Il paese dei balocchi

Un tempo tutti avevano letto Pinocchio, il celebre capolavoro di Carlo Lorenzini detto Collodi, il quale, raccontando le avventure del suo burattino, ad un certo punto della storia lo fa arrivare, insieme all’amico Lucignolo, al “Paese dei balocchi”. Questo luogo è immaginato come un mondo fatato in cui domina unicamente la gioia e il divertimento, dove cioè esistono soltanto i diritti senza nessun dovere. I due amiconi però, dopo un periodo di sfrenate e spensierate gozzoviglie, si ritrovano con la coda e le orecchie d’asino, anzi diventano asini del tutto e non riescono più neanche a parlare ma solo a emettere ragli sgraziati, a simboleggiare il fatto che che la vita di tutti noi, anche quella dei bambini, non può prescindere dalla necessità di comportarsi in modo costruttivo e di compiere i propri doveri. A parte le matrici classiche del romanzo di Collodi (in particolare le Metamorfosi di Apuleio ed il romanzo breve Lucio o l’asino di Luciano, entrambi del II° secolo d.C.), è evidente la volontà dell’autore di trasmettere un ben preciso messaggio morale ai lettori, in conformità con gli intenti edificatori tipici della cultura del XIX° secolo.
Ma perché adesso mi è venuto in mente il Paese dei balocchi, proprio in questa fase della vita politica del nostro Paese? Perché mi pare che ad esso si avvicinino molto le promesse elettorali dei due soggetti politici (oggi si dice così, prima si chiamavano partiti) che si accingono a formare il nuovo governo. Il quadro sociale ch’essi hanno delineato durante la campagna elettorale, in particolare quello del Movimento Cinque Stelle, assomiglia molto a un vero e proprio paese del Bengodi, in cui i cittadini hanno tutto senza fare nulla, possono cioè starsene tranquillamente sul divano a casa a guardare la TV ricevendo un reddito che consente loro di vivere come Pinocchio e Lucignolo, nella più totale inerzia: il cosiddetto “reddito di cittadinanza”, una delle più pacchiane idiozie che si sono dovute sentire in questi ultimi anni. Ma il mondo fatato promesso dai due partiti non si limita a questo: si parla anche di forte riduzione delle tasse, di sussidi per gli asili nido, di risoluzione totale del problema della disoccupazione, di rinascita economica delle regioni meridionali, di interventi benefici su sanità e scuola (come la riduzione del numero degli alunni per classe) e altro ancora. Ci manca soltanto che ci promettano anche una vacanza ai Caraibi o alle Maldive tutta pagata dal governo, magari in alberghi a 5 stelle (tanto per riprendere il nome dei geni che fanno queste promesse) e con un cameriere o una cameriera (a seconda dei gusti) che ci sventola la palma mentre prendiamo il sole.
Ovviamente di tutto ciò non si realizzerà nulla, perché i sogni sono una cosa e la realtà un’altra, tra il dire e il fare – come dice un saggio proverbio – c’è di mezzo il mare e poi, dato di fatto che taglia la testa al toro, i soldi non ci sono. Così gli incompetenti che hanno promesso la luna senza guardare in faccia la verità faranno una figura degna della loro leggerezza mentale (diciamo così, perché la parola che mi viene alla mente sarebbe molto più pesante). Già a cose normali, infatti, chiunque governi è destinato a perdere voti perché l’italiano non si accontenta mai di ciò che viene deciso a causa di una sua innata avversione per i politici in genere; figuriamoci cosa potrà accadere in questo caso, quando assisteremo a breve ad un fallimento totale di questo governo (ammesso e non concesso che possa nascere ed operare), che si fonda sui sogni e sulle nuvole.
Ciò che è drammatico però, in un paese come il nostro che dovrebbe essere civile e dove la maggior parte dei cittadini possiede almeno un diploma di scuola superiore, è che tante persone abbiano creduto a questi ciarlatani a 5 stelle e li abbiano votati il 4 marzo, senza rendersi conto che stavano votando il nulla assoluto, l’incompetenza e l’incapacità più totali, prestando fede a promesse tanto mirabolanti quanto irrealizzabili, specie considerando l’entità del debito pubblico italiano e l’esiguità delle risorse in rapporto alle richieste di tutti noi, che da vari decenni stiamo già vivendo molto al di sopra delle nostre possibilità. Il livello di vita in Italia è già molto alto rispetto ad altri paesi, e ciò dovrebbe accontentare la maggior parte di noi; ed invece, nell’illusione di poter stare ancora meglio trovando ipotetiche risorse non si sa dove, si dà fiducia a persone assolutamente irresponsabili che per anni non hanno fatto altro che insultare gli avversari e dire sempre di no pregiudizialmente a tutto senza mai avanzare una proposta sensata che sia una. E qui io torno alla mia idea espressa in un post di qualche settimana fa, cioè che il sistema democratico in cui viviamo è sbagliato nel considerare tutti i cittadini allo stesso livello di partecipazione, per cui il voto di un premio Nobel vale quanto quello di un analfabeta. Come ho sentito in televisione qualche giorno fa, questa idea non è soltanto mia: nella trasmissione di Corrado Augias Quante storie un professore dell’Università Luiss riferiva il contenuto di un libro di uno studioso inglese, il quale proponeva di sottoporre tutti gli elettori ad un esame di educazione civica, prima di ammetterli al voto. So che in pratica questo non è possibile e non sarà mai fatto, ma dal canto mio io vedrei un’iniziativa del genere come unica soluzione al disastro attuale, quando milioni di persone votano senza sapere nulla di politica, di storia e di cultura generale, lasciandosi influenzare dagli imbonitori alla Wanna Marchi che promettono mari e monti senza avere la minima idea di cosa sia la vera politica. Anche per fare la segretaria d’azienda occorre aver seguito studi e corsi specifici di formazione; la politica invece, secondo loro, possono farla tutti, anche chi come Di Maio non è riuscito nemmeno a laurearsi e non ha mai fatto null’altro di buono in vita sua.

