L’ultimo mese di scuola

Siamo ormai arrivati all’ultimo mese di attività didattica, perché il 9 giugno, com’è noto, si chiude l’anno scolastico, almeno per quanto concerne le lezioni in classe. Quest’anno non posso fare a meno di conferire particolare importanza a questo argomento perché per me, a meno che non intervengano fatti nuovi dell’ultimo momento, si tratta dell’ultimo mese della mia carriera lavorativa, dato che dal 1° settembre prossimo sarò in pensione. Questa circostanza, a me invidiata da tanti colleghi, non mi provoca invece particolare allegria: la prospettiva di non avere più contatti con un mondo che, pur cambiato in peggio qual è, è stato il mio mondo per quarant’anni, non può non ingenerare ansia e incertezza per un futuro profondamente diverso dal presente e dal passato.
Comunque sia, quest’ultimo mese di scuola si caratterizza per la pluralità degli impegni che investono sia i docenti che gli studenti: per i primi aumenta il lavoro e la stringente necessità di concludere in modo dignitoso i programmi svolti durante l’anno e di procurarsi il “congruo numero” di verifiche richiesto dalla normativa per poter procedere alla valutazione nello scrutinio finale ; per i secondi gli impegni conclusivi dell’anno scolastico, tra compiti in classe, interrogazioni e verifiche varie, risultano così pressanti da metterne a dura prova l’equilibrio psichico e le forze intellettuali. Così ogni anno, a maggio, assistiamo alle solite lamentele degli studenti per il soverchio carico di studio e di impegni scolastici; e dobbiamo riconoscere che sotto questo aspetto non hanno tutti i torti, perché, nonostante i buoni propositi che i professori fanno durante i mesi precedenti di organizzare in modo razionale le verifiche delle varie discipline, immancabilmente accade che l’ultimo periodo di attività scolastica risulta sempre il più massacrante e denso di impegni di ogni genere.
Il problema è difficilmente risolvibile, soprattutto in quelle classi che hanno un docente per materia (o quasi) e quindi gli studenti rischiano di trovarsi magari due o tre interrogazioni, oppure una verifica scritta e un’interrogazione, nello stesso giorno, con conseguenze facilmente immaginabili, se consideriamo che i ragazzi di oggi hanno anche impegni extrascolastici e che, d’altro canto, sono fragili emotivamente e poco inclini a immagazzinare un gran numero di nozioni e concetti senza fare confusione e dimenticarsi di tutto in poco tempo. Come ovviare a queste difficoltà? L’unico modo possibile, che in verità io sto applicando da molti anni anche se ricevo per questo molte obiezioni, è quello di programmare le verifiche con almeno quindici giorni di anticipo, stilando un calendario preciso della successione delle stesse che può essere preparato dagli studenti oppure organizzato dal professore estraendo a sorte un numero dal registro e procedendo poi in ordine alfabetico. In questo modo gli alunni hanno tutto il tempo di preparare adeguatamente la verifica, durante la quale, beninteso, saranno sentiti su tutto il programma svolto fino a quel momento e non solo sugli ultimi argomenti. Un tale sistema è analogo a quanto accade usualmente all’Università, dove gli esami sono programmati con almeno un mese di anticipo, e ciò consente agli studenti di organizzarsi e poter affrontare l’impegno intellettuale (che non è meno gravoso di quello fisico!) con la necessaria serenità. E’ vero che anche questo metodo ha i suoi punti deboli, come ad esempio il fatto che molti alunni, nonostante le raccomandazioni dei docenti, tralasciano una materia per molto tempo e si decidono a studiarla solo pochi giorni prima dell’interrogazione ricavando una preparazione raffazzonata e spesso confusionaria; ma rifiutando questo metodo, escludendo cioè la programmazione delle verifiche, le conseguenze sono ancora peggiori perché i ragazzi, se chiamati all’improvviso a sostenere una prova per la quale non si sono preparati, reagiscono adducendo scuse varie (spesso spalleggiati dai genitori) o addirittura restando assenti a scuola ogni volta che c’è il “rischio” (come dicono loro) di essere interrogati a sorpresa. Occorre perciò scegliere il male minore, che non è affatto, come sostengono alcuni colleghi, un regalo fatto agli studenti, ma un modo razionale per consentire loro di organizzarsi al meglio, in un periodo in cui chiunque si troverebbe in difficoltà; e chi di noi, come il sottoscritto, ha avuto figli in età scolare sa che il problema esiste veramente, specie ai Licei e in particolare nel triennio conclusivo del percorso scolastico. Va anche sottolineato, perché è la verità, che l’efficacia del lavoro del docente e quindi anche delle verifiche effettuate sugli studenti non deriva tanto dalla presenza o no della loro programmazione, quanto dallo spessore culturale con la quale vengono condotte. Per fare l’esempio personale, è vero che io consento agli alunni di decidere il giorno in cui saranno interrogati, ma è anche vero che in base a questo mi sento autorizzato a chiedere in maniera approfondita tutti gli argomenti senza alcun sussidio: per i classici in lingua originale (greco e latino), infatti, non consento agli studenti l’uso del libro di testo dove compaiono note e aiuti alla traduzione, ma li faccio leggere, tradurre e commentare da fotocopie portate da me in cui si trova soltanto il testo originale. Certo, ognuno ha il proprio metodo e tutti possono avere una loro validità; l’importante è che venga sempre salvata la serietà degli studi e delle verifiche, tenendo conto però che, come diceva Quintiliano, gli studenti non sono pozzi senza fondo ma sono paragonabili a bottiglie dalla pancia larga ma dal collo stretto, in cui i vari impegni scolastici vanno inseriti con moderazione, perché soltanto così si ottengono i migliori risultati.

