità e delle diversità da valorizzare. Avvertivo molto affetto e simpatia di un popolo per gli altri.
    A questo oggi si sta sostituendo vieppiù il rancore e l’odio: quello che una volta portava inevitabilmente a guerre. In altre parole, dall’odio e dal rancore per istituzioni che chiaramente non funzionano e producono solo danni, si sta passando all’odio ed al rancore di un popolo verso l’altro.

    • Sono d’accordo in toto con la prima delle sue osservazioni. Quanto alla seconda, debbo dire che se l’amore (o almeno la tolleranza) tra i popoli d’Europa si è trasformata in odio (o almeno in antipatia) la colpa va ricercata in quelle istituzioni che non hanno funzionato a dovere e nella prevalenza assoluta della finanza internazionale che ha finito per privilegiare i paesi più ricchi come Francia e Germania. Non c’è stata parità di trattamento, ma mentre i più forti hanno dettato legge, i più deboli hanno dovuto subire i diktat sotto la minaccia del “default”, come è avvenuto alla Grecia e come ha rischiato anche l’Italia. Se c’è chi vuole la parte del leone e non lascia agli altri che le briciole, non ci dobbiamo stupire se nasce l’intolleranza e se si risvegliano i nazionalismi.

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