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13 commenti

Archiviato in Attualità

13 risposte a “Il paese dei balocchi

  1. Gabriella Coruzzi

    Buongiorno,
    Leggo da qualche mese i suoi articoli, grazie a un amico comune, Pasquale. GRAZIE. Nel vuoto e nella nefandezza di stampa e televisione, i suoi commenti sono piccole perle e un prezioso conforto per la mente.

  2. gabriella coruzzi

    HO DECISO DI INVIARGLI UN COMMENTO. E’ TROPPO BRAVO!!!!

  3. Sapere di più per fare di più

    Volendo essere razionali fino in fondo, l’esame di educazione civica dovrebbe essere un pre-requisito per la cittadinanza italiana, indipendentemente dai propri natali. Cosa che, peraltro, non dovrebbe essere impossibile da attuare, visto che l’insegnamento di questa materia è previsto fin dalla scuola primaria, e prevedere che, al termine, sia prevista una prova del genere, non richiede strutture di cui siamo sprovvisti. A questo punto, sarebbe importante sapere che ne pensano i docenti, perché sarebbero il fulcro di tutto.

    • In effetti l’educazione civica esisterebbe nei programmi scolastici, ma non viene trattata quasi mai a causa dello scarso numero delle ore disponibili, della gran quantità di progetti che hanno la precedenza sulle materie curriculari ecc. Però molte persone non solo non conoscono lo Stato e le istituzioni, ma non hanno neanche la minima capacità intellettiva per poter sapere cosa fanno, e votano d’impulso, seguendo il politico che è rimasto loro più simpatico quando l’hanno sentito in televisione.

