Esami di Stato a tarallucci e vino

Più volte ho scritto su questo blog che gli esami di Stato dei licei e degli istituti di II° grado sono diventati molto spesso un’inutile farsa, che sarebbe meglio abolire definitivamente: ne guadagnerebbe l’erario pubblico, che risparmierebbe molti soldi, e gli studenti stessi, che avrebbero certamente con lo scrutinio finale una valutazione molto più obiettiva. E purtroppo si è costretti ad ammettere che se questi esami sono diventati quello che sono la responsabilità non è dei vari ministri che si sono succeduti al Governo, ma delle commissioni nominate per esaminare i candidati, cioè i presidenti ed i commissari, dirigenti o docenti dello stesso ordine di scuola.
Osservando da vicino il comportamento della maggior parte delle commissioni, notiamo subito che quasi tutte partono dal presupposto che non si deve bocciare nessuno, perché – a dire di molti – sarebbe inutile far ripetere ad uno studente l’ultimo anno. Certo, sarebbe stato meglio se gli asini fossero stati fermati prima di arrivare all’esame, ma si sa come vanno le cose: le scuole non bocciano praticamente più quasi nessuno, portano avanti cani e porci e poi, al momento di ammettere gli studenti all’esame, li ammettono tutti lasciando le patate bollenti nelle mani della commissione. E la commissione cosa deve fare a quel punto? I presidenti, anche di fronte a prove d’esame penose, quasi sempre insistono per far raggiungere all’asino di turno i 60 punti necessari per la promozione, sostanzialmente perché non vogliono fastidi ed hanno per lo più una maledetta paura di eventuali ricorsi, che li costringerebbero a tornare nella sede d’esame, riesaminare tutti gli incartamenti, dover ripetere alcune procedure ecc. ecc. Perciò è molto più conveniente promuovere tutti, così non si hanno fastidi e si può andare tranquillamente in vacanza.
Già questo presupposto, cioè che bisogna promuovere tutti, è sufficiente per trasformare l’esame in una ridicola commedia, ma non basta: la maggior parte dei commissari, interni ma anche esterni, fanno a gara per facilitare le prove fino all’inverosimile, non solo formulando quesiti semplici e domande altrettanto banali (quando non addirittura concordate in precedenza con gli alunni!), ma anche aiutandoli spudoratamente durante le prove scritte ed arrivando anche, in qualche caso, a svolgere il compito in loro vece. Questo comportamento ignobile è praticato anche dai membri esterni, ma più di frequente da quelli interni, perché si è ormai diffusa ovunque la falsa convinzione che la scuola giudicata migliore sul territorio sia quella che ha i voti più alti ed il maggior numero di successi scolastici, senza tener conto del fatto che dietro quei voti e quei successi può esserci il nulla assoluto. Avviene così che molti studenti, sorretti, facilitati ed aiutati in ogni modo, ottengano all’esame una valutazione finale largamente superiore a quello che sarebbe il loro merito reale. In tante situazioni si sprecano i 100/100 ed i voti altissimi senza che si sia mai veramente verificata la preparazione degli alunni, in modo da far fare bella figura alla scuola sul territorio; è noto infatti che attualmente, da quando esiste la cosiddetta “autonomia” scolastica e il concetto di scuola-azienda, ogni Istituto deve farsi pubblicità come la si fa alle automobili o ai detersivi, perché quel che conta non è la cultura e la validità didattica dell’insegnamento, ma solo la forma, l’immagine esterna. Perciò tanti docenti aiutano sfacciatamente gli studenti all’esame non tanto per spirito di altruismo, quanto per fare essi stessi bella figura, perché nell’immaginario comune se una scuola ha tanti voti alti significa che i professori che hanno preparato i ragazzi sono stati bravi… Quindi chi agisce così lo fa per prestigio personale, più che per il bene altrui. C’è poi da dire che quest’anno l’insipienza dei responsabili del Ministero che hanno scelto le prove d’esame ha dato una grossa mano all’illegalità diffusa: proponendo infatti esercizi impossibili per gli studenti di oggi, come la versione di greco di Aristotele assegnata al Liceo Classico, hanno di fatto autorizzato e invogliato i professori a fare la traduzione e poi passarla agli studenti, come è avvenuto in tanti luoghi. In questo modo l’esame si riduce ad una patetica farsa, che castiga le reali qualità e premia gli incapaci ed i fannulloni, che finiscono per ottenere gli stessi voti (o quasi) di coloro che si sono sempre impegnati seriamente. Questo è il risultato di una mentalità falsa e distorta che domina nella scuola italiana, dove la serietà degli studi e la giusta selezione sono ormai ricordi lontani e irrecuperabili. Ed è cosa meschina ed inutile accusare i politici, i ministri o chiunque altro di questa situazione: siamo noi docenti che ci comportiamo male, che agiamo in modo opportunista e spesso disonesto, convinti che tanto siamo nel paese del “se po’ fà” e che nessuno ci controlla.
Questi atteggiamenti così diffusi tra i docenti si traducono spesso anche in modi d’agire inopportuni e sconvenienti per quella che dovrebbe essere l’atmosfera di serietà in cui si dovrebbe svolgere l’esame. Ho visto più volte professori e presidenti di commissione che, durante i colloqui, se ne stanno tranquillamente a giocare con il cellulare e a mandare messaggini finché non tocca loro il turno di partecipare al colloquio, ed ancor più frequente è la continua presenza di scherzi, risate e battute di spirito all’indirizzo degli studenti, forse nell’intento di “sdrammatizzare” un evento che si ritiene drammatico per i ragazzi. Io credo che questi comportamenti da salotto, più che da esame, in realtà disorientino più di quanto aiutano, perché gli studenti, nonostante tutto, prendono l’esame come una cosa seria e non si trovano a loro agio in una commissione dove il clima sembra quello di una festa tra amici anziché quello di una prova che dovrebbe svolgersi in modo compassato e adatto alla circostanza. Non dico che i commissari dovrebbero mostrarsi arcigni o incutere timore, perché non sarebbe giusto; ma mi pare altrettanto sconveniente scherzare e far battute di spirito come se ci trovassimo ad uno spettacolo di cabaret. In ogni circostanza la scelta migliore è la via di mezzo, come già gli antichi ci hanno saggiamente insegnato; ma mi accorgo che seguire questo principio diventa sempre più difficile, in questa nostra società che ha ormai perduto i suoi valori più veri ed autentici.

