8 risposte a “Galli della Loggia e il suo “decalogo” per la scuola

  1. Angelo Belloni

    Caro Prof., sono per l’ennesima volta d’accordo con Lei, salvo alcuni punti.
    1) Nella cattedra rialzata non vedo alcuna forma di imposizione gratuita di autorità, ma solo una soluzione banale ad un’esigenza pratica. Da una posizione un po’ più elevata il docente che ha la responsabilità degli alunni affidatigli, da una parte, può controllare meglio e più tempestivamente cosa sta succedendo in aula, dall’altra gli stessi studenti hanno la possibilità di vederlo e seguirlo meglio. […]
    2) L’alzarsi in piedi all’entrata dell’insegnante non dovrebbe giustamente essere un obbligo, ma solo una forma educata (e spontanea) per attestare ogni volta la stima che il docente ha guadagnato in campo. […]
    3) Sulle occupazioni e le auto-gestioni non sono affatto d’accordo con Lei, bensì con Galli della Loggia. Se una cosa è illegale, è illegale punto e basta: la scuola non dovrebbe educare all’illegalità. Poi può benissimo essere che nel corso delle autogestioni siano sviluppate iniziative valide (ma – avendo vissuto il ’68 in prima persona – ricordo ben altro); non vedo perché allora queste iniziative – se come anche da Lei stesso ritenute valide – non possano essere sviluppate nell’ambito del regolare iter scolastico, pianificandole opportunamente.
    6) Per la pulizia sono d’accordo con Lei se questo è inteso come intervento di routine. All’estero però ogni classe è affiancata al personale ATA una-due volte l’anno per un pomeriggio (extra orario scolastico), ed è un ottimo modo per far capire ai giovani la stupidità dell’inciviltà.
    8) Per l’apertura sono totalmente d’accordo, ma estenderei la possibilità di accesso agli abitanti del quartiere ed agli ex alunni. Il coinvolgimento degli ex alunni è, da una parte, un modo per promuovere e mantenere un adeguato spirito di appartenenza, dall’altra, un’ottima opportunità per gli attuali allievi di conoscere le esperienze di chi li ha preceduti.

    • La cattedra rialzata e l’alzarsi in piedi all’arrivo del docente sono per me semplici formalità, che io non ho mai richiesto: il rispetto per il professore si ottiene e si dimostra in altro modo. Quanto alle autogestioni molte scuole, tra cui la mia, le hanno inserite all’interno di un ben preciso progetto e pianificate, togliendole di fatto dall’illegalità: in questo modo possono anche essere utili, purché limitate a pochi giorni.Così facendo si sono eviitate le occupazioni, che sono veramente illegali e del tutto controproducenti.

  2. Sapere di più per fare di più

    Sugli episodi di violenza su docenti di cui sentiamo parlare sempre più spesso, credo avremmo tutt bisogno di sapere di più, sopratto riguardo a chi li commette e perchè. E in questo, i giornalisti non ci stanno aiutando molto. Ammettiamo pure che non sia il caso di riportare il nome e cognome degli aggressori, per motivi di privacy. Ma possibile che non si possa neanche avere notizie sulla località in cui risiedono, sull’estrazione sociale (famiglia benestante, media, povera, titoli di studio), l’eventuale fedina penale (sono incensurati o con precedenti, e in caso, di che tipo?), la provenienza (sono del luogo, italiani, stranieri, hanno il permesso di soggiorno), e magari intervistarli per sapere, ad esempio, se confermano o negano l’accaduto, che cosa pensano di quello che hanno fatto, o anche se si sono semplicemente rifiutati di rilasciare dichiarazioni? Insomma, le cose che a molti di noi preme sapere su chiunque faccia qualcosa che, per un motivo o per l’altro, attira la nostra attenzione. Chiedersi come cambiare le cose senza avere questi dati, è un po’ come affrontare un incontro di boxe ad occhi bendati, non trova?

    • Sono d’accordo con lei, e ritengo che sia giunto il momento di adottare misure dure contro gli studenti ed i genitori violenti, perché non vedo altro modo di risolvere il problema. Se i genitori sapessero da prima che picchiare un professore comporta dieci anni in galera, non lo farebbero.

      • Sapere di più per fare di più

        Quello delle misure è un altro capitolo su cui la nostra informazione latita. Non sempre, per non dire quasi mai, gli organi di informazione riportano le con completezza le misure adottate, e quasi mai viene riferito, a distanza di tempo, che ne è stato delle persone coinvolte. Ho dovuto faticare, ad esempio per scoprire che nell’ultimo caso, l’insegnante ha sporto denuncia, che l’assessore e l’intera giunta del suo paese abbiano condannato recisamente il gesto ed espresso solidarietà incondizionata all’insegnante vittima e al corpo docente. Credo che non sapremo mai, se alla fine, il genitore sarà condannato o meno, e se, in caso di condanna, la scuola e l’insegnante faranno loro causa per danni (quella sì che è una punizione che si sente…). Anche se, immagino, un discreto numero di lettori che scrive ai periodici più quotati chiedendo come sono andate a finire certe storie, potrebbe convincere alcune di esse a pubblicare un reportage dello stile “Come è andata a finire…”.

  3. Mariella

    Professor Rossi , io penso che l’ingerenza dei genitori in ambito scolastico sia veramente eccessiva. Oggi la madre di un’alunna mi ha accusato di aver “bocciato” sua figlia e di aver graziato un’ altra allieva il cui andamento scolastico era peggiore.Le ho sottolineato che la decisione in merito alla non ammissione è collegiale e non di un singolo Docente. Purtroppo alcuni genitori non sono obiettivi e per difendere i propri figli sono soliti fare paragoni sulla base di pettegolezzi senza conoscere realmente come stanno le cose. In classe ci stiamo noi e siamo gli unici ad avere una visione globale della situazione, non certo i genitori che danno retta ai figli a prescindere.
    Mariella.

    • Certo l’ingerenza che intende lei è senza dubbio eccessiva e biasimevole, perché i genitori si basano quasi sempre su ciò che raccontano loro i figli e fanno anche assurdi confronti tra compagni senza rendersi conto che il punto di vista dello studente non può essere obiettivo e competente come quello del docente. Ma io, quando parlo di partecipazione delle famiglie alla gestione della scuola intendo una vera e utile collaborazione tra genitori e docenti, in cui ciascuno rispetti il ruolo e la professionalità dell’altro con un rapporto di reciproca fiducia. Purtroppo, però, mi rendo conto che questa situazione è sempre più rara.

  4. Sapere di più per fare di più

    Noi, come genitori, non pratichiamo questo genere di ingerenze. Però il consiglio di classe sembra spesso ignorare che gli allievi, fra loro, si parlano. Quelli che hanno beneficiato di particolare benevolenza (prendendo, ad esempio, debiti solo su due materie, quando hanno gravi insufficienze in quattro o cinque), spesso se ne vantano di fronte a coloro che sono stati, semplicemente, valutati con obbiettività (prendendo debiti su tutte le materie in cui non hanno raggiunto la sufficienza). In queste situazioni, convincere gli studenti trattati obbiettivamente che non sono oggetto di persecuzione, purtroppo, è tutt’altro che facile per noi genitori. Non che non ci proviamo…

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