  4. E.B.

    Non si potrebbe provare a insegnare seriamente l’educazione civica (“cittadinanza e costituzione”) nelle nostre scuole elementari, medie e superiori, pretendendo anche di avere il giusto numero di ore per farlo, accanto e insieme alla letteratura, alla storia, alla filosofia etc.? Sono anche io un professore di lettere, insegno anche storia, e, come lei ha più volte osservato, devo subire la riduzione delle ore effettive di lezione dovuta a mille attività extra che ci ci costringono a ridurre e semplificare i contenuti del nostro insegnamento, con libri di testo sempre più poveri e sempre più imprecisi e superficiali. Anche l’abolizione, di fatto, dello studio della geografia rappresenta una grave perdita culturale, mentre prima poteva consentire di trattare, in relazione ai diversi stati e territori studiati, quei problemi economici, sociali, culturali, politici, che sarebbe utile cominciare a conoscere già prima di potere improvvisamente, a diciotto anni, andare a votare. Alcuni colleghi a volte sostengono che la disinformazione di cui la scuola stessa è costretta a rendersi complice (perché spesso ci viene impedito di insegnare seriamente come vorremmo e sapremmo fare) deriva dalla volontà e dall’azione di “poteri” (di varia natura) che vengono avvantaggiati dall’ignoranza sempre più diffusa. Trovare il tempo a scuola di leggere e spiegare almeno le parti più importanti della nostra Costituzione potrebbe rappresentare un tentativo di reagire a questa “imposizione d’ignoranza”: ma gli ostacoli sono tanti, e spesso di troviamo davanti ad alunni che sono stati ormai abituati al disinteresse e alla disinformazione.
    Dimenticavo di dirle, gent.mo prof.Rossi, che seguo costantemente il suo blog: non sono sempre d’accordo con lei, ma trovo i suoi post sempre molto interessanti.

    • Sono totalmente d’accordo con il suo ottimo commento: nella maggior parte dei casi, infatti, quello che manca ai docenti non è la volontà di trattare l’educazione civica o altro che sia, ma il tempo, visto che i programmi si assottigliano sempre più per far posto ad una serie di progetti e attività che danneggiano seriamente l’insegnamento curriculare, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Quanto allo spazio destinato alla storia ed alla geografia, c’è da dire che la sciagurata riforma Gelmini ha ulteriormente penalizzato queste materie, perché ha sottratto loro un’ora settimanale creando quel mostro ambiguo che va sotto il nome di “geostoria”.
      Non so dirle se tutto questo abbassamento del livello culturale derivi da una volontà perversa di tenere il popolo nell’ignoranza perché i poteri forti se ne possano avvantaggiare: qualche volta l’ho pensato anch’io, ma più semplicemente credo che tutte le varie riforme e riformine che ci sono state imposte derivino da un malinteso senso di “modernizzazione” della scuola (v. l’infatuazione ministeriale per l’informatica) e da tentativi di imitare sistemi scolastici di altri paesi, nella falsa convinzione ch’essi siano pregiudizialmente migliori del nostro.

  5. Sapere di più per fare di più

    E’ chiaro che se bisogna trovare un’ora a settimana da dedicare all’Educazione Civica, bisognerà sottrarla a qualcos’altro. Leggo comunque che il tema si sta facendo sempre più caldo, e che il ministro Fedeli ha inviato, a tutte le scuole, Indicazioni Nazionali al riguardo, lo scorso febbraio. Per quello che è la vostra visibilità di docenti, sapete dirci qualcosa sui contenuti di queste indicazioni, e su come, eventualmente, vengano affrontate negli istituti di cui fate parte, o in altri di cui avete notizia? Da genitore, posso dirvi che nelle ultime assemblee di classe cui ho preso parte, non mi sembra ne sia stata fatta parola.

    • Io di queste indicazioni nazionali del ministro Fedeli non so nulla, ne vengo a conoscenza solo adesso. Rilevo purtroppo che l’educazione civica continua a restare fuori dai programmi scolastici, mentre invece sarebbe necessario trattarla; e non solo per esigenze di informazione, ma anche per venire incontro a quel desiderio di introdurre tematiche attuali e “tangibili” che molti studenti hanno manifestato.

      • E.B.