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8 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica, Scuola e didattica

8 risposte a “L’ultimo mese di scuola

  1. Franco

    condivido in pieno

  2. lucia

    Salve professore, so che non c’entra con quest’ultimo articolo, ma gliel’avevo chiesto in un precedente commento. Ha avuto modo di leggere qualcosa di Alessandro D’Avenia? Mi riferisco in particolare a ” L’arte di essere fragili”, libro che ha avuto molto successo tra i ragazzi soprattutto.
    So che non apprezza gli scrittori d’oggi, ma volevo chiederle un’opinione su D’Avenia.

    • Alessandro D’Avenia è, o almeno è stato, anche lui un insegnante, e quindi ritengo che abbia una certa esperienza di cose di scuola, che inserisce nei suoi scritti. Però – e mi dispiace deluderla – io di lui ho letto solo quale articolo, e non conosco i suoi racconti o romanzi come dir si vuole. Perciò non posso esprimere alcun giudizio, se non quello generale che ho espresso per tutti gli imbrattacarte contemporanei.

  3. annamaria

    Mi scusi se mi permetto questo sfogo ma volevo raccontarla un esempio a me vicino: mia figlia frequenta la terza classico, ecco siamo a fine anno e verifiche a partire da oggi tutti i giorni. Domani fisica, mercoledì italiano (Petrarca), giovedì storia, venerdì biologia, la prossima settima matematica e latino. Mi chiedo, pur stimando gli insegnanti , che senso abbia tutto questo; non sono la solita lamentosa ma che senso ha che mia figlia venga a casa tutti i giorni con il mal di testa ed io debba riempirla di medicinali per farla riuscire a prepararsi? E lei sa che le materie di cui sopra non sono certo leggere, solo per farsi si che gli insegnanti possano dire “ho fatto tutto il programma”. Sinceramente non ho parole, perché veramente non si riesce a valutare questi ragazzi prima?
    Magari alcuni insegnanti hanno avuto impegni con gite , accompagnamenti ASL ecc. ma proprio non trovo un senso a tutto questo. Mi scusi e le auguro ogni bene dato che ho letto che per lei che sarà l’ultimo anno di insegnamento, cordiali saluti.

    • Signora Annamaria, comprendo il suo sfogo e le do parzialmente ragione, nel senso che veramente i ragazzi a fine anno scolastico sono stressati per la concentrazione di tante verifiche (tra compiti e interrogazioni); il problema, infatti, sussiste anche nella mia scuola e anche noi docenti sentiamo ogni anno le lamentele di studenti e genitori. Cerco però di spiegarle il motivo di questa situazione, almeno per quanto mi riguarda: io ho l’usanza di concludere i programmi (terminati o no) entro il 25 maggio circa, e di dedicare le ultime settimane di lezione alle interrogazioni, perché ha poco senso, a mio parere, spiegare nuovi argomenti gli ultimi giorni senza fare verifiche su di essi. Quale ragazzo li studierebbe, questi argomenti, se sa che su di essi non sarà interrogato? Certo, è vero che le verifiche si assommano nelle ultime settimane, ma a ciò noi abbiamo parzialmente rimediato con la programmazione: io, in altre parole, faccio o faccio fare agli studenti il calendario delle interrogazioni, in modo che sappiano un mese prima (o quasi) il giorno in cui saranno interrogati. Ciò dovrebbe consentire di prepararsi con calma e ridurre lo stress che comunque c’è, soprattutto in un Liceo Classico che, si sa, è la scuola più formativa ma anche la più impegnativa. Comunque mi permetto di darle un consiglio: non imbottisca quella povera ragazza di sua figlia con medicinali che finirebbero per farle male; è molto meglio una buona dose di buona volontà e di autostima, oltre al pensiero che ben presto la fatica avrà finalmente fine e che sono lì pronti, ad aspettarla, tre mesi di meritata vacanza.

  4. annamaria

    E aggiungo, la media finale sarà valutazione anche per la maturità, si dirà che il voto non è tutto ma quando si chiedono esami d’accesso all’università non vengono forse valutati? spremendo questi ragazzi fino all’ultimo giorno non si rischia che scoppino mandando a monte l’impegno di un anno dato che tutto fa questa “famosa”media? Non se la prenda se le dico tutto questo so che anche gli insegnanti non sempre possono fare del loro meglio e siamo tutti umani e non automi. Grazie dell’ascolto

    • Premetto che anche noi docenti possiamo sbagliare, non siamo perfetti; però è vero, in quasi tutti i casi, che i ragazzi e i genitori sono troppo attaccati al voto, ne fanno una questione di vita o di morte, al punto che gli insegnanti contestati non sono quelli impreparati o che non lavorano in modo adeguato, ma quelli che pretendono molto dagli studenti e danno anche voti bassi. Quanto alla media dei voti, al credito e al voto d’esame, creda a me, tutto ciò ha valore relativo: l’Università, anche le facoltà a numero chiuso, considerano poco o nulla il voto ottenuto al liceo. Quello che conta veramente è la preparazione e la formazione che ciascuno ottiene dalla scuola che ha scelto.

  5. annamaria

    Buonasera, si ho letto le sue risposte e mi fa piacere conoscere il punto di vista di un insegnante; certo non sempre è facile mettere insieme le esigenze di ognuno ma un po’di programmazione, dato che non sono in prima superiore e si presume abbiano acquisito un po’di maturità, non guasterebbe; darebbe fiducia ad entrambi le parti e si arriverebbe almeno un po’ meno stressati. Non è facile ma quando si devono fare chilometri per arrivare alla scuola e si rientra tardi le cose si affrontano diversamente da chi abita in città e non deve dipendere dai mezzi di trasporto. Ancora una settimana e poi una buona dormita farà ripensare con meno stress a questi giorni frenetici. Buona estate, cordiali saluti

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