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4 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica, Scuola e didattica

4 risposte a “Esami di Stato a tarallucci e vino

  1. Rodolfo Funari

    Tutto pienamente condivisibile, caro Massimo! Che dire allora? Povera Italia! … e … beati quelli che possono andare in pensione adesso!!! Questa scuola, questo Stato (si fa per dire: in realtà si tratta ormai, piuttosto, di un anti-stato …) non meritano nulla; non meritano soprattutto i servigi e i sacrifici delle persone come si deve, che hanno creduto nella legalità e nella possibilità di dare uno statuto di moderna cultura e civiltà a questo Paese. Anzi, proprio le persone che più a fondo si sono impegnate, più sono state castigate dalla congiura del silenzio, dell’indifferenza, quando non del dileggio e della mortificazione.

  2. Non c’è altro da aggiungere. Costa ammetterlo, ma il quadro descritto corrisponde esattamente alla realtà che viviamo nelle varie scuole. Personalmente le dirò che non ho alcun timore di proporre al C.d.c. una non ammissione all’esa o alla classe successiva. Occorre, però, la presenza di un certo numero di docenti onesti. Cosa rara, ormai.

  3. Antonio Rivolta

    Il suo articolo, professore, lo trovo certo condivisibile nella descrizione della situazione attuale della scuola, tuttavia mi pare che la soluzione da lei proposta, ovvero abolire l’esame di maturità, non possa riparare molto. Anche se fosse possibile fare questa riforma, (che peraltro vorrebbe dire modificare la Costituzione Italiana, che prescrive appunto quest’esame), il problema verrebbe semplicemente spostato sullo scrutinio finale dell’ultimo anno che sarebbe dunque oggetto di innumerevoli pressioni allo scopo di promuovere più studenti possibili. Sembra che al giorno d’oggi le famiglie non si rendano conto che, come a scuola guida non si può dare la patente anche agli incapaci altrimenti se loro sono al volante rischia di uccidere anche gli altri, così anche a scuola non si può dare il diploma anche agli incapaci se no fanno danni anche agli altri nel mondo del lavoro. La mia impressione è che nel corso del tempo i singoli cittadini hanno voluto assumersi sempre meno responsabilità individuale dicendo “questo non spetta a me farlo e saperlo, ma lo deve fare sempre qualcun altro”. Forse occorrerebbe fare qualcosa come dei “corsi per genitori” dove dare alla fine “patenti per genitori” prima che loro portino i loro figli a scuola, in modo che tutte le famiglie sappiano fin da subito nei dettagli che anche loro hanno delle responsabilità e dei doveri verso i loro ragazzi e che non possono essere solo i professori ad avere il compito di dare a loro tutte le condizioni che rendono possibile il raggiungere meritatamente i gradi più alti degli studi.

    • La scuola dovrebbe diplomare soltanto coloro che dimostrano di avere una cultura adeguata al corso di studi che hanno scelto, così come avviene in altri ambiti: non si può dare il brevetto di pilota di aereo a una persona che non è capace, altrimenti l’aereo va a sbattere. Ma ormai da tanto tempo la scuola non è più selettiva, promuove cani e porci mandando in società persone assolutamente ignoranti. Per questo dico che è assurdo continuare con questa farsa dell’esame di Stato che costa all’erario 150 milioni di euro all’anno e non accerta un bel niente, dato che vengono promossi praticamente tutti e commissari interni ed esterni fanno a gara ad alzare i voti molto al di là di quello che è il vero merito di ciascuno. Meglio sarebbe quindi abolirli e risparmiare quei soldi, mettendo magari prove di ingresso selettive in tutte le facoltà universitarie, come avviene in alcuni paesi esteri. Quanto alla Costituzione, non credo che sarebbe molto difficile applicare una piccola modifica, visto che ciò è stato fatto in altri settori senza che nessuno se ne sia risentito.

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