        Nella mia scuola tra gennaio e febbraio è stata distribuita a tutti una copia della Costituzione in forma di comodo libretto, con prefazione del presidente Mattarella che invita garbatamente studenti e docenti a leggerla e conoscerla.
        Quando posso cerco di parlarne nelle mie classi e di leggere e commentare qualche articolo, ma il tempo è sempre poco.
        Non mi risultano “indicazioni” recenti: se esistono sono rimaste evidentemente ignorate come tutte le indicazioni degli anni scorsi sulla trattazione di argomenti di “cittadinanza e costituzione” e come altri annunci, frequenti nel tempo, sulla reintroduzione dell’educazione civica.

  6. Francesco

    Salve ho 18 anni e frequento il quarto anno del liceo delle scienze umane. Ho letto qualche articolo e devo dire che il più delle volte appoggio le sue idee, eccetto alcune cose ma ovviamente non tutti pensiamo alla stessa maniera ed è anche giusto così.
    Il “popolino” ignorante fatto di analfabetismo funzionale, gravissimo problema della società occidentale in particolare quella italiana (ma penso ne sia a conoscenza), ha portato di fatto alla vittoria della Lega e del M5S, che come lei ha già detto, ha fatto promesse pressoché inattuabili poiché le coperture sono del tutto assenti sia per la scarsità di denaro, che per il nostro elevatissimo debito pubblico. L’esempio per eccellenza è l’abolizione della cosiddetta Legge Fornero, la quale garantisce la sostenibilità del nostro sistema pensionistico e che senza di essa l’INPS di fatto collasserebbe. Piuttosto che incolpare tale legge, andrebbero incolpati i politici della Prima Repubblica che hanno permesso l’approvazione di quello scempio chiamate baby pensioni. Pensi che un fratello di mio nonno, poliziotto, è andato in pensione a ben 43 ANNI e adesso ne ha 93, quindi si faccia un pò il conto quanto è costato alle casse dello Stato; comunque in pensione c’è andato legittimamente per carità visto che lo prevedeva la legge.
    Tra questi ignoranti ci sono persino dei miei professori, tra cui il mio carissimo insegnante di educazione fisica grillino, esterofilo per eccellenza, asino e buono a nulla visto che in palestra se ne sta per i fatti suoi con il tablet, che ha attaccato duramente il Capo dello Stato per avere detto no a un ministro (è nelle sue funzioni ed è successo più volte in passato) e secondo lui il Presidente del Consiglio viene eletto dal popolo, proprio come asseriscono gli ignoranti del suo “partito”, se così vogliamo definirlo.

    • Ti faccio i complimenti perché vedo che sei un ragazzo riflessivo e ben informato, come molti tuoi coetanei; sarebbe quindi il momento di finirla di trattare voi giovani come degli irresponsabili a fronte di quelli del passato. Nel merito ti dico che approvo quello che scrivi e aggiungo che le promesse elettorali ci sono sempre state, ma quelle di adesso – soprattutto da parte dei 5 stelle – sono pacchiane e del tutto illusorie, oltre che moralmente condannabili: il reddito di cittadinanza, infatti, che non ci sarà perché non ci sono le coperture economiche, sarebbe oltretutto diseducativo sul piano etico, perché darebbe soldi alle persone per non fare nulla, un po’ come le “elargitiones” di grano che facevano gli imperatori romani per tener buona la folla. E’ giusto quel che dici sulle pensioni-baby; ma allora i governi democristiani, corrotti e clientelari, usavano con quel mezzo procacciarsi i voti di tante persone, le quali tuttavia non avevano colpa di quello scempio, perché avevano legittimamente approfittato di una legge vigente. Io ho conosciuto persone che sono andate in pensione anche prima dei 40 anni: era un altro paese dei balocchi, anche quello, che però è miseramente finito.

      • Francesco

        Grazie mille.
        Comunque avevo dimenticato di scrivere che al Sud un sacco di persone hanno votato il M5S per il reddito di cittadinanza, ma molte altre stanche dei soliti volti, lo hanno votato soprattutto come segno di protesta. Da siciliano mi dà fastidio che il Sud sia sempre idealizzato come un piagnone da “assistere